martedì 24 febbraio 2009

Sono stata straniera anch'io


Sono stata straniera anch'io. Mi sono ritrovata catapultata in un posto strano dove nessuno, tranne la mia famiglia, parlava la mia lingua. Ho frequentato le classi dedicate agli stranieri per imparare velocemente la lingua e favorire l'inserimento scolastico.
Classi dedicate. Non separate. Corsi paralleli e aggiuntivi, poi si tornava a scuola a cercare di mettere in pratica ciò che si era imparato. Ho provato la frustrazione di non riuscire a esprimere bene ciò che pensavo, di non riuscire a litigare efficacemente. Ho finito per parlare con mio fratello in una lingua e con mia madre in un'altra. Mi sono sentita chiamare "spaghetti", "maccheroni" e "pizzapasta". Qualche compagno di scuola accennava "Just one cornetto" quando passavo. Le mie compagne mi insegnavano a fare la ruota e la verticale, si facevano insegnare l'italiano e facevamo le torte di fango nell'immenso parco della scuola.
Il preside della scuola somigliava in maniera impressionante a Walter Matthau, e suonava il pianoforte durante le assemblee. Vendevo assaggi di frittata di maccheroni nell'intervallo del pranzo. Mi sono innamorata delle biblioteche, della scienza, dei crumpets e dei narcisi. Ho mangiato i ravioli in scatola della mensa della scuola. No, agli spaghetti on toast non mi sono mai arresa.
Ho provato cosa significa essere un'etichetta, un archetipo, una categoria, non una persona. Tutto ciò che facevo, lo facevo perchè italiana, non perchè Elisabetta non era una gran cima in ginnastica, non lo è mai stata e mai lo sarà. Mi sa che per colpa mia qualche inglese è convinto che gli italiani non sappiano saltare gli ostacoli. Però ho imparato ad andare in bicicletta, e ho conosciuto il variegato mondo dell'"Art&Crafts".
Nell'ora di inglese, a scuola, si leggeva "The Hobbit" o "TheLion, the Witch and the Wardrobe"; e mi sono sempre detta che in materia di letteratura per ragazzi gli inglesi son più fortunati. Ho scoperto quanto possa essere rilassante un posto dove tutti, più o meno, seguono le regole, e dentro quelle regole puoi essere ciò che vuoi. Anche andare in giro con i capelli blu, se ti va. Anche perchè appena esci dalle regole, c'è sempre un bobby pronto a riprenderti con un "Young Lady!!" che mi intimoriva ma mi faceva sentire grande.
Per me Barbie era Cindy e in cucina aveva la kettle per fare il the alle amiche. Scrivevo lunghe lettere alle amiche in Italia e aspettavo impaziente la risposta, come aspettavo ogni settimana l'arrivo del "Corriere del Piccoli". Almeno restavo aggiornata sulle avventure della Stella della Senna :)
Quando invitavamo qualche compagno di classe a casa, noi bambini si cenava alle 18.00 e la pasta era un contorno. E questa cosa di cenare separati da mamma e papà non mi convinceva per niente. Quando i miei genitori organizzavano una cena tra colleghi, a tavola c'erano cinesi, brasiliani, argentini, polacchi, salvadoreni. E italiani, sì, i famosi cervelli in fuga. Inglesi pochini, e di solito avevano un partner straniero.
La nostra baby-sitter era la figlia dei vicini, una bellissima ragazza indiana che si guadagnava i soldi per il college sorvegliando quelle due piccole pesti italiane. Ho scoperto quanto poco contino le differenze, se le persone hanno la voglia (e la cultura) di incontrarsi. Ammiravo il giardino perfetto della vicina inglese, ma preferivo il nostro, nel quale erano cresciuti tre girasoli su cui gli scoiattoli si arrampicavano per staccare i semi, e poi si appendevano a testa in giù a mangiarli.
Abbiamo scoperto un'affinità elettiva con J., una dolcissima signora cinese che aveva sposato un dolcissimo signore inglese. Mentre lui falciava il prato, lei cucinava con le bacchette. Sarei stata ore a guardarla. E sapeva anche far passare il mal di testa con un massaggio. Instintivamente, mi sono sempre sentita molto più a mio agio con J. o con la vicina indiana o con l'amica salvadorena che con le mie compagne inglesi che mangiavano le patatine a letto prima di addormentarsi. Ovvio, direte voi, eravate tutti stranieri. Sì, ma c'era anche qualcosa di più profondo, viscerale. Qualcosa che aveva a che fare con il senso della famiglia, il piacere di ritrovarsi a tavola insieme, il modo di affrontare la preparazione dei cibi.
Il sabato si andava in centro, magari per visitare il museo della scienza, o per andare a fare la spesa dal salumiere italiano che aveva il negozio nel quartiere di SOHO (cosa che scatenava l'ilarità dei miei compagni di classe, e chi conosce il quartiere immagina perchè). E si mangiava fuori, qualche volta al Pub, ma non era semplice trovarne uno che facesse entrare anche bambini. Più spesso si finiva al ristorante cinese, e di solito da Chuen Cheng Ku. Rigorosamente ad ora di pranzo, perchè solo a ora di pranzo ci sono i dim sum. Che poi, vabbè, il fatto che l'ora di pranzo dei cinesi finisca alle 6 del pomeriggio, mentre i Pub chiudono la cucina alle 3, è solo un altro elemento dell'affinità elettiva.

