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venerdì 13 luglio 2012

Superpoteri

Ognuno ha il suo. C'è chi si arrampica sui muri, chi attraversa le pareti e chi diventa tutto verde. Io attraggo le macchie. Tutte. Deve essere questa l'unica spiegazione. Non trovo altro modo di spiegarmi come io riesca a macchiarmi anche mangiando un panino con il salame.

giovedì 28 giugno 2012

Immobilismo

Avete presente quando ormai avete accumulato talmente tante cose da fare che non sapete assolutamente da quale cominciare?

domenica 3 giugno 2012

Potrei dirvi...

Potrei dirvi che la vita di una mamma lavoratrice, ancorchè part-time, è molto impegnata e impegnativa, ma questo lo sapete già.
Potrei dirvi che non voglio tediarvi con dei post da mommy-blog, visto che di mommy-blog ce ne sono già molti, meglio scritti, più interessanti e utili di quanto potrei fare io. Potrei dirvi che non volendo tediarvi con dei post da mommy-blog certe volte è difficile trovare di cosa scrivere visto che l'esperienza è, a onor del vero, leggermente totalizzante.
Potrei dirvi che c'era la neve, che mi hanno tamponato, che ci siamo presi la varicella, vari rinovirus, batteri assortiti, e sarebbe tutto vero.
Potrei dirvi che mi sembra sempre ci sia qualcosa di più urgente da fare (a proposito, devo ancora piegare l'utimo bucato...) che stare qui a tediarvi.
Potrei dirvi che mi sono dovuta fermare un po' per capire le vere motivazioni che mi portavano a tediarvi con ricette strane e deliri privati.
Potrei dirvi, pensate un po', che abbiamo persino avuto un terremoto da queste parti. Stiamo tutti bene, tranquilli.
Potrei dirvi tante cose, ma quello che mi preme più di tutte e dirvi che questo posto mi manca. Mi manca scrivere, sentire cosa avete da dire. Potrei anche dirvi che la nave madre mi ha leggermente rimbrottato perchè non riceve più i miei dispacci, ma forse non ci credereste granchè.
Per cui eccomi qua. Ma visto che, come sapete, la razza dei minisuper ha il particolare potere di assorbire tutto il tempo libero a disposizione, e più crescono più questo potere aumenta, mi trovo costretta a ripensare un po' a questo spazio.
Niente ricette per un po'. Parto con un piccolo esperimento di microblogging, facendomi ispirare dal quotidiano. Spero di portare un piccolo sorriso a chi avrà la bontà di passare di qua.


mercoledì 29 aprile 2009

Oibò

Periodo decisamente strano. Qualche notizia non proprio esaltante sul fronte personale e notizie dal mondo che definire poco esaltanti è un decisivo eufemismo. La voglia di scherzare, ridere e cucinare è decisamente poca, e per una cui non piace ammorbare la gente con i propri guai, credo di aver scritto abbastanza post lamentosi. Non so che fine farà questo spazietto. Come disse il poeta, restate tonnati.

martedì 24 febbraio 2009

Sono stata straniera anch'io


Sono stata straniera anch'io. Mi sono ritrovata catapultata in un posto strano dove nessuno, tranne la mia famiglia, parlava la mia lingua. Ho frequentato le classi dedicate agli stranieri per imparare velocemente la lingua e favorire l'inserimento scolastico.
Classi dedicate. Non separate. Corsi paralleli e aggiuntivi, poi si tornava a scuola a cercare di mettere in pratica ciò che si era imparato. Ho provato la frustrazione di non riuscire a esprimere bene ciò che pensavo, di non riuscire a litigare efficacemente. Ho finito per parlare con mio fratello in una lingua e con mia madre in un'altra. Mi sono sentita chiamare "spaghetti", "maccheroni" e "pizzapasta". Qualche compagno di scuola accennava "Just one cornetto" quando passavo. Le mie compagne mi insegnavano a fare la ruota e la verticale, si facevano insegnare l'italiano e facevamo le torte di fango nell'immenso parco della scuola.
Il preside della scuola somigliava in maniera impressionante a Walter Matthau, e suonava il pianoforte durante le assemblee. Vendevo assaggi di frittata di maccheroni nell'intervallo del pranzo. Mi sono innamorata delle biblioteche, della scienza, dei crumpets e dei narcisi. Ho mangiato i ravioli in scatola della mensa della scuola. No, agli spaghetti on toast non mi sono mai arresa.
Ho provato cosa significa essere un'etichetta, un archetipo, una categoria, non una persona. Tutto ciò che facevo, lo facevo perchè italiana, non perchè Elisabetta non era una gran cima in ginnastica, non lo è mai stata e mai lo sarà. Mi sa che per colpa mia qualche inglese è convinto che gli italiani non sappiano saltare gli ostacoli. Però ho imparato ad andare in bicicletta, e ho conosciuto il variegato mondo dell'"Art&Crafts".
Nell'ora di inglese, a scuola, si leggeva "The Hobbit" o "TheLion, the Witch and the Wardrobe"; e mi sono sempre detta che in materia di letteratura per ragazzi gli inglesi son più fortunati. Ho scoperto quanto possa essere rilassante un posto dove tutti, più o meno, seguono le regole, e dentro quelle regole puoi essere ciò che vuoi. Anche andare in giro con i capelli blu, se ti va. Anche perchè appena esci dalle regole, c'è sempre un bobby pronto a riprenderti con un "Young Lady!!" che mi intimoriva ma mi faceva sentire grande.
Per me Barbie era Cindy e in cucina aveva la kettle per fare il the alle amiche. Scrivevo lunghe lettere alle amiche in Italia e aspettavo impaziente la risposta, come aspettavo ogni settimana l'arrivo del "Corriere del Piccoli". Almeno restavo aggiornata sulle avventure della Stella della Senna :)
Quando invitavamo qualche compagno di classe a casa, noi bambini si cenava alle 18.00 e la pasta era un contorno. E questa cosa di cenare separati da mamma e papà non mi convinceva per niente. Quando i miei genitori organizzavano una cena tra colleghi, a tavola c'erano cinesi, brasiliani, argentini, polacchi, salvadoreni. E italiani, sì, i famosi cervelli in fuga. Inglesi pochini, e di solito avevano un partner straniero.
La nostra baby-sitter era la figlia dei vicini, una bellissima ragazza indiana che si guadagnava i soldi per il college sorvegliando quelle due piccole pesti italiane. Ho scoperto quanto poco contino le differenze, se le persone hanno la voglia (e la cultura) di incontrarsi. Ammiravo il giardino perfetto della vicina inglese, ma preferivo il nostro, nel quale erano cresciuti tre girasoli su cui gli scoiattoli si arrampicavano per staccare i semi, e poi si appendevano a testa in giù a mangiarli.
Abbiamo scoperto un'affinità elettiva con J., una dolcissima signora cinese che aveva sposato un dolcissimo signore inglese. Mentre lui falciava il prato, lei cucinava con le bacchette. Sarei stata ore a guardarla. E sapeva anche far passare il mal di testa con un massaggio. Instintivamente, mi sono sempre sentita molto più a mio agio con J. o con la vicina indiana o con l'amica salvadorena che con le mie compagne inglesi che mangiavano le patatine a letto prima di addormentarsi. Ovvio, direte voi, eravate tutti stranieri. Sì, ma c'era anche qualcosa di più profondo, viscerale. Qualcosa che aveva a che fare con il senso della famiglia, il piacere di ritrovarsi a tavola insieme, il modo di affrontare la preparazione dei cibi.
Il sabato si andava in centro, magari per visitare il museo della scienza, o per andare a fare la spesa dal salumiere italiano che aveva il negozio nel quartiere di SOHO (cosa che scatenava l'ilarità dei miei compagni di classe, e chi conosce il quartiere immagina perchè). E si mangiava fuori, qualche volta al Pub, ma non era semplice trovarne uno che facesse entrare anche bambini. Più spesso si finiva al ristorante cinese, e di solito da Chuen Cheng Ku. Rigorosamente ad ora di pranzo, perchè solo a ora di pranzo ci sono i dim sum. Che poi, vabbè, il fatto che l'ora di pranzo dei cinesi finisca alle 6 del pomeriggio, mentre i Pub chiudono la cucina alle 3, è solo un altro elemento dell'affinità elettiva.

