mercoledì 24 dicembre 2008

Alla prossima!

Ho provato a far finta di niente, ho provato a dire che avrei da fare, ho provato a dire di essere a dieta (questa proprio non reggerebbe mai!!), ho provato a dire che sarei un po' stanchina, ho provato a dire che non ho voglia di fare la valigia.
Non ce l'ho fatta. I patri lidi mi reclamano, per cui per un po' sarò lontana da connessioni e computer.
Buon Natale e Scoppiettante Anno Nuovo a tutti quelli che passeranno di qua in mia assenza, ci si ribecca l'anno prossimo, con le cronache di menù dissociati, parenti esauriti e altre amenità.
Ciao!

lunedì 15 dicembre 2008

Chi me lo diceva a me...


...che diventavo un'esperta di radicchi!! Be', esperta è una parola grossa, diciamo che, causa forza maggiore (un'invasione di radicchi nel frigo) e grazie al prezioso aiuto delle amiche, bloggers e non, e dei loro preziosi consigli, riusciamo a non mangiare proprio sempre sempre radicchio all'insalata :)
Alla ricerca dell'ennesimo modo di ingannare tutte le papille gustative di casa che proprio non ne potevano più, ho deciso che ci voleva qualcosa di sfizioso. Non so voi, ma cercare di seguire le stagioni in tavola, comporta un po' monotonia degli ingredienti, per cui, purtroppo, mi toccherà passare tanto tanto tempo a ricercare nuove ricette sfiziose... mi sentite taaaaaaaanto dispiaciuta, vero?? :P


CROISSANT SALATI AL RADICCHIO VARIEGATO DI CASTELFRANCO

Qualche foglia di radicchio variegato di castelfranco
Pinoli o noci del brasile (del commercio equo)
Ricotta stagionata
Olio Evo
Sale
Un disco di pasta sfoglia

Per togliere un po' di amaro al radicchio potete usare il preziosissimo consiglio di Viviana: tenere in ammolllo per qualche ora in acqua fredda il radicchio, fare un'incisione a croce nel torsolo e lasciare scolare poggiandolo proprio sul torsolo come base (funziona davvero!! Grazie mille!! Viviana Santa Subito!! :)
Tritare il radicchio con un po' d'olio e le noci (o pinoli) in modo da ottenere un composto non troppo fluido.
Stendere il composto in maniera omogenea sul disco di pasta, lasciando il centro libero. Lo strato di composto di radicchio non deve essere troppo spesso, altrimenti i croissant non si arrotoleranno facilmente, 2-3 millimetri bastano. Spolverare di ricotta grattugiata sui fori larghi della grattugia. Tagliare il disco in 16 spicchi e arrotolarli delicatamente partendo dal bordo esterno. Foderare la piastra del forno con carta forno e adagiare i rotolini lasciandoli un po' distanziati. Infornare (forno preriscaldato) a 180°C per circa 30 minuti, finchè siano ben gonfi e dorati.


E visto che ce l'ho fatta a pubblicarla in tempo, con questa ricetta partecipo alla raccolta "Sfizi in Tavola" di Daniela!!

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Update!! Son venuti così carini che quasi quasi... li porto anche a un buffet!!

domenica 7 dicembre 2008

Quo vadis, baby?


Ce ne voleva, a non farmi rimpiangere la fine della prima serie di Dexter. E invece venerdì sera ho avuto una piacevole sorpresa. Ho amato molto il film omonimo, anche se non sono ancora riuscita a leggere il libro, ma sinceramente non sapevo che ne avessero tratto una miniserie.
Effettivamente, Bologna è la città perfetta per questo noir al contempo romantico e disincantato. Da subito, di questa mia ultima città adottiva, mi è piaciuta l'atmosfera sognante e concreta, come se strane presenze convivessero con piacere con la gente che si affretta lungo i portici. Ora che ci penso, quando sono arrivata a Bologna la prima volta, mi è sembrata subito familiare, conosciuta. E' un po' come l'impressione che si ha quando si va negli USA dopo essere cresciuti a pane&cinema, ovunque ti giri vedi un set cinematografico. Bologna mi era già entrata dentro con tanti fumetti e film. Poi finalmente sono riuscita a conoscerla di persona.
La miniserie "Quo vadis, baby?" è un bel prodotto nostrano, ce ne fossero. Ed è stato divertente riconoscere luoghi da adesso veramente familiari.Nonostante qualche ingenuità nella sceneggiatura (ma si sa, i polizieschi son fatti apposta per far sentire lo spettatore più intelligente del detective...) la recitazione era convincente e la regia curata. Abbastanza per farmi superare l'assefuazione ai ritmi preconfezionati delle fiction americane.
Se il venerdì sera, come me, vi sciogliete su divano tentando di recuperare le forze per le "fatiche" del week-end, dateci un'occhiata, se riuscite a resistere fino alla tarda ora di trasmissione (le 23... O_O) e riuscite a glissare sull'ennesima americanata proposta in prima serata.

mercoledì 3 dicembre 2008

Ma quanti me ne sono persi nella vita?!?


Non so se questa è la scoperta dell'acqua calda o l'uovo di colombo. La mia cucina si potrebbe riassumere in tre parole: sopravvivenza, sperimentazione e nostalgia.
Sopravvivenza, perchè più o meno si mangia ogni giorno e allora, per non mettere a tavola sempre le stesse cose cucinate sempre nello stesso modo, cerco ricette e abbinamenti estrosi. Mi stufo rapidamente, per cui come i bambini, ho bisogno di giochi sempre nuovi. Ma devono essere anche robe semplici, il tempo è quello che è, e ad una cert'ora in casa vorrebbero andare in tavola.
Sperimentazione. Quando ho un po' più di tempo a disposizione, allora si sperimenta. A volte provo una ricetta solo per vedere se funziona, o perchè il procedimento è divertente. Magari alla fine neanche assaggio quello che ho cucinato, come spesso succede per la pastiera. Mi stufo rapidamente, per cui come i bambini, ho bisogno di giochi sempre nuovi...
Nostalgia. Vi sono ricette che ricreano sapori cui sono legata, e che non posso ritrovare se non preparandomele in casa. Le chiacchiere con la ricetta della nonna. La lasagna alla napoletana. I friarielli. La parmigiana di melenzane.
Dato l'approccio ludico-pragmatico alla cucina, i giochi devono valere la proverbiale candela, per cui spesso mi lascio scoraggiare dalla fatica richiesta per alcune preparazioni (sì, sono anche pigra!!!).
In questa ultima lista ho da sempre annoverato i friggitelli, i peperoncini piccoli e sottili da fare fritti e ripassare in padella con il sugo di pomodorini. Li facevo una volta l'anno, se andava bene. Non ho problemi a friggere, ma chiunque abbia avuto a che fare con questi ortaggi sa che sono dispettosi e indisciplinati. Che mentre le melenzane a dadini per la caponata o le zucchine a rondelle per la scapece se ne stanno disciplinatamente nell'olio a fare il loro dovere di friggendi, i frigittelli sempbrano folletti dispettosi, tanto si rigirano, schizzano e ogni tanto scoppiettano allegramente, sputando olio bollente ovunque.
Probabilmente sono io che non sono capace, ma ogni sessione di friggitelli prevedeva tre giorni per ripulire la cucina...
Quindi, quando il mio ormai stra-lodato pusher di vegetali quest'estate mi ha riempito di friggitelli verdi e rossi, bellissimi e profumatissimi, sono stata fortemente tentata di ridarglieli, magari barattandoli per un'altra lattuga. Ma poi l'orgoglio partenopeo ha preso il sopravvento e mi son detta che una volta all'anno posso anche concedermeli. Il risultato della sessione di frittura non è stato diverso dalle altre volte (fortuna che almeno son venuti buoni!).
Confesso la mia ignoranza, ma proprio non sapevo come altro affrontarli questi dispettosi folletti dell'orto, nel senso che non conoscevo altre ricette che richiedessero una gran quantità di friggitelli. Qualcuno lo usavo nelle insalate. Qualcuno nelle minestre e nei sughi. Gli altri li barattavo con la lattuga ;)
Poi un post di Ciboulette mi ha ispirato, e mi son detta che come lei aveva trovato un barbatrucco per palare i peperoni, ci doveva essere un altro modo di addomesticare i folletti, ed eccola lì la soluzione, proprio davanti al naso: perchè non provare a infornarli?


PEPERONCINI FORNARELLI DEL RIMPIANTO

1 kg di peperoncini friggitelli
Olio evo
Sale

Riscaldare il forno a 180°C.
Lavare i peperoncini senza togliere i piccioli, così non si riempono d'acqua. Tagliare via il picciolo, da quelli più grandi levare anche i semi. Oliare leggermente una pirofila in cui i peperoncini possano stare quasi in uno strato solo (tanto cuocendosi si restringono) e oliarli leggermente in superficie. Rigirarli un po' per ditribuire l'olio. Cuocere per circa 30 minuti, rigirandoli ogni tanto, finchè non saranno cotti e ben coloriti. Salare.



Non li abbiamo rigirati nel pomodoro perchè ce li siamo mangiati tutti prima...
Purtroppo questa ricetta l'ho scoperta tardi, e ho subito pensato con rimpianto ai folletti rifiutati durante tutta l'estate ed ora in cassetta è ormai tempo di cavoli... sarà per l'estate prossima!!

martedì 2 dicembre 2008

La scienza in cucina...

...e la cuoca curiosa. Cominciamo con un indovinello: che differenza c'è tra le due foglie di cavolo nero nelle due foto qui sotto?


Mentre ci pensate, potete passare il tempo esplorando le meravigliose proprietà scientifiche del cavolo cappuccio rosso, visto che devo ancora capire bene quali siano quelle culinarie...
Probabilmente sapete già di cosa sto parlando, ma io dovevo assolutamente vedere se era vero. Ho quindi bollito delle foglie di cavolo rosso finchè l'acqua è diventata bella scura. Ho suddiviso poi il liquido in quattro coppettine:


Poi ho versato qualche goccia di limone in una delle coppettine, qualche goccia di aceto in un'altra e una soluzione di bicarbonato in una terza e, magia delle magie:



Urca ma allora è vero! Perdonate l'entusiasmo, nessuna magia, il cavolo rosso contiene delle sostanze indicatrici di ph, come le cartine di tornasole. Al contatto con sostanze acide (limone, aceto, me in certi giorni...) diventano rosse, mentre con le sostanze basiche diventano verdi (coppetta in alto a sinistra, purtroppo non si è colorata bene come le altre...). Peccato che il liquido ottenuto puzzi così tanto di cavolo, altrimenti si potrebbe usare come colorante naturale :P
Per questo e altri esperimenti divertenti vi consiglio il sito Fun Science, che ho scoperto l'altro giorno navigando in cerca di ricette con il cavolo rosso e in attesa che fosse pronta la foglia di cavolo nero di cui all'indovinello... vabbè, ecco la soluzione:


Una delle due foglie fa SCRUNCH!!
E' da qualche tempo che sui foodblogs di lingua inglese spopola la ricetta dei "Kale Chips", un must degli stuzzichini salutisti, che si potrebbe tradurre come "Salatini di Cavolo", se non fosse per il solito problema di che cavolo di cavolo è il Kale!! Wiki me lo traduce come "Cavolo verde" di cui non ho mai sentito parlare, ma intanto mi era proprio venuta la curiosità di provare a farli, questi salatini così curiosi. Guardando un po' le foto e andando un po' a senso, ho eseguito la ricetta con il cavolo nero... incredibile, fanno davvero SCRUNCH!


SALATINI DI CAVOLO NERO

Foglie di cavolo nero
Sale

Accendete il forno a 180°C. Scegliete le foglie di cavolo più corpose, lavatele ed asciugatele bene. L'asciugatura è fondamentale, altrimenti poi non diventano croccanti. Tagliatele a pezzi il più possibile uniformi, lasciando intere le foglie più piccole. Rivestite la piastra del forno con carta forno (o con il praticissimo foglio di silicone!!) e stendete le foglie in un solo strato. Salate e infornate. Lasciate cuocere 7 minuti, facendo attenzione che non brucino. Voltate le foglie e tornate ad infornare per almeno 3 minuti.

Qualche nota: i tempi di cottura dipendono molto dal forno e dal grado di cottura desiderato, ad esempio io non sempre le volto ma le lascio dentro una decina di minuti in tutto. Il cavolo nero ha una costola abbastanza dura che rimane piuttosto al dente, a me piace, ma se non è gradita si può eliminare prima di cuocere le foglie. Dicono di lasciarle raffreddare. E' vero, credo siano buone anche fredde, ma da me spariscono appena uscite dal forno!!

Metti una sera d'autunno...


Metti una sera d'autunno. Metti che hai ricevuto da un mai troppo benedetto amico un sacchettone di castagne da lui stesso raccolte. Metti che le hai fatte arrostite. Metti che ne hai mangiate fino a scoppiare, scottandoti le mani mentre cerchi sbucciarle per mangiarle ancora calde. Metti che nessuno in casa riesce a mandarne giù un altra, pena l'esplosione immediata dello stomaco. Metti che ti avanzano quella decina di castagne arrostite che ormai son diventate fredde e dure come il marmo. Metti che le sbucci e le metti da parte in dispensa, combattendo con chi vuole buttarle via perchè ormai, così come sono, sono immangiabili. Metti che ti ricordi di aver letto una ricetta che fa proprio al caso tuo. Metti che la ritrovi, ringraziando gli dei telematici o chi per essi ha inventato i foodblog. Metti che accetti anche il consiglio della pancetta arrostita. Metti che fai un pranzo da re probabilmente irripetibile. Viva l'autunno, gli amici e i foodblog.


RISOTTO ALLE CASTAGNE FOSSILI, SCAMORZA E PANCETTA

Ingredienti per 2 porzioni

120 g di riso
10-15 caldarroste
50 g di scamorza affumicata
Qualche fetta di pancetta tagliata a listarelle
brodo vegetale
scalogno
olio evo
burro
sale
rosmarino
vino bianco

Far bollire qualche minuto le castagne nel brodo per ammorbidirle un po'.
Affettare sottilmente lo scalogno e farlo appassire in una padella con poco olio evo e un rametto di rosmarino, aggiungere il riso e farlo tostare (ovvero ripassatelo nell'olio per qualche minuto), quindi bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciare sfumare.
Cominciare a bagnare con il brodo (avendo cura di pescare le castagne) di tanto in tanto fino a portare il riso a cottura. Nel frattempo, far dorare la pancetta in un padellino antiaderente.
Raggiunta la cottura versare nel riso la scamorza tagliata a tocchetti un'abbondante grattuggiata di parmigiano ed un tocchetto di burro e mantecare. Servire decorando con la pancetta.

domenica 30 novembre 2008

Lo Zio Massimo...

...storcerebbe il naso davanti a quella che più che una ricetta è un Barbatrucco. Lo zio Massimo è quello zio che quando si mette ai fornelli, puoi star sicuro che ti lecchi i baffi. Se lo zio Massimo ti dice che domenica fa la Genovese, tu disdici impegni, non senti ragioni, potesse cascare il mondo tu domenica sei a pranzo con tutta la famiglia da Zio Massimo!
La Genovese di Zio Massimo è, come avrete intuito, formidabile. Per chi non lo sapesse, si tratta di un ragù dove il pomodoro lascia il posto alle cipolle, taaaaaaaaaante cipolle, affettate sottilmente e lasciate cuocere a lungo a fuoco lento fino a disfarsi. Per maggiori informazioni, la ricetta del sito Gennarino è molto chiara.
La genovese è un piatto impegnativo, e io sono una disorganizzata cronica, per cui per ora non mi sono mai riuscita a ritagliare la giornata necessaria per realizzarla, e adesso che ho cambiato città, lo zio Massimo non lo vedo più tanto spesso.
E così, per ovviare a una struggente voglia di genovese, per dare una degna fine al sugo delle salsicce, e ispirata da qualcosa che avevo letto qua e là in altri foodblog, è nata la... genovese frettolosa!! Avevo pensato di non postarla questa ricetta, tanto è semplice, ma poi Cipolla ha chiamato a raccolta, e quindi che cipolla sia!!


LA GENOVESE FRETTOLOSA

1 cipolla a testa
Sugo di carne avanzato (tipo fondo di arrosto, sugo di salsiccia...)

Affettare sottilmente le cipolle e metterle a cuocere a fuoco lento nel sugo di carne, eventualmente aggiungendo qualche erbetta o spezia a seconda del sugo. Secondo me alloro e rosmarino vanno benissimo per le carni rosse e il maiale. Con il sugo di pollo non ci ho ancora provato ma forse ci va qualcosa di piccante, magari un po' di paprika. Quando le cipolle si saranno ammorbidite, schiacchiatele un po' con un cucchiaio di legno. Regolate di sale e pepe. Usate il sugo per condire la pasta.



Con tante scuse allo Zio Massimo...

Si fa presto a dire Cavolo...

...ma vien subito da rispondere CHE cavolodicavolo intendi?!?
No, non ho abusato di funghi di dubbia provenienza e il rum per il babbà è tutto al suo posto. E' solo che quando trovo una ricetta che laconicamente richiede, tra gli ingredienti, un cavolo, io non so che pesc...ahem cavolo pigliare (letteralmente...).
Insomma, c'è Brassica oleracea e Brassica oleracea, stiamo parlando della variante "capitata", "sabauda" o "acephala", "gemmifera", o... insomma un po' di precisione!
Nell'attesa che qualcuno più esperto di me mi illumini sulla vexata quaestio, io se leggo "cavolo" decido che posso usare... il cavolo che mi pare :D
Ultimamente, la settimanale cassetta del mio pusher di verdure contiene sempre qualche bel cavolo di vario tipo. Questa settimana è il turno del cavolo cappuccio rosso (Brassica oleracea L. var. capitata var. rubra, giusto per essere precisi :P).
Persnalmente, amo molto il cavolo cappuccio bianco, soprattutto crudo all'insalata, ma anche saltato in padella, magari con la salsa di soia. Il fratello rosso, invece, ancora non l'ho capito bene. Mi piace crudo, ha un sapore un po' più forte, ma in inverno non amo molto le verdure crude. Tutte le ricette che ho trovato per cucinarlo come contorno, consigliano una lunga (quasi 1 ora!) cottura a fuoco lento, ma così assume una consistenza e un gusto un po' strani, che non mi convinconp.
Così, una sera che ci voleva proprio una zuppa, dal mio librino magico di zuppe e affini (regalatomi da una mai abbastanza ringraziata amica, chissà se mi leggerà mai, GRAZIE MICAELA!!), da questo librino dicevamo, esce una ricetta con il famoso cavolo non meglio identificato...


ZUPPA DI CAVOLI E CARNE AL FINOCCHIO

1 cavolo grande (...in questo caso, un cavolo cappuccio rosso!)
400 gr di macinato di manzo
4 finocchi
1 l di brodo di carne (o acqua)
Olio evo
Sale

Pulite il cavolo togliendo anche il torsolo (di solito lo divido il quattro, che poi è più semplice eliminare il torsolo) e tagliatelo a dadini. Mettete il cavolo e il macinato in una pentola di coccio, coprite con acqua fredda, salate e fate bollire.
Lasciare andare a coperchio chiuso finchè la carne risulti cotta. Intanto pulite e tagliate in ottavi i finocchi e cucinateli per 30 minuti circa nel brodo di carne o in acqua. Se non vi piace "l'acqua di cavolo", scolate carne e cavolo, e unite il brodo con i finocchi, aggiungendo, se necessario, altro brodo. Io ho solo tolto un po' di liquido del cavolo per non farla troppo acquosa. Fate andare per 10 minuti e servite con un filo d'olio crudo.


In questa ricetta il cavolo viene cotto abbastanza a lungo, il che potrebbe contraddire quanto scritto prima. A parte che la coerenza non è una delle mie migliori doti, devo dire che il cavolo in zuppa l'ho apprezzato di più che il padella. E' uscita una zuppetta interessante e gradevole, il contrasto dei due sapori mi ha persino fatto mangiare i finocchi che di solito mi disgustano. La ricetta originale prevedeva la carne a dadini ed effettivamente forse ci sarebbe stato meglio, ma il mio freezer mi ha consegnato solo del macinato :)

Questa ricetta partecipa alla raccolta "Ecchecavolo!!!" di Antonella! Buoni cavoli a tutti!!

mercoledì 26 novembre 2008

Se lo sapesse la mamma...

...che la blogosfera è riuscita dove lei ha fallito! Incipit troppo drammatico per un post di cucina? Probabile.
Fatto sta che, come ho raccontato altrove, adesso ho un personale pusher di verdure che ogni settimana mi consegna una cassettina di verdure dell'orto e insomma, quel che c'è, c'è e bisogna in qualche modo cucinarlo.
E quindi da qualche settimana ho una periodica invasione di radicchi nel frigo, verdura che io ho sempre accuratamente evitato per i primi 34 anni di terrena esistenza, in quanto la trovavo troppo amara per i miei gusti, con grande disperazione della mamma perchè non mangiavo abbastanza verdure!
Dunque che fare con tutti questi radicchi (di cui vedete un bell'esemplare in foto)? Be' l'assidua frequenza di blog gastronomici qualche trucchetto me l'ha insegnato e così ho pensato di stemperare il radicchio con qualcosa di dolce, è così è nata una zuppetta niente male per questo inizio di inverno. Non voglio farmi i complimenti da sola, ma non ho foto della zuppa perchè ce la siamo sbafata troppo in fretta!!


LA ZUPPA ALL'EQUILIBRIO
Ingredienti:
Orzo cotto un po' al dente
Mezza zucca a dadini
Un radicchio variegato di castelfranco tagliato a striscioline
Grasso di prosciutto o pancetta
Brodo
Olio EVO
Sale, pepe

Far rosolare il grasso in una pentola capiente con un cucchiaio d'olio, aggiungere il radicchio e far saltare su fiamma media per qualche minuto, aggiungere la zucca e coprire con il brodo. Portare a ebollizione e lasciar cuocere finchè la zucca non si è ammorbidita. Aggiungere l'orzo e eventualmente altro brodo e portare a cottura, aggiustando di sale.


Comunicazione di servizio: l'orzo l'ho cotto in pentola a pressione mentre cucinavo il resto, e qui la sturmzuppen si è vendicata delle cattiverie di un precedente post. Evidentemente avevo messo poca acqua perchè la valvola si è aperta all'improvviso, sputazzando vapore orzoso per tutta (tutta!!) la cucina... abbondate sempre con il liquido, al limite toglietelo dopo!!

Questa ricetta partecipa alla raccolta di zuppe di Cristina!

Sky's the limit...

Una volta un amico straniero mi ha chiesto, piuttosto basito, se noi italiani avessimo altri argomenti di conversazione a parte il cibo. Era, ovviamente, una battuta, ma è pur vero che a volte il nostro sport nazionale sembra essere "mangiare parlando di mangiare". Non so se capita anche a voi, di stare al ristorante, gustarsi con gioia le prelibatezze servite, e intanto discutere della prossima tappa mangereccia, o di dire una sera dobbiamo andare a provare anche quall'altro locale, o di chiedere alla parona di casa tutte le ricette di ciò che porta in tavola. Perchè il cibo è creatività, condivisione, convivialità. Poi hanno inventato internet e il limite non è stato più il vicino a tavola o la zia per telefono, ma le chiacchiere di cucina hanno cominciato ad espandersi, le cucine si son fatte più larghe, lunghe e accoglienti. Scommetto che se atterrasse un alieno in Italia, la prima domanda che gli faremmo sarebbe "che si mangia dalle tue parti?"
E.T. a parte, la blogosfera mangereccia sta diventando sempre più grande e sempre più interessante, e mi dispiace di non riuscire a seguire sempre tutti. E così, meno male che ogni tanto qualcuno si fa venire una bella idea e si rimbocca le maniche!!
Ho visto il banner di "Blog di Cucina" da qualche amica e mi ha incuriosito. Non è il solito aggregatore (che comunque ben vengano!) ma una vera e propria tavola rotonda, un aggregatore commentanto insomma, con tantissime iniziative, rubriche e curiosità. Una bella bussola in questo universo in espansione, in attesa delle ricette d'oltrespazio ;)

Intermezzo

Ma che avrà voluto dì?!?

mercoledì 29 ottobre 2008

Sarà forse la strega che è in me....

...o sarà che da bambina ho abitato per un po' in Inghilterra dove questa festa è molto sentita; o sarà che sono cresciuta a pane e peanuts per cui in quella notte spero sempre di incontrare il Grande Cocomero o almeno Linus; sarà che se non ci fosse saremmo pieni di palle di natale già ad agosto; saranno un po' tutte queste cose, ma io, alla festa di Halloween, ci tengo! Questo è uno dei pochi temi su cui mi trovo in disaccordo con i miei beniamini di Caterpillar, spero non se ne abbiamo male. Certo è anche vero che, essendo una festa importata (importata? a quanto mi risulta è nata in Irlanda, è una festa di origine celtica, è stata poi esportata in America e poi è tornata in Europa...ha fatto il giro largo, come me ;P), essendo una festa importata, dicevamo, viene in Italia interpretata secondo le nostre tradizioni. Non ci trovo niente di male, le contaminazioni hanno fatto progredire la civiltà umana.
Halloween, nei paesi anglosassoni che non hanno la tradizione del carnevale, è l'unica festa in cui grandi e piccoli vanno vestiti in maschera. Persone più preparate di me hanno disquisito sul significato delle maschere e del travestimento, io lancerò solo un appello di carattere personale:
e vabbè le contaminazioni, e vabbè le tradizioni ma HALLOWEEN NON E' CARNEVALE!!!
Vorrei dirlo in particolare a quei simpaticoni che lo scorso Halloween mi hanno imbrattato il citofono con la schiumetta di carnevale: vorrei spiegargli che lo "scherzettto", eventualmente, si fa dopo aver chiesto il "dolcetto" e solo se questo viene negato...
Anche perchè ci avete perso voi, visto che se bussavate, io i dolcetti li avevo preparati davvero. Pazienza, ci è toccato mangiare tutte le caramelle che avevo comprato (...le gelatine alla frutta del commercio equo, yum!!).
E non sono sicura che quelle che ho comprato quest'anno arriveranno a stasera!
Buon Halloween a tutti!!

AAA Offresi...

...campo di addestramento per piante da difesa e da attacco.
Ebbene sì, da quando quelle femminucce dell'AMOR (Associazione Mondiale Orchidee Riunite) mi hanno intimato di lasciar perdere la loro specie, solo perchè ho mietuto due vittime tra le loro delicate fila, ho cominciato a selezionare ben altri soldati per la mia battaglia.
Il nemico era ostico e potente: le erbacce cresciute nel mio giardino erano minacciose e resistenti e stringevano d'assedio panni stesi e nasi allergici, in allenza con un bel nugolo di insetti di varie forma e dimensione ma tutti piuttosto fastidiosi.
Da subito mi è stato chiaro che necessitavo di un esercito addestrato e super potenziato, ma non pensate che io cerchi scorciatoie come OGM e simili. Il mio unico metodo di insegnamento è la SE-LE-ZIO-NE-NA-TU-RA-LE!!
Acqua? Se mi ricordo!
Esposizione? A caso!
Fertilizzante? Roba da femminucce!
Antiparassitari? Ma stiamo scherzando???
So che alcuni hanno ironizzato sul "pollice verso", anzichè verde, che mi ritroverei. Sul fatto che ho una particolare predilezione per le piante che finiscono in pentola o per le piante "grasse" botanicamente dette "succulente" (quando l'ho scoperto ho riso fino alle lacrime) ma lascio correre le critiche perchè i miei fedeli soldati smentiscono le malelingue!
Quindi vado presentarvi i ranghi del mio personale esercito che mi affianca nella quotidiana lotta alle perenni erbacce e spesso mi accompagna anche in cucina ;)

I SOLDATI SEMPLICI
Da sinistra a destra la fanteria: rosmarino, basilico greco e basilico.


I REPARTI SPECIALI
Il primo a sinistra è il capo del reparto mimetico, sembra un timo ma profuma di limone! (Giuro, si chiama Thymus Citriodora, l'ho comprato per caso :)
Poi la fanteria pesante, la menta piperita, che cresce a dismisura e toglie fiato e terreno alle truppe nemiche (anche se ultimamente mi preoccupa un po' il suo andamento infestante, mi aspetto un ammutinamento prima o poi).
Infine, il capo del reparto guerra chimica, il coriandolo: sembra un innoquo prezzemolo, ma provate a toccarlo e puzzerete di pipì di gatto per un mese! (Dico sul serio, ho piantato i semi per curiosità, amo molto il coriandolo come spezia, ma fresco puzza in maniera terrificante!!)

GLI ALTI UFFICIALI...
...decorati al merito! Ovvero le piante decorative che, nonostante me, riescono a sopravvivere e prosperare nel nostro giardinetto: una profumatissima lavanda, un ribes che non fa i ribes e il pino detto Rambo; l'avevo dato per spacciato (sapete com'è, classico pino comprato per natale in vaso che pensi non sopravviverà alla befana) e invece a maggio, al ritorno da un week-end fuori, lo abbiamo ritrovato pieno di germogli verdi!!


P.S. Non credete ad una parola: tutto questo giardino non avrebbe avuto nessuna possibilità di sopravvivenza senza le amorevoli cure e un sofisticato impianto di irrigazione automatica del marito ingegnere ;)


martedì 30 settembre 2008

Domanda: Andiamo al Mare o in Montagna? Risposta: Sì!

Eccomi finalmente di ritorno dale vacanze più dissociate che si potessero fare. Non pensate male, non sono stata in vacanza fino ad ora. Con scatto fulmineo ed abile mossa (citazione, anyone?) ero riuscita a svicolare un sacco di impegni lavorativi rimandandoli allegramente a settembre. Speravo vivamente che trovassero altre strade, che il CERN se li risucchiasse in un bel buco nero, che sparissero per autocombustione e invece li ho trovati tutti sorridenti sulla mia scrivania al mio ritorno.
Spero che i miei 2,5 lettori (lo 0,5 è la mia mamma che mi legge solo quando le stampo i post) più o meno assidui non me ne vogliano, ma ho preferito star lontana dalla blogosfera finchè non riuscivo a concludere qualcosa nel mondo "serio" ;)
Forse speravate che non tornassi a cyber-tormentarvi e invece eccomi qua, progetto consegnato e altri impegni che incalzano ma per un po' li lascerò scalpitare. Le vacanze dissociate sono andate benissimo: passare di botto dalla Sardegna con 30° all'ombra alle Alpi con scarsi 18° dà la misura della nostra dissociazione e soprattutto della nostra indecisione (della serie:"mare o montagna? tutti e due!"). La Sardegna mi è piaciuta tantissimo, non c'ero mai stata e la sensazione continua è stata "Ma quanta bellezza mi sono persa!!" Il mio ideale di mare, davvero, prima o poi posto qualche foto. Le Alpi, che ne parlamm' affa'?? come dicono in Alto Adige, sono sempre uno spettacolo.
Di ritorno a casa, neanche a dirlo, mi sono dovuta mettere ai fornelli e ovviamente non mi è dispiaciuto affatto, ma andiamo con ordine. Temevamo fortemente che in nostra assenza, il nostro giardinetto, che tanta fatica ha assorbito, avrebbe fatto una brutta fine. Invece, grazie ai moderni avanzamenti tecnologici (l'irrigazione automatica!) e a qualche buon cuore (il gentilissimo vicino!!) abbiamo scoperto che tutto (o quasi) è sopravvissuto, e qualcs'altro aveva anche un po' esagerato.
Per essere precisi, la nostra piantina di menta aveva lasciato il posto ad un cespuglione di menta che rischiava di soffocare tutte le piante vicine, per cui si è reso necessario un severo intervento di potatura. E potevo mai sprecare tutte quelle belle foglie di menta? E quindi...



SCIROPPO DI MENTA

Ingredienti
1 tazza di zucchero
1 tazza di acqua
1 e 1/2 tazze foglie di menta appena colte, lavate e asciugate, spezzettate (con le mani!) e leggermente pressate nella tazza

In una casseruola unire tutti gli ingredienti e portare ad ebollizione, su fuoco medio, mescolando fino allo scioglimento dello zucchero.
Lasciar bollire per 2 minuti poi filtrare il tutto con un colino a maglia fitta premendo bene sulle foglie per far scendere tutto il liquido.
Far raffreddare a temperatura ambiente, poi imbottigliare e conservare ben chiuso in frigorifero. Servire diluito in acqua fredda.



La ricetta è stata trovata su internet, non me ne vogliate non ricordo assolutamente comedoequando ma ringrazio molto l'autore/trice. Piccolo consiglio: se non la volete come unica piante del vostro giardino non piantate MAI la menta in piena terra...

lunedì 28 luglio 2008

Ve li venite a pigliare, si o no?!?

Yep, lo so, sono un po' teledipendente. Soprattutto, se comincio a seguire una storia devo "sapere come va a finire". E i telefilm americani sono piuttosto bravi a tenere alta l'attenzione. Ma qualche volta esagerano. Stasera comincia la quarta stagione di Lost su RaiDue. Prima visione. Più o meno, visto che saremo rimasti in 3 in tutta italia a non averla ancora vista in qualche altra maniera.
La trasmettono d'estate perchè pare che la terza stagione non abbia fatto questi grandi ascolti. Ma va? A parte il fatto che è una delle serie più complicate da cominciare a seguire a metà (anche se adesso si porta, non so se avete presente Prison Break!), se devo dire la verità mi ha un po' stufato un'ulteriore stagione di domande senza risposta... senza che uno, dico UNO dei personaggi abbia posto la domanda che mi frulla nel cervello dall'inizio: "Ma vi sembra normale a voi ALTRI guardare un aeroplano precipitare e non soccorrere i superstiti?!?" No, invece di domande semplici tipo questa si perdono dietro a ragionamenti filosofici...
Lo so, la domanda vera che mi dovrei porre è "Chi te lo fa fare di continuare a guardarla..." Be' almeno posso scrivere di qualcosa quando non ho ricette da postare ;) e poi pare che qualche risposta adesso comincerà ad arrivare...

Entschuldigung?!? Vi presento la SturmZuppen!!


Dopo un piccolo malinteso avuto, da piccola, con un piatto di pasta e fagioli (che è uscito da dove era entrato), per un bel po' di anni sono stata in guerra con l'intera tribù dei legumi.
Poi ho cominciato a stringere armistizi temporanei con alcuni rappresentanti scelti, scoprendone anche di nuovi, grazie anche alla paziente opera diplomatica fatta da cereali come orzo e farro. Insomma, risi e bisi sono rientrati presto nella mia dieta, pasta e lenticchie pure, zuppe di tutti i tipi, anche. Per i ceci, poi, ho a poco a poco sviluppato una vera passione. Con le cicerchie sono in fase interlocutoria e ultimamente ho riaperto le trattative anche con i fagioli.
Il problema con i legumi, specie quelli genuini, biologici, equosolidali and so on è che bisogna programmarne il consumo (24h di ammollo, 4 ore di cottura, ecc).Chi mi conosce un po' sa quanto sia allergica ai programmi, le mie cene, tranne rare eccezioni, si decidono alle 19.30 aprendo il frigo.
Per non ricorrere sempre a scatolami vari quando mi viene la voglia di legumi, quindi, ho pensato di inserire la pentola a pressione nella lista nozze visto che da più parti si diceva che quest'attrezzo fosse un grande aiuto alla moderna donna indaffarata...
In realtà non avevo una grande esperienza in materia visto che la pentola a pressione di famiglia si era guastata quando avevo circa 8 anni e non era mai stata sostituita. Però ricordo che mi piaceva guardare il fischietto che girava come un disperato, mi ricordava le locomotive dei cartoni animati. La marca della pentola, quindi è stata scelta più dal negoziante che era un punto vendita www.wmf.it che da me (anche se l'ho approvata solo dopo che mi aveva stragiurato che potesse essere lavata anche in lavastoviglie). Ed è così che una signorina tedesca di nome "Perfect Plus" (troppo pretenzioso, per me è stata da subito la SturmZuppen, e basta) ha fatto il suo ingresso in casa. E da subito ho capito che sarebbe stato amore e odio a prima vista :)
No, non è un post pubblicitario, non sono ancora così famosa da farmi pagare per far la pubblicità a qualcosa :P e non so se qualcuno avrebbe mai questo coraggio (sono famosa per trovar difetti a qualunque cosa, vero Liscademì?). Diciamo piuttosto qualche riflessione in libertà, che magari può essere utile a qualcuno.
Dicevamo che la tedesca si è piazzata in casa, con il suo libretto di istruzioni degno di un modulo della NASA. Devo dire che la pentola si presenta bene, non è ingombrante come temevo e ha una bella e comoda apertura a baionetta che niente ha a che vedere con quella scomodissima che mi ricordavo con il coperchio che si "avvita".
Ma qui viene il primo problema nell'utilizzare una pentola a pressione, di qualunque marca sia, considerazione che non avevo fatto all'acquisto: la mia innata curiosità. La pentola si chiude e poi la lasci andare, SENZA POTER VEDERE COSA SUCCEDE DENTRO... Per me che cucino principalmente "a occhio" è una vera sofferenza stare ad aspettare per vedere cosa uscirà... Il primo che inventa la pentola a pressione trasparente me lo faccia sapere che la compro di sicuro :D
Secondo problema, le ricette per la pentola a pressione di solito sono molto tarate su un particolare tipo (o meglio, marca) di pentola per cui vanno pazientemente adattate e corrette (di solito passando per qualche tentativo non proprio riuscito). Anche perchè quasi tutte le ricette calcolano i tempi di cottura a partire dal "fischio", perchè tutte le pentole a pressione che si rispettino hanno il loro bravo fischietto. Ormai mi conoscete, potevo mai avere una pentola normale io? Ebbene, la WMF non fischia. Il che, se vogliamo, è anche comodo se state cucinando la zuppa per la cena e cercando di capire se mai andranno a recuperare gli sperduti dell'isola (a proposito, stasera comincia la quarta stagione in chiaro, ma sto divagando...)
A questo punto è meglio se descrivo a grandi linee come funziona la SturmZuppen, altrimenti non ci capiamo. Una volta sistemato il contenuto dentro la pentola, si chiude il coperchio (dopo aver verificato guarnizioni, valvole, ecc come descritto sul manuale minatorio nella sezione sulla sicurezza... la prima volta mi sembrava di dover avviare i motori all'antimateria dell'Enterprise anzichè una zuppa, o forse sono io che sono paranoica?).
Primo problema: il contenuto. Il manuale minatorio raccomanda di non mettere MAI meno di 1/4 litro di liquido all'interno, pena carbonizzazione di cibo e pentola. Ora, siccome la pentola dentro è graduata, che gli costava ai progettisti di mettere anche la tacca del 1/4 di litro?? Invece trovo solo le tacche 1/3, 2/3 e MAX (che poi è la capacità massima della pentola, nel mio caso 4,5l ma ce ne sono di più piccole e di più grandi: la cosa bella è che lo stesso coperchio si adatta a più pentole, e qui finisco con la pubblicità).
Comunque, una volta ben chiusa si mette sul fornello. Quando giunge a pressione, sul coperchio c'è un pistoncino che comincerà a sollevarsi. Il pistoncino ha degli anelli colorati che indicano la pressione (e dunque la temperatura) interna, perchè la formidabile tedesca può, secondo i creatori, cucinare a due temperature diverse, indicati dai primi due anelli (gialli) sul pistoncino. Se esce il terzo anello (rosso!!) la pressione interna è troppa e quindi va ridotta. Insomma, quando esce l'anello desiderato, si regola il fuoco in modo da tenere fermo il pistoncino.
Già. Ho scoperto che non è poi così facile tenere fermo il pistoncino, anche regolando il fornello più piccolo al minimo, la temperatura bassa non la mantiene mai e soprattutto, come avrete già capito... occorre tenere d'occhio la pentola e soprattuto il livello del pistoncino!! Ma la pentola a pressione non doveva fare tutto da sola?!? (Lo so, sono un'incosciente, la roba sul fuoco non va mai lasciata senza sorveglianza...)
Una volta cotto per il tempo desiderato, bisogna lasciar raffreddare la pentola, ovvero aspettare pazientemente che il pistoncino rientri nel suo alloggiamento, operazione che richiede per lo meno mezz'ora (Sono curiosa di sapere se succede anche con le altre pentole...) a meno di non ricorrere a metodi di raffreddamento suggeriti (ma caldamente sconsigliati) dal manuale minatorio, ovvero scaricare la pressione a mano o mettere la pentola sotto l'acqua fredda. E vabbè, addio sogno di cucinare e servire una bella zuppa in mezz'ora nelle serate invernali!
Di scaricare la pressione a mano ve lo sconsiglio anch'io. Il manuale minatorio dice che rovina il contenuto, io dico che rovina anche la cucina, visto che la prima volta che ci ho provato ha scaricato anche l'acqua dei ceci su tutti i fornelli... (giusto per la precisione, no, i ceci non ne hanno minimamente risentito, alla faccia del manuale!!). Insomma, prima di aprire le valvole piazzatevi almeno sul lavello, ma mettete in conto qualche schizzo.
Passiamo al manuale minatorio. La parte tecnica è estremamente chiara e completa, la parte delle ricette un po' meno, e forse c'è qualche problema di traduzione.
Arrivati a questo punto, forse vi starete chiedendo se sono soddisfatta dell'acquisto, dopo tutte le critiche e gli appunti che sono stata capace di infilare ;) Adesso chi mi chiede una recensione sa a cosa va incontro :D
Comunque, anche se forse ho dovuto rivedere le mie aspettative, la trovo utile, resistente, facile da pulire e, nonostante le mie polemiche, facile da usare. Inoltre, cucinare senza che ti si riempia la casa di odore di lenticchie effettivamente è comodo!! Non conosco le altre marche, per cui non so se alcuni "difetti" sono comuni a tutte (vedi tempi di raffreddamento).
Quello per cui è utilissima è cuocere una gran quantità di legumi da tenere pronti in casa all'occorrenza. Uno dei primi esperimenti fatti è stato quello, guarda un po', di cuocerci i ceci. Da 400 gr di ceci secchi (ovviamente quelli di liberaterra ;), senza nessun ammollo, si ricava, con circa una mezz'ora di cottura sull'anello più caldo, un bel kiletto di ceci cotti. Un po' li ho scolati, fatti raffreddare e congelati. Il resto, incorciando le indicazioni trovate sul blog di fiordizucca e quelli del manuale minatorio (abbastanza scarne!!), li ho imbarattolati con la loro acqua di cottura e sterilizzati nella stessa pentola a pressione. Un barattolo è scoppiato ma non ha fatto danni nè agli altri barattoli nè alla pentola. In caso di sterilizzazione di barattoli, sconsiglio assolutamente scorciatoie per il raffreddamento, perchè fuoriesce il liquido dai barattoli.
Peccato che la grandezza della SturmZuppen non abbia permesso la produzione di più di quattro barattoli, che sono finiti ben presto...
Cercherò di postare gli ulteriori esperimenti, ma giusto per concludere in bellezza ho scoperto che la SturmZuppen è stata premiata "Migliore del Test" in un test comparativo di Altroconsumo ma no, neanche lì si sono sprecati a darmi qualche ricettina!! SOB!!

giovedì 24 luglio 2008

Realtà Virtuale, Affetto Reale!!

Sì, vabbè, forse. Forse hanno ragione quelli che dicono che è tutta un'illusione, che in fondo si tratta solo di bit e byte, di puntini luminoso su uno schermo. Che la realtà virtuale ci allontana dalla realtà... reale. Che siamo drogati di internet e di informazioni. Forse. Ma in giorni come questi benedico internet e chi l'ha inventata, perchè mi permette di rimanere in contatto quasi quotidiano con amiche ormai lontane (sì, è vero, sono sempre io che vado fuggendo, ma ormai mi son convinta che questo è il mio karma).
Quindi viva la tecnologia, viva i blog e viva gli amici, che questo mio blogghetto sia una festa virtuale per chi conosco da anni, e per chi conosco solo virtualmente e per chi passa casualmente di qua e per tutte le categorie intermedie.
Che i miei sproloqui valgano per tutte le cene e le feste reali che non sono riuscita a organizzare causa kilometri interponentisi. Poca cosa, lo so, ma oggi sono talmente felice di aver scoperto che una mia carissima amica lontana (meglio non dire da quanti anni... diciamo dalla seconda elementare, avete capito bene, dalla seconda elementare...) ha anche lei un blog che mi permette di tenermi aggiornata sulle sue ultime avventure, sono talmente felice che un piccolo sproloquio te lo dovevo dedicare, mia carissima Sandra e adesso che ho anche scoperto che RadioNorba la radio per cui lavori (ebbene sì, la mia amica ha una voce meravigliosa..) ha messo lo streaming sul sito be'... a ora di pranzo auricolare all'orecchio che fa tanto professional e occhio all'ufficio del capo, quando posso ora finalmente posso ascoltarti!!! Ma che amici talentuosi che ho!!!

mercoledì 23 luglio 2008

Guarda che così ingrassi!!

La prima cosa che ho pensato quando ho visto il loro sito è stata che non ho mai conosciuto un informatico che non fosse una buona forchetta. Di chi sto parlando? Dei simpaticissimi ragazzi che hanno messo su prima il sito del Il Bloggatore, che permette di tenersi sempre aggiornati sui blog che parlano di informatica (e, credete a me, blog e forum aiutano a risolvere mooooooolti problemi dopo che il manuale l'hai spulciato dall'inizio alla fine).
Poi, evidentemente, gli è venuta fame al bloggatore e così ha cominciato a raccogliere tutte le ricette che poteva, e quindi potevo mai non contribuire al virtuale banchetto imbastito da dei colleghi informatici?? Se vi va, quindi, la cucina del bloggatore è sempre aperta e ci trovate sempre qualcuno che "inciarma" come direbbe mia madre.
La cosa che trovo molto divertente, essendo io eclettica di natura, è che questa iniziativa è nata come costola di un sito che parlava di tutt'altro. E del fratello maggiore ha conservato layout e aggregazioni, come la lista dei blog più attivi o 30 blog a caso o ancora l'interminabile lista di etichette che ti permette con un'occhiata di vedere cosa si dice in giro...
Complimenti per l'iniziativa e attenti che il bloggatore non ingrassi troppo!!

giovedì 10 luglio 2008

Mamma, Mamma! Come si fa l'aglio?


Portate un cittadino in campagna, recita la pubblicità, e sarà un vero disastro. Sofficini a parte, la soluzione migliore è portare la campagna dal cittadino, e questa particolare cittadina voglia di campagna ne ha sempre avuta davvero tanta ma, data la sua proverbiale pigrizia, doveva essere anche una campagna bella comoda. Diciamo che in teoria, questa cittadina è sempre stata molto favorevole a mangiare quando si può i prodotti nella loro stagione, è sempre stata instintivamente restìa a comprare le fragole a dicembre e non ha mai cercato le pesche ad aprile (l'ho visto fare, vi giuro che l'ho visto fare) ma sempre al supermercato andava, questa cittadina.
Fortunatamente, la campagna è generosa e come la proverbiale montagna si è attrezzata per andare incontro alla pigra cittadina.
Quando la cittadina viveva ad Avellino ha preso la forma dei contadini che vendevano le verdure dell'orto (o almeno così raccontavano...) sotto le sue finestre, e che le hanno spiegato come fare le papaccelle (una specie di peperoni nani, immaginate dei peperono larghi quanti quelli normali ma lunghi la metà) sotto aceto, scandalizzandosi un po' che lei non lo sapesse per scienza infusa.
All'Aquila si è espressa in molti modi, ad esempio tramite la signora Assunta che la trota appena pescata la serviva con i pomodori colti "on demand" e dove scoprivi la grandezza dei gamberi di fiume a seconda della stagione (si vede molto che ci piaceva tanto tanto andare a mangiare alla trattoria dalla signora Assunta??)
Ma qui a Bologna e dintorni la campagna ha raggiunto l'apoteosi organizzativa, e non poteva essere altrimenti in una regione efficiente, organizzata e mangereccia come questa!!
Cominciamo dalle bancarelle di frutta e verdura che i contadini attrezzano lungo le strade durante la bella stagione (solo per andare al lavoro ne incrocio quattro, resistere alla tentazione di fermarsi a tutte è veramente dura!). Sì, lo so che le bancarelle dei contadini esistono dappertutto, ma ve l'ho detto che questa cittadina è piuttosto pigra e finchè non se l'è trovate sotto il naso, insomma, non se le andava a cercare!!
Continuiamo poi, se non avete voglia di cucinare, con l'andare al Cucco, agriturismo in cui il menu cambia con la stagione, non ci abbiamo mai mangiato due volte la stessa cosa. Ma se poi vi va di riportarvi qualcosa a casa, capita che proprio nel paesino vicino al tuo scopri che il Cucco ha una rivendita della sua verdura che per di più organizza... squillo di tromba, rullo di tamburi... un gruppo di acquisto, meglio noto con l'affettuoso appellativo di GAS!! Niente di trascendentale, direte voi, ormai sono piuttosto diffusi, come per esempio il Bioexpress che ho già visto citato qua e là nella blogosfera, ma ricordate sempre la pigrizia della cittadina.
Insomma, la campagna ce l'ha fatta e adesso ogni venerdì entra in casa nostra sotto forma di cassetta piena di una selezione di verdura assolutamente casuale e strettamente legata alla stagione (non l'ho mai pesata, ma per 5 euro ce n'è di roba!!). Il che libera la cittadina pigra anche dalla "fatica" di dover scegliere che si mangia... si mangia quel che c'è, e basta!
Ora si sa, alla natura non si comanda, per cui nella prima cassetta, arrivata all'inizio di giugno, c'era una gran varietà di roba verde o quasi (lattuga lollo, radicchio variegato di castelfranco, rucola, sedano...), dei bei cipollotti freschi, qualche carota e tanto, tanto, ma TANTO aglio fresco, che credo in vita mia di non aver mai visto. La prima reazione in casa è stata più o meno "ah, l'aglio non cresce secco nelle retine del supermercato?"
La seconda reazione è stata, ovviamente, che cavolo ci si fa con tutto quest'aglio?!? La cittadina ha così scoperto che la campagna aveva anche giocato un brutto scherzo alla pigrizia, perchè quando la cassetta arriva, bisogna mettersi sotto e cucinare, ma fortunatamente ai fornelli sono sempre stata un po' meno pigra che altrove ;)
E' così, visto che finalmente in tanto era arrivato il caldo, mi sono ricordata di una ricetta che mi aveva avvicinato per la prima volta alle insalate di pasta, visto che in casa mia la pasta fredda è sempre stata una specie di anatema!! Tra l'altro questa ricetta fatta con l'aglio fresco viene proprio bene perchè l'aroma di aglio è più delicato e meno pungente del suo collega avvizzito.


LA PASTA FREDDA CHE SEMBRA CALDA

Ingredienti:
Qualche spicchio d'aglio, meglio se fresco, o comunque non troppo forte
Prezzemolo (volendo, sia foglie che gambi)
Basilico
Roba piccante (peperoncino secco, fresco, la pasta di peperoncino di Liberaterra, quello che volete, insomma)
Olio extravergine di oliva
Pasta corta

La ricetta è stupidamente semplice, e l'avrete già immaginata. Frullate tutti gli ingredienti in modo da ottenere una salsetta. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata ecc. ecc. e appena scolata passatela sotto l'acqua fredda per fermare la cottura. Condite la pasta con il trito e fate raffreddare a temperatura ambiente (possibilmente scoperto, altrimenti fa condensa e si forma una mappazza di pasta) e poi mettetela qualche ora in frigo. Questa ricetta si poteva anche chiamare "La pasta fredda, ma anche calda" come direbbe Crozza vestito da Uolter, perchè si può anche usare la salsetta per condire la pasta calda per avere un primo tradizionale ma fresco e leggero per l'estate. Facoltativamente, aggiungete alla salsetta qualche altra roba verde (tipo menta, foglie di sedano, rucola... io ho aggiunto tutti e 3!) e/o cipollotti freschi e/o dei pomodorini freschi tagliati a quartini e/o delle carote a pezzetti, che dovrebbero, queste ultime, anche aiutare levare un po' il senso di aglio!!!


P.S. L'aglio è stato in parte congelato e in parte messo a seccare (dovevo provarci!! Vi farò sapere, per ora sto notando che solo da secco si fanno le caratteristiche striature viola); la rucola anche è finita nel congelatore sotto forma di una specie di pesto (solo olio, rucola e basilico) cui aggiungere grana e pinoli all'abbisogna oppure da usare così per condire le verdure, le patate in insalata per esempio; l'insalata, manco a dirlo, è già finita; ora però... avete qualche idea creativa su come finire qualche kg di carotine?!?

martedì 8 luglio 2008

La Scoperta dell'insalata


Lo dovevo sapere; eppure lo dovevo sapere; semplicemente, lo dovevo sapere. Dopo che mi hanno spacciato qualunque cosa rotonda, bianca e molliccia per mozzarella, la dovevo immaginare la differenza tra prodotto commerciale e l'originale.
Ma andiamo con ordine.
Non sono (non ero?) una grande amante dell'insalata, per cui sono abituata a nasconderne il sapore con litri di aceto. Da un po' di tempo usavo l'aceto balsamico, ovviamente quello comprato al super.
Ora, che l'aceto balsamico vero fosse diverso da quello del supermercato me lo immaginavo, specie da quando ho scoperto che una delle fabbriche dell'aceto balsamico "di Modena" di una nota marca si trova ad Aversa. Quindi, visto che i casi della vita mi hanno portato a lavorare in provincia di Modena ho pensato fosse mio preciso dovere informarmi sul mistero dell'aceto ;)
Per aceto balsamico tradizionale (occhio al "tradizionale" che cambia tutto!!) di solito si intende quello molto denso, invecchiato anta e anta anni, da usare a gocce parsimoniose visto anche quanto costa. Se vai a casa di un modenese e ti offre il suo aceto, ti sta trattando da re, mi dicevano.
Mi dicevano anche che l'aceto invecchiato pochi anni, due o tre, ancora liquido, ma già molto aromatico, è ottimo da usare come aceto "per tutti i giorni". Per tutti i giorni?!? Non so voi, ma a me pagare venti euri un litro di aceto per tutti i giorni mi sembrava un'assoluta follia. E vabbè, mi dicevo, proviamo, ma quanta sarà la differenza tra quello e quello del super? Voglio dire, un gran numero di prodotti si trovano buoni anche al super, no?
Lo so che a questo punto i modenesi e gli intenditori alla lettura già mi avranno coperta di insulti, posso solo dire che la mia era assoluta ignoranza e promettervi che alla fine del post troverò anch'io la mia Canossa.
Fatto sta che una collega mi propone di andare con lei a prenderlo dal suo fornitore di fiducia, un appassionato che lo fa per sè e per pochi eletti accuratamente selezionati e raccomandati, e io non me lo sono fatto dire due volte, anche perchè dovevo capire se i prezzi sparati per 100 gr di aceto avesssero una giustificazione o fosse solo marketing (c'è chi dice che se una borsa di Valentino costasse poco perderebbe il suo fascino...).
Non so se sapete tutti come si produce l'aceto balsamico tradizionale. Cominciamo dal fatto che occorre essere maestri acetai. E per diventare maestri acetai ci vogliono anni di studio presso una "consorteria", bisogna diventare bravi assaggiatori, saper scegliere le uve per fare i mosti ecc. Chi volesse approfondire può fare una visitina qui.
Per farvela breve, si fa bollire il mosto, si versa in una botte ad acetificare. L'anno dopo l'aceto viene travasato in una botte più piccola e si mette il mosto nuovo. Per cominciare ad avere un aceto denso ci vogliono almeno dodici anni... e altrettante botti!! In realtà sono molte, molte di più, perchè l'aceto un modenese lo prende in considerazione dai 18 anni in poi, e poi le botti devono stagionare qualche annetto, e poi l'aceto prende aromi diversi se stagiona in legni diversi, quindi bisogna avere almeno una batteria di aceto per ogni legno, cedro, ginepro, sambuco, ecc.
Tutto questo spiegato nella soffitta del produttore di fiducia, tra fumi di aceto e assaggi al cucchiaino (non avrei mai pensato che un giorno mi sarei bevuta l'aceto a cucchiaini!!) cercando di indovinare le differenze. La cosa divertente è che le senti davvero!! L'aceto di 12 anni ha il dolce e l'agro ancora separati, in quello di 30 i sapori finalmente legano e diventa un agrodolce armonioso... che berresti veramente a cannella, altro che cucchiaino. Già, perchè arrivata a quel punto mi ero già innamorata di quel sapore così particolare. E poi, dopo aver visto il lavoro che ci vuole, un po' iniziavo a spiegarmi perchè questo benedetto aceto arrivasse a costare cifre così astronomiche.
Dopo aver scelto, con grande difficoltà, tre tipi di aceto diversi, e confezionate le mie modeste bottigline da 50 gr che di più ci voleva un finanziamento, convinciamo il produttore a darcene anche un po' di quello per tutti i giorni, cosa non facile, visto che praticamente si tratta di abbassare notevolmente il livello di una botte già un po' invecchiata e quindi ridurre la quantità del prodotto finale.
A questo punto confesso il mio peccato, e chiedo scusa a tutti i modenesi e intenditori alla lettura. Come ho detto, credevo che la differenza tra un aceto tradizionale giovane e uno del supermercato non fosse poi così tanta, pensavo che era l'invecchiamento a fare il resto. Finchè non ci ho condito un'insalata. E finalmente ne ho scoperto il sapore. Dell'insalata intendo.
Non sto scherzando, mi è bastato il primo boccone per scoprire che mi trovavo di fronte a qualcosa di completamente diverso. E come ho già detto, lo dovevo sapere.
Una delle cose che scopri subito è che l'aceto tradizionale, invecchiato o no, non si aggiunge ai sapori che condisce, ma li trasforma, ne inventa nuovi. Inutile dire ora sono diventata una mangiatrice di insalata di prima categoria, che mia madre non mi riconosce più, visto che piccola l'insalata rimaneva sempre nel piatto. Ma probabilmente l'insalata è solo una scusa per ingurgitare più aceto ;P
Ovviamente, non potevo farmi sfuggire l'occasione e vi posso dire che sì, l'aceto balsamico tradizionale, sulle fragole, ci sta una bellezza!!!
Ora mi tocca aggiungere anche l'aceto balsamico tradizionale alle mie dipendenze, ma non ringrazierò mai abbastanza i modenesi per aver inventato e tramandato questa bontà...

Intermezzo

Su internet ne succedono di cose strane. Capita che poco più di tre anni fa incroci il blog di una gentile signora belga che condivide con il mondo le sue ricette e subito ti innamori del suo modo fresco e spontaneo di raccontare le cose, e ti incanta il suo sguardo un po' "straniero" sulle vicende d'Italia. Dopo un po' decidi di provare una sua ricetta e il pulpo alla gallega ti viene veramente buono!!
Mentre cerchi di capire che cavolo è un blog, ne scopri un altro e anche se l'autrice non la conosci personalmente, vive tra l'Italia e Londra, dove tu hai abitato per un po', per cui senti subito una certa affinità. E via di segnalibro. Poi ne scopri un altro. E un altro ancora. Troppi per leggerli tutti. Troppi per poterti ricordare in che ordine li hai scoperti.
Poi i casi della vita ti portano lontano da internet per un po', traslochi, trasferimenti, vicende varie. Quando torni on-line la tua gentile signora belga è diventata una web-star, e di food blog ne sono nati talmente tanti che ormai diventano la tua principale fonte di ispirazione riguardo alla domanda "che cucino stasera per di non fare la solita, triste, fettina di carne?" E insieme a una ricetta ti regalano una storia, un ricordo, un'esperienza vissuta, un consiglio. Anche se li hai trovati tramite google, ti ritrovi a leggere post su post e commenti su commenti per ritrovare il filo logico di un sogno, di un'emozione.
Ormai sono veramente in tanti, tantissimi, una valanga, cominciata da qualcuno che ha lanciato il primo fiocco di neve, e adesso viene giù tutto il costone. Perchè, come qualcuno più bravo di me ha già evidenziato, pochissimi anni fa i food blog in italiano erano veramente pochi, mentre ora quasi non si contano più. Chissà se qualcuno ha mai stilato una classifica degli argomenti più trattati nei blog. Occhio e croce, dopo l'informatica in tutte le sue accezioni, l'argomento più gettonato è probabilmente il cibo.
Se non altro, adesso puoi condividere la passione per il cucinare e il pasticciare con qualcuno che condivide i tuoi interessi, senza rompere troppo le scatole ai tuoi amici che magari non hanno proprio voglia di sapere per filo e per segno come si fa la pasta madre, ma son più interessati a mangiarne il risultato. E se ti viene il dubbio sul metodo migliore per sbucciare la cipolla, visto che nel vicinato non conosci nessuno (hai cambiato tre città in tre anni, capita) ti rivolgi alla blogosfera sapendo che qualcuno il consiglio giusto te lo darà.
Alla fine, forse inevitabile, ti viene voglia anche a te di raccontare, forse qualche storia ce l'hai anche tu, forse non interessa a nessuno, ma la voglia di provarci è troppo forte. Hai già provato a partecipare a qualche forum, e ammiri chi ha la costanza di seguirli, ma il tuo disordine fisico e mentale è troppo per seguire tutti i "thread", per cui hai abbandonato ben presto. Insomma, alla fine ti ritrovi qui, tra gli altri blog, e il bello è che trovi subito degli amici, chi ha appena cominciato come te e chi è qui da un bel po'. E più si legge e più si ha voglia di leggere, d'altronde l'appetito vien mangiando. Finalmente ariva qualcuno che cerca di raccogliere tutti, come Staximo che pazientemente ci elenca tutti, e come mondocibo che ci tiene sempre aggiornati. Sì, da oggi ci sono anch'io. O almeno ci provo :P

P.S. Tastespotting è tornato, qui, se vi interessa, trovate un'intervista alla nuova curatrice, e finalmente si scopre l'arcano della sparizione del sito, che tanto arcano non era, trattandosi solo di una separazione societaria (anche se la notizia della sparizione era stata data con un comunicato così scarno da acquisire il fascino di un mistero... solo un'abile operazione di marketing?).
Secondo la mia modestissima opinione ha perso parecchio nel non essere più legato a un sito di design, ormai è uno dei tanti siti che parla "solo" di cibo. Manca qualcosa del suo fascino, ma è rimasto comunque un sito divertente su cui distrarsi qualche minuto durante una giornata di lavoro.

martedì 24 giugno 2008

La Pizza Rustica


Avete presente quei piatti che ti accompagnano da sempre, che fanno parte della famiglia esattamente come i quadri e i soprammobili che sei da sempre abituato a vedere per casa ma non sai proprio da dove vengano? Quelli che impari facendoli insieme alla mamma? La pizza rustica per me è uno di quei piatti, semplice e godurioso.
Non è niente di speciale, probabilmente già nota ai più, una semplice torta rustica che racchiude in un guscio di pastafrolla (se possibile non troppo dolce) un ripieno di ricotta e piùomenotuttoquellochecèinfrigo, avanzi di mozzarella, provolone, fondi di salame, fettine di prosciutto che chiedono pietà, ci si può sbizzarrire, aggiungendo infine qualche uovo (dipende quanto la si fa grande) per dare consistenza, prezzemolo se piace, sale, pepe, e parmigiano se c'è. Alla fine nasce un bel contrasto agrodolce che sorprende.
Nella pizza rustica può finirci un po' di tutto, tanto che l'ultima volta l'ho fatta a Pasqua per dare degna sepoltura alle palline di ricotta che non avevano riscosso molto successo. Devo dire che il sapore di sesamo e prosciutto ha dato un tocco esotico che non mi è dispiaciuto, da riprovare.

Ammettere il problema - Parte seconda

Dopo il primo post scritto molto a caldo subito dopo il disastro (lasciatemi un po' di psicodramma), mi sono ritrovata a riflettere sui veri motivi che mi avevano lasciato così interdetta. Cominciamo dal fatto che sono (patologicamente) curiosa. Se sul sito avessi trovato un'informativa dettagliata su cosa era successo, l'avrei mandata giù più facilmente, forse.
Continuiamo poi, evitando i deliri filosofici del mio post precedente, che TS era una bella iniziativa, un aggregatore di ricette abbastanza originale, anche perchè nato come costola di un sito che non parlava affatto di cibo, ma di design.
Ed infatti era proprio l'aspetto visivo che veniva molto curato: molte foto, ma di rapido caricamento, una piccola didascalia che ti permetteva di capire se valeva la pena approfondire. In questo modo, in un'unica pagina si trovavano riunite tante suggestioni gastronomiche, senza dover saltellare troppo di qua e di là, il tutto con una grafica semplice che ricordava un album di figurine ;)
Nella mia ingenuità mi piaceva pensare che i blogger non postassero le proprie foto per avere visibilità ma che i navigatori affamati segnalassero le cose più belle. Ovviamente, un'illusione nella maggior parte dei casi.
Non so se sia un bene, ma pare che non sia l'unica malata, almeno a guardare il numero di commenti che ho trovato in giro per la rete di orfani di TasteSpotting che cercavano di capire cosa fosse successo. Dopo aver ventilato le ipotesi più fantasiose (dal copyright delle immagini, a un fantomatico "persecutore" virtuale che avrebbe preso di mira chi si metteva in mostra su TS), un piccolo comunicato della proprietaria del sito ci suggeriva di farci meno trip, visto che tutto ciò non c'entrava manco di striscio :P (ovviamente era troppo gentile per dire proprio così, è una mia interpretazione)
Il sito non è tornato, ma come era prevedibile ne sono nati innumerveoli cloni che cercano di intercettare il pubblico orfano. Quello che forse gli si avvicina di più (almeno nella grafica) è Foodgawker se volete darci un'occhiata.
E con questo, promesso, la smetto di piagnucolare sui siti svampati...

P.S. Non c'entra niente, lo so che è molto retorico quello che sto per dire, ma, come molti, anch'io domenica sera ero davanti alla tv, ebbene sì. Era il mio compleanno, ma abbiamo rimandato la cenetta di festeggiamento per celebrare un divertente rito collettivo che a quanto vedo ha contagiato anche un bel po' di foodblogger che conosco. Ebbene, dopo aver tifato e sofferto, quando poi mi tocca leggere queste notizie qua mi viene quasi da dire... Forza Spagna!!

sabato 14 giugno 2008

Se ammettere il problema...

...è il primo passo verso la soluzione allora: "Salve, mi chiamo Elisabetta, e sono una web-dipendente". Ecco qua. L'ho detto.
Scusate l'inizio teatrale, ma era per sdrammatizzare una piccola disavventura capitata oggi. Si dà il caso che uno dei miei siti preferiti sia Tastespotting, una collezione fotografica di ricette alimentata dai navigatori. Era un mio appuntamento quotidiano. Ogni tanto decideva la cena di casa mia. E in ogni caso era divertente curiosare qua e là nelle cucine altrui e magari ritrovare la foto di un piatto che avevi già ammirato altrove. Dava una sensazione di familiarità. Non avendo io molto tempo nè per navigare nè per cucinare, trovavo divertente scorrazzare in tutte quelle creazioni culinarie efficacemente presentate.
Fino a stamattina. Stamattina il sito è stato chiuso. Poche righe di ringraziamento e una frettolosa spiegazione su generici "problemi legali" che hanno portato alla chiusura.
Non voglio qui parlare di copyright, di proprietà intellettuale e via discorrendo, nè aprire una diatriba a proposito di come trattare ciò che viene pubblicato sul web, nè delle giuste/ingiuste rivendicazioni da parte di chi blogga per lavoro e chi naviga e magari blogghicchia per hobby, o sulle varie filosofie cc, os, free, etc.
La cosa che più mi ha sconcertato è come mi sono sentita io davanti a quello scarno comunicato. Incredula. Basita. Come se camminando per strada non ritrovassi più un palazzo che è sempre stato lì e nessuno sapesse dirmi perchè l'hanno tirato giù, e anzi fossero sparite anche tutte le foto che lo ritraevano.
Mi ero già soffermata altre volte a pensare di come sia semplice far sparire le cose grazie alla rete: se una cosa sparisce da internet, non lascia traccia o quasi. Mi è capitato di vederlo con gli articoli dei giornali, ritirati o corretti in tempo reale, lasciando poche tracce della bufale appena sparate. Se non sei in rete non esisti, ben lo sanno quelli che censurano la rete e i bulletti che caricano video su youtube. Perchè continua a venirmi in mente l'eterno presento di "1984"?
Ovviamente lo so che non è così, che è solo una percezione, che la memoria è nostra e solo noi possiamo decidere se usarla o dismetterla. Infatti navigando un po' ho colto quali potevano essere stati i problemi che hanno portato alla chiusura del sito (forse una misura un po' eccessiva, magari bastava ripensarlo), ma come ho detto, scopo di questo post non era disquisire sul giusto o sbagliato, ma sfogarsi con un po' di filosofia spiccio ;)
Internet dà questa bella sensazione di villaggio globale in cui ti senti più vicino a qualcuno in Brasile che al tuo vicino di casa, e questo è meraviglioso: ma se per qualche ragione quel filo elettronico con l'amico brasiliano si perde, che succede? Un tantinello melodrammatica sono? Forse. Altri siti che visitavo non sono più attivi, ma non mi hanno mai scatenato una sensazione di perdita come questa. Se avessi perso i miei Google Bookmarks non credo mi sarei sentita così...
Forse è solo che mi mancherà TS, era come un museo virtuale del cibo, un eye-candy che ravvivava le mie giornate. Forse devo fare qualcosa per le mie giornate, che dite??
P.S. Per chi fosse in crisi di astinenza come me, segnalo il sito www.archive.org che raccoglie qualche versione cache dei siti: le foto non ci sono ma i link sì!

venerdì 13 giugno 2008

Avanzi Tutta!!


Io adoro gli avanzi. Sono una sfida creativa. Gli sprechi di cibo non sono contemplati nel mio vocabolario e nella mia cucina, per cui di sfide ne affronto parecchie, con i miei fidi alleati Mr. Microwave e Mr. Freezer :P
Ma siccome tanto creativa non sono, per me gli avanzi sono spesso un pretesto per provare quella ricettina lì che è da un po' nel cassetto che prevede l'uso di 30 gr di pancetta e fa' niente che in frigo c'è un pezzetto residuo di prosciutto che chiede solo una rapida eutanasia... le ricette son fatte per essere interpretate, no?
Dunque è un po' complicato fornire delle ricette per gli avanzi, visto che di solito sono invenzioni estemporanee, a volte nemmeno tanto riuscite, giusto per mettere qualcosa a tavola con allegria e per sopravvivenza, ricette che farebbero rabbrividire i più... (avete mai fatto il pesto con le noccioline salate avanzate da un aperitivo?)
Se non avete ancora smesso di leggere, avrete capito che le mie ricette di avanzi, quando non sono delle invenzioni estemporanee e irripetibili, sono libere interpretazioni di ricette, diciamo così, "normali" che vengono adattate a causa di forza maggiore.
E veniamo alla ricetta di questo post. La settimana scorsa, reduce da due giorni di stand presso una fiera professionale, in piedi la maggior parte del tempo, pranzi e cene costituite da pizza al taglio e/o stuzzichini vari, sono arrivata al venerdì sera che il mio corpo chiedeva fibre e vitamine a gran voce. E dato che il tempo non è ancora esattamente estivo, almeno da queste parti, ho pensato che una bella zuppa ci poteva anche stare. La situazione ingredienti in frigo mi ha suggerito una ricetta, tratta dal libro di zuppe che trovate nella mia libreria, che in originale sarebe così:


VELLUTATA DI LATTUGA

4 cespi di lattuga grandi
1 cipolla molto grossa
1 patata piccola
olio extravergine d'oliva
peperoncino rosso in polvere (a piacere)
sale

Per accompagnare:
crostini di pane

Tagliate la cipolla a dadini, mettetela in un tegame con un cucchiaino d'olio e poca acqua; fate assorbire quest'ultima e dorare la cipolla.
Lavate e spezzettate la lattuga, quindi versatela nel tegame cuocendo per circa 2 minuti mescolando con cura. Aggiungete la patata pulita e tagliata a tocchetti, il sale e 6 dl d'acqua. Fate cuocere per 10 minuti.
Lasciate intiepidire e frullate per ottenere una crema densa. Insaporite, se piace con del peperoncino, versate a filo dell'olio extravergine di oliva e servite con crostini di pane caldi.


In realtà, questa ricettina è stata lo spunto per dare una degna fine ad un radicchio di chioggia un po' appassito che stazionava in frigo da un po', servita con una generosa dose di olio piccante per stemperare l'amarognolo... penso che sia una ricetta adatta a riciclare tutte le insalate, quando non sono più appetibili da crude!!
W gli avanzi!!
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mercoledì 11 giugno 2008

Preludio al Cioccolato aka Briciole Dolci

Non nel senso di ciò che viene prima del cioccolato, ma nel senso che ciò che è venuto prima sapeva di cioccolato... Prima di cosa? Di che stai vaneggiando? I tuoi due neuroni residui hanno tirato definitivamente le cuoia?
Capisco che questo inizio non significa niente e cercherò di andare con ordine. Ma prima una precisazione: questo post è senza foto perchè tutto ciò di cui vi sto per parlare è stato spazzato via prima di poter essere fotografato ;)
Tornando a bomba, era già da un po' che mi ero innamorata dei mini cheesecake di fiordizucca, quando l'occasione di prepararli è venuta per una cena con amici, ma siccome volevo offrire un dessert cioccolattoso, anzichè servirli con i frutti di bosco ho optato per una bella crema di cioccolato. In vena di sperimentazioni, ho tentato la fortuna con la seguente ricetta:


CREMA DI CIOCCOLATO

150 gr cioccolato fondente
2 dl di latte
250 gr di panna fresca
1 bicchierino di rum

Stemperate il latte, unite la panna e cuocete a fuoco moderato finchè la crema si è addensata. Unite il cioccolato spezettato e continuate la cottura finchè è perfettamente sciolto. Unite il liquore, spegnete il fuoco e fate raffreddare la crema mescolando spesso.


La ricetta l'avevo trovata qualche tempo prima su un barattolo di ananas in scatola equo e solidale, in cui suggeriva di guarnire l'ananas con la crema al cioccolato, ma siccome a me la frutta con il cioccolato non fa impazzire, l'avevo messa da parte per tempi migliori, anche perchè incuriosiva come facesse una crema ad addensarsi senza nè uova n amidi vari. Tuttora non lo so, ero molto scettica, ma per qualche magia la crema si è effettivamente addensata e il dolcino è venuto buonissimo (anche se non bello come quello di fiodizucca, sigh! sob!)

