lunedì 21 dicembre 2009

Giove Nevio permettendo...



 

...noi si sarebbe in partenza per i patri lidi. Ci si rivede dopo la befana. Se non avete notizie mandate i San Bernardo che forse siamo rimasti sull'appennino :)
Buon Natale e Buone Feste a Tutti!!

giovedì 17 dicembre 2009

Le scorte per l'inverno

Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Dadi da brodo: vegetale, di carne e di pesce


Con mia grande gioia, quest'anno ho perfezionato la mia iscrizione al GAS locale, rimandata per lungo tempo causa tralochi, stavolta altrui. Il che significa che, oltre alla settimanale cassettina di verdure, adesso, tra le altre cose, capita che arrivino in mail messaggi del tipo "Il giorno TOT l'azienda agricola taldeitali macella un vitellone, se siete interessati a una confezione di carni miste prenotatevi". Per cui ecco che arriva il pacco di carne freschissima approssimativamente così composto:
- Bistecche
- Carne da Brodo
- Ossobuco
- Carne da Brodo
- Scaloppine
- Carne da Brodo
- Macinato
- L'ho già detto Carne da brodo?

Scherzo, ovviamente, ma diciamo che di pezzi per il brodo ce n'erano in quantità alquanto superiori alla nostra domestica produzione di brodini di carne: la metamorfosi in emiliani non è ancora conclusa per cui non facciamo (ancora) i tortellini in brodo tutte le domeniche :P
Niente paura, comunque, nulla andrà sprecato, anche perchè l'inverno si approssima e occorre prepararsi alla stagione delle zuppette, e di ripetere ed estendere un esperimento che avevo fatto l'inverno scorso e che ormai era quasi esaurito: il dado vegetale fattincasa! Esperimento per modo di dire, visto che ho seguito delle precise istruzioni, ma la prima volta che l'ho preparato ero piuttosto scettica sulla sua riuscita. E non ero la sola, visto che mi chiamò la genitrice mentre ero in piena cottura e mi chiese cosa stavo cucinando di bello. Alla risposta "Il dado vegetale" mi ha risposto "Non dire bugie" :D
Giorno di dado, dunque, e già che ci sono decido di provare qualche nuova ricetta, a fianco a quella classica, e di provare a fare anche il dado di carne e di pesce!!



DADO VEGETALE
Ricetta tratta da Petula cui vi rimando per le note tecniche :)


200 gr di sedano (io metto anche le foglie)
2 carote
1 cipolla grossa
1 zucchina
2 porri
100 gr di prezzemolo (è un ottimo modo per usare i gambi!!)
20 foglie di basilico
2 rametti di rosmarino
15 foglie di salvia
150 gr di sale
100 gr di miso d'orzo
1 cucchiaio di olio

Tagliate a pezzettini piccolissimi (tipo soffritto) le verdure, metterle in una pentola di acciaio con il fondo alto o di coccio con il cucchiaio d'olio. Coprire con il sale e il miso e far cuocere senza aggiugere nulla (io lascio solo le verdure un po' umide dell'acqua di lavaggio) per almeno 1 ora e mezza. Frullare e omogeneizzare il tutto con un frullatore ad immersione o nel robot e rimettere sul fuoco a far addensare ancora.
Qualche nota: durante la cottura, copro la pentola con un coperchio tenuto leggermente aperto, altrimenti si brucia tutto. Anche così a volte si fa un po' di fondo bruciatizzo, ma basta non tirarlo su quando lo si mette nel frullatore!!
La consistenza finale sarà quella di una pesto molto molto denso. Mettere il dado ancora caldo in contenitori di vetro ben puliti e piazzate in frigo (non necessario vista la quantità di sale). In frigo dura almeno sei mesi... credo, non saprei, l'ho finito prima ;)
Si può conservare anche in freezer: data la quantità di sale rimane morbido e se ne può prelevare ogni volta la quantità desiderata (inutile quindi tentare di fare i cubetti nelle formine per il ghiaccio come ho provato a fare io :) e dura più a lungo.
Sarà sufficiente un cucchiaio per insaporire le minestre e i sughi ed è perfetto per fare i brodi vegetali per i risotti o per la pastina.

DADO DI PESCE
Tratto e adattato da Senzapanna
250 gr carote
250 gr sedano
250 gr cipolla
250 gr sale fino
250 gr filetto di scorfano
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo e basilico

Sinceramente, non sapevo proprio che pesce usare, e ho optato per quello che ho trovato sfilettato nel banco del pesce :) RIpensandoci, probabilmente era meglio usare un pesce adatto alla conservazione sotto sale, che so, delle aringhe o delle alici.
Tagliare molto finemente tutte le verdure, possibilmente bio. Meglio ancora tritarle finemente con un tritatutto senza aggiungere niente. Coprirle con il sale e metterle a cuocere a fuoco leggero senza aggiungere niente (nemmeno acqua). Il sale estrarrà l'acqua di vegetazione delle verdure, lasciar fino a quando quest'acqua non si sarà completamente asciugata (a me è bastata un'ora di cottura). Mettere in barattolo quando è ancora caldo, chiudere e capovolgere. Si conserva per mesi in frigorifero grazie alla grande quantità di sale. Io, data la presenza del pesce, preferisco conervare questo in freezer: non l'ho ancora assaggiato, vi saprò dire come è venuto!

DADO DI CARNE
Tratto e adattato da Senzapanna
400 gr carne da brodo
350 gr sale
1 grossa cipolla
150 gr carote
sedano, prezzemolo
Disporre il sale leggermente umido in una pentola. Aggiungere la carne tagliata a pezzi, le cipolle , le carote e gli odori (Io a questo punto ho mescolato tutto). Far cuocere a fuoco lento coperto per più di 1 un ora. Scoprire e far asciugare il composto. Farlo raffreddare e passarlo al mixer. Versarlo in un barattolo di vetro con coperchio e riporlo in frigorifero. Può essere conservato per molti mesi. Aggiungendolo alle pietanze ricordarsi di non mettere altro sale.
Anche questo lo conservo in freezer.

martedì 15 dicembre 2009

Ci risiamo...

Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Sformato di radicchio



E' di nuovo stagione di radicchi, per cui occorre ingegnarsi con nuove ricette per evitare di fare e rifare sempre solo insalate e minestroni. L'anno scorso ho cominciato ad avvicinarmi seriamente all'ortaggio in questione, e a raccogliere tante ricette simpatiche. Così, da un'ispirazione di Staximo è nato questo:

TORTINO DI RADICCHIO
120g Farina
200gr Ricotta
1/2 Cespo di Radicchio
80ml Olio e.v. di Oliva
50ml Latte
1/2 Bustina di Lievito per torte salate
4 Uova
Sale, Pepe
Burro e Farina per lo stampo

Tagliare il radicchio a striscioline sottili. In una ciotola mescolare la farina con il lievito, due pizzichi di sale e un pizzico di pepe. lavorare un po' il composto a secco con una forchetta (equivale quasi a setacciarlo). Stemperare la ricotta con il latte.
In un'altra ciotola sbattere i rossi delle uova, unire l'olio, il latte con la ricotta e il radicchio. Amalgamare il composto e utilizzando una frusta unirlo alla farina.
Montare a neve i bianchi d'uovo e aggiungerli al composto molto delicatamente. Versarlo in una tortiera di 26cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata. O in un comodissimo stampo in silicone ;)
Cuocere per 40 minuti circa in forno preriscaldato a 170-180°C


Se si preferisce, il radicchio si può saltare leggermente in padella prima di comporre lo sformato, ma vi dirò che ho preferito tenerlo.. croccante :)

domenica 13 dicembre 2009

La maddalena a forma di muffin che sa di plum cake

Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Magdalenas all'olio d'oliva

Qualche post fa si parlava del tortuoso percorso che mi ha portato a una ricetta soddisfacente delle maddalene, percorso costellato di numerosi tentativi, parecchi fallimenti, e qualche scoperta interessante. In era pre-foodblog (forse persino il cavoletto era ai suoi primi post, penzanpo') le ricette su internet giravano sui siti specializzati e sui forum, e già così la sensazione di avere un ricettario grande quanto il mondo era destabilizzante ed entusiasmante allo stesso tempo. E siccome eravamo anche in era pre-google notebook e pre-netbook, le ricette si stampavano e si incollavano sul quadernino, tagliando via, ahimè, il sito d'origine, che sennò non c'entrava nella pagina!!
Una ricetta delle maddalene, trovata chissà dove su internet, ha pertanto sostato nel mio quaderno di ricette finchè non ho trovato lo stampo di silicone adatto. Nel frattempo però l'astronave si era dovuta spostare per motivi di servizio, per cui ho dovuto attendere di nuovo di avere forno e frullatore.
Finalmente i pianeti si sono allineati, e ho ripreso in mano la ricetta, e chiedo scusa se non posso dare il giusto credito al primo pubblicatore. In questa ricetta mi si spiega che "La madeleine o magdalena o maddalena è un dolce che viene tradizionalmente consumato durante la prima colazione spagnola" (ohibò vuoi vedere che i monsù francesi non c'entrano niente con la diffusione delle maddalene a Napoli?) "In molti paesi della Navarra e dell'Aragona vengono sempre offerte nei giorni di festa ad amici e parenti. La ricetta qui riportata segue quella delle Clarisse del convento di Santa Ana, a Onati e, rispetto a quella più comune, contiene più latte e meno uova." Ok, mi son detta... proviamola, anche se non mi risulta che le maddalene si facciano con l'olio di oliva.

MAGDALENAS - Maddalene all'olio di oliva


Ingredienti:
per circa 24 magdalenas:
2 uova
45 cl (400 gr) di zucchero
30 cl (300 gr) di latte
34 cl (300 gr) d'olio d'oliva extra vergine
90 cl (540 gr) di farina
1 bustina di lievito per dolci

Piccoli stampini di carta da forno, o uno stampo in silicone

I più attenti fra voi avranno già aguzzato gli occhi alle dosi. La ricetta originale riportava solo i volumi e lì per lì non mi sono resa conto della quantità di impasto che ne sarebbe scaturito. Fortuna che la prima volta, per provarla, ho dimezzato le dosi :)
Preriscaldare il forno a 175°. Disporre gli stampini su di una teglia. Sbattere le uova con lo zucchero (la ricetta originale dice di usare solo i tuorli ma non mi convinceva), fino a ottenere un composto giallo chiaro che cade dal cucchiaio in un filo discontinuo. Unire anche gli altri ingredienti avendo cura di alternare il latte e l'olio con la farina. Aggiungere per ultimo il lievito. Mescolare bene.
Aiutandosi con un cucchiaio versare l'impasto negli stampini di carta (o nello stampo in silicone) riempiendoli per 2/3 in modo da lasciare alle magdalenas la possibilità di gonfiarsi bene. A questo punto, rendersi conto che la vostra teglia di silicone con 9 formine per maddalene non basterà mai ad accogliere tutto quell'impasto, e tirare fuori di fretta e furia i vostri stampini per muffin, che all'epoca erano solo sei, ma di impasto ce n'è ancora un bel po' quindi? Quindi tirare fuori anche lo stampo da plum cake e finirlo tutto lì dentro!
Infornate e lasciate cuocere per 20 minuti o fino a quando i dolci non risulteranno ben dorati e gonfi, cercando di far cuocere tutti uniformemente nonostante le forme diverse :)

Dunque, come disquisito precedemente, non c'è nessuna possibilità che i dolcini che escono sappiano di mandorla, per la evidente e totale assenza di alcunchè sia in qualche modo in relazione con la mandorla, per cui... per cui? Per cui escono delle maddalene stralievitate ma buonissime, che sanno di plum cake e che hanno allietato parecchie colazioni. Insomma, non era la ricetta che cercavo, ma da allora questo è stato uno dei miei impasti preferiti per il plum cake da colazione! Mi sa che un giorno devo decidermi a dare retta alla ricetta e provare a usare solo i tuorli :)
Nella foto li vedete in versione muffin con dei pezzetti di cioccolata di modica all'arancia. Sono un po' troppo abbronzati... perchè ho sempre il terrore di farli crudi, ed esagero sempre al contario!!

giovedì 10 dicembre 2009

Nessuno è perfetto



Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Salsa Harissa

F. è il mio pusher di verdure biologiche e biodinamiche. F. ogni settimana, mi consegna una cassettina piena di bontà. F. è simpatico, preparato e disponibile. F. sopporta tutte le mie domande sceme. F. consiglia, racconta e spiega. F. parla delle sue piantine con l'amore di chi vi dedica tanta fatica e ne trae molta soddisfazione. Mi spiega che ci sono poche insalate perchè in questo periodo ci sono le lepri che fanno razzia. Che la settimana prossima forse vedremo le prime melenzane. F. ha un negozietto molto vicino a casa dove trovare tutte quelle cosine esotiche tipo agar-agar, alga nori, miso d'orzo e stranezze simili per reperire le quali, altrimenti, occorre recarsi nei capoluoghi, solitamente lontani dai miei percorsi. Il negozietto di F. qualche tempo fa, era insolitamente... rosso.
Gli chiedo se non hanno piantato un po' troppi peperoncini piccanti: solo in negozio ce ne sono tre cassette. F. si rabbuia. Gli hanno mandato i semi sbagliati e se n'è accorto quando sono spuntate le piantine. Ridiamo insieme. Nessuno è perfetto. Poco male, ho la ricetta giusta per liberarti di un bel po' di quelle bombette piccanti.


SALSA HARISSA


Tratta e adattata da qui.
250 gr peperoncino rosso piccante
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai di prezzemolo
1 cucchiaio di coriandolo secco in polvere
1 cucchiaio di foglie di menta secca
1 cucchiaio di semi di carvi
olio evo
1 cucchiaio di sale fino

L'harissa (in arabo vuol dire "pestato") è una salsa a base di peperoncino rosso che dà il gusto piccante e il colore rossiccio a molti piatti della cucina Nordafricana, particolarmente della Tunisia. La si può acquistare già pronta per l'uso, ma tradizionalmente si prepara in casa in un modo non eccessivamente difficoltoso. Togliere ai peperoncini i piccioli e i semi e lasciarli in un po' d'acqua per un'ora. Trascorso questo tempo, sgocciolarli e pestarli con gli ingredienti o, per fare più in fretta, versare tutti gli ingredienti nel mixer dopo aver mondato l'aglio, agiungendo un filo d'olio. Ricavate un composto molto denso e conservarlo infine in frigorifero in un barattolo di vetro.
Ogni volta si preleva un po' di salsa, versare sempre un po' d'olio sulla superficie, in modo che la conservazione dell'harissa sia più sicura.

L'harissa è ottima sulle zucchine al vapore, ad esempio, o per dare un gusto un po' esotico al minestrone. La ricetta originale prevede le foglie di coriandolo al posto del prezzemolo ma sinceramente... il coriandolo fresco ha un sapore (e soprattutto un odore) tremendo :(
I semini dei peperoncini di solito li butto ma essendo la parte più piccante probabilmente si potrebbero seccare e tritare per ottenere una polverina... atomica!!
Infine, se cercate F. lo trovate al circolo Arci "Il Gelso" (indirizzo qui a fianco) tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 e il sabato dalle 9.00 alle 12.00

martedì 8 dicembre 2009

E il cerchio si chiuse



Correva l'anno 2005 d.c., la vostra borghetta e il Super erano piuttosto indaffarati ad organizzare il loro matrimonio di copertura e a decidere la destinazione della prossima missione di esplorazione. Deciso dunque di spostare l'astronave nell'orbita del capoluogo del regno della Signora e Regina di tutti gli Abruzzi (a proposito... Memole!! Quando torni???), alla vostra 3di15 fu assegnato il nuovo ruolo di copertura: da tecnologica bibliotecaria avellinese a indaffarata casalinga abruzzese.
Superando i limiti oggettivi (astronave in affitto, esose compagnie telefoniche, ecc) grazie all'inventiva  e all'intraprendeza dei giovani ingegneri abruzzesi, si riuscì ad avere anche una discreta connessione ad internet, giusto per tenersi in contatto con la nave madre a dei costi accettabili. Non sono molti passati molti anni, ma si parlava ancora poco di social network e anche i blog erano un oggetto un po' misterioso. Non ci crederete, ma internet all'epoca lo usavo soprattutto per lavoro (sento già le risate) navigando sui forum di programmazione per capire perchè quel comando di VB6 non faceva quello che doveva fare (casalinga sì, ma sempre ingegnere!).
Si cominciava, però, a vedere in giro anche cose più interessanti, e non ricordo esattamente come mi sono imbattuta la prima volta nel mio primo foodblog, in cui una simpatica signora un po' belga e un po' romana cucinava e fotografava cose piuttosto interessanti, come l'ottimo pulpo alla gallega che sperimentai appena lo vidi.
Inutile dire che mi fece venire subito voglia di provare ad aprire un blog, visto che di pasticci in cucina ne facevo un bel po' di mio, ma per molti motivi la decisione fu rimandata. E rimandata. E rimandata. In primis, la mia atavica pigrizia. In secondo luogo, sono una frana a fare le foto e per qualche motivo non ho mai imparato ad usare bene la macchinetta digitale di casa, credo sia incompatibile con la mia programmazione (leggi: troppo pigra per leggere le istruzioni, e quindi si ritorna alla prima ragione). Insomma, ho rimandato la decisione a giorni migliori, e nel frattempo ho anche perso di vista per un po', causa altre manovre con l'astronave e inettitudine a usare i segnalibri del browser, il cavoletto e tutto il mondo dei blog che nel frattempo cresceva a dismisura.
Dopo pochi mesi di lontananza forzata da internet, ecco che ritrovo Sigrid ormai diventata, meritatamente, una vera stella del web, e tantissimi altri che sono stati meno pigri di me nel condividere i loro manicaretti. E per fortuna che è diventata famosa, la nostra belga preferita, che così ha avuto voglia di scrivere un libro. E di presentarlo in giro per l'italia. E di capitare vicino vicino all'attuale posizione dell'astronave.
Non potevo dunque mancare, il 1 dicembre alla Libreria Ambasciatori nonchè Eataly Bologna, dove Sigrid, accompagnata a sorpresa da Stefano Bonilli, è venuta ad incontrare i suoi lettori. Quindi eccoci qua, sala strapiena, facce curiose che si guardano in giro. Scommetto che più d'uno si è chiesto, come me, quanti dei presenti avessero un blog. Avrei voglia di chiacchierare con tutti, ma mi frega, come al solito, la mia tremenda paura del primo contatto, il ghiaccio da rompere. Pazienza, leggerò i resoconti :)
Ed eccola che arriva, un'esile figura, sorriso, coda di cavallo e scarpe da ginnastica.  Così, oltre a sapere che è una gran buongustaia e una bravissima fotografa, ora so quello che sospettavamo da sempre: che Sigrid è anche una bellissima persona. Simpatica. Disponibile. Le piace raccontare, raccontarsi ed ascoltare, con una spontaneità che lascia una gran dolcezza addosso. Rilascia autografi e consigli, racconti e aneddoti. E fa anche domande difficili. Almeno a me. "Di dove sei?" Mi ha chiesto. Sono praticamente un'insalata mista, le ho risposto.
E' stata una serata bellissima, che si è conclusa in dolcezza, con il buffet offerto da Eataly (che buoni che erano quei torcetti!!) e adesso ho anche io il mio libro del cavolo, che è già pieno di segnalibri sulle ricette da provare. Purtroppo non ho foto da condividere in quanto il mio fido telefonino tuttofare ha pensato bene di abandonarmi all'ingresso in libreria, vi lascio perciò con una ricetta eseguita qualche tempo fa, tratta ovviamente dal cavoletto, una ricetta che adoro perchè è l'unica che mi sia mai riuscita in fatto di briochine!!

Briochine di Christophe Felder (Via Cavoletto)


250g farina (possibilmente manitoba)
165g burro
3 uova (medie/piccole)
30g zucchero
10g lievito di birra fresco
latte 2 cucchiai
sale 1 cucchiaino

tuorlo 1
granella di zucchero

Mescolare la farina con lo zucchero e il sale. Far intiepidire il latte e farci sciogliere il lievito. Sistemare gli ingredienti secchi nell’impastatrice (io ho usato la pastamatic), e a velocità media aggiungere le uova e il latte con il lievito. Impastare per qualche minuto, poi aggiungere il burro morbido.
Quando l’impasto sarà liscio ed elastico (e qui riferisco lo stesso problema avuto da Sigrid, anche usando delle uova picoline, occorre aggiungere altra farina), spegnere, formare una palla e lasciarla lievitare coperta di pellicola e panno per un’ora (ehm, io l'ho lasciata nella pastamatic e l'ho solo coperta con un panno). Riprendere l’impasto, sulla spianatoia spolverata con un po’ di farina, formare un salsicciotto poi dividerlo in 9 parti uguali. Formare 9 palline e sistemarle in degli stampi da muffin (se sono in silicone è più semplice). Coprire di nuovo e lasciar lievitare per due ore. Dopo questo tempo, spenellare le briochine con un tuorlo sbattuto con un goccio di acqua, cospargere con un po’ di granella di zucchero. Io ho usato dei coloratissimi cristalli di zucchero aromatizzati all'arancia e cannella, acquistati all'Aquila in una bellissima cioccolateria prima di partire per altri lidi. Infornare a 180° per 15-20 minuti o fino a quando le briochine saranno dorate. Lasciar raffreddare su una griglia.

Scrivendo questo post mi sono resa conto, una volta di più, quanto sia stato speciale per noi il breve periodo passato in Abruzzo. Spero tantissimo che si faccia di tutto per far rivivere al più presto quei luoghi magici.

domenica 6 dicembre 2009

La parte degli angeli



Del mio smodato amore per l'aceto balsamico, vi ho già accennato, specialmente per quello giovane da insalata. Fatto sta che una volta scoperto il fornitore giusto di cotale meraviglia, in casa ormai non manca mai una bella scorta di bottiglie piene del costoso ma delizioso elisir. Per qualche tempo le suddette bottiglie hanno condiviso l'armadietto delle dispensa con le bottiglie di vino da tavola che, bontà loro, vicemamma e vicepapà ci portano dalle terre beneventane.
Ora, non so se sia vero che il vino "sente" l'aceto vicino o che, più probabilmente, noi non siamo dei gran bevitori e forse la dispensa non ha esattamente le caratteristiche di una cantina, fatto sta che più di una bottiglia di vino, sia rosso che bianco, si è guastata, ovvero, come si dice "è andata in aceto".
Ordunque, sarà che detesto gli sprechi di vettovaglie liquide o solide, sarà che gli avanzi sono una bella sfida creativa, sarà che dalla terra dei sughi, saba e savòr ho imparato che nessun frutto della vite deve andare sprecato, sarà che un contadino una volta mi disse che questo è talmente vero che se il vino evapora dalla bottiglia tappata si dice che quella sia la parte degli angeli, fatto sta che mi sono messa a difendere a spada tratta le povere bottiglie acidelle dalla mano efficientista del Super che, non a torto, ogni tanto ribadisce che lo spazio, per quanto estensibile, non è infinito e conservare ogni cosa in attesa di future ispirazioni può essere problematico.
Sapevo dunque di dover trovare piuttosto in fretta un degno compito per le mie acidelle. Ho provato, inutilmente, ad ottenere del vero aceto, tentando ogni metodo, dai tre spaghetti alla mescolata con aceto vero: il processo si rivelava troppo lungo e i risultati non molto soddisfacenti.
La blogosfera è, ovviamente, risultata utilissima ancora una volta. La riduzione di vino proposta da fiordizucca mi era piaciuta moltissimo, ed essendo una grande fan dei sapori agrodolci, mi è venuto in mente che potevo provare a fare una riduzione di vino leggermente acidulo ma non proprio acetificato, per cui ho messo a sobbollire gli acidelli, rossi e bianchi, in due pentolini separati, con l'aggiunta di qualche cucchiaio di miele. Quando il liquido si è ridotto e si è addensato (ci possono volere anche due ore, tenete le finestre aperte...), ho imbarattolato e lasciato raffreddare.
Ho ottenuto una specie di miele aromatico e profumato, ottimo ovviamente sul risotto, ma anche sul pane a merenda, sui formaggi stagionati e sulla ricotta, che si conserva bene in frigorifero, che probabilmente si può usare al posto del mosto cotto nelle ricette che lo prevedono, e soprattutto, era perfetto per questa ricetta, con i dovuti aggiustamenti.


CIPOLLE BALSAMICHE


4 grandi cipolle
60 ml (4 cucchiai) di burro
60 ml (4 cucchiai) aceto balsamico (non tradizionale)
30 ml (2 cucchiai) di riduzione di vino (o più, a gusto)
1 pizzico di sale

Pulire ed affettare le cipolle a metà. Affettarle poi in fette non troppo sottili.
Sciogliere il burro in una larga padella, possibilmente con il fondo abbastanza spesso. Unire le cipolle e cuocere su fuoco medio finchè non diventano traslucide.
Aggiungere l'aceto balsamico, la riduzione di vino e il sale. Cuocere su fuoco basso per 15 o 20 minuti finchè le cipolle si ammorbidiscono, mescolando ogni tanto.
Servire tiepide o lasciare raffreddare completamente prima di imbarattolarle e conservarle in frigo.


La ricetta l'ho eseguita in due versioni: con cipolle dorate per l'acidello dorato e con le cipolle rosse per l'acidello rosso che tra l'altro è stato accidentalmente imbarattolato in una bottiglietta in cui avevo conservato dei chiodi di garofano, per cui si è anche aromatizzato :)
Sarà che io amo le cipolle, ma mi sono piaciute un sacco, da provare su dei crostini o per accompagnare del tonno alla griglia.
Insomma, un riciclo creativo riuscito, ma sempre un riciclo giusto? Le bottiglie di aceto ora abitano opportunamente lontane da quelle di vino, e questa l'avevo già opportunamente classificata nella categoria delle ricette difficilmente ripetibili, come molte delle mie preparazioni. E invece l'isola dei venti mi riservava un'altra sorpresa, ma merita un post a parte.

Zi, Buana!

- Pronto?
- Ciao Elisabetta, sono Suor Chiara
- Suor Chiara ciao! Come stai? Che piacere sentirti, da quanto tempo...
- Eh lo so, il telefono è un oggetto obsoleto per una dipendente da internet come te, sarà per questo che non chiami mai.
- ....
- Comunque noi tutto bene grazie, voi? Finito di sistemare casa?
- Finito è una parola grossa, diciamo che c'è l'essenziale
- E' già un inizio. Spero che tu ti sia ricavata un angolino in cui lavorare
- Be', ecco, io...
- Perchè tu stai lavorando vero?
- ...
- Perchè tu ti ricordi dei bambini peruviani che accogliamo
- Ma certo, io...
- Sai che devono mangiare tutti i giorni, no?
- Be' certo, ovvio
- E sai anche che adesso sono cinquecento...
- Cinquecento?!?
- Esatto, quindi datti da fare.
- Agli ordini
- Brava. Ci vediamo a Natale?
- Ci vediamo a Natale

Non so perchè, ma ultimamente mi sento osservata.






 
 

P.S. Ora sapete perchè in questo periodo ho cucinato poco. Non è detto che riesca a riprendere le attività i fornelli molto presto, perchè ora "tocca" preparare gli addobbi per l'alberello!!

venerdì 27 novembre 2009

Alla ricerca della maddalena perduta



Il titolo, a metà tra Proust e Indiana Jones, è letterale e dà la misura della mia schizofrenia culturale. Credo di aver ignorato l'esistenza delle maddalene industriali fin ad almeno i 10 anni di età. Ignorato nel senso che non le conoscevo: per me le maddalene si compravano fresche dal panettiere e siccome, con buona pace dei "Monsù" francesi, finora le ho viste proposte nella pasticceria artigianale solo a Napoli  e dintorni, accanto alle cartucce e alle prussianine, per me sono sempre state un dolce napoletano. Confesso la mia ignoranza e mi piacerebbe sapere se anche altrove questi dolcetti si trovano in pasticceria. Dopo i 10 anni, ho continuato a ignorare l'esistenza delle maddalene confezionate: ignorare nel senso di far finta di niente, il sapore era troppo diverso da quello che ricordavo, per cui preferivo farne a meno.
Per un attimo, al liceo devo essermi chiesta perchè Marcel inzuppasse un dolce napoletano nel suo thè, per poi realizzare la strada che aveva fatto quel dolcino a forma di barchetta per arrivare fino da me. Devo confessare che non ho ancora assaggiato una maddalena in Francia, e sono molto curiosa.
Fatto sta che sono alla ricerca della ricetta delle maddalene da un po', ho consultato molti testi e molti esperti, effettuato molti tentativi fallimentari e molti curiosi. Perchè io non ero alla ricerca della ricetta delle Madeleins, ma delle Maddalene, un dolcino che sa lievemente di mandorla, dall'impasto compatto e spugnoso, ma non particolarmente soffice, che "annozza" anche un po', insomma.
Alla fine, come sempre, la ricetta ce l'avevo sotto il naso, ma sono dovuta andare ad abitare a Siena per trovarla, ovvero è bastato adattare l'impasto usato per la pinolata, che si è rivelato un impasto piuttosto versatile visto che ha dato origine anche a questi biscottini qui.
Anche se l'intervento decisivo lo devo alla vicemamma, che mi ha spiegato che hai voglia di mettere farina di mandorla ma, ahimè, per l'aroma di mandorla bisogna per forza usare le benedette boccettine. La ricerca è conclusa, ora si apre quella per un sostituto naturale dell'aroma di mandorla :)



LE MADDALENE SOSPIRATE
 
1 uovo
50 gr burro morbido
40 gr zucchero
60 gr farina
1/2 boccettina di aroma di mandorla
 
Battere il burro a crema, aggiungere le uova intere e montare bene il composto con le fruste elettriche. Aggiungere poi lo zucchero e infine la farina e l'aroma di mandorla. Imburrare gli appositi stampini ed infornare  in forno preriscaldato a 170°C per circa 15 minuti, o finchè saranno cresciute e ben dorate.

Che dire, il risultato mi ha pienamente ripagato delle prove fatte (alcune delle quali hanno dato dei risultati sorprendenti che prima o poi posto). Come si vede dalle mie orribili foto sono persino riuscita ad ottenere il cupolino sopra :) Non so se sia la ricetta tradizionale, originale, ecc ma erano tanto buone!! Se usate lo stampo in silicone, la parte inferiore delle maddalene potrebbe uscire molto lucido, e fa un effetto un po' strano. Per evitarlo imburrate leggermente lo stampo.

martedì 24 novembre 2009

Come far tardi - Esercitazione Pratica



Esercizio: 
Siete stati invitati da un caro amico a trascorrere un fine settimana in campagna da lui, nella sua bellissima casa in Val Nerina. Scopo dell'esercitazione è percorrere la distanza tra il vostro punto di partenza, il comune de L'Aquila, e la destinazione, posta a 112 km da voi, normalmente percorribile in poco più di due ore, in non meno di sette ore, in condizioni normali di traffico, senza guasti meccanici e senza annoiare i viaggiatori.

Svolgimento:
Selezionare accuratamente la compagnia di viaggiatori: dovranno essere di buona compagnia, di buona forchetta e di migliore stomaco. Intraprendere il viaggio un sabato mattina ad un orario comodo, tipo verso le nove del mattino, per non sconvolgere troppo i meno mattinieri del gruppo (io).  Fare un'abbondante colazione che il viaggio è lungo. Dopo un'oretta, percorsi appena  48 km, fermarsi a fare la seconda colazione, dopotutto siete appena arrivati a Campotosto: volete forse perdervi una colazione a base di mortadella di campotosto alle 10.00 del mattino in riva al bellissimo lago? E già che ci siete comprate un paio di confezioni di ferratelle con la nutella per la colazione del giorno dopo.
Riprendere il viaggio. Dare immediatamente retta al primo accenno di languorino che il vostro pancino vi segnala, che casualmente capiterà mentre state arrivando a Norcia, e fermarsi per uno "spuntino". Un piatto di tagliatelle con i funghi dopo, giusto per non rimettersi in macchina subito, dirigersi verso la fabbrica di cioccolato "Vetusta Nursia" di Antonio Verucci, eseguire la visita guidata e saccheggiare opportunamente lo spaccio aziendale.
Riprendere il viaggio, ma con calma, che la tagliatella poi torna su. Anzi, meglio fare un'altra sosta di decantazione. Anche perchè siete arrivati Castelluccio e tocca comprare le lenticchie.
Ormai siete quasi a destinazione ma siccome il viaggio è durato veramente un attimo, ricordartevi che, povere stelle, stasera qualcosa bisogna pur mangiare, per cui prima di arrivare a destinazione fate un giretto a  Castelsantangelo sul Nera e poi fermatevi a fare scorta per la grigliata di stasera nel camino della tavernetta: arrosticini, costarelle, salsicce di fegato e non, e qualunque altra cosa meriti di finire sulla brace. Dulcis in fundo, visto che sempre di gita culturale si tratta, e che ormai siete in prossimità di Visso, patria di un salame buonissimo e difficilmente reperibile altrove, fermatevi a fare scorta di ciauscolo.
Controllare l'orologio, ormai dovreste aver svolto il compito, per cui non vi resta che accendere il camino. Poi, qualche pecora e molti litri di vino dopo, cercate di dormire senza sognare la giusta vendetta degli ovini, magari evitando di crollare addormentati in bagno, con la porta chiusa a chiave, gettando nel panico i vostri compagni di viaggio. Anche perchè il giorno dopo dovreste tornare a casa.

Tutto questo succedeva qualche tempo fa, e tante cose sono cambiate da allora, ma penso che tutti i coraggiosi compagni di viaggio ricordino con emozione ed allegria quei momenti. In una fiera di paese ho trovato la bancarella di un salumiere umbro, e non ho resistito.

GATTO' DI PATATE AL CIAUSCOLO



1 kg di patate a pasta gialla
2 bicchieri di latte
500 gr di salame ciauscolo
400 gr di mozzarella o caciotta
5 uova
150 grammi di parmigiano grattugiato
pangrattato
una manciata di prezzemolo
Noce moscata
Sale e pepe nero macinato q. b.

Preparazione:
Tagliare a dadini il formaggio scelto. Se si usa la mozzarella ed è molto fresca conviene metterla a scolare un po'. Per l'accoppiamento con il ciauscolo consiglierei, appunto, della mozzarella di vacca (che dalle nostre parti si chiamafiordilatte, perchè la mozzarella è una sola :) o della caciotta morbida ma non troppo saporita. Lavare e tritare il prezzemolo.
Tagliare il ciauscolo a fette e togliere la buccia. Passare il ciauscolo sulla bistecchiera calda per qualche minuto, rosolando un po' entrambi i lati delle fettine. Conservare il grassetto di cottura. Tagliare il ciauscolo a dadini.
Lessare le patate con la buccia (o cuocerle in microonde). Ancora calde, pelarle e passarle allo schiaccia-patate. Metterle in una grossaciotola. Aggiungere alle patate quasi tutto il grassetto di cottura (ed eventualmente un po' di burro se necessario), le uova intere, il latte, una manciata di parmigiano, un po’ di noce moscata, e il prezzemolo e mescolare a mani nude finchè non è ben amalgamato (è una di quellericette in cui i bambini si divertono moltissimo a... aiutare la mamma!!).
Aggiungere i dadini di ciauscolo e regolare di sale e pepe (occhio che il ciauscolo è piuttosto saporito). Ungere con il grasso di cottura una teglia rettangolare e spolverarla di pangrattato. Riempire per metà la teglia con il composto di patate avendo cura di farlo ben aderire al fondo e alle pareti, non importa che sia ben livellato, anzi. Anche questa operazione viene meglio fatta a mani nude, della serie, ormai siamo coperti
di patate...
Ricoprire tutto con i dadini di formaggio, e ricoprire con il resto dell'impasto di patate. Cospargere di pan grattato e fiocchetti di burro (e/o di grassetto se ne è avanzato). In alternativa, se si preferisce, il formaggio può essere aggiunto a dadini nell'impasto.Cuocere in forno gia' caldo a circa 190 gradi per 30-35 minuti o finche' la superficie sia ben dorata. Togliere dal forno lasciare raffreddare una mezz'oretta.
A casa nostra il gattò è piatto unico, al limite si accompagna a un contorno leggero, un insalata o delle zucchine al vapore ad esempio.

Per dovere di cronaca, il gattò di patate napoletano, che ha quasi più ricette "tradizionali" della pastiera, a rigore si prepara con tocchetti di salame e utilizzando il burro nell'impasto e per la teglia. Il Super, che sulle ricette napoletane è più ortodosso di me, e oltretutto è anche viziato, il gattò di patate
lo fa con salame (se c'è), mortadella e provola.

Per altre, più precise informazioni sul ciauscolo vi rimando a chi è molto più brava di me a raccontare, Artemisia Comina e il suo viaggio in Umbria...

domenica 15 novembre 2009

Cambiando l'ordine dei fattori...



...il risultato cambia, eccome se cambia. Ma andiamo con ordine. Capita di parcheggiare l'astronave in un posto nuovo. Capita di cominciare a guardarsi intorno, analizzare l'atmosfera, esplorare usi e costumi, conoscere nuovi compagni di viaggio. Capita di scoprire, in mezzo a tante novità, delle meraviglie che ti calzano a pennello, che sembrano fatte apposta per te, che ti chiedi come hai fatto finora senza conoscerle.
Insomma del mio soggiorno senese non mi è rimasta una contrada, ma di certo l'ammirazione per chi riesce a vivere le tradizioni con passione sempre nuova. E, gastonomicamente parlando, ho portato con me l'abitudine a mangiare le fave col pecorino, una gran passione per le copate e la ricetta della pinolata, una delle torte più semplici e più buone che esistano, ottenuta dalla vicina di casa dopo appena 10 anni di richieste. Il resto del mondo si ostina erroneamente a chiamarla torta della nonna. Ma si sa che Siena, essendo la città più bella del mondo, ha sempre ragione.
L'impasto della pinolata è stata una vera scoperta, almeno per me. Io sono praticamente onnivora, ci sono poche cose che in cucina non mi entusiasmano particolarmente, e la pastafrolla è una di queste. Ma combinando diversamente e con un diverso procedimento gli stessi ingredienti della pastafrolla, si ottiene un impasto morbido e compatto allo stesso tempo, che è il vero segreto di questa torta buonissima, perfetta per la merenda.





TORTA PINOLATA

Per l'impasto:
3 uova intere
175 gr burro morbido
150 gr zucchero
200 gr farina
pinoli


Per la crema pasticcera:
2 tuorli
2 cucchiai colmi di zucchero (60 gr)
2 cucchiai di farina (50 gr)
300 ml latte caldo
buccia di limone

Preparare innanzitutto la crema pasticcera. Mettere sul fuoco il latte in modo che sia ben caldo ma che non bolla. Nel frattempo, in una casseruola abbastanza capiente mettere i tre tuorli d'uovo e lo zucchero e batterli energicamente con un cucchiaio di legno. Se la pentola è a prova di fruste elettriche, anche meglio. Quando le uova sono ben montate aggiungere la farina gradatamente, setacciandola e mescolando bene in modo che non si formino grumi.
Tagliare un po' di scorza di limone molto sottile, asportando solo la parte gialla e unirla al resto. Poco per volta, unire il latte rimestando continuamente. Finito di versare tutto il latte, far cuocere il composto a fuoco non troppo forte, rimestando continuamente. Dopo che avrà cominciato a bollire, lasciarlo cuocere a fuoco lento ancora 5 o 6 minuti. Versarlo poi in un recipiente di porcellana e lasciarlo raffreddare.
Per la torta:
Battere il burro a crema, aggiungere le uova intere e montare bene il composto con le fruste elettriche. Aggiungere poi lo zucchero e infine la farina. Con una siringa fare uno strato di impasto su una teglia imburrata (massimo 24 cm di diametro), fare uno strato di crema, lasciando un dito di spazio tutto attorno, e infine un altro strato di pasta. Spargere i pinoli e infornare in forno preriscaldato a 170°C per circa 45 minuti

domenica 8 novembre 2009

Troppo Buoni


E' da un po' che non cucino cose particolarmente elaborate perchè ho dovuto dirottare il tempo libero su altre attività di trasformazione, e la foto è un indizio.
Per cui, ora più che mai, si cucina per sopravvivenza e con una buona dose di improvvisazione. Qualche esperimento è particolarmente riuscito, ma permettetemi di riprendere le pubblicazioni non con una ricetta ma con tanti ringraziamenti. A tutti voi. A tutti quelli che son passati di qua anche in questo lungo periodo di assenza, che si sono soffermati su queste pagine, che abbiano lasciato o meno traccia del loro passaggio.
Insomma, questo piccolo blogghetto ha passato le 10.000 visite per qualche oscuro motivo, e con chiavi di ricerca piuttosto interessanti. Buona lettura.


1) ceese cache
Un nuovo tipo di chip organico?

2)boa che cosa mangia
Se lo scopri non voglio saperlo

3)volevo fare l'astronauta
Anch'io, ma poi ho visto cosa mangiano

4)napoli mikip
close, but not enough

5)blog carlo sanghez
prof, la vogliono!

6)ricette funghi allucinogeni
e perchè? sono così buoni i funghi normali, io mi accontento volentieri

7)aaa cercasi principe color finocchio
eh?

8)persona viva schiacciasassi
Così, a naso, non mi cimenterei

9)perversioni pantelleria
a parte mangiare baci panteschi fino a scoppiare, intendi?

10)sciroccati
Presenti!

11)come fa la foca animale????
Dici che esiste anche una foca vegetale????

12)ricetta marmellata ai funghi allucinogeni
Ancora??

13)pacman neuroni
saranno tondi?

venerdì 23 ottobre 2009

F.A.Q.

No.
Non sono sparita, non sono rimasta a Pantelleria, e non mi è successo niente.

Si.
E' tutto a posto, sto bene, come una breve ispezione del mio hardware interno ha felicemente costatato.

Si.
Mi è preso il blocco dello scrittore, mi sono arenata su una frase e le giornate mi sono scivolate fra le dita.

No.
Non sto cucinando un granchè, e mi dimentico sempre di fotografare, anche perchè in altre faccende affacendata.

No.
Non sono (solo) faccende di lavoro, per fortuna. Prima o poi riferirò.

Sì.
Ho letto tutti i commenti, ho sentito forte l'affetto di chi passava di qua e ringrazio tutti. Non vi so dire quando riprendo a cucinare, ma grazie del supporto.

Sì.
Ho parecchi ricordi arretrati che mi piacerebbe condividere. Verranno fraudolentemente pubblicati con date pregresse, così lo sapete.

Sì.
Sono ancora in tempo a segnalarvi una bella iniziativa, ovvero "Equo per tutti" di Altromercato, volta a promuovere il commercio equo e solidale. Se andate in delle botteghe del mondo aderenti, con una spesa di 15, 25 e 35 euro avrete una bella sorpresa!

La bottega più vicina a voi la trovate sul sito altrimercato, qualcuna la segnalo nei link a lato... chissà che non ci si veda lì!!!

mercoledì 22 luglio 2009

Fish on the go!

Dati gli spettacoli gentilmente offerti dall'isola, che non ci hanno fatto rimpiangere la tv neanche per un momento (e detto da una teledipendente come me...), e data anche la stanchezza che prendeva dopo certe giornate a far su e giù dal mare, dagli scogli e dalle montagne, abbiamo spesso cenato a casa, in terrazza.
Siccome l'imperativo era riposarsi da tutto e da tutti, anche dai fornelli, mi ero ripromessa di tenere la cucina semplice: pasta col tonno, pomodori all'insalata, insomma, dieta quasi crudista :P
Poi fortunatamente i benevoli dei dell'isola, evidentemente nemici di ogni dieta, ci hanno fatto capitare vicino alla bella rosticceria "Ciaki Ciuka" e da allora le nostre cene non hanno avuto niente da invidiare a quelle al ristorante. Perchè "Ciaki Ciuka" è una classica rosticceria e molto di più. Offre dei buonissimi arancini, calzoni, primipiatti, bell'e pronti. Ma se avete un po' di pazienza Mariano vi cucina il pesce on-demand, ovviamente quello che offre il pescato.
Ma se siete ancora più bravi e magari vi ricordate di prenotare mentre andate al mare la mattina il pesce che volete mangiare la sera be'... allora avrete accesso al dentice all'elisir di uva zibibbo, alle occhiate alle erbe pantesche, al carpaccio di tonno, al cuscus di pesce alla pantesca (con il pesce intero e le verdure fritte), all'insalata di polpo...
E, se accettate un consiglio e non siete ancora troppo pieni, assaggiate anche il semifreddo al miele :D
Ovviamente sì, troverete anche il Ciaki Ciuka (pronunciato Sciaki Sciuka), pantesca rivisitazione della Ratatouille, un piatto semplice reso gustoso dalla bontà delle verdure locali. Un giorno scoprirò anche da dove deriva il curioso nome, direi di origine araba, di cui sospetto la parentela con la Sciasciuka (a proposito, provate la ricetta di Marcella, che è buonissima!!) anche se gli ingredienti sono totalemente diversi.
Ora, è vero che avevo deciso di non cucinare ma secondo voi potevo stare totalmente con le mani in mano? Diciamo solo che i prossimi occupanti del dammuso troveranno, tra le altre cose, degli artistici portacandele di... recupero.



P.S. Ci abbiamo provato in tutti i modi, a convincere Mariano e/o socia (di cui purtroppo non ricordo il nome!!) ad aprire una succursale a Bologna, magari in inverno, ma niente da fare, tocca imparare a cucinarlo, il pesce!! Magari così questo torna ad essere un vero food-blog, che dite?


Happy Hour, Pantelleria Style!

Non ho idea di come dovrebbe essere fatto un "vero" mojito, per cui vi posso solo dire che quello che fanno al Bar "U' Friscu Cafè" ci è piaciuto un sacco: la menta era ben pestata per cui in bocca sentivi i vari aromi, menta, lime, rum ed infine lo zucchero di canna da sgranocchiare per stemperare l'amaro del rum.
Ma non vi fermate lì, perche anche l'aperitivo della casa (succo d'arancia e passito) merita un assaggio, con il suo corredo di crostini al patè di capperi e di olive conzate.
E da ultimo, il bar offre dei buoni spuntini veloci (bruschettone, insalate, cose così) da gustare tra una spiaggia e l'altra. O anche da gustare più lentamente, cercando di capire se una certa rossa riuscirà a completare i 68 (o giù di lì) giri previsti. E niente paura, se proprio vi viene l'abbiocco verso il terzo giro come a me, il bar offre sempre dei libri da leggere, e un bellissimo giardino interno in cui rifugiarsi :)
Però pare che Pantelleria porti bene, era un po' che non salivano sul podio :D

Cosa va in onda stasera?

Lunedì c'erano le nuvole all'orizzonte, per cui il sole non si è visto mentre si tuffava tra le onde, ma in compenso ha colorato il cielo di un fucsia intenso.

Martedì era più nuvoloso, e il sole giocava a fare l'occhio di bue tra le nuvole, finchè si è tuffato, colorandole tutte di arancione.

Mercoledì era così sereno che all'orizzonte si stagliava netto il profilo della Tunisia.

Chi ha detto che i tramonti sono tutti uguali non è mai stato a Pantelleria.

martedì 21 luglio 2009

Non è una scusa

L'ho fatto anch'io e ora faccio outing e me ne vergogno. Si dice che i noccioli delle prugne/pesche/albicocche/[...] siano degradabili.
Non è una scusa per lasciarli dove capita.
Chi mi conosce sa che ho un attegiamento piuttosto morbido nei confronti del fumo: ognuno ai propri polmoni fa quello che gli pare. Appunto, ai propri. Ma lasci in pace la terra, si riporti a casa quelle maledette cicche. No, in riva al mare spesso non ci sono cestini, posaceneri, e simili.
Non è una scusa.
Non capisco perchè sia normale, per chi passeggia in montagna, riportarsi indietro la propria spazzatura e non lo possa diventare anche in riva al mare. Troverete sempre qualcuno che si comporta peggio di voi, certo.
Ma non è una scusa.
Niente merita di essere deturpato da mozziconi di sigaretta, buste di plastica e altre dimenticanze, e questo sugli scogli quasi incontaminati di Pantelleria salta, forse, più dolorosamente agli occhi.
Sono una persona mediamente tollerante, ma sui proprietari dei mozziconi di sigaretta che galleggiavano al laghetto delle Ondine ho invocato i proverbiali fulmini di padre zeus.
Cari turisti (e non), non c'è scusa per lasciarvi indietro le vostre monnezze, nè qui, nè altrove.

Neanche in paradiso......

...tutte le ciambelle riescono col buco, quindi eccomi qui a dover scrivere una recensione non troppo positiva. Siamo andati a mangiare al ristorante "La Vela" di Scauri, anch'esso consigliato dalla guida delle osterie. Il ristorante si trova proprio a ripa di mare (tra i tavoli e le onde c'e' giusto una rampa in cemento per tirare in secca le barche dei pescatori, per intenderci) e ha un aspetto molto rustico, al limite del trasandato, ma non si cerca sempre l'eleganza a tutti i costi.
Non avevamo prenotato, ma sembra non essere un problema, almeno inizialmente. In realta', poi, viene qualcuno a prendere le ordinazioni di acqua e vino buoni 10 minuti dopo.
Pane, vino (su consiglio del gestore un Angimbè della cantina Cusumano, veramente buono, quindi tralasciamo che non si sceglierebbe il vino prima di sapere cosa ordinare da mangiare) e acqua arrivano quasi subito. Un po' di attesa ancora e finalmente arriva il vassoio di pesce da cui scegliere il secondo e optiamo per due triglie e un piccolo sarago da fare alla griglia. Ordiniamo anche l'antipasto (zucchine in agrodolce e panelle) e il primo (spaghetti ai ricci di mare e spaghetti con calamari e pomodori secchi).
L'antipasto arriva abbastanza celermente ed è ottimo, quindi rimaniamo in attesa del primo. Il gestore passa un paio di volte a chiedere se va tutto bene, e rispondiamo cortesemente di sì anche se i minuti si accumulano. Sulle prime non ci facciamo troppo caso: se i primi di pesce sono cucinati al momento come dovrebbe essere, un po' di tempo ci vuole. Quando passa per la terza volta (è già passata mezz'ora) a chiedere se va tutto bene, siamo tentati di chiedere che fine abbiano fatto i nostri primi. Dopo qualche minuto arriva una gentile cameriera che ci chiede soavemente se avessimo già avuto l'antipasto, al che ci sentiamo un po' presi in giro.
Finalmente arrivano i primi (a quaranta minuti dall'antipasto, quando ormai la fame era già bella che passata) e portano qualche segno di cucina frettolosa: i miei spaghetti ai ricci di mare sono ottimi ma sono esageratamente al dente (e per dirlo io, che la mangio molto al dente!!) mentre il sugo dell'altro primo sa un po' di bruciato.
L'attesa per i secondi non è così estenuante, ma il cuoco esagera un po' a decorare il piatto con il dolcissimo elisir di uva zibibbo che copre un po' troppo il buon sapore dei pesce grigliato. Il pesce comunque è freschissimo e anche la caponata di contorno è ottima.
Che dire, forse le altre esperienze pantesche ci hanno troppo viziato, forse siamo difficili noi, forse abbiamo semplicemente sbagliato serata ma La Vela non ci ha entusiasmato, e anche il conto di 40 € a testa sembra un po' caro, anche perchè non era motivato in nessuno modo, mentre il pesce al vassoio si paga a peso, quindi il minimo penso sia indicare in conto il peso di quanto mangiato (e due triglie e un sarago piccolo non credo pesino granchè...).
E infine, no, il ritardo per loro non era ritardo: vi siete passati una bella serata in riva al mare, ci hanno detto. Suggendo i succhi gastrici, ma in riva al mare, vuoi mettere?

Mezzo kilo di musica!

Possedendo il senso musicale di una ciabatta, ritengo pura e semplice magia quella di riuscire a ingarrare due note in fila. Mi lascio, inoltre, facilmente trascinare da chi mostra di amare quello che fa, divertendosi pure, lo fa bene, non se ne vanta, e riesce anche a non prendersi troppo sul serio.
Non mi lancio, dunque, in critiche musicali, vi dico solo che mi è piaciuto il concerto del "Quint'etto" ascoltato all'ombra del castello di Pantelleria. Se capitate da queste parti, non vi fate sfuggire gli altri appuntamenti della rassegna musicale che porta la musica un po' ovunque, d'estate, nell'isola.


Effetti speciali

Seguendo la strada che porta alla montagna grande da Scauri, si arriva in località Zighidì. Alla vostra destra si aprirà la vista sulla bellissima Valle di Monastero.
La Valle di Monastero non è solo bella, ha qualcosa di strano, come fosse finta. Quando l'ho vista non ho potuto fare ameno di pensare alla Terra Selvaggia dell'universo Marvel, o a qualche popolo misterioso scoperto da Zio Paperone dentro ad un montagna (che alti riferimenti culturali eh??). Insomma, come una cosa che non dovrebbe esserci e invece c'è. Questo perchè, quando uno dice "valle" si immagina un posto che digradi dolcemente verso il basso, e poi magari risalga dall'altra parte. Insomma, neanche un altopiano è perfettamente piatto.
E invece eccola lì, mentre spingiamo Scecchino su per una salita ripidissima, temendo fortemente che stavolta non ce la faccia, improvvisamente, all'interno dei confini di un antico cratere, si presenta questa spianata perfettamente piatta, talmente livellata da parere artificiale, mentre è solo antica (e fertilissima) lava raffreddatasi in tutta tranquillità all'interno del cratere di un vulcano di... discrete dimensioni.
Sì, abbiamo osservato a lungo la valle: la cartina riportava la presenza di tombe bizantine da qualche parte, che non siamo stati capaci di trovare. Sarà per la prossima volta :)

Ristorante La Nicchia

Recita un adagio che fritto e' buono tutto. Penso si possa dire la stessa cosa di tutto cio' che e' affumicato. Di certo, con buona pace degli svedesi e di tutto cio' che risale la corrente, il pesce affumicato piu' buono e' il pescespada.

Se non mi credete, andate al ristorante "La Nicchia" a Scauri e ordinatelo come antipasto, magari facendolo seguire da un crudo di gamberi al vino zibibbo, dai paccheri con tonno e pomodorini, dagli spaghetti gamberi e bottarga, e da una cernia da 1,3 kg, come attesta il conto finale, cotta in forno con olive, pomodorini e gli immancabili capperi.

E se siete veramente senza vergogna e senza fondo, quando vi sarete scolati tutta la bottiglia di "Sole e Vento" della cantina Marco De Bartoli, fatevi portare un bicchierino di grappa di uva zibibbo e anche il gelato alla vaniglia con gelatina di uva zibibbo.

Anche questo ristorante è una bella scoperta fatta grazie alla solita guida delle osterie, quantunque le descrizioni dei ristoranti vadano sempre prese non poprio alla lettera, ad esempio si era persa ogni traccia di una fantomatica caponata rivisitata "a base di melanzane, gamberi, pescespada, bottarga di tonno e cacao amaro" riportata dalla guida (e mi sono anche meritata un'occhiataccia del cameriere quando gli ho chiesto la "caponata diversa", sentendomi, giustamente, rispondere che la caponata è quella da secoli e sempre sarà nei secoli :)
Purtroppo non abbiamo avuto occasione di visitare l'altro locale degli stessi proprietari, ovvero "La Nicchia sul mare" ovvero una carinissima enoteca sul lungomare di Pantelleria Centro, che aveva in menù dei piatti da aperitivo davvero sutzzicanti. Se qualcuno ci passa o ci è passato, mi faccia sapere :)
Note di servizio: il ristorante ha un bellissimo giardino pantesco al suo interno, ovvero un cilindro fatto con un muretto a secco come se ne vedono innumerevoli sull'isola, nati per proteggere gli alberi più delicati dai venti. Se prenotate per tempo (o se siete fortunati come noi che qualcuno disdice poco prima che voi prenotiate), mangiare a lume di candela nel giardino pantesco è veramente suggestivo. E giusto per esperienza, se il vento soffia forte, portatevi il solito golfino, nel giardino pantesco il vento arriva smorzato, ma arriva!!!

lunedì 20 luglio 2009

Se...

Se riuscite ad arrivare prima che il sole scompaia dietro la montagna grande.
Se riuscite a trovare tutti i cartelli al loro posto.
Se riuscite ad ignorare le orribili banchine in cemento.
Se non vi fate impressionare dalle alghette verdi che crescono riglogliose e vi lasceranno tutti imprezzemolati.
Se riuscite in tutto questo, immergersi in una delle vasce calde di acque termali di Cala Gadir vale davvero la pena.

Divertimenti mitologici

GIORNO 10 - LAGHETTO DELLE ONDINE
Il laghetto delle ondine e' un bacino naturale, a circa due metri sopra il livello del mare, che si riempie quando soffia il vento di maestrale.
Al laghetto delle Ondine, ogni essere di sesso femminile diventa di diritto un'ondina, ma non è chiaro se sia un complimento (e poi che ci facevano le norrene ondine in Magna Grecia?!?).
Al laghetto delle ondine, se ti metti vicino al bordo che precipita in mare e aspetti, arriva l'onda alta che ti fa la doccia e fa ribollire l'acqua.
Al laghetto delle ondine senti ridere i bambini come neanche all'Acquafan.
Al laghetto delle ondine, se non vuoi prendere le onde, ti metti da lato opposto, dove rimane sempre calmo, e arrivano al massimo delle onde piccole piccole, delle ondine, insomma :)
Dal laghetto delle ondine semplicemente non te ne andresti piu'... anche a costo di saltare il pranzo.
Note alla fine del giorno 10 ovvero meglio essere preparati: Pantelleria strega, vi sono dei posti da cui non te ne andresti piu', per cui meglio essere preparati. Siccome il primo bar e' di solito a qualche kilometro, portatevi dietro dell'acqua e qualcosa da sgranocchiare, fosse anche solo della frutta o dei pomodorini (secondo voi c'e' un numero massimo di pomodorini che si puo' magiare senza andare in overdose??)

sabato 18 luglio 2009

Malpensanti

Malpensanti, non capisco cosa ci sia di male. Ci siamo trovati a Pantelleria centro a ora di pranzo, per fare benzina. Tutti i dietologi predicano varieta' nella dieta, per cui dopo tanto pesce ci voleva una pausa di terra no? E' solo per questo che abbiamo pranzato a ravioli dolci e cannoli, riempiti al momento (i cannoli, ovviamente!!) dalla simpatica commessa di "Kose Duci". Malpensanti.
E il ghiacciolo pesca e passito della gelateria "Katia" era la frutta, certo.

Il calore della terra

GIORNO 9 - FAVARA GRANDE
Finalmente riusciamo ad ingarrare la curva e a trovare il parcheggio da cui parte il sentiero per la favara grande. Un sentiero molto bello, tra l'altro, che si inerpica in collina tra mucche e cespugli di more. Le favare sono fumarole di origine vulcanica perennemente attive. Se volete potete fare una sauna a cielo aperto.

Note alla fine del giorno 9, ovvero quanto siete infide: piccolo update sulle meduse, anche se era un po' che non facevamo incontri ravvicinati. Esiste il "ritorno di medusa" che ha potuto sperimentare il marito a circa una settimana dai morsi, che hanno fatto delle bolle come delle piccole vesciche di bruciatura e hanno ricominciato a prudere tutti insieme. Nessuno ve lo dice, ma dopo averle cosparse di ammoniaca, conviene tenerle protette dal sole. O almeno, ve lo dice il farmacista, ovviamente dopo, incredulo che voi non lo sappiate, mentre acquisti la pomata cortisonica per far passare il prurito...

Mai provato un bacio pantesco?

Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri ogni giorno il menu' e' affiancato dalle proposte del giorno. Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri il servizio e' rapido e cortese. La trattoria "La Trattoria" di Scauri nel librone delle osterie non c'è ma ci dovrebbe essere. Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri ci abbiamo mangiato tre volte e tre volte abbiamo mangiato benissimo.
Il "pesce in bellavista" che spesso troverete nel menù del giorno non e' un pesce panoramico, ma il vassoio colmo di pescato del giorno che ti propongono appena ti siedi. Perche' certi pesci hanno una cottura lunga, per cui meglio scegliere subito se vuoi un San Pietro al forno con le patate o un tonno ai ferri.
Se permettete un'opinione spassionata, nonostante io sia una che mangerebbe pasta mattino, pranzo e sera, in generale i primi piatti della Trattoria sono ottimi, ma non competono con gli antipasti di mare e i secondi. O meglio, occupano spazio nello stomaco che potrebbe essere più piacevolmente riempito :)
Certo, senza considerare i ravioli ricotta e menta, tipici di Pantelleria, e a meno che non capitiate nelle sere in cui fanno il cuscus di pesce e verdure, altra delizia pantesca, ma allora e' un'altra storia. In quel caso arrivate leggeri e affamati, ordinate il cuscus e sbafatevi il piattone che vi mettono davanti, irrorandolo generosamente di brodetto di pesce, e sentite il sapore di mare che rimane in bocca, che, alla maniera di Montalbano, vi spingerebbe a prenderne un'altra porzione se ce la fate(no, non siamo arrivati a tanto!) o a non prendere piu' nulla per non rovinare l'incanto.
Spingerebbe, se non fosse per i baci...

Piccolo consiglio: spesso i ristoranti hanno dei giorni fissi in cui cucinano un certo piatto, per cui conviene sempre informarsi e prenotare, sia il posto, sia il piatto. Ma quando un piatto dipende solo dal pescato del giorno, occorre essere pazienti, e fare la posta al menu' giornaliero della Trattoria. Perche' incrociare il loro polipo alla griglia e' un'esperienza da provare.

E infine, si', i baci di pantelleria sono dei dolci, delle sfoglie di pasta fritte a forma di fiori ripieni di ricotta. Moderatevi, anche se uno tira l'altro... burp!

Note di servizio: noi abbiamo sempre fatto dei pasti di due-tre portate (antipasto-secondo-dolce, primo e secondo, ecc) e il conto non ha mai superato i 30 euro, vino compreso (mezzo litro di bianco del contadino, da cui proviene anche l'ottimo passito che servono e che vi consiglio di provare!!)

Il mare non basta!

GIORNO 8 - MONTAGNA GRANDE
Il mare non basta, e Pantelleria, furbescamente, si adegua. Quasi al centro dell'isola sorge la Montagna Grande, il rilievo piu' alto dell'isola (circa 800m) che comunque e' tutta un saliscendi grazie a crateri spenti (kùddie) sparsi un po' ovunque. L'anno scorso, non sapendo se andare al mare o in montagna, abbiamo salomonicamente deciso di fare una settimana per uno. L'esperienza ci e' piaciuta per cui quest'anno abbiamo deciso di ripetere, solo che stavolta abbiamo ottimizzato, trovando mare e montagna nello stesso posto :)
Dopo i primi giorni passati interamente sugli scogli, abbiamo deciso che ques'isola offriva troppo da vedere per dedicarsi solo al mare, per cui le nostre giornate si sono schizofrenicamente divise tra il mare la mattina e una gita nel pomeriggio.
Il pomeriggio del giorno otto, poi, era un po' nuovolo, per cui andare al mare non tirava proprio, e cosi' abbiamo deciso di andare a vedere la montagna grande, per visitare la grotta dei briganti e ammirare il panorama: in certi punti sotto di noi si stendeva una coltre di nuvole che sembrava di essere in aereo.
Stavolta l'indicazione c'era, ma l'abbiamo equivocata, cosi' la passeggiata di un quarto d'ora per la grotta dei briganti e' divenuta una scarpinatina di quaranta minuti sotto la macchia mediterranea della montagna, prima che ci accorgessimo dell'errore commesso, ma e' stata una bellissima passeggiata comunque, se non fosse stato per un piccolo, insignificante particolare... una montagna e' una montagna, anche se e' al mare, per cui in montagna fa FREDDO. O comunque puo' fare freschino, tirare vento, ecc, specie se il tempo e' gia' variabile ai piedi della montagna.
Almeno un golfino, come ha detto anche Salvatore, il tuttofare del dammuso, quando ci ha visto tornare intirizziti, guardandoci come un padre guarda dei figli un po' testardi. Potevate anche chiedere, ha aggiunto. Effettivamente.

Note alla fine dell'ottavo giorno, ovvero altre cose da mettere in valigia: il saggio consiglio "almeno un golfino" vale per tutta l'isola, dove la sera il clima e' molto umido, specie in riva al mare. Poi ovviamente dovete ricordarvi di portarvelo dietro :)

Vola

Vola il riso nel piatto. Vola la bottiglia di plastica se e' piena per meno di meta'. Vola lo zampirone, l'asciugamano appeso e la ciabatta. Vola il tovagliolo, l'origano da sopra il pomodoro. Non vola, ma si agita la bottiglia (in vetro) di Bianco del Barone che ti sei appena scolato.

A Pantelleria e' tornato il vento e la sua fama non era per niente esagerata.

E mo' basta pero'!

GIORNO 7 - MUEGGEN
Senta lei, piccola isola nera dispersa nel mediterraneo, non si puo' fare cosi'. Capisco che i suoi 84 km quadrati non siano pochi, ma racchiudere tante bellezze non le sembra un po' sfacciato? Perche' non puo' essere che uno sbaglia una svolta e si ritrova in un'altra isola. Cambia il paesaggio, cambia la luce, e la bellezza di cio' che vedi ti colpisce al cuore, quasi dolorosamente. Quando uno pensa di averti piu' o meno capita, ecco che sorprendi lo spettatore con panorami nuovi e sempre diversi.
Il pomeriggio del giorno 7 volevamo andare a visitare la Favara Grande, ma abbiamo saltato una svolata, complice un cartello mancante e il cervello in pappa per lo scirocco, e ci siamo ritrovati nella valle del Mueggen, una zona verdissima a Sud-Est dell'isola, ai piedi della montagna grande, deifinita dai panteschi stessi "L'isola nell'isola". Qui i vigneti sono piu' numerosi che altrove, conferendo al paesaggio tonalita' di verde molto piu' cariche che altrove, quantunque l'isola sia quasi ovunque coltivata. Il mare si vede a tratti, perche' dal lato della costa si alza un costone di roccia che forse era il bordo di un cratere, per cui in certi momenti sembra di stare tra le colline in Toscana o in Umbria, se non fosse per le viti che crescono bassissime. Le uniche costruzioni sono dammusi dall'aria molto vissuta e qualche serra, aumentando la sensazione di essere lontani da tutto e da tutti.
Non abbiamo capito se Mueggen e' solo la zona o anche un paesino che, per quanto girassimo, non siamo riusciti a trovare, ma ad un certo punto non importa piu', vuoi solo una scusa per perderti in questo mare verde. Secondo me, è l'isola stessa che sposta i cartelli :)

Guide turistiche

Dire che eravamo partiti per Pantelleria del tutto impreparati è un po' esagerato. Ci eravamo infatti ricordati di consultare la nostra guida turistica preferita, ovvero il volume "Osteria d'Italia - Sussidiario del mangiarbere all'italiana, Ed. 2006 - Slow Food Editore", graditissimo regalo di una mai abbastanza benedetta amica, che ci consigliava ben tre ristoranti da provare in giro per l'isola. Abbiamo cominciato dall'agriturismo Zinedi, situato proprio sotto l'aeroporto di Pantelleria, "su un costone che domina il faro di Punta Spadillo" recita la guida.
All'agriturismo Zinedi una trentina di fortunati possono anche pernottare nei miniappartamenti o camere doppie (trancuilli, l'aeroporto di notte e' silenziosissimo) mentre per tutti gli altri il ristorante si apre al pubblico ogni sera, offrendo un menù a prezzo fisso (20 euro... invariato dal 2006!! Quasi un record) con una limitata scelta di piatti che variano secondo la giornata (mercoledi' ravioli, giovedi' cuscus di pesce, ma telefonate sempre per conferma) e secondo il pescato. Noi, ovviamente, non ci siamo informati a sufficienza e non siamo andati nè di mercoledì nè di giovedì, ma abbiamo mangiato bene lo stesso :D
Avendo la guida ormai tre anni, ovviamente qualche cambiamento va messo in conto, e infatti l'antipasto a buffet è stato sostituito con un antipasto fisso al piatto (con delle tartine al patè di capperi così buone che le ha mangiate anche il marito odia-capperi) e, ahimè, pare abbia chiuso il caseificio annesso, per cui niente tumma, formaggio fresco tipico di Pantelleria, (anche dal sito si evincerebbe il contrario...bo) ma delle ottime verdure grigliate di loro produzione.
Come primi abbiamo assaggiato gli spaghetti con il profumatissimo ammogghiu o pesto pantesco e con gamberi e pomodorini. Per secondo ci siamo fatti tentare invece da un fritto misto di gamberi e calamari e dai gamberoni alla brace. Tutto e' stato innaffiato dal loro bianco di zibibbo (mai provato un vino bianco dolce e secco allo stesso tempo, buonissimo) che con i suoi 13,5 gradi ben ha preparato il terreno per il bicchierino (non tanto "ino") di passito che ha chiuso il pasto... e di cui ci siamo subito comprati una bottiglia tanto era buono.

