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giovedì 17 dicembre 2009

Le scorte per l'inverno

Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Dadi da brodo: vegetale, di carne e di pesce


Con mia grande gioia, quest'anno ho perfezionato la mia iscrizione al GAS locale, rimandata per lungo tempo causa tralochi, stavolta altrui. Il che significa che, oltre alla settimanale cassettina di verdure, adesso, tra le altre cose, capita che arrivino in mail messaggi del tipo "Il giorno TOT l'azienda agricola taldeitali macella un vitellone, se siete interessati a una confezione di carni miste prenotatevi". Per cui ecco che arriva il pacco di carne freschissima approssimativamente così composto:
- Bistecche
- Carne da Brodo
- Ossobuco
- Carne da Brodo
- Scaloppine
- Carne da Brodo
- Macinato
- L'ho già detto Carne da brodo?

Scherzo, ovviamente, ma diciamo che di pezzi per il brodo ce n'erano in quantità alquanto superiori alla nostra domestica produzione di brodini di carne: la metamorfosi in emiliani non è ancora conclusa per cui non facciamo (ancora) i tortellini in brodo tutte le domeniche :P
Niente paura, comunque, nulla andrà sprecato, anche perchè l'inverno si approssima e occorre prepararsi alla stagione delle zuppette, e di ripetere ed estendere un esperimento che avevo fatto l'inverno scorso e che ormai era quasi esaurito: il dado vegetale fattincasa! Esperimento per modo di dire, visto che ho seguito delle precise istruzioni, ma la prima volta che l'ho preparato ero piuttosto scettica sulla sua riuscita. E non ero la sola, visto che mi chiamò la genitrice mentre ero in piena cottura e mi chiese cosa stavo cucinando di bello. Alla risposta "Il dado vegetale" mi ha risposto "Non dire bugie" :D
Giorno di dado, dunque, e già che ci sono decido di provare qualche nuova ricetta, a fianco a quella classica, e di provare a fare anche il dado di carne e di pesce!!



DADO VEGETALE
Ricetta tratta da Petula cui vi rimando per le note tecniche :)


200 gr di sedano (io metto anche le foglie)
2 carote
1 cipolla grossa
1 zucchina
2 porri
100 gr di prezzemolo (è un ottimo modo per usare i gambi!!)
20 foglie di basilico
2 rametti di rosmarino
15 foglie di salvia
150 gr di sale
100 gr di miso d'orzo
1 cucchiaio di olio

Tagliate a pezzettini piccolissimi (tipo soffritto) le verdure, metterle in una pentola di acciaio con il fondo alto o di coccio con il cucchiaio d'olio. Coprire con il sale e il miso e far cuocere senza aggiugere nulla (io lascio solo le verdure un po' umide dell'acqua di lavaggio) per almeno 1 ora e mezza. Frullare e omogeneizzare il tutto con un frullatore ad immersione o nel robot e rimettere sul fuoco a far addensare ancora.
Qualche nota: durante la cottura, copro la pentola con un coperchio tenuto leggermente aperto, altrimenti si brucia tutto. Anche così a volte si fa un po' di fondo bruciatizzo, ma basta non tirarlo su quando lo si mette nel frullatore!!
La consistenza finale sarà quella di una pesto molto molto denso. Mettere il dado ancora caldo in contenitori di vetro ben puliti e piazzate in frigo (non necessario vista la quantità di sale). In frigo dura almeno sei mesi... credo, non saprei, l'ho finito prima ;)
Si può conservare anche in freezer: data la quantità di sale rimane morbido e se ne può prelevare ogni volta la quantità desiderata (inutile quindi tentare di fare i cubetti nelle formine per il ghiaccio come ho provato a fare io :) e dura più a lungo.
Sarà sufficiente un cucchiaio per insaporire le minestre e i sughi ed è perfetto per fare i brodi vegetali per i risotti o per la pastina.

DADO DI PESCE
Tratto e adattato da Senzapanna
250 gr carote
250 gr sedano
250 gr cipolla
250 gr sale fino
250 gr filetto di scorfano
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo e basilico

Sinceramente, non sapevo proprio che pesce usare, e ho optato per quello che ho trovato sfilettato nel banco del pesce :) RIpensandoci, probabilmente era meglio usare un pesce adatto alla conservazione sotto sale, che so, delle aringhe o delle alici.
Tagliare molto finemente tutte le verdure, possibilmente bio. Meglio ancora tritarle finemente con un tritatutto senza aggiungere niente. Coprirle con il sale e metterle a cuocere a fuoco leggero senza aggiungere niente (nemmeno acqua). Il sale estrarrà l'acqua di vegetazione delle verdure, lasciar fino a quando quest'acqua non si sarà completamente asciugata (a me è bastata un'ora di cottura). Mettere in barattolo quando è ancora caldo, chiudere e capovolgere. Si conserva per mesi in frigorifero grazie alla grande quantità di sale. Io, data la presenza del pesce, preferisco conervare questo in freezer: non l'ho ancora assaggiato, vi saprò dire come è venuto!

DADO DI CARNE
Tratto e adattato da Senzapanna
400 gr carne da brodo
350 gr sale
1 grossa cipolla
150 gr carote
sedano, prezzemolo
Disporre il sale leggermente umido in una pentola. Aggiungere la carne tagliata a pezzi, le cipolle , le carote e gli odori (Io a questo punto ho mescolato tutto). Far cuocere a fuoco lento coperto per più di 1 un ora. Scoprire e far asciugare il composto. Farlo raffreddare e passarlo al mixer. Versarlo in un barattolo di vetro con coperchio e riporlo in frigorifero. Può essere conservato per molti mesi. Aggiungendolo alle pietanze ricordarsi di non mettere altro sale.
Anche questo lo conservo in freezer.

giovedì 10 dicembre 2009

Nessuno è perfetto



Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Salsa Harissa

F. è il mio pusher di verdure biologiche e biodinamiche. F. ogni settimana, mi consegna una cassettina piena di bontà. F. è simpatico, preparato e disponibile. F. sopporta tutte le mie domande sceme. F. consiglia, racconta e spiega. F. parla delle sue piantine con l'amore di chi vi dedica tanta fatica e ne trae molta soddisfazione. Mi spiega che ci sono poche insalate perchè in questo periodo ci sono le lepri che fanno razzia. Che la settimana prossima forse vedremo le prime melenzane. F. ha un negozietto molto vicino a casa dove trovare tutte quelle cosine esotiche tipo agar-agar, alga nori, miso d'orzo e stranezze simili per reperire le quali, altrimenti, occorre recarsi nei capoluoghi, solitamente lontani dai miei percorsi. Il negozietto di F. qualche tempo fa, era insolitamente... rosso.
Gli chiedo se non hanno piantato un po' troppi peperoncini piccanti: solo in negozio ce ne sono tre cassette. F. si rabbuia. Gli hanno mandato i semi sbagliati e se n'è accorto quando sono spuntate le piantine. Ridiamo insieme. Nessuno è perfetto. Poco male, ho la ricetta giusta per liberarti di un bel po' di quelle bombette piccanti.


SALSA HARISSA


Tratta e adattata da qui.
250 gr peperoncino rosso piccante
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai di prezzemolo
1 cucchiaio di coriandolo secco in polvere
1 cucchiaio di foglie di menta secca
1 cucchiaio di semi di carvi
olio evo
1 cucchiaio di sale fino

L'harissa (in arabo vuol dire "pestato") è una salsa a base di peperoncino rosso che dà il gusto piccante e il colore rossiccio a molti piatti della cucina Nordafricana, particolarmente della Tunisia. La si può acquistare già pronta per l'uso, ma tradizionalmente si prepara in casa in un modo non eccessivamente difficoltoso. Togliere ai peperoncini i piccioli e i semi e lasciarli in un po' d'acqua per un'ora. Trascorso questo tempo, sgocciolarli e pestarli con gli ingredienti o, per fare più in fretta, versare tutti gli ingredienti nel mixer dopo aver mondato l'aglio, agiungendo un filo d'olio. Ricavate un composto molto denso e conservarlo infine in frigorifero in un barattolo di vetro.
Ogni volta si preleva un po' di salsa, versare sempre un po' d'olio sulla superficie, in modo che la conservazione dell'harissa sia più sicura.

L'harissa è ottima sulle zucchine al vapore, ad esempio, o per dare un gusto un po' esotico al minestrone. La ricetta originale prevede le foglie di coriandolo al posto del prezzemolo ma sinceramente... il coriandolo fresco ha un sapore (e soprattutto un odore) tremendo :(
I semini dei peperoncini di solito li butto ma essendo la parte più piccante probabilmente si potrebbero seccare e tritare per ottenere una polverina... atomica!!
Infine, se cercate F. lo trovate al circolo Arci "Il Gelso" (indirizzo qui a fianco) tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 e il sabato dalle 9.00 alle 12.00

mercoledì 1 aprile 2009

Come l'acqua per il cioccolato


Le buone notizie vanno sempre festeggiate. Anche quando sono mezze notizie o notizie incomplete. Non notizie buone per metà, ma metà della buona notizia che si attendeva. Intanto, perchè due feste sono sempre meglio di una. Quindi si comincia a festeggiare la prima metà e poi si vedrà. E poi perchè bisogna ingannare il tempo in attesa dell'altra metà. Chiaro no? Forse no, ma era da tanto che volevo dedicare un post a una persona speciale, quindi quale migliore occasione di un dolcetto per festeggiare la prima metà di una buona notizia?
E siccome capita che io e J. abbiamo parecchi difetti in comune, come l'essere ingegneri e avere per di più mariti ingegneri, non potevo non dedicarle un dolcino cervellotico, scientifico, anzi molecolare :P ma tanto molecolare da apparire... magico! Ti abbraccio forte J. e spero ti divertirai a prepararlo con le tue principesse.


CIOCCOLATO CHANTILLY di Dario Bressanini...
Ricetta tratta dal Blog "La scienza in cucina"
...ovvero una morbida mousse al cioccolato con due soli ingredienti:
Cioccolato fondente
Acqua
Provare per credere

Qualche anno fa, parecchi anni fa (aiuto quanti anni fa!! sono così vecchia??) uscì un film tenerissimo "Come l'acqua per il cioccolato", una storia d'amore contrastata ambientata in Messico. Il titolo non si riferisce, come si potrebbe pensare alla difficoltà di mescolare acqua e cioccolata, ma bensì alla rabbia della protagonista che le ribolliva dentro, come l'acqua e la cioccolata in una tipica ricetta messicana.
Quando ho letto la ricetta nel Blog di Dario Bressanini non mi ha sorpreso più di tanto l'accoppiata, quanto il risultato. Con acqua e cioccolato potevo al più pensare di fare un tazzone di cioccolata calda, e non una morbida mousse!!
Non vi scrivo la ricetta, perchè è spiegata magistralmente nel link, con tanto di chiarissima spiegazione scientifica del perchè la magia funziona.
Funziona davvero: si può ottenere una soffice mousse di puro cioccolato a partire da una tavoletta di fondente con la sola aggiunta di acqua e un rigoroso procedimento scientifico :D
Si potrebbe quasi dire che è un dolcino light!!
Insomma, andate da Dario (cui spero non disturbi se lo chiamo per nome), leggete la ricetta, poi se vi va tornate qui per le mie personalissime osservazioni che forse vi possono essere utili se volete provare:

1) E' buonissima
2) Ho usato una tavoletta di cioccolato fondente del commercio equo e solidale "Companera" al 70%, è un cioccolato dal sapore molto deciso, in cui le note amare quasi prevalgono, lo consiglio a chi come me adora il fondente, ma non piace a tutti.
3) Questa mousse è strepitosa
4) Occhio alla fusione del cioccolato, mi sa che l'ho lasciato sul fuoco qualche secondo di troppo e si sono accentuate le note amare del cioccolato
5) E' proprio buona
6) Forse l'ho montata troppo (donna di poca fede) e si è sgranata un po', pur rimandendo morbida non ha proprio l'aspetto ciuffettoso che dovrebbe avere
7) E' troppo buona
8) Non credevo mai di arrivare a dirlo ma... è anche troppo cioccolattosa, è un sapore che non ti aspetti. Ormai siamo abituati che in una mousse il sapore di cioccolato sia stemperato da un altro sapore, panna, latte, bianco d'uovo. Questo è un'esplosione di cioccolato puro.
9) Ho già accennato al fatto che è buona? :D


Ovviamente vi consiglio caldamente di vedervi il film citato e di frequentare assiduamente il blog di Dario Bressanini che è sempre una ricchissima fonte di scoperte e sorprese per gli appassionati di gastronomia. Un'ultimissima cosa... forse la prossima volta provo a montarla a mano, visto come era ridotta la cucina dopo aver immerso lo sbattitore elettrico nella cioccolata ;)

martedì 24 febbraio 2009

Sono stata straniera anch'io


Sono stata straniera anch'io. Mi sono ritrovata catapultata in un posto strano dove nessuno, tranne la mia famiglia, parlava la mia lingua. Ho frequentato le classi dedicate agli stranieri per imparare velocemente la lingua e favorire l'inserimento scolastico.
Classi dedicate. Non separate. Corsi paralleli e aggiuntivi, poi si tornava a scuola a cercare di mettere in pratica ciò che si era imparato. Ho provato la frustrazione di non riuscire a esprimere bene ciò che pensavo, di non riuscire a litigare efficacemente. Ho finito per parlare con mio fratello in una lingua e con mia madre in un'altra. Mi sono sentita chiamare "spaghetti", "maccheroni" e "pizzapasta". Qualche compagno di scuola accennava "Just one cornetto" quando passavo. Le mie compagne mi insegnavano a fare la ruota e la verticale, si facevano insegnare l'italiano e facevamo le torte di fango nell'immenso parco della scuola.
Il preside della scuola somigliava in maniera impressionante a Walter Matthau, e suonava il pianoforte durante le assemblee. Vendevo assaggi di frittata di maccheroni nell'intervallo del pranzo. Mi sono innamorata delle biblioteche, della scienza, dei crumpets e dei narcisi. Ho mangiato i ravioli in scatola della mensa della scuola. No, agli spaghetti on toast non mi sono mai arresa.
Ho provato cosa significa essere un'etichetta, un archetipo, una categoria, non una persona. Tutto ciò che facevo, lo facevo perchè italiana, non perchè Elisabetta non era una gran cima in ginnastica, non lo è mai stata e mai lo sarà. Mi sa che per colpa mia qualche inglese è convinto che gli italiani non sappiano saltare gli ostacoli. Però ho imparato ad andare in bicicletta, e ho conosciuto il variegato mondo dell'"Art&Crafts".
Nell'ora di inglese, a scuola, si leggeva "The Hobbit" o "TheLion, the Witch and the Wardrobe"; e mi sono sempre detta che in materia di letteratura per ragazzi gli inglesi son più fortunati. Ho scoperto quanto possa essere rilassante un posto dove tutti, più o meno, seguono le regole, e dentro quelle regole puoi essere ciò che vuoi. Anche andare in giro con i capelli blu, se ti va. Anche perchè appena esci dalle regole, c'è sempre un bobby pronto a riprenderti con un "Young Lady!!" che mi intimoriva ma mi faceva sentire grande.
Per me Barbie era Cