giovedì 17 gennaio 2008

Scusi, le posso presentare?

Direi di cominciare con qualche presentazione, per chi non conoscesse i protagonisti citati nel nome del blog. Perchè se è vero che vi sono specialità della cucina napoletana che hanno conquistato il mondo (tanto che ora qualche americano è convinto di aver inventato la pizza...), è altrettanto vero che in barba alla cosiddetta globalizzazione, esistono (e spero esistano sempre) prodotti e sapori che rimangono comodamente confinati entro i limiti regionali se non provinciali, piccoli tesori da apprezzare quando si può. Uno di questi personaggi è proprio il friariello, come lo chiamiamo a Napoli e provincia, ovvero nell'unico fazzoletto di terra in cui, che io sappia, questo ortaggio viene coltivato.
I friarielli sono simili alle cime di rapa (e un giorno mi piacerebbe che un botanico mi spiegasse la differenza in termini tassonomici), se li volete conoscere meglio potete andare su questo divertentissimo sito, e veramente non riescono (o non vogliono?) scavalcare i confini, tanto che già ad Avellino (40 km da Napoli, more or less) spesso si indica con friarello (con o senza “i”) il peperoncino verde dolce da fare fritto, mentre invece dei friarielli troverete, indovinate un po', le cime di rapa (o i friarielli si chiamano così ad Avellino? Help!)
Premesso che né io né il mio meraviglioso marito siamo di quelli che chiedono la pasta Barilla a Mosca (a qualcuno viene in mente una mitica pubblicità di qualche anno addietro? pura coincidenza...), e che da quando siamo qua ci siamo dati un gran daffare a conoscere le specialità emiliane (di cui si parlerà diffusamente in qualche futuro post), ogni tanto viene la nostalgia...
E allora, oltre a ricattare tutti gli ospiti napoletani che ci vengono a trovare (certo che ti ospito, che problema c'è... quanti kg di mozzarella riesci a portare in treno?), si adatta quello che si trova al mercato al proprio modo di cucinare e così nascono...



...LE CIME DI RAPA CUCINATE COME I FRIARIELLI...

Ingredienti
Cime di rapa
Aglio
Olio evo
Peperoncino
Sale

Innanzitutto pulire le cime di rapa (“capare” i friarielli): afferrare il gambo di ogni foglia con una mano, circondare il gambo con indice e medio dell'altra mano e tirare, quello che rimane in mano sarà la foglia e la parte più tenera di gambo. Lavarli bene e lasciarli a bagno in acqua fredda.




Scaldare su fuoco non troppo alto una generosa porzione di olio, degli spicchi d'aglio e il peperoncino sbriciolato in una padella bella grande. Aggiungere le cime di rapa appena scolate (devono grondare acqua!). Se non dovessero entrare nella padella, niente panico, coprire con un coperchio e attendere che si... ammoscino. Man mano che si aggiungono rigirare le verdure in padella. Una volta aggiunte tutte le verdure, salare, abbassare la fiamma, coprire e lasciare cuocere rigirando di tanto in tanto. Non vi sono dire quanto devono cuocere, io faccio sempre ad occhio, anzi ad assaggio: si sente in bocca se le fogli sono diventate tenere!

Vi sono molte scuole di pensiero sulla quantità di olio in questa ricetta. Friarielli viene da “friere”, friggere, e in effetti a Napoli la ricetta si porta abbastanza unta. Io preferisco non esagerare ma è solo questione di gusti.



Ora veniamo alle scoperte recenti. La prima volta che abbiamo visitato Bologna e dintorni (non molto tempo fa, purtroppo, quante cose mi sono persa!), degli amici modenesi ci hanno subito messo alla prova. Conoscevamo i tortellini e le piadine, ma queste tigelle cosa sono?? La sfida consisteva in una cena completamente a base di tigelle (immaginate una piadina più piccola, più spessa, più soffice che si può aprire per farcirla), gnocco fritto, salumi e pesto modenese (lardo pestato con rosmarino... tanto per restare leggeri). Ne siamo usciti provati, ma felici.
Da quando ci siamo trasferiti in terra emiliana le tigelle non mancano mai in casa, anche se non ho ancora provato a farle, visto che qua si trovano ovunque. Io finora le ho sempre comprate al supermercato, ma se ci fosse qualche anima buona di queste parti che mi sapesse consigliare dove comprarne di buone e artigianali, o addirittura mi potesse passare la ricetta, gliene sarei veramente grata!!
Insomma, se ho capito bene, le tigelle hanno sostituito il pane per anni in buona parte dell'appennino modenese. Ora, siccome i friarielli spesso e volentieri finiscono in un panino, accompagnati dalla salsiccia (o dalla provola, goduria!!!) perchè non provare ad infilarli anche nelle tigelle? Che dire del risultato? W l'Italia Unita!!

5 commenti:

anna ha detto...

Proposta:
scambio di cene?
un invito a mangiare tigelle in cambio di un invito a mangiare friarielli!
direi che non si può rifiutare...

Mauro ha detto...

ok io porto le birre!

Ciboulette ha detto...

Ciao e complimenti per il blog!
Vedo che oltre che "colleghe" di food blog siamo colleghe anche di professione! :)
Questa ricetta e' mooolto invitante, io adoro i friarielli, che pero' non sono affatto le cime di rape! Da barese che vive in Campania, ti posso assicurare che sono diversi, anzi, se un giorno capiterai in terra di Puglia, non mancare di assaggiare le strascinate con le cime di rape, sono buonissime, e non per niente sono il biglietto da visita dei pugliesi ;P
Ti metto subito nei miei link (ho un blog, ma proprio appena nato..), ti ho scoperto solo oggi e gia' mi piaci!

Ciboulette ha detto...

Ops, scusa ma solo ora ho letto il titolo del post, solo che non riesco ancora a trovarmi con la foto, diciamo che sono delle cime di rapa un po' sui generis, ma dal momento che vivi a Bologna e' gia' tanto che tu le abbia trovate, qui in Campania non si trovano neanche a pagarle oro :-(
Vuol dire che (se riesco a trovare le tigelle) realizzero la tua ricetta cucinando i friarielli..come i friarielli!!!

marcella candido cianchetti ha detto...

quando scendo a napoli non me li faccio mancare certo,