Esistono centinaia di tipi di Dim Sum, ho provato a farne un paio. La seconda ricetta è dedicata al mio little brother, that was there with me, that was always there for me.



POTSTICKERS
(...che letteralmente sarebbero gli... Azzeccapadella?)

Per la pasta:
2 tazze di farina (240 gr)
1/2 cucchiaino di sale
1 uovo
1/4 tz acqua (80 gr)

Per il ripieno e la salsa:
Ho usato gli stessi degli involtimi primavera che trovate qui. In realtà... sbizzarritevi.

Sbattere l'uovo, l'acqua e il sale e impastare lentamente con la farina setacciata in modo da ottenere una pasta liscia. La misura della farina è in tazze, e ho trovato conversioni discordanti per cui occorre regolarsi in modo da ottenere un impasto nè secco nè appiccicoso. Lasciare riposare un'ora.
Staccare una pallina di impasto grande quanto una pallina da ping-pong e stenderla con il matterello cercando di ottenere una forma più tonda possibile, dello spesso di 2-3 mm massimo. Oppure, per quelle che come me devono ancora padroneggiare la sacra arte mattarella (Cibou, sto facendo pratica, visto?) stendere una sfoglia un po' più grande e ritagliare un cerchio con una ciotolina. Deve risultare un cerchio di circa 15 cm di diametro.
Sistemare una cucchiaiata di ripieno al centro e bagnare leggermente la pasta intorno al ripieno, vicino ai bordi. Sollevare due lati opposti della sfoglia e farli aderire al centro. Si otterà una specie di cannolo. Ahem, con le mani piene di farina è complicato fare le foto, e a parole è complicatissimo da spiegare, per cui vi rimando a questo sito che è molto esplicativo anche se è in inglese: tenete solo presente che bisogna fare le piegoline sempre verso il centro, da un lato e dall'altro. Tenere i fagottini preparati sotto un tovagliolo o della pellicola per non farli asciugare. Per cuocere i fagottini occorre una padella o una pentola dal fondo spesso e antiaderente, dotata di coperchio che chiuda bene. Scaldare la padella, ungendo il fondo con un cucchiaio di olio, su fuoco vivace. Quando è calda adagiare i fagottini, in modo che non si tocchino fra loro, e far cuocere per 1 minuto finchè il fondo è marrone chiaro. Versare 1/4 di tazza di acqua (circa 80 gr) nella padella, e coprire immediatamente con il coperchio. Abbassare un poco la fiamma e fare andare a "vapore" per 3 minuti. Aprire il coperchio e lasciare asciugare il liquido rimasto.
Aprire un fagottino per vedere se il ripieno si è cotto. In realtà io ho dovuto ripetere un'altra volta la cottura a "vapore". Io ne avevo preparati pochi per cui me la sono cavata così: se ne fate tanti, a questo punto, togliete la padella da fuoco, levate i fagottini cotti dalla padella, pulire la padella con della carta da cucina e ripetere l'operazione fino a esaurimento scorte.


Alcune note:
- Questa pasta può essere tranquillamente usate per preparare gli involtini primavera al forno, se la preferite :)
- Ripieno e pasta non coincidono MAI, credo sia una legge della fisica. Avanzerà o l'uno o l'altro. La pasta si può tranquillamente congelare, anzi, congelatela già stesa, arrotolata nella carta forno, e mettetela a scongelare in frigo. NON nel microonde (me lo potete ripetere, sì... pane e volpe la mattina!!).


CHAR SIU BAO
...for my little brother...


Liberamente tratta da qui e qui.

Per l'impasto (per 24 panini)
1 busta di lievito di birra disidratato o 1 panetto di lievito di birra fresco
1 tazza di acqua tiepida (240 ml)
4 e 1/2 tazze di farina (540 gr)
1/4 tazza di zucchero (50 gr)
2 cucchiai d'olio
1/2 tazza di acqua bollente (120 ml)
2 cucchiai di olio di semi di sesamo (o olio di oliva...)

Per il ripieno
300 gr macinato di maiale (doveva essere carne di maiale tagliata a cubetti, vabbe')
1 testa di insalata belga
1 carota
1 cipolla
1 cucchiaio di salsa di soia
2 cucchiai di salsa agrodolce degli involtini primavera

Tritare insalata belga, carota e cipolla. Mescolare alla carne. Aggiungere le salse e mettere in frigo a marinare. Nel frattempo preparare l'impasto.
Se si usa il lievito disidratato da riattivare, scioglierlo nell'acqua tiepida e aggiungere due cucchiaini di zucchero. Lasciare riposare coperto per 10 minuti, fino a che compare la schiuma (consultare in ogni caso le istruzioni sulla confezione). Se invece si usa il lievito di birra fresco o quello disidratato ma istantaneo (tipo Mastro Fornaio, giusto per non fare nomi...) questo passaggio si può saltare.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida (o recuperare la miscela di prima...) e aggiungere 1 tazza (120 gr) di farina, mescolando bene. Coprire con un panno e lasciare lievitare 1 ora, finchè non appaiono delle bolle.

Sciogliere zucchero e olio in 1/2 tazza di acqua bollente (sciogliere l'olio nell'acqua??? vabbè, diciamo che ha detto emulsionare :P), e lasciare raffreddare fino a che diventi tiepida. Aggiungere alla pasta lievitata e poi aggiungere la restante farina. Adagiare la pasta in una grande ciotola leggermente unta d'olio, coprire con un telo umido e lasciare lievitare in un luogo tiepido per 2 ore.

Tirare fuori la carne. Scaldare un cucchio d'olio in una padella larga e saltare la carne e le verdure finchè il composto è ben cotto e asciutto. Lasciare raffreddare.

Passato il periodo di lievitazione, riprendere l'impasto, impastare per 1 minuto, e ricavare infine un "salame" di pasta di 5 cm di diametro. Tagliare delle fette spesse 2,5 cm. Appiattire le fettine con le mani, in modo da ottenere delle "pizzette" di circa 8 cm di diametro. Se si vuole, si può usare il mattarello, ma questo ridurrà la capacità di lievitare dell'impasto.
Mettere 2 cucchiai di ripieno al centro di ogni pizzetta, bagnare i bordi e piegarli tutt'intorno in modo da chiudere la pasta intorno al ripieno. Raccogliere le pieghe al centro e chiudere bene, torcendole.
Mettere i panini nel cestello per il vapore e farli lievitare un'altra ora, ovvero finchè la pasta è abbastanza elastica da tornare in forma se la punzecchiate con il dito. Cuocere a vapore per 10 minuti.
Io li ho cotti 10 minuti al primo anello nella pentola a pressione (e che mi perdevo quest'occasione, ora che ho scoperto la funzione vapore??).

Se qualcuno è andato a sbirciare la foto della ricetta originale, non troverà, ahimè, molte somiglianze :( Dopo averli messi a cuocere ho scoperto di aver saltato un passaggio, ovvero l'ultima lievitatura, sostituendolo con una lievitatura più breve di un'altra ricetta. Troppe ricette aperte contemporaneamente o_O
Vabbè, sono venuti discreti, posso solo dire al fratellino che mi esercito epr quando mi verrà a trovare :D

Appello: perchè nessun ristorante cinese in italia li propone? Perchè i menù dei ristoranti cinesi in Italia sembrano tutti uguali??

martedì 8 luglio 2008

Intermezzo

Su internet ne succedono di cose strane. Capita che poco più di tre anni fa incroci il blog di una gentile signora belga che condivide con il mondo le sue ricette e subito ti innamori del suo modo fresco e spontaneo di raccontare le cose, e ti incanta il suo sguardo un po' "straniero" sulle vicende d'Italia. Dopo un po' decidi di provare una sua ricetta e il pulpo alla gallega ti viene veramente buono!!
Mentre cerchi di capire che cavolo è un blog, ne scopri un altro e anche se l'autrice non la conosci personalmente, vive tra l'Italia e Londra, dove tu hai abitato per un po', per cui senti subito una certa affinità. E via di segnalibro. Poi ne scopri un altro. E un altro ancora. Troppi per leggerli tutti. Troppi per poterti ricordare in che ordine li hai scoperti.
Poi i casi della vita ti portano lontano da internet per un po', traslochi, trasferimenti, vicende varie. Quando torni on-line la tua gentile signora belga è diventata una web-star, e di food blog ne sono nati talmente tanti che ormai diventano la tua principale fonte di ispirazione riguardo alla domanda "che cucino stasera per di non fare la solita, triste, fettina di carne?" E insieme a una ricetta ti regalano una storia, un ricordo, un'esperienza vissuta, un consiglio. Anche se li hai trovati tramite google, ti ritrovi a leggere post su post e commenti su commenti per ritrovare il filo logico di un sogno, di un'emozione.
Ormai sono veramente in tanti, tantissimi, una valanga, cominciata da qualcuno che ha lanciato il primo fiocco di neve, e adesso viene giù tutto il costone. Perchè, come qualcuno più bravo di me ha già evidenziato, pochissimi anni fa i food blog in italiano erano veramente pochi, mentre ora quasi non si contano più. Chissà se qualcuno ha mai stilato una classifica degli argomenti più trattati nei blog. Occhio e croce, dopo l'informatica in tutte le sue accezioni, l'argomento più gettonato è probabilmente il cibo.
Se non altro, adesso puoi condividere la passione per il cucinare e il pasticciare con qualcuno che condivide i tuoi interessi, senza rompere troppo le scatole ai tuoi amici che magari non hanno proprio voglia di sapere per filo e per segno come si fa la pasta madre, ma son più interessati a mangiarne il risultato. E se ti viene il dubbio sul metodo migliore per sbucciare la cipolla, visto che nel vicinato non conosci nessuno (hai cambiato tre città in tre anni, capita) ti rivolgi alla blogosfera sapendo che qualcuno il consiglio giusto te lo darà.
Alla fine, forse inevitabile, ti viene voglia anche a te di raccontare, forse qualche storia ce l'hai anche tu, forse non interessa a nessuno, ma la voglia di provarci è troppo forte. Hai già provato a partecipare a qualche forum, e ammiri chi ha la costanza di seguirli, ma il tuo disordine fisico e mentale è troppo per seguire tutti i "thread", per cui hai abbandonato ben presto. Insomma, alla fine ti ritrovi qui, tra gli altri blog, e il bello è che trovi subito degli amici, chi ha appena cominciato come te e chi è qui da un bel po'. E più si legge e più si ha voglia di leggere, d'altronde l'appetito vien mangiando. Finalmente ariva qualcuno che cerca di raccogliere tutti, come Staximo che pazientemente ci elenca tutti, e come mondocibo che ci tiene sempre aggiornati. Sì, da oggi ci sono anch'io. O almeno ci provo :P

P.S. Tastespotting è tornato, qui, se vi interessa, trovate un'intervista alla nuova curatrice, e finalmente si scopre l'arcano della sparizione del sito, che tanto arcano non era, trattandosi solo di una separazione societaria (anche se la notizia della sparizione era stata data con un comunicato così scarno da acquisire il fascino di un mistero... solo un'abile operazione di marketing?).
Secondo la mia modestissima opinione ha perso parecchio nel non essere più legato a un sito di design, ormai è uno dei tanti siti che parla "solo" di cibo. Manca qualcosa del suo fascino, ma è rimasto comunque un sito divertente su cui distrarsi qualche minuto durante una giornata di lavoro.

sabato 14 giugno 2008

Se ammettere il problema...

...è il primo passo verso la soluzione allora: "Salve, mi chiamo Elisabetta, e sono una web-dipendente". Ecco qua. L'ho detto.
Scusate l'inizio teatrale, ma era per sdrammatizzare una piccola disavventura capitata oggi. Si dà il caso che uno dei miei siti preferiti sia Tastespotting, una collezione fotografica di ricette alimentata dai navigatori. Era un mio appuntamento quotidiano. Ogni tanto decideva la cena di casa mia. E in ogni caso era divertente curiosare qua e là nelle cucine altrui e magari ritrovare la foto di un piatto che avevi già ammirato altrove. Dava una sensazione di familiarità. Non avendo io molto tempo nè per navigare nè per cucinare, trovavo divertente scorrazzare in tutte quelle creazioni culinarie efficacemente presentate.
Fino a stamattina. Stamattina il sito è stato chiuso. Poche righe di ringraziamento e una frettolosa spiegazione su generici "problemi legali" che hanno portato alla chiusura.
Non voglio qui parlare di copyright, di proprietà intellettuale e via discorrendo, nè aprire una diatriba a proposito di come trattare ciò che viene pubblicato sul web, nè delle giuste/ingiuste rivendicazioni da parte di chi blogga per lavoro e chi naviga e magari blogghicchia per hobby, o sulle varie filosofie cc, os, free, etc.
La cosa che più mi ha sconcertato è come mi sono sentita io davanti a quello scarno comunicato. Incredula. Basita. Come se camminando per strada non ritrovassi più un palazzo che è sempre stato lì e nessuno sapesse dirmi perchè l'hanno tirato giù, e anzi fossero sparite anche tutte le foto che lo ritraevano.
Mi ero già soffermata altre volte a pensare di come sia semplice far sparire le cose grazie alla rete: se una cosa sparisce da internet, non lascia traccia o quasi. Mi è capitato di vederlo con gli articoli dei giornali, ritirati o corretti in tempo reale, lasciando poche tracce della bufale appena sparate. Se non sei in rete non esisti, ben lo sanno quelli che censurano la rete e i bulletti che caricano video su youtube. Perchè continua a venirmi in mente l'eterno presento di "1984"?
Ovviamente lo so che non è così, che è solo una percezione, che la memoria è nostra e solo noi possiamo decidere se usarla o dismetterla. Infatti navigando un po' ho colto quali potevano essere stati i problemi che hanno portato alla chiusura del sito (forse una misura un po' eccessiva, magari bastava ripensarlo), ma come ho detto, scopo di questo post non era disquisire sul giusto o sbagliato, ma sfogarsi con un po' di filosofia spiccio ;)
Internet dà questa bella sensazione di villaggio globale in cui ti senti più vicino a qualcuno in Brasile che al tuo vicino di casa, e questo è meraviglioso: ma se per qualche ragione quel filo elettronico con l'amico brasiliano si perde, che succede? Un tantinello melodrammatica sono? Forse. Altri siti che visitavo non sono più attivi, ma non mi hanno mai scatenato una sensazione di perdita come questa. Se avessi perso i miei Google Bookmarks non credo mi sarei sentita così...
Forse è solo che mi mancherà TS, era come un museo virtuale del cibo, un eye-candy che ravvivava le mie giornate. Forse devo fare qualcosa per le mie giornate, che dite??
P.S. Per chi fosse in crisi di astinenza come me, segnalo il sito www.archive.org che raccoglie qualche versione cache dei siti: le foto non ci sono ma i link sì!

domenica 20 aprile 2008

Riassunto delle puntate precedenti (1) - Il Brunch del Sabato Santo



Vostro Onore! Non fu mia responsabilità! Fui trattenuto da inderogabili impegni! Leggittima difesa fu! Vi presento il vero colpevole!

Signora maestra, io il compito lo avevo fatto, ma le piante cattive se lo sono mangiato...

Capo, è vero, sono in ritardo, ma sono stato trattenuto, sul serio, c'era traffico, ho forato, c'era un terremoto, IT WASN'T MY FAULT!!

Piccola rassegna di scuse poco credibili per chiedere scusa a tutti per l'assenza prolungata (ma ce l'ho fatta a non far passare un mese intero, non sono del tutto irrecuperabile...), assenza dovuta veramente alle piante. Dovete sapere che la nostra casetta ha due piccoli giardini, uno sul fronte e uno sul retro, che sono stati, da quando ci siamo traferiti da queste parti, lasciati in balia di un'allegra sterpaglia.
Ma ci è stato detto che "Ora o mai più", insomma, il giardino bisogna avviarlo in primavera per cui gli ultimi fine settimana sono stati dedicati interamente ai nostri piccoli appezzamenti (anche se a chi li ha zappati non sono sembrati affatto piccoli ;D).
Quello che vedete in foto è un particolare della pianta che dovrebbe diventare la nostra siepe... tra quattro o cinque anni, se tutto va bene. Sì perchè nessuno in casa ha esattamente il pollice verde, anzi, io personalmente direi di avere un vero pollice verso :P e ci sono una paio di cadaveri di orchidee che potrebbero confermarlo; spero quindi fortemente nel maritino che, pur non essendosi mai occupato di un giardino, ha scoperto che gli piace trafficare con terra, siepi ed erbe varie. Perchè non chiamiamo un giardiniere? E il divertimento dove sarebbe?
Dimenticavo, la piantina-siepe ha un nome che è tutto un programma, rincospermo, per gli amici è il rinco (e a questo punto le battute si sprecano...) per i più fini, è un "falso gelsomino".

Tornando in cucina e al titolo del post, era un bel po' che avevo adocchiato la ricetta delle uova decorate delle cuoche dell'altro mondo, quindi quale miglior occasione di provarle se non per un pigro pranzo del sabato prepasquale? E potevo mai limitarmi a un solo colore?
Purtroppo non mi sono venute belle come quelle di Alex e Mari, però si vedono le differenze di colore tra le uova bollite nel te (quelle marroncine, con il disegno a ragnatela), nella yerba mate (quelle verdi), e nel rooibos (quelle rossiccie). Queste ultime sono tisane che si trovano, tanto per cambiare nei negozi del commercio equo, e finalmente ho potuto usare la yerba mate che mi hanno regalato visto che da bere non è che mi faccia proprio impazzire (il rooibos invece è molto buono!!). Ho usato anche il tè verde ma le uova non si sono colorate quasi per niente. Avevo qualche timore sul lasciar bollire delle uova per trenta minuti ma alla fine sono uscite buone anche se... sapevano solo di uova!! A dire la verità, un po' ci speravo che prendessero qualche sapore esotico dopo tutto quel bollire, e invece niente :(
Ho accompagnato le uova con queste "crocchette di prosciutto" che mi sembravano una buona idea per un brunch, ma non mi hanno convinto molto, forse le ho fatte troppo grandi o forse il sesamo andava tostato, insomma, mancava qualcosa...
Vi posto la ricetta così mi dite cosa ne pensate, magari qualcuna di voi provette cuoche riesce a farne un capolavoro. Siccome in casa mia non si butta via niente (specie se si mangia) vi rimando a tra qualche post per sapere che fine hanno fatto le pallotte. La ricetta è tratta dal libro "Ricettario del Mondo" (v. libreria per ulteriori dettagli).



CROCCHETTE DI PROSCIUTTO
200 gr prosciutto cotto
100 gr ricotta fresca
prezzemolo
semi di sesamo
Tagliate a pezzetti il prosciutto; sbriciolate la ricotta: lavate e sciugate una manciata di foglia di prezzemolo. Versate tutto in un frullatore, frullate sino a ottenere un composto morbido e consistente e quindi modellatelo in palline delle dimensioni di una ciliegia. Distribuite in un piattino uno strato di semi di sesamo e fatevi rotolare le palline, così che ne risultino completamente avvolte. Con delicatezza appoggiatele su un piatto e guarnitele con foglie di prezzemolo fresco.


P.S. Chi becca per primo/a la citazione cinematografica tra le scuse? No, liscademì, tu non partecipi altrimenti non c'è gara...

martedì 26 febbraio 2008

6 cose 6...

Se errare è umano e perseverare è diabolico, allora me la batto seriamente con Lucifero! Non vi pensate chissà che, è solo che faccio sempre la stessa cosa, quando ho un compito da portare a termine. Mi riduco all’ultimo minuto perdendo il tempo a fare mille cose inutili (ma più divertenti…) e poi mi tocca fare le corse stressandomi all’inverosimile. Evidentemente senza stress non sono produttiva, anche se non mi piace essere sotto pressione. E ogni volta mi riprometto che non funzionerà così la prossima volta… ogni volta…
Insomma, per una cosa e per un’altra è da parecchio che non riesco a badare al mio blogghetto, e mi dispiace di non aver potuto rispondere prima all’invito di Ciboulette per il meme “6 cose che mi piace dire o fare”. Effettivamente 6 sono veramente poche, ma cercheremo di farcele bastare, quindi in ordine rigorosamente analfabetico:

1) Mi piace leggere, soprattutto romanzi e fumetti di tutti i tipi. Non riesco a stare senza sapere “come va a finire” per cui di solito i libri me li bevo in pochissimo tempo, in una sorta di apnea, che a volte mi impedisce di goderne appieno.
2) Mi piace mangiare (e bere, si può dire?) soprattutto in posti nuovi, soprattutto se i piatti sono fantasiosi. Mi piace vedere che si inventa lo chef, e scoprire i sapori locali (ma lo sapete che il formaggio con la salsa di fichi è veramente buono?)
3) Mi piace trasformare… questa è difficile da spiegare (qualcuno direbbe semplicemente che… sono nata ingegnere!!). Mi piace giocare con le cose e gli elementi, dare nuova vita a oggetti vecchi, fare il piccolo chimico ;) Direi che la mia passione per la cucina ricade in quest’ottica, per cui di solito scelgo ricette divertenti da fare oltre che da mangiare, che mi permettano di utilizzare in modo insolito un ingrediente magari comune. Poi ogni tanto cucino anche cose normali altrimenti mio marito scappa di casa ;P
4) Parlando di mariti, mi piace passare il tempo con il mio, che sia per progettare il sistema di illuminazione della cucina (3 giorni di think-tanking, 3 missioni da Ikea e molto biadesivo) o per rilassarci davanti all’ultimo serial americano.
5) Dire sempre la mia… di solito a sproposito.
6) Mi verrebbe da dire che mi piace tambasiare, ma non so se è il verbo giusto visto, insomma, per i non-lettori di Montalbano, mi piace perdere tempo prendendomi il mio tempo, che sia per ascoltare la radio (sono Gialappa-dipendente), cercare su internet una traduzione accettabile di “Kale” per non farmi guardare male dal fruttivendolo, o passeggiare alla ricerca di negozietti carini… qualcuno ha ancora qualche dubbio sul perché sono sempre all’inseguimento delle scadenze?

Sarà conforme alla memtiquette fare due meme di seguito? Chissà! Passo la palla a GdS, se ha finito di mangiare le tigelle…

venerdì 15 febbraio 2008

Al meme! Al meme!

Che bello, Giovanni mi invita a fare un meme, ma che dire un meme, il mio primo meme!! Che emozione! Un meme! Un meme!

...ahem, scusate, ma cos'è un meme? ;P

Girando un po' su internet una vaga idea me la sono fatta, anche se ho ancora qualche domanda che mi piacerebbe girare a chi è più esperto di blogosfera di me (praticamente chiunque). Per prima cosa: come si pronuncia? Se ha qualcosa a che fare con Richard Dawkins, allora la pronuncia è qualcosa del tipo “Mim”, se ho capito bene... E poi la netiquette dei meme: si può fare un meme cui non si è invitati ma solo perchè lo si è letto su un blog? Mi sto facendo troppo domande inutili? Non sarebbe la prima volta... In ogni caso, qualunque opinione è benvenuta!

Veniamo al meme in questione, e riportiamo le regole:
“elencare 10 accoppiamenti di cibi che nella vostra mente, palato, stanno bene insieme, che si completano, che si esaltano, che si stimolano, che uno da solo sì, ma con l’altro rasenta la perfezione!”

Qualcosa mi dice che con la mia lista metterò una seria ipoteca sulla speranza di raggiungere i 25 lettori per il mio blogghetto ma tant'è... buttiamoci!!

1 – Gelato alla crema con panna montata – questo è un ricordo di infanzia, ossia il gelato alla crema più buono che io abbia mai mangiato, quello della fu pasticceria Daniele di Via Scarlatti a Napoli. Un crema che sapeva solo di crema, non di uova, non di limone, non di vaniglia. Era solo crema. E anche la panna montata della suddetta pasticceria me la ricordo come una bontà che raramente ho ritrovato. E' un'accoppiata che ovviamente può funzionare solo a queste condizioni :P
2 - Burro e miele - la mia tartina preferita per colazione (in realtà questo è un tris, perchè anche la scelata del pane ha la sua importanza per la creazione della magia)
3 – Birra e taralli – la miglior “cena non cena”
4 – Fagiolini con cipollotto fresco – se non si hanno appuntamenti romantici
5 – Pomodori di sorrento e mozzarella di bufala - anche qui, non è proprio completo senza basilico
6 – Friarielli e… provola ;P – tanto per ribadire che sono una napoletana atipica
7 – Carote azzuppate nel barattolo della maionese – il cibo schifezza
8 – Pane cafone e olio extravergine di oliva
9 – Arance e finocchi – questa è una scoperta recentissima, e pensare che i finocchi, presi da soli, non mi piacciono per niente, mi dà fastidio perfino l'odore!!!
10 – Fave e pecorino – un regalo della mia permanenza in toscana

Per essere precisi, gli accoppiamenti sono 11 visto che uno dà il nome a questo blog... E adesso invito Ciboulette a cimentarsi, Carlo&Cristina, quella mezzalisca di mio fratello se trova il tempo tra un freelancio e l'altro dalla finestra, e anche il marito, un altro indaffarato cronico!
Saluti e illuminatevi di meno!

lunedì 4 febbraio 2008

Me gusta la lasagna...

Tra i fortunati casi della vita che mi hanno regalato una vita un po' nomade innanzitutto ci sono un meraviglioso papà che ha deciso che valeva la pena seguire i propri sogni anche se questo voleva dire trasferire per qualche anno baracca e burattini (leggi moglie e due bimbi) in un altro paese, in Inghilterra per la precisione, e un'altrettanto meravigliosa mamma che lo ha seguito. Ad essere sincera, da piccola non ero molto entusiasta di questi cambiamenti, ma a posteriori non ringrazierò mai abbastanza i miei per tutto quello che ci ho guadagnato, come imparare a credere nei propri sogni, l'importanza di avere un compagno con cui realizzarli, il coraggio di mettersi sempre in discussione e che non c'è assolutamente niente di strano nel cucinare gli spaghetti con le vongole in un camper in un parcheggio del porto di Calais, d'altronde quelle bancarelle di pescatori erano troppo invitanti e come si dice... CARPE DIEM!

Questo per dire che ho cominciato presto ad imparare le emulsioni di elementi inmiscibili, come la scarsità di mezzi e la disponibilità improvvisa di ingredienti, la logica e le idee che ti frullano per la testa, il poco tempo e la tanta voglia di fare, le scadenze di lavoro colpevolmente accumulate e il calendario che ti ricorda le tradizioni. Come si fa? Come tutte le emulsioni, con una grande agitazione!

Parlando di tradizioni, quest'anno carnevale è arrivato decisamente troppo presto e per me, tradizionalista più per natura che per educazione, non c'è carnevale senza lasagna. Sto parlando della tradizionale lasagna di carnevale napoletana, ovviamente. Quella lasagna che non ha una ricetta ma tante ricette quante combinazioni ci sono degli elementi di base (una potete trovarla qui, anche se per esempio io non metto l'uovo sodo). Quella lasagna, per intenderci, che è proprio complicato farne poca, che è talmente laboriosa che la fai una o due volte l'anno, la cui digestione ti perseguita per tutto il pomeriggio e buona parte della nottata. Insomma, quella che non vale la pena fare per due e non hai fatto in tempo ad invitare nessuno perchè quel week-end dovevi assolutamente lavorare.

Vogliamo scherzare?? Domenica di Carnevale senza lasagna?? E poi era un vero peccato, in frigo c'era già tutto e la vicemamma ci aveva anche portato la pasta adatta da Napoli (perchè questa lasagna qua si fa con la sfoglia senza uova, provate un po' voi a trovarla in terra emiliana...) E poi mi diverto proprio a fare le polpettine, che a guardarle schierate nel piatto mi fanno troppa allegria (a Napoli, in questo periodo, non c'è macelleria che non esponga vassoi e vassoi di polpettine-ine-ine pronte da friggere e non so perchè, ma son troppo belle da guardare).


Quindi è deciso, domenica mattina o' mast r'o' raù (the master of ragù) di casa (mio marito) si mette all'opera (che il ragù almeno un tre ore deve pippiare...) e io giù a polpettinare. Permettetemi un sentito ringraziamento al sito gennarino per il trucco di bagnare le mani mentre si fanno le polpette: sono vent'anni almeno che polpettino ma c'è sempre da imparare, perchè se le polpettine non sono belle tonde poi vi ci voglio a rigirarle mentre si friggono.


LASAGNA DI CARNEVALE
...perdonate le dosi, io vado sempre a occhio...

Per il ragù: (che in realtà andrebbe preparato il giorno prima...)
Misto di carne di maiale e manzo che tolleri lunghe cotture.
Ottimi sono: costarelle, braciole, spalla, ecc.
Cipolla tritata
Passata di pomodoro
Pelati (di solito, una scatola ogni bottiglia di passata :)
Olio
Lardo e/o sugna
1 Pizzico di zucchero
Sale e pepe

Per la lasagna:
lasagne possibilmente ricce e possibilmente senza uova
carne di maiale,
pangrattato
1 uovo ogni 100 gr di carne
prezzemolo
parmigiano
fior di latte, (o, ancora meglio, la mozzarella del giorno prima lasciata scolare :)
salsiccia sottile
ricotta di pecora,
olio di oliva,
parmigiano e pecorino grattugiati.

PREPARAZIONE
In una grossa pentola a sfondo spesso, rosolare la cipolla nell'olio. Quando è imbiondita aggiungere la carne e un mezzo cucchiaio di strutto e/o di lardo, e rosolare fuoco bello vivo fino a farle raggiungere un bel color biscotto.
Aggiungere passata e pelati e... tanta acqua quanta ne serve a "sciacquare" le bottiglie di passata. Non esagerare, eventualmente si aggiungerà in cottura. Salare ma non troppo, eventualmente aggiustare verso la fine della cottura. Abbassare la fiamma e lasciare cuocere a fuoco lento, "pippiare" in napoletano, per tutto il tempo necessario, almeno 3 ore, come detto, girando spesso. Per smorzare l'acidità del pomodoro si può aggiungere un pizzico di zucchero. Insomma, finchè la carne è cotta e il sugo è saporito e ben addensato.

Nel frattempo preparate il ripieno, tanto ne avrete da fare :D
Impastare carne macinata, pangrattato, prezzemolo tritato (se lo mettete nel mixer con il pangrattato è tutto mooooooolto più semplice), parmigiano, pepe e sale. Come ottimamente consigliato da Gennarino, prendere una tazza d'acqua, infilare le dita di una mano e con esse bagnare il palmo dell'altra mano. Prendere poi una quantità minima di impasto (per capirci quanto ce ne sta in mezzo cucchiaino) e arrotolarlo a polpettina con le dita umide su il palmo bagnato. Bagnare le mani ogni due al max tre polpettine. Be' non posso dire che le mie fossero proprio grandezza cece, ma erano piuttosto piccoline.