Alla fine della cena era avanzata un bel po' di crema al cioccolato, ed io, appartenendo alla scuola del "non si butta via niente!!" l'ho congelata in attesa di ispirazioni future. Venuto il tempo di liberare un po' il freezer, ho cominciato a girare su internet alla ricerca di una bella idea per la mia crema al cioccolato, e così sono capitata sul blog di
cipolla, dove ho visto la ricetta di una crostata al cioccolato che sembrava fatta apposta per me.
Con le migliori intenzioni, ho messo a scongelare la mia cremina una mattina prima di andare al lavoro, con l'idea di prepapare la pasta al cacao quella stessa sera. Tornata a casa, sono andata a vedere che aspetto aveva la mia cremina (non è che tutto sopravviva bene al freezer, si sa) e aveva un'aria decisamente invitante. Giusto per vedere se si era conservata bene (che grande sacrificio, che spirito di abnegazione...) ne ho assaggiato un cucchiaio e insomma, per farla breve, era talmente buona (e si era anche ulteriormente addensata, sembrava una mousse molto compatta) che l'ho versata in coppettine individuali che ci siamo sbafati a cena...
e niente crostata!!
Lo so che siete più confusi di prima e vi starete chiedendo dove voglio andare a parare, ma il fatto è che ho conosciuto il bel blog di cipolla alla ricerca di una riciclo-ricetta e la ragazza che fa? Dopo pochi giorni mi lancia l'iniziativa per raccogliere le ricette riciclone... è così il cerchio si chiude sul preludio al cioccolato.
Preludio a cosa, visto che la riciclo-ricetta alla fine non l'hai nemmeno fatta?
Voleva essere un preludio a qualche ricetta riciclona che cercherò di postare in tempo per partecipare all'iniziativa.
Nel frattempo, non so se si qualifica come ricetta riciclona, vi lascio una piccola idea: tutti gli anni, alle rispettive feste comandate, arrivano pandori e colombe che, essendo in due in casa e neanche tanto entusiasti di questi dolci, rischiano sempre una brutta fine... quando ci siamo stufati di vederli girare mestamente per la cucina e prima che si trasformino in fossili immangiabili, li taglio a fettine (eventualmente eliminando i canditi) , li tosto leggermente sotto il grill e poi li sbriciolo: e così ho pronte delle "briciole dolci" da usare nelle basi dei cheese-cake, nei salami al cioccolato, nelle capresi, e vi assicuro che finora nessuno se n'è mai lamentato...
Buon Riciclo a tutti!!
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mercoledì 4 giugno 2008

Riassunto delle puntate precedenti (3) - Psicopatologia della Pastiera


Questo più che un post, è un promemoria che mi scrivo per la prossima pasqua, visto che è passato veramente un sacco di tempo da quando l'ultima briciola di questa preparazione è felicemente svanita.
Ma andiamo con ordine: anche quest'anno abbiamo fatto Pasqua. Non ridete, lo so che Pasqua viene ogni anno, ma per ogni napoletano verace Pasqua significa avere in tavola due cose imprescidibili: tortano e pastiera. Anche quest'anno, dicevo, abbiamo fatto Pasqua dunque, grazie alle manine d'oro della vicemamma e all'ultimo assunto nella schiera di pendolari lavorativi, ovvero il cognato, che da qualche tempo lavora in quel di Bologna.
Quindi, considerando che io, da brava napoletana atipica, non vado pazza per la pastiera, non sopporto i canditi, non amo la pastafrolla, se non sei a napoli è complicatissimo trovare gli ingredienti e per il marito la miglior pastiera sarà sempre e comunque quella vicemamma... MI DITE PERCHE' OGNI PASQUA CI RICASCO E MI METTO A FARE LA PASTIERA??
La domanda è retorica visto che la risposta è semplice, e non è che "è tradizione", non è il fatto che i tuoi colleghi, conoscendo le tue origini, mentre si avvicina la Pasqua fanno cadere lì frasi a caso del tipo "ma quant'è buona la pastiera", è semplicemente che fare la pastiera è maledettamente divertente!! Faticoso, lungo, laborioso forse, ma nulla toglie che il mettere insieme tutti quegli ingredienti fino a creare la magica alchimia (non dimentichiamo che la leggenda vuole che sia stata inventata da una sirena, scusate se è poco), impastare la pasta frolla, sentire il profumo che si spande e ti dice che anche quest'anno viene Pasqua, vedere la tua creazione che cresce a dismisura e poi lentamente di ritira e si siede nella tradizionale configurazione a cratere, tutto questo appaga parecchio i miei istinti di maga fattucchiera e di ingegnere che deve sapere "come funziona"...
Già, perchè la prima pastiera la preparai una quindicina di anni fa per pura curiosità, visto che in casa mia la si è sempre comprata in pasticceria (sì, lo so, questa è una cosa che farà inorridire i napoletani seri, ma se sono una napoletana atipica da qualcuno avrò pur preso o no?). Quindi, nessuna ricetta di famiglia, solo un ottimo libro di Cucina Napoletana e la voglia di scoprire come si costruiva quel dolce così misterioso e insieme così popolare.
Quindi, quest'anno, primo problema: il libro è rimasto in un'altra casa, siamo senza ricetta, che si fa? Si naviga naturalmente! E si interrogano i numi telematici della cucina napoletana in rete che per me sono Maria Giovanna, Tuki e Gennarino (di sicuro ne avrò consultati molti altri, ma questi sono certamente i primi che vado a spulciare in caso di dubbio!!).
Si mettono insieme un bel po' di ricette, tutte simili e tutte diverse (che di ricetta della pastiera ce ne sono quante le persone che le preparano, altrimenti che gusto c'è a confrontarle fra loro il giorno di pasqua??) e si cerca di far quadrare le ricette con la grandezza di barattoli e fialette che si riescono a trovare al supermercato.
A proposito, lo sapete che si sono inventati l'ikea-pastiera, ovvero il kit per montare la pastiera, ovvero una scatolina che contiene 1 barattolo di grano, 1 fialetta di acqua di fior d'arancio, e 1 bustina di zucchero a velo (e un foglietto con una sedicente ricetta tradizionale della pastiera che... lasciamo perdere): l'idea è interessante, io aggiungerei anche i canditi visto che per esempio la zucca candita è veramente introvabile fuori dai patri confini, l'anno prossima provo a farmela in casa!!
Dopo vari calcoli ed elucubrazioni, sono arrivata alla conclusione che occorre usare quel metodo scientifico comunemente indicato "a occhio": valutate dunque con questo metodo la ricetta qui proposta che, dalla velocità con cui è sparita in ufficio, direi che poteva andare :D La pasta frolla l'ho rubata a Maria Giovanna, e ovviamente venuta spettacolare!!


PASTIERA NAPOLETANA

Ingredienti

Per la pasta frolla:
(esce circa 1 kg di pasta frolla, dipende dal ripieno se la userete tutta, io di solito quella avanzata la congelo cruda per future ispirazioni)
700 gr farina
200 gr zucchero (anche di canna, per un risultato più rustico)
200 gr sugna (o burro, ma vi consiglio la sugna!!)
4-5 uova

Per il ripieno:
Un barattolo di grano cotto (il più grande che io abbia trovato era da 600 gr, se lo trovate più grande, aumentate gli aromi)
Circa la metà del suo peso in latte
Un cucchiaio o poco più di zucchero
1 cucchiaio o poco più di sugna o burro
la scorza di mezzo limone (grattugiata o intera, io preferisco metterla intera in modo da poterla togliere)
1 cucchiaino di cannella (sembra tanto ma ci sta bene, se non vi piace, riducete)
1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio - se avete la fortuna di trovare le fialette di acqua di fior d'arancio naturale (che di solito vendono in bottigliette dal 50ml, adatte ad una pastiera da 1,5 kg), altrimenti una fialetta intera di aroma di fior d'arancio, quelle piccole

Una volta e mezzo il peso del grano in ricotta (di pecora) freschissima
Circa 1 uovo ogni 100 gr di grano
Metà del peso del grano in zucchero (a seconda dei gusti, in genere io non la amo molto dolce, ma io non posso parlare, perchè ne mangio pochissima)
canditi a piacere - tradizionalmente cedro, arancia e zucca
Il resto della bottiglietta di acqua di fior d'arancio o altre due fialette

Preparate la pasta frolla nel solito modo (il numero di uova dipende dalla loro grandezza, ma se la pasta frolla esce troppo appicicosa sarà più difficile da stendere) e tenetela in frigorifero avvolta con la pellicola, o in una ciotola chiusa se vi sentite ecologisti ;).
In una casseruola unite grano, latte, zucchero, scorza di limone, cannella, acqua di fiori d’arancio, burro e un pizzico di sale portate a bollore; abbassate la fiamma e lasciate bollire 10 minuti, avendo cura di mescolare costantemente il composto. Mettete da parte e lasciate raffreddare completamente.
Sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungervi la ricotta setacciata e mescolare il tutto in modo da ottenere una crema vellutata, aggiungere l'acqua di fior d'arancio e i canditi; versate il tutto, assieme ai canditi, sul composto di grano raffreddato (cui avrete eventualmente tolto la buccia di limone) e amalgamate bene. Aggiugete delicatamente i bianchi montati a neve (e non fate come me, che prima verso il ripieno nell'involucro di pastafrolla, poi mi ricordo dei bianchi e torno a versare il tutto nella ciotolo... lasciamo stare).
Stendete 3/4 della pasta frolla fino a ridurla ad uno spessore di circa 4 mm e foderate uno stampo per crostata da circa 30 cm di diametro (oppure due stampi piccoli); stendete la pasta frolla restante e, con l’aiuto di coltello (o, se siete professionali, di una rotella :), ricavate delle striscioline piuttosto lunghe che serviranno per decorare.
Bucherellate il fondo il più possibile con una forchetta; riempite la base con il ripieno (vi siete ricordati i bianchi???) e disponete le striscioline in modo da formare la caratteristica griglia (a rombi, mi raccomando!!), e qui non do altri consigli perchè a me mi si spezzano sempre tutte e le mie pastiere hanno sempre un aspetto un po'... vissuto. Infornate a 180°C (il mio forno è ventilato) per un’ ora e un quarto o un’ora e mezza (a seconda del forno e delle dimensioni del dolce). Il dolce si gonfierà durante la cottura e poi si sgonfierà: è pronto quando il ripieno assume una colorazione piuttosto marcata mentre la frolla dovrebbe restare lievemente dorata. Lasciate raffreddare senza sformare e conservate in frigorifero (una volta fredda si può anche congelare, anche a fette, si conserva benissimo!!). Spolverate con zucchero a velo prima di servire.


P.S. Preoccupata del fatto di non avere abbastanza ingredienti per tutte le prove, mi sono ritrovata con un bel po' di surplus di ricotta e di pasta frolla, così ho provato la pastiera di riso, usando l'acqua di fior d'arancio al posto dell'estratto di vaniglia (vorrei vantarmi della creatività ma ho semplicemente letto male la ricetta) e dimenticandomi i canditi (lo so che è freudiano ma sul serio, me li sono dimenticati, sono nel mio frigo che aspettano una destinazione, che ne faccio ora? aspetto la prossima pasqua?). L'ho fatta un po' più alta di una pastiera normale e devo dire... che questa è piaciuta un sacco anche a me!