Esistono centinaia di tipi di Dim Sum, ho provato a farne un paio. La seconda ricetta è dedicata al mio little brother, that was there with me, that was always there for me.



POTSTICKERS
(...che letteralmente sarebbero gli... Azzeccapadella?)

Per la pasta:
2 tazze di farina (240 gr)
1/2 cucchiaino di sale
1 uovo
1/4 tz acqua (80 gr)

Per il ripieno e la salsa:
Ho usato gli stessi degli involtimi primavera che trovate qui. In realtà... sbizzarritevi.

Sbattere l'uovo, l'acqua e il sale e impastare lentamente con la farina setacciata in modo da ottenere una pasta liscia. La misura della farina è in tazze, e ho trovato conversioni discordanti per cui occorre regolarsi in modo da ottenere un impasto nè secco nè appiccicoso. Lasciare riposare un'ora.
Staccare una pallina di impasto grande quanto una pallina da ping-pong e stenderla con il matterello cercando di ottenere una forma più tonda possibile, dello spesso di 2-3 mm massimo. Oppure, per quelle che come me devono ancora padroneggiare la sacra arte mattarella (Cibou, sto facendo pratica, visto?) stendere una sfoglia un po' più grande e ritagliare un cerchio con una ciotolina. Deve risultare un cerchio di circa 15 cm di diametro.
Sistemare una cucchiaiata di ripieno al centro e bagnare leggermente la pasta intorno al ripieno, vicino ai bordi. Sollevare due lati opposti della sfoglia e farli aderire al centro. Si otterà una specie di cannolo. Ahem, con le mani piene di farina è complicato fare le foto, e a parole è complicatissimo da spiegare, per cui vi rimando a questo sito che è molto esplicativo anche se è in inglese: tenete solo presente che bisogna fare le piegoline sempre verso il centro, da un lato e dall'altro. Tenere i fagottini preparati sotto un tovagliolo o della pellicola per non farli asciugare. Per cuocere i fagottini occorre una padella o una pentola dal fondo spesso e antiaderente, dotata di coperchio che chiuda bene. Scaldare la padella, ungendo il fondo con un cucchiaio di olio, su fuoco vivace. Quando è calda adagiare i fagottini, in modo che non si tocchino fra loro, e far cuocere per 1 minuto finchè il fondo è marrone chiaro. Versare 1/4 di tazza di acqua (circa 80 gr) nella padella, e coprire immediatamente con il coperchio. Abbassare un poco la fiamma e fare andare a "vapore" per 3 minuti. Aprire il coperchio e lasciare asciugare il liquido rimasto.
Aprire un fagottino per vedere se il ripieno si è cotto. In realtà io ho dovuto ripetere un'altra volta la cottura a "vapore". Io ne avevo preparati pochi per cui me la sono cavata così: se ne fate tanti, a questo punto, togliete la padella da fuoco, levate i fagottini cotti dalla padella, pulire la padella con della carta da cucina e ripetere l'operazione fino a esaurimento scorte.


Alcune note:
- Questa pasta può essere tranquillamente usate per preparare gli involtini primavera al forno, se la preferite :)
- Ripieno e pasta non coincidono MAI, credo sia una legge della fisica. Avanzerà o l'uno o l'altro. La pasta si può tranquillamente congelare, anzi, congelatela già stesa, arrotolata nella carta forno, e mettetela a scongelare in frigo. NON nel microonde (me lo potete ripetere, sì... pane e volpe la mattina!!).


CHAR SIU BAO
...for my little brother...


Liberamente tratta da qui e qui.

Per l'impasto (per 24 panini)
1 busta di lievito di birra disidratato o 1 panetto di lievito di birra fresco
1 tazza di acqua tiepida (240 ml)
4 e 1/2 tazze di farina (540 gr)
1/4 tazza di zucchero (50 gr)
2 cucchiai d'olio
1/2 tazza di acqua bollente (120 ml)
2 cucchiai di olio di semi di sesamo (o olio di oliva...)

Per il ripieno
300 gr macinato di maiale (doveva essere carne di maiale tagliata a cubetti, vabbe')
1 testa di insalata belga
1 carota
1 cipolla
1 cucchiaio di salsa di soia
2 cucchiai di salsa agrodolce degli involtini primavera

Tritare insalata belga, carota e cipolla. Mescolare alla carne. Aggiungere le salse e mettere in frigo a marinare. Nel frattempo preparare l'impasto.
Se si usa il lievito disidratato da riattivare, scioglierlo nell'acqua tiepida e aggiungere due cucchiaini di zucchero. Lasciare riposare coperto per 10 minuti, fino a che compare la schiuma (consultare in ogni caso le istruzioni sulla confezione). Se invece si usa il lievito di birra fresco o quello disidratato ma istantaneo (tipo Mastro Fornaio, giusto per non fare nomi...) questo passaggio si può saltare.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida (o recuperare la miscela di prima...) e aggiungere 1 tazza (120 gr) di farina, mescolando bene. Coprire con un panno e lasciare lievitare 1 ora, finchè non appaiono delle bolle.

Sciogliere zucchero e olio in 1/2 tazza di acqua bollente (sciogliere l'olio nell'acqua??? vabbè, diciamo che ha detto emulsionare :P), e lasciare raffreddare fino a che diventi tiepida. Aggiungere alla pasta lievitata e poi aggiungere la restante farina. Adagiare la pasta in una grande ciotola leggermente unta d'olio, coprire con un telo umido e lasciare lievitare in un luogo tiepido per 2 ore.

Tirare fuori la carne. Scaldare un cucchio d'olio in una padella larga e saltare la carne e le verdure finchè il composto è ben cotto e asciutto. Lasciare raffreddare.

Passato il periodo di lievitazione, riprendere l'impasto, impastare per 1 minuto, e ricavare infine un "salame" di pasta di 5 cm di diametro. Tagliare delle fette spesse 2,5 cm. Appiattire le fettine con le mani, in modo da ottenere delle "pizzette" di circa 8 cm di diametro. Se si vuole, si può usare il mattarello, ma questo ridurrà la capacità di lievitare dell'impasto.
Mettere 2 cucchiai di ripieno al centro di ogni pizzetta, bagnare i bordi e piegarli tutt'intorno in modo da chiudere la pasta intorno al ripieno. Raccogliere le pieghe al centro e chiudere bene, torcendole.
Mettere i panini nel cestello per il vapore e farli lievitare un'altra ora, ovvero finchè la pasta è abbastanza elastica da tornare in forma se la punzecchiate con il dito. Cuocere a vapore per 10 minuti.
Io li ho cotti 10 minuti al primo anello nella pentola a pressione (e che mi perdevo quest'occasione, ora che ho scoperto la funzione vapore??).

Se qualcuno è andato a sbirciare la foto della ricetta originale, non troverà, ahimè, molte somiglianze :( Dopo averli messi a cuocere ho scoperto di aver saltato un passaggio, ovvero l'ultima lievitatura, sostituendolo con una lievitatura più breve di un'altra ricetta. Troppe ricette aperte contemporaneamente o_O
Vabbè, sono venuti discreti, posso solo dire al fratellino che mi esercito epr quando mi verrà a trovare :D

Appello: perchè nessun ristorante cinese in italia li propone? Perchè i menù dei ristoranti cinesi in Italia sembrano tutti uguali??

18 commenti:

Mirtilla ha detto...

bellissimo questo post,molto bella la storia che racconti,e questi raviolni giganti...meravigliosi!!

cassandrina ha detto...