Friggere le polpettine in olio di oliva e mettetele da parte. Intanto sminuzzate grossolanamente la mozzarella e la ricotta. Cuocere la salsiccia, precendentemente punzecchiata, con olio e alloro e poi spezzettarla.
Dare una sbollentata (non più di 3 minuti) alle sfoglie di lasagna (“pettole”) in acqua leggermente salata in cui abbiamo versato un goccio d'olio che sennò si azzeccano. Scolarle e adagliarle su un canovaccio pulito. E sì, serviranno kilometri e kilometri di canovaccio.
E poi il via all'assemblaggio, appena il ragù è pronto, mentre il forno si scalda (180-200°). Oliare il fondo di una pirofila, velarla con un mestolino di ragù, e poi coprire con la lasagna. Poi, un po' di tutti gli ingredienti (polpettine, mozzarella, ricotta, salsiccia), ben distribuiti. Spolverare con i formaggi grattugiati e velare di ragù. Continuare fino a esaurimento di ingredienti o di pirofile. L'ultimo strato di lasagne deve essere coperto solo di abbondante ragù e parmigiano. Cuoce poi a 180-200 gradi fino a quando non si forma una bella crosticina dorata (circa mezz'ora).


Una piccola nota. Esiste una ben nota legge della fisica, nota come legge del ragù, che rispetto a quello che fai ce ne vuole sempre di più!! In realtà ciò avviene, di solito, quando si è troppo abbondanti nelle mestolate intermedie, e parlo per esperienza. Non affogate la lasagna. Mettete un abbondante strato di ragù in cima a tutto e ci penserà lui a penetrare dove deve, e potete sempre aggiungerne un po' mentre cuoce, se vi sembra troppo secca. Come noi ovviamente non abbiamo fatto ma della fine che hanno fatto gli ingredienti avanzati dopo l'esaurimento del ragù, vi parlerò in un altro post.


Finalmente la signora L. viene infornata, ma a quel punto si sono fatte le 2 del pomeriggio e abbiamo un certo languorino, per dirla fine, fortuna che c'è la pentola del ragù in cui fare la “scarpetta”.



Anche se non mi va di dare giudizi sulle mie ricette, a me è piaciuta un sacco (sarà stata la fame, quando mangi alle 14.30 forse tutto sembra buono...). Sarà stato il divertimento di farla e di mangiarla che oggi mi ha fatto accettare quasi con filosofia la scoperta che il mio computer aveva appena perso tutto il lavoro (quello serio) fatto nel week-end?
Se non altro, adesso abbiamo teglie di lasagne per tutta la settimana, il che mi esime dal cucinare in questi giorni in cui dovrò fare le nottate per recuperare...
Buon Carnevale a tutti!

P.S. Fotografie di Mauro, il marito ;)



Update! Questa ricetta è stata modificata, aggiustata e corretta il 24-02-2009 per partecipare alla raccolta di Carolina!

giovedì 31 gennaio 2008

La faccia mia sotto i piedi vostri...

Cuoca dilettante, blogger dilettante, fotografa ancor più dilettante. A ciò si aggiunga una tara di fondo e cioè che sono anche ingegnere, affetta perciò dal morbo del com'èffatto? comefunziona? riescoarifarlo?
Questo ahimè, è il mio approccio alla cucina, per cui non riesco tanto a cucinare senza un ricetta davanti (anche se poi la cambio quasi sempre) e non riesco a resistere a ricette con ingredienti strani, procedimenti curiosi e accostamenti arditi.
Fortunatamente in casa siamo dotati tutti di un bell'appetito per cui ogni esperimento, più o meno riuscito, viene comunque consumato.
Ne consegue che sono sempre alla ricerca di spunti, colleziono ogni ricetta che trovo e, ovviamente, sono appassionata di foodblogs!
Siccome finalmente ho trovato un po' tempo da dedicare a questo pseudoblog, ho voluto elencare alcuni dei siti che visito più spesso, per ringraziare e segnalare tante persone che per me sono continuamente fonte di ispirazione. La lista è tutt'altro che definitiva, anzi molto incompleta ed in ordine rigorosamente analfabetico.
Ho dedicato un link anche ai malcapitati (almeno quelli dotati di blog) che più o meno spesso mi hanno fatto da cavia.
Insomma, questo è un diario di esperimenti, come la terrina di ceci e carote che vedete in foto e la cui ricetta ho preso dal sempre mitico cavoletto. L'idea di usare la farina di ceci in maniera alternativa mi ha incuriosito subito, e devo dire che mi è uscita benino, anche se forse era un po' poco saporita. Mi sono venute in mente un sacco di varianti, che prima o poi sperimenterò.

lunedì 7 gennaio 2008

Il mio primo post ?!?

E così, alla fine, ci sono cascata anch'io. Il mondo ora ha un blog in più, di cui forse non si sentiva la mancanza, ma la voglia di raccontare era troppa, così come la voglia di partecipare a questo affascinante mondo che finora mi ha visto solo spettatrice o, al massimo, "commentatrice".
Come forse si intuisce dal titolo, e come aveva profetizzato un mio amico molto tempo fa (ebbene sì, Gds, il primo link è per te!), da queste parti si parlerà di cibo, ma non solo.
Napoletana di nascita e girovaga per fortunati casi della vita, i friarielli mi accompagnano da quando sono nata, mentre le tigelle sono una scoperta recente, ora che il mio peregrinare mi ha parcheggiato (almeno per il momento) in terra bolognese.
In mezzo un'infinita collezione di profumi, odori, sapori, persone, modi di vivere e di pensare affrontati con curiosità ed un pizzico di incoscienza, e che adesso mi piacerebbe provare a raccontare.
Saluti per adesso, e al prossimo post!