Note di servizio: l'agriturismo non accetta carte di credito, e anche con i contanti a volte il resto pare un problema. Portare "gli spicci", che è meglio, tanto non potete sbagliare: 20 euro a testa (vino compreso) e passa la paura!

Figlia dei venti

GIORNO 6 - GITA IN BARCA
Pantelleria e' vanitosa, e come qualunque donna vanitosa, si fa guardare e si fa desiderare. Non tutto e' visibile via terra, il giro in barca non e' solo una piacevole gita, ma l'unico modo per vedere alcune delle bellezze di quest'isola.
Che il giro dell'isola in barca sia dunque piuttosto popolare, lo potrete sicuramente intuire dal numero di gommoni, gozzi, motoscafi e motoscafini che si offrono ai villeggianti sul lungomare di Pantelleria. E questa e' anche la ragione per cui le azzurre e trasparenti acque di Pantelleria in alcuni punti si colorano di riflessi iridati grazie al sottile strato di olio motore che galleggia o per cui potra' capitarvi che la vostra quiete di bagnante sia interrotta dall'arrivo di 30-40 persone su un barcone che non sempre rispetta le distanze regolamentari dalla costa.
Si', siamo degli ecologisti un po' sui generis, rompiballe e un tantino snob, ma a noi l'idea del giro in gozzo o in gommone non attirava piu' di tanto.
Ma per quanto possa sembrare strano, sull'isola detta figlia dei venti, che i Fenici usavano come porto sicuro quando scorrazzavano per tutto il mediterraneo, pare sia complicatissimo riuscire a trovare qualcuno che ti faccia fare il giro in barca a vela. Pare non ci sia mercato: costa un po' in piu' perche' in barca a vela entra meno gente, qualcuno si spaventa quando la barca prende il vento e si inclina, e non ci sono spettacolini a bordo. Detta come va detta, pare che solo Livio, al momento, offra questo servizio.
Livio e' un ragazzo simpatico, appassionato di mare, di vela e della sua isola. Scherza sul fatto che i suoi compaesani lo dicano un po' matto, per il fatto che vivrebbe sembre sulla sua dodici metri, per la quale ha rinunciato alla macchina e quasi alla casa.
Se siete fortunati e lo trovate in zona, ovvero non ha fatto vela per la Tunisia o la Sicilia perche' cosi' gli girava, vi portera' volentieri in giro per l'isola.
Livio fa questo lavoro da poco, per cui gli si perdona qualche ingenuita', come la barca non perfettamente in ordine (dal punto di vista estetico, non della sicurezza!!) o se si dimentica di indicarvi qualche punto dell'isola; ma vi assicuro che ammirare i basalti che si tuffano a mare con il solo rumore del vento anziche' il pot-pot del motore vale tutta la spesa.
Certo, il giro a vela impone delle limitazioni: un numero massimo e un numero minimo di persone, non ci si stende a prendere il sole, e si ha una velocita' di crociera piu' bassa per cui si potranno fare meno soste per il bagno. Noi ne abbiamo fatte due, una alla grotta delle sirene e una a Nica', dove, vicino alla costa, in una grotta molto alta e poco profonda, vi sono delle sorgente termali sottomarine, per cui capita di passare, nuotando, dall'acqua fredda del mare all'acqua caldissima delle sorgenti. Pare faccia bene alla circolazione, non saprei, ma vi assicuro che e' un bagno da non perdere, e via mare si raggiunge molto piu' facilmente che via terra.
Grazie Livio, se non c'eri tu e la tua piccola follia, non ci saremmo goduti appieno questa piccola figlia dei venti. E grazie anche ai nostri simpatici compagni di viaggio, oltre che vicini di casa, che ahimè non siamo riusciti a salutare prima che partissero.

Note alla fine del giorno 6 ovvero oltre che vanitosa sei anche parecchio spiritosa: ovviamente, il giro in barca a vela non potevamo non farlo in uno dei tre giorni di bonaccia che ci sono all'anno a Pantelleria!! Meno male che ci sono i venti termici :)

Sciroccati

Che qualcosa non vada te ne accorgi subito. Sei in riva al mare, ma per la prima volta non basta a tenerti fresco. Il respiro si fa difficoltoso, come se l'aria fosse piu' densa. Non riesci piu' a stare rannicchiato sugli scogli, devi stenderti, per espandere i polmoni. Gli scogli intorno sono bellissimi, lunari. La testa e il cuore vorrebbero andare a fare una passeggiata, ma lo stomaco te lo sconsiglia vivamente. In altre circostanze staresti gia' andando su e giu' per gli scogli ma oggi no, oggi i muscoli si rifiutano categoricamente di muoversi oltre lo stretto necessario.
Bevi tutta l'acqua che ti sei portato. Mangi tutta la frutta. Il tuo corpo stesso ti chiede idratazione e sali minerali. Ti bagni la testa, ma ancora non basta. Cerchi l'ombra per la prima volta in una settimana, fortuna che gli scogli formano una parete che rimane ombreggiata.
La salita verso il motorino e' stranamente faticosa, e non lo e' mai stata. Pensi che sulla terrazza del dammuso si stara' meglio, sotto il fresco del cannucciato. Ma anche qui c'e' qualcosa che non va. Il vento soffia ma non rinfresca. Gli insetti sembrano impazziti, girano in tondo, bassi, intorno alle piante, senza trovare pace. Tu ci metti una vita a fare alcunche', cerchi di apparecchiare la tavola ma dimentichi sempre qualcosa. Entri ed esci un milione di volte, aumentando con il movimento la sensazione di caldo. Il cervello sembra inceppato.
Poi improvvisamente osservi le tende, che vengono sbattute dal vento in direzione contraria rispetto al giorno prima, e capisci. Capisci che e' arrivato. Non e' la prima volta che lo incontri, ma in continente arriva un po' attenuato, anche se anche li' e' capace di mandare il cervello in pappa. Capisci le leggende ed i racconti. Ed anche se i panteschi dicono che non e' proprio quello vero, perche' quello vero veramente non fa respirare e porta le temperature sopra i 35, il vento di scirocco quasi fresco che e' arrivato e' bastato ad abbatterci lunghi distesi sui muretti a calce della terrazza, in attesa che passi.

mercoledì 15 luglio 2009

Ne avevamo solo sentito parlare...

GIORNO 7 - Punta Tre Pietre

Venendo da Scauri, percorrendo in direzione Pantelleria la strada perimetrale che costeggia tutta l'isola, subito dopo il "villaggio tre pietre" si trova uno spiazzetto dove potrete lasciare il motorino. Cercando poi di indovinare il sentiero, attraverserete un paesaggio lunare di rocce nere come carbonella, a buchi come il formaggio e piuttosto taglienti, ma niente paura.
Verso il mare le rocce si arrotondano, si appiattiscono e offrono una bella discesa a mare, ricca di gradoni naturali, calette, lagune.
E fu li' che, infine, facemmo la sua conoscenza.

Non solo mare

GIORNO 5 - Faretto di Scauri e Grotta del Bagno Asciutto

Rotti ormai gli indugi, la mattina la passiamo a mare al faretto. Il pomeriggio decidiamo che e' il momento di esplorare le meraviglie naturalistiche dell'isola per cui ci dirigiamo verso la grotta del bagno asciutto, una delle manifestazioni piu' note del vulcanesimo secondario dell'isola. Si lascia il motorino al parcheggio predisposto e dopo dieci minuti di camminata per i boschi si arriva ad una grotta piuttosto buia, in cui alcuni blocchetti di cemento fanno da sgabelli. E pensare, di nuovo, che c'e' gente che paga per fa le saune: in questa grotta le rocce della volta sono perennemente bollenti (occhio alle manine curiose!!), per cui l'umidita' naturale della grotta si fa sauna... ma stateci poco se non volete rischiare il collasso!!
Note alla fine del quinto giorno ovvero pane e volpe la mattina: ma perche' ci abbiamo messo ben cinque giorni a scoprire che il mare piu' bello e' quello sotto casa??

Gira che ti rigira...

GIORNO 4 - ARCO DELL'ELEFANTE
Capita che una conformazione naturale delle rocce prenda un forma riconoscibile, anche di solito per vederla occorre mettersi nell'angolazione giusta, con la lucec giusta, ecc. L'arco dell'elefante si riconoscerebbe anche se non vi dicessero che si chiama cosi'. Si trova sul lato est dell'isola e sotto c'e' una comoda caletta dove fare il bagno cui si arriva comodamente in motorino.
Certo si farebbe il bagno se non ci fossero, indovinate un po', sempre loro. Le meduse. Stessa cosa per le vicinE Cala Levante e Cala Tramontana, che oltretutto sono praticamente dentro ad una contrada per cui sono molto riparate dal vento (leggi: non tira un filo d'aria e quando non puoi fare il bagno inizi a sentire che qui il sole picchia...) ed inevitabilmente non pulitissime.
Qualche barlume di buonsenso che ancora ci e' rimasto ci suggerisce che forse non e' il caso di fare sempre l'intera giornata fuori casa, per cui consumiamo i panini nella nostra bellissima terrazza e finalmente, nel pomeriggio, decidiamo di dare una possibilita' al mare sotto casa.
Indovinate un po'? Al faretto di Scauri si arriva comodamente, e' molto bello e... non ci sono le meduse!!!!!!!!!!!!
Note alla fine del giorno 4 ovvero legge della Macumba: il retino e' un accessorio assolutamente indispensabile. L'abbiamo comprato, non l'abbiamo mai usato, ma da quando ce l'abbiamo non abbiamo incontrato piu' nemmeno una medusa :)