Il tuo racconto è magnifico, le schegge che hai riportato riflettono un'immagine variegata e intensa.
Mi stupisce sempre come volendo raccontare la nostra vita utilizziamo "cose piccole", momenti ordinari e quotidiani.
Credo siano proprio queste consuetudini a dare una traccia alle nostre esistenze, un percorso che poi si arricchisce di dettagli ma che comunque ha quella matrice, quel canovaccio.
Passerei giornate intere ad ascoltare i racconti degli altri, è in assoluto la cosa che mi piace di più, mi trasmette un senso di tranquillità insospettabile, mi sento subito a casa.

Ciao, buona giornata

Fabiana

Cannelle ha detto...

Bello leggere di te, mi sembra di vederti guardare i tuoi girasoli...
Ciao Elisabetta,
un abbraccio.
Il tuo fratellino sarà contento di ciò che prepari per lui.
Cannelle

cassandrina ha detto...

Dunque, ero troppo curiosa e ho voluto provare subito.
Era già tardi così fra esecuzione ed allestimento abbiamo mangiato alle 15.
Non avevo tutti gli ingredienti per il ripieno quindi l'ho in parte modificato, o più semplicemente impoverito, il risultato è stato soddisfacente, credo solo di aver pasticciato un po' con la " cucitura", in effetti risultava troppo spessa e un pochino grossolana.
La prossima volta proverò a stendere maggiormente l'impasto in modo da avere un disco più sottile, comunque domani cuocerò quelli che
sono rimasti.....sai com'è, presa dallo slancio ho esagerato giusto un filo !

Un salutone

Fabiana

Ciboulette ha detto...

Uno dei piu' bei post che abbia mai letto qui, Betta....non sapevo che avessi vissuto in Inghilterra, il tuo racconto dimostra che gli occhietti che scrutavano la realta' appartenevano ad una bambna gia' molto matura....

Mi sa che per cominciare con la ccina cinese devo cambiare cestello per il vapore, nel mio "a ventaglio" davvero si attacherebbe di tutto!
Baci grandi :))

PS: anche io ero una schiappa in ginnastica artistica...ah ah! Ma non lo diciamo agli inglesi, senno' rinforziamo il pregiudizio!!

il_cercat0re ha detto...

bellissimo post.
e bella la ricetta! a me piacciono molto i ravioli al vapore ma non ho mai avuto il coraggio di cimentarmi... magari ci provo leggendo la tua versione :-)

anna ha detto...

Io lo sono tuttora ma, per me, niente traumi. Per mia figlia un po' di problemi, ma non per la lingua bensì per la diversità dei caratteri somatici pur essendo figlia di italiana e giapponese.
Comunque, mi sembra che tu ti sia divertita nel caos di gente che ti circondava.
Adesso sei tornata alle origini? Oppure le hai perse del tutto vivendo tra gente di culture diverse?
Scusa, sono arrivata per caso nel tuo post, non ho letto altro di te oltre questo
I tuoi gyo-za (ravioli cinesi a vapore) sembrano buoni.
Ciao!

Elisabetta ha detto...

Grazie Mirtilla! Purtroppo non assomigliano molto agli originali ma mi sono divertita molto a farli e non sono avanzati :P

Cara Cassandrina, anch'io sono un'affamata di storie!! I piccoli particolari della vita sono ciò che ci rende unici, diversi, speciali... e che ci fa passare ore a chiacchierare :D
Che bello che li hai provati subito!!

Ciao Cannelle! Devo dire che il little brother è stato sempre uno dei miei migliori clienti :) Quando cucino qualcosa e chiedo com'è, se mi risponde "poco" vuol dire che ci ho azzeccato :D
Tranne quando esagero con il peperoncino...

Grazie Ciboulette, ho scritto ciò che sentivo. A forza di sentir parlare di clandestini, emergenza migranti, ecc mi sono sentita quasi tirata in causa ;)
Per quanto riguarda la vaporiera, non perdere le speranze: io ho fatto un errore quando ho cotto i Char Siu Bao. Mi sono ricordata solo dopo che al ristorante venivano cotti su dei quadratini di carta forno... infatti dietro quello che ho fotografato ce n'erano due totalmente sventrati perchè si erano incollati alla pentola e li ho dovuti tirare fuori di forza o_O

Benvenuta il_cercat0re!! Fammi sapere come è andata :D

Ciao Anna, non direi traumatica, tornassi indietro rifarei ogni cosa. La ricchezza che dona conoscere il mondo non ha prezzo e penso che tu ne sappia qualcosa. Non sono più straniera, ma un po' nomade mi sento e ogni tanto mi chiedo quali siano le mie "origini". Ma mi sa che dovrò scriverci un post a parte... a presto!

sciopina ha detto...

non mi sono mai fatta un dimsum come si deve.eh eh ma adesso me ne vado per un paio di settimane a londra e una mangiata a chinatown non me la toglie nessuno!!

Mikamarlez ha detto...

mi sono lasciata incantare e trascinare dalla tua storia...è stata una piacevole scoperta...per un attimo ero anch'io bambina lì con te....

P.S. anch'io mi sono domandata questa cosa dei ristoranti cinesi e, dopo lunghe e attente osservazioni, sono arrivata alla conclusione che i cinesi danno agli italiani quello che vogliono gli italiani. Devi cercare uno di quei ristoranti dove vanno solo cinesi, lì trovi tutto e i cinesi non mangiano mai quello che mangiamo noi...io a Padova l'ho trovato, l'unico problema è che lì dentro sei tu italiano la mosca bianca e ti guardano tutti come gli inglesi guardavano te.....ma se non ti arrendi, mangi da Dio! Baci. lety

Ciboulette ha detto...

ahhh, ok, mi ricorderò della carta forno!

settantasette ha detto...

Ma guarda un po' che bei blog che si scoprono seguendo un trackback qualunque di shinystat. Complimenti davvero, mo' pian piano trovo il tempo di leggere tutto. E magari di provare qualcosa, ché la cucina è una passione anche per me.
Un salutone :)

(PS tempo addietro, avevo scritto anch'io una ricetta - http://settanta7duemila5.splinder.com/post/15025106 -, e leggerti mi sta facendo tornare la voglia di condividere qualche spadellamento...)

Juliaset ha detto...

O.T. e pure un po' personale: sto scoprendo a poco a poco una persona incredibile, e non so se ci sarei riuscita diversamente, neanche lavorando schiena contro schiena...;-)

Maurizio ha detto...

Sono rimasto a leggere ogni passaggio... leggerissimo, piacevole... reale... affinità elettive... grande concetto... ti aiuta a vivere... e oggi mi hai regalato un pezzo della tua vita... che mi servirà a comprendere qualcosa in più...
Complimenti
Buona domenica

Elisabetta ha detto...

@sciopina: buon viaggio e buon divertimento allora!! Aspetto il resoconto!!

Allora cara @Mika, hai proprio ragione, occorre sempre vedere dove mangiano i locali, quindi fuori il nome del ristorante!! Oppure aspettami che prima o poi mi presento dalle tua parti e ci andiamo assieme!!

@ciboulette: mi sono dimenticata di dirti che poi, ovviamente, dovrai staccare i panini a morsi dalla carta forno ma non sarà un'operazione spiacevole :)

Ciao @settantasette, benvenuto. Ti ringrazio dei complimenti, è solo un blogghetto senza pretese, mi fa piacere che ti sia piaciuto il post :D

@julia BLUSH BLUSH BLUSH ecco come mi sento dopo il tuo commento... magie della rete.

Ciao @maurizio grazie dei complimenti, ho lasciato scorrere i pensieri come non facevo da tempo :)

gunther ha detto...

sei stata un portento di bravura, magari riuscivo a farli cosi

Sandra ha detto...

Betta...è la prima volta che leggo di te a Londra, quando io ero qui in Italia, e tra noi c'era un foglio è una matita, più che una penna. Incredibile..non mi hai mai raccontato come vivessi lì e improvvisamente dopo quasi 30 anni questo post mi ha aperto la porta del tuo mondo di allora e ti ringrazio. Come è possibile che non ti abbia mai chiesto come fosse la tua vita laggiù?
Ti voglio bene..sei una persona speciale.

Sandra

Elisabetta ha detto...

Grazie gunther, mi fai arrossire!!

Cara la mia Sandra, secondo me, allora, non sarei stata capace di raccontartele così :) Alcune cose vanno lasciate decantare. Ti ringrazio della tua amicizia che è riuscita a starmi dietro per tutti questi anni, spero di farti sentire quanto sei preziosa per me :)