martedì 24 novembre 2009

Come far tardi - Esercitazione Pratica



Esercizio: 
Siete stati invitati da un caro amico a trascorrere un fine settimana in campagna da lui, nella sua bellissima casa in Val Nerina. Scopo dell'esercitazione è percorrere la distanza tra il vostro punto di partenza, il comune de L'Aquila, e la destinazione, posta a 112 km da voi, normalmente percorribile in poco più di due ore, in non meno di sette ore, in condizioni normali di traffico, senza guasti meccanici e senza annoiare i viaggiatori.

Svolgimento:
Selezionare accuratamente la compagnia di viaggiatori: dovranno essere di buona compagnia, di buona forchetta e di migliore stomaco. Intraprendere il viaggio un sabato mattina ad un orario comodo, tipo verso le nove del mattino, per non sconvolgere troppo i meno mattinieri del gruppo (io).  Fare un'abbondante colazione che il viaggio è lungo. Dopo un'oretta, percorsi appena  48 km, fermarsi a fare la seconda colazione, dopotutto siete appena arrivati a Campotosto: volete forse perdervi una colazione a base di mortadella di campotosto alle 10.00 del mattino in riva al bellissimo lago? E già che ci siete comprate un paio di confezioni di ferratelle con la nutella per la colazione del giorno dopo.
Riprendere il viaggio. Dare immediatamente retta al primo accenno di languorino che il vostro pancino vi segnala, che casualmente capiterà mentre state arrivando a Norcia, e fermarsi per uno "spuntino". Un piatto di tagliatelle con i funghi dopo, giusto per non rimettersi in macchina subito, dirigersi verso la fabbrica di cioccolato "Vetusta Nursia" di Antonio Verucci, eseguire la visita guidata e saccheggiare opportunamente lo spaccio aziendale.
Riprendere il viaggio, ma con calma, che la tagliatella poi torna su. Anzi, meglio fare un'altra sosta di decantazione. Anche perchè siete arrivati Castelluccio e tocca comprare le lenticchie.
Ormai siete quasi a destinazione ma siccome il viaggio è durato veramente un attimo, ricordartevi che, povere stelle, stasera qualcosa bisogna pur mangiare, per cui prima di arrivare a destinazione fate un giretto a  Castelsant'Angelo sul Nera e poi fermatevi a fare scorta per la grigliata di stasera nel camino della tavernetta: arrosticini, costarelle, salsicce di fegato e non, e qualunque altra cosa meriti di finire sulla brace. Dulcis in fundo, visto che sempre di gita culturale si tratta, e che ormai siete in prossimità di Visso, patria di un salame buonissimo e difficilmente reperibile altrove, fermatevi a fare scorta di ciauscolo.
Controllare l'orologio, ormai dovreste aver svolto il compito, per cui non vi resta che accendere il camino. Poi, qualche pecora e molti litri di vino dopo, cercate di dormire senza sognare la giusta vendetta degli ovini, magari evitando di crollare addormentati in bagno, con la porta chiusa a chiave, gettando nel panico i vostri compagni di viaggio. Anche perchè il giorno dopo dovreste tornare a casa.

Tutto questo succedeva qualche tempo fa, e tante cose sono cambiate da allora, ma penso che tutti quei coraggiosi compagni di viaggio ricordino con emozione ed allegria quei momenti. In una fiera di paese ho trovato la bancarella di un salumiere umbro, e non ho resistito.

GATTO' DI PATATE AL CIAUSCOLO



1 kg di patate a pasta gialla
2 bicchieri di latte
500 gr di salame ciauscolo
400 gr di mozzarella o caciotta
5 uova
150 grammi di parmigiano grattugiato
pangrattato
una manciata di prezzemolo
Noce moscata
Sale e pepe nero macinato q. b.

Preparazione:
Tagliare a dadini il formaggio scelto. Se si usa la mozzarella ed è molto fresca conviene metterla a scolare un po'. Per l'accoppiamento con il ciauscolo consiglierei, appunto, della mozzarella di vacca (che dalle nostre parti si chiamafiordilatte, perchè la mozzarella è una sola :) o della caciotta morbida ma non troppo saporita. Lavare e tritare il prezzemolo.
Tagliare il ciauscolo a fette e togliere la buccia. Passare il ciauscolo sulla bistecchiera calda per qualche minuto, rosolando un po' entrambi i lati delle fettine. Conservare il grassetto di cottura. Tagliare il ciauscolo a dadini.
Lessare le patate con la buccia (o cuocerle in microonde). Ancora calde, pelarle e passarle allo schiaccia-patate. Metterle in una grossaciotola. Aggiungere alle patate quasi tutto il grassetto di cottura, le uova intere, il latte, una manciata di parmigiano, un po’ di noce moscata, e il prezzemolo e mescolare a mani nude finchè non è ben amalgamato (è una di quellericette in cui i bambini si divertono moltissimo a... aiutare la mamma!!).
Aggiungere i dadini di ciauscolo e regolare di sale e pepe (occhio che il ciauscolo è piuttosto saporito). Ungere con il grasso di cottura una teglia rettangolare e spolverarla di pangrattato. Riempire per metà la teglia con il composto di patate avendo cura di farlo ben aderire al fondo e alle pareti, non importa che sia ben livellato, anzi. Anche questa operazione viene meglio fatta a mani nude, della serie, ormai siamo coperti
di patate...
Ricoprire tutto con i dadini di formaggio, e ricoprire con il resto dell'impasto di patate. Cospargere di pan grattato e fiocchetti di burro (e/o di grassetto se ne è avanzato). In alternativa, se si preferisce, il formaggio può essere aggiunto a dadini nell'impasto.Cuocere in forno gia' caldo a circa 190 gradi per 30-35 minuti o finche' la superficie sia ben dorata. Togliere dal forno lasciare raffreddare una mezz'oretta.
A casa nostra il gattò è piatto unico, al limite si accompagna a un contorno leggero, un insalata o delle zucchine al vapore ad esempio.

Per dovere di cronaca, il gattò di patate napoletano, che ha quasi più ricette "tradizionali" della pastiera, a rigore si prepara con tocchetti di salame e utilizzando il burro nell'impasto e per la teglia. Il Super, che sulle ricette napoletane è più ortodosso di me, e oltretutto è anche viziato, il gattò di patate
lo fa con salame (se c'è), mortadella e provola.

Per altre, più precise informazioni sul ciauscolo vi rimando a chi è molto più brava di me a raccontare, Artemisia Comina e il suo viaggio in Umbria...

domenica 15 novembre 2009

Cambiando l'ordine dei fattori...



...il risultato cambia, eccome se cambia. Ma andiamo con ordine. Capita di parcheggiare l'astronave in un posto nuovo. Capita di cominciare a guardarsi intorno, analizzare l'atmosfera, esplorare usi e costumi, conoscere nuovi compagni di viaggio. Capita di scoprire, in mezzo a tante novità, delle meraviglie che ti calzano a pennello, che sembrano fatte apposta per te, che ti chiedi come hai fatto finora senza conoscerle.
Insomma del mio soggiorno senese non mi è rimasta una contrada, ma di certo l'ammirazione per chi riesce a vivere le tradizioni con passione sempre nuova. E, gastonomicamente parlando, ho portato con me l'abitudine a mangiare le fave col pecorino, una gran passione per le copate e la ricetta della pinolata, una delle torte più semplici e più buone che esistano, ottenuta dalla vicina di casa dopo appena 10 anni di richieste. Il resto del mondo si ostina erroneamente a chiamarla torta della nonna. Ma si sa che Siena, essendo la città più bella del mondo, ha sempre ragione.
L'impasto della pinolata è stata una vera scoperta, almeno per me. Io sono praticamente onnivora, ci sono poche cose che in cucina non mi entusiasmano particolarmente, e la pastafrolla è una di queste. Ma combinando diversamente e con un diverso procedimento gli stessi ingredienti della pastafrolla, si ottiene un impasto morbido e compatto allo stesso tempo, che è il vero segreto di questa torta buonissima, perfetta per la merenda.





TORTA PINOLATA

Per l'impasto:
3 uova intere
175 gr burro morbido
150 gr zucchero
200 gr farina
pinoli


Per la crema pasticcera:
2 tuorli
2 cucchiai colmi di zucchero (60 gr)
2 cucchiai di farina (50 gr)
300 ml latte caldo
buccia di limone

Preparare innanzitutto la crema pasticcera. Mettere sul fuoco il latte in modo che sia ben caldo ma che non bolla. Nel frattempo, in una casseruola abbastanza capiente mettere i tre tuorli d'uovo e lo zucchero e batterli energicamente con un cucchiaio di legno. Se la pentola è a prova di fruste elettriche, anche meglio. Quando le uova sono ben montate aggiungere la farina gradatamente, setacciandola e mescolando bene in modo che non si formino grumi.
Tagliare un po' di scorza di limone molto sottile, asportando solo la parte gialla e unirla al resto. Poco per volta, unire il latte rimestando continuamente. Finito di versare tutto il latte, far cuocere il composto a fuoco non troppo forte, rimestando continuamente. Dopo che avrà cominciato a bollire, lasciarlo cuocere a fuoco lento ancora 5 o 6 minuti. Versarlo poi in un recipiente di porcellana e lasciarlo raffreddare.
Per la torta:
Battere il burro a crema, aggiungere le uova intere e montare bene il composto con le fruste elettriche. Aggiungere poi lo zucchero e infine la farina. Con una siringa fare uno strato di impasto su una teglia imburrata (massimo 24 cm di diametro), fare uno strato di crema, lasciando un dito di spazio tutto attorno, e infine un altro strato di pasta. Spargere i pinoli e infornare in forno preriscaldato a 170°C per circa 45 minuti

domenica 8 novembre 2009

Troppo Buoni


E' da un po' che non cucino cose particolarmente elaborate perchè ho dovuto dirottare il tempo libero su altre attività di trasformazione, e la foto è un indizio.
Per cui, ora più che mai, si cucina per sopravvivenza e con una buona dose di improvvisazione. Qualche esperimento è particolarmente riuscito, ma permettetemi di riprendere le pubblicazioni non con una ricetta ma con tanti ringraziamenti. A tutti voi. A tutti quelli che son passati di qua anche in questo lungo periodo di assenza, che si sono soffermati su queste pagine, che abbiano lasciato o meno traccia del loro passaggio.
Insomma, questo piccolo blogghetto ha passato le 10.000 visite per qualche oscuro motivo, e con chiavi di ricerca piuttosto interessanti. Buona lettura.


1) ceese cache
Un nuovo tipo di chip organico?

2)boa che cosa mangia
Se lo scopri non voglio saperlo

3)volevo fare l'astronauta
Anch'io, ma poi ho visto cosa mangiano

4)napoli mikip
close, but not enough

5)blog carlo sanghez
prof, la vogliono!

6)ricette funghi allucinogeni
e perchè? sono così buoni i funghi normali, io mi accontento volentieri

7)aaa cercasi principe color finocchio
eh?

8)persona viva schiacciasassi
Così, a naso, non mi cimenterei

9)perversioni pantelleria
a parte mangiare baci panteschi fino a scoppiare, intendi?

10)sciroccati
Presenti!

11)come fa la foca animale????
Dici che esiste anche una foca vegetale????

12)ricetta marmellata ai funghi allucinogeni
Ancora??

13)pacman neuroni
saranno tondi?

venerdì 23 ottobre 2009

F.A.Q.

No.
Non sono sparita, non sono rimasta a Pantelleria, e non mi è successo niente.

Si.
E' tutto a posto, sto bene, come una breve ispezione del mio hardware interno ha felicemente costatato.

Si.
Mi è preso il blocco dello scrittore, mi sono arenata su una frase e le giornate mi sono scivolate fra le dita.

No.
Non sto cucinando un granchè, e mi dimentico sempre di fotografare, anche perchè in altre faccende affacendata.

No.
Non sono (solo) faccende di lavoro, per fortuna. Prima o poi riferirò.

Sì.
Ho letto tutti i commenti, ho sentito forte l'affetto di chi passava di qua e ringrazio tutti. Non vi so dire quando riprendo a cucinare, ma grazie del supporto.

Sì.
Ho parecchi ricordi arretrati che mi piacerebbe condividere. Verranno fraudolentemente pubblicati con date pregresse, così lo sapete.

Sì.
Sono ancora in tempo a segnalarvi una bella iniziativa, ovvero "Equo per tutti" di Altromercato, volta a promuovere il commercio equo e solidale. Se andate in delle botteghe del mondo aderenti, con una spesa di 15, 25 e 35 euro avrete una bella sorpresa!

La bottega più vicina a voi la trovate sul sito altrimercato, qualcuna la segnalo nei link a lato... chissà che non ci si veda lì!!!

mercoledì 22 luglio 2009

Fish on the go!

Dati gli spettacoli gentilmente offerti dall'isola, che non ci hanno fatto rimpiangere la tv neanche per un momento (e detto da una teledipendente come me...), e data anche la stanchezza che prendeva dopo certe giornate a far su e giù dal mare, dagli scogli e dalle montagne, abbiamo spesso cenato a casa, in terrazza.
Siccome l'imperativo era riposarsi da tutto e da tutti, anche dai fornelli, mi ero ripromessa di tenere la cucina semplice: pasta col tonno, pomodori all'insalata, insomma, dieta quasi crudista :P
Poi fortunatamente i benevoli dei dell'isola, evidentemente nemici di ogni dieta, ci hanno fatto capitare vicino alla bella rosticceria "Ciaki Ciuka" e da allora le nostre cene non hanno avuto niente da invidiare a quelle al ristorante. Perchè "Ciaki Ciuka" è una classica rosticceria e molto di più. Offre dei buonissimi arancini, calzoni, primipiatti, bell'e pronti. Ma se avete un po' di pazienza Mariano vi cucina il pesce on-demand, ovviamente quello che offre il pescato.
Ma se siete ancora più bravi e magari vi ricordate di prenotare mentre andate al mare la mattina il pesce che volete mangiare la sera be'... allora avrete accesso al dentice all'elisir di uva zibibbo, alle occhiate alle erbe pantesche, al carpaccio di tonno, al cuscus di pesce alla pantesca (con il pesce intero e le verdure fritte), all'insalata di polpo...
E, se accettate un consiglio e non siete ancora troppo pieni, assaggiate anche il semifreddo al miele :D
Ovviamente sì, troverete anche il Ciaki Ciuka (pronunciato Sciaki Sciuka), pantesca rivisitazione della Ratatouille, un piatto semplice reso gustoso dalla bontà delle verdure locali. Un giorno scoprirò anche da dove deriva il curioso nome, direi di origine araba, di cui sospetto la parentela con la Sciasciuka (a proposito, provate la ricetta di Marcella, che è buonissima!!) anche se gli ingredienti sono totalemente diversi.
Ora, è vero che avevo deciso di non cucinare ma secondo voi potevo stare totalmente con le mani in mano? Diciamo solo che i prossimi occupanti del dammuso troveranno, tra le altre cose, degli artistici portacandele di... recupero.



P.S. Ci abbiamo provato in tutti i modi, a convincere Mariano e/o socia (di cui purtroppo non ricordo il nome!!) ad aprire una succursale a Bologna, magari in inverno, ma niente da fare, tocca imparare a cucinarlo, il pesce!! Magari così questo torna ad essere un vero food-blog, che dite?


Happy Hour, Pantelleria Style!

Non ho idea di come dovrebbe essere fatto un "vero" mojito, per cui vi posso solo dire che quello che fanno al Bar "U' Friscu Cafè" ci è piaciuto un sacco: la menta era ben pestata per cui in bocca sentivi i vari aromi, menta, lime, rum ed infine lo zucchero di canna da sgranocchiare per stemperare l'amaro del rum.
Ma non vi fermate lì, perche anche l'aperitivo della casa (succo d'arancia e passito) merita un assaggio, con il suo corredo di crostini al patè di capperi e di olive conzate.
E da ultimo, il bar offre dei buoni spuntini veloci (bruschettone, insalate, cose così) da gustare tra una spiaggia e l'altra. O anche da gustare più lentamente, cercando di capire se una certa rossa riuscirà a completare i 68 (o giù di lì) giri previsti. E niente paura, se proprio vi viene l'abbiocco verso il terzo giro come a me, il bar offre sempre dei libri da leggere, e un bellissimo giardino interno in cui rifugiarsi :)
Però pare che Pantelleria porti bene, era un po' che non salivano sul podio :D

Cosa va in onda stasera?

Lunedì c'erano le nuvole all'orizzonte, per cui il sole non si è visto mentre si tuffava tra le onde, ma in compenso ha colorato il cielo di un fucsia intenso.

Martedì era più nuvoloso, e il sole giocava a fare l'occhio di bue tra le nuvole, finchè si è tuffato, colorandole tutte di arancione.

Mercoledì era così sereno che all'orizzonte si stagliava netto il profilo della Tunisia.

Chi ha detto che i tramonti sono tutti uguali non è mai stato a Pantelleria.

martedì 21 luglio 2009

Non è una scusa

L'ho fatto anch'io e ora faccio outing e me ne vergogno. Si dice che i noccioli delle prugne/pesche/albicocche/[...] siano degradabili.
Non è una scusa per lasciarli dove capita.
Chi mi conosce sa che ho un attegiamento piuttosto morbido nei confronti del fumo: ognuno ai propri polmoni fa quello che gli pare. Appunto, ai propri. Ma lasci in pace la terra, si riporti a casa quelle maledette cicche. No, in riva al mare spesso non ci sono cestini, posaceneri, e simili.
Non è una scusa.
Non capisco perchè sia normale, per chi passeggia in montagna, riportarsi indietro la propria spazzatura e non lo possa diventare anche in riva al mare. Troverete sempre qualcuno che si comporta peggio di voi, certo.
Ma non è una scusa.
Niente merita di essere deturpato da mozziconi di sigaretta, buste di plastica e altre dimenticanze, e questo sugli scogli quasi incontaminati di Pantelleria salta, forse, più dolorosamente agli occhi.
Sono una persona mediamente tollerante, ma sui proprietari dei mozziconi di sigaretta che galleggiavano al laghetto delle Ondine ho invocato i proverbiali fulmini di padre zeus.
Cari turisti (e non), non c'è scusa per lasciarvi indietro le vostre monnezze, nè qui, nè altrove.

Neanche in paradiso......

...tutte le ciambelle riescono col buco, quindi eccomi qui a dover scrivere una recensione non troppo positiva. Siamo andati a mangiare al ristorante "La Vela" di Scauri, anch'esso consigliato dalla guida delle osterie. Il ristorante si trova proprio a ripa di mare (tra i tavoli e le onde c'e' giusto una rampa in cemento per tirare in secca le barche dei pescatori, per intenderci) e ha un aspetto molto rustico, al limite del trasandato, ma non si cerca sempre l'eleganza a tutti i costi.
Non avevamo prenotato, ma sembra non essere un problema, almeno inizialmente. In realta', poi, viene qualcuno a prendere le ordinazioni di acqua e vino buoni 10 minuti dopo.
Pane, vino (su consiglio del gestore un Angimbè della cantina Cusumano, veramente buono, quindi tralasciamo che non si sceglierebbe il vino prima di sapere cosa ordinare da mangiare) e acqua arrivano quasi subito. Un po' di attesa ancora e finalmente arriva il vassoio di pesce da cui scegliere il secondo e optiamo per due triglie e un piccolo sarago da fare alla griglia. Ordiniamo anche l'antipasto (zucchine in agrodolce e panelle) e il primo (spaghetti ai ricci di mare e spaghetti con calamari e pomodori secchi).
L'antipasto arriva abbastanza celermente ed è ottimo, quindi rimaniamo in attesa del primo. Il gestore passa un paio di volte a chiedere se va tutto bene, e rispondiamo cortesemente di sì anche se i minuti si accumulano. Sulle prime non ci facciamo troppo caso: se i primi di pesce sono cucinati al momento come dovrebbe essere, un po' di tempo ci vuole. Quando passa per la terza volta (è già passata mezz'ora) a chiedere se va tutto bene, siamo tentati di chiedere che fine abbiano fatto i nostri primi. Dopo qualche minuto arriva una gentile cameriera che ci chiede soavemente se avessimo già avuto l'antipasto, al che ci sentiamo un po' presi in giro.
Finalmente arrivano i primi (a quaranta minuti dall'antipasto, quando ormai la fame era già bella che passata) e portano qualche segno di cucina frettolosa: i miei spaghetti ai ricci di mare sono ottimi ma sono esageratamente al dente (e per dirlo io, che la mangio molto al dente!!) mentre il sugo dell'altro primo sa un po' di bruciato.
L'attesa per i secondi non è così estenuante, ma il cuoco esagera un po' a decorare il piatto con il dolcissimo elisir di uva zibibbo che copre un po' troppo il buon sapore dei pesce grigliato. Il pesce comunque è freschissimo e anche la caponata di contorno è ottima.
Che dire, forse le altre esperienze pantesche ci hanno troppo viziato, forse siamo difficili noi, forse abbiamo semplicemente sbagliato serata ma La Vela non ci ha entusiasmato, e anche il conto di 40 € a testa sembra un po' caro, anche perchè non era motivato in nessuno modo, mentre il pesce al vassoio si paga a peso, quindi il minimo penso sia indicare in conto il peso di quanto mangiato (e due triglie e un sarago piccolo non credo pesino granchè...).
E infine, no, il ritardo per loro non era ritardo: vi siete passati una bella serata in riva al mare, ci hanno detto. Suggendo i succhi gastrici, ma in riva al mare, vuoi mettere?

Mezzo kilo di musica!

Possedendo il senso musicale di una ciabatta, ritengo pura e semplice magia quella di riuscire a ingarrare due note in fila. Mi lascio, inoltre, facilmente trascinare da chi mostra di amare quello che fa, divertendosi pure, lo fa bene, non se ne vanta, e riesce anche a non prendersi troppo sul serio.
Non mi lancio, dunque, in critiche musicali, vi dico solo che mi è piaciuto il concerto del "Quint'etto" ascoltato all'ombra del castello di Pantelleria. Se capitate da queste parti, non vi fate sfuggire gli altri appuntamenti della rassegna musicale che porta la musica un po' ovunque, d'estate, nell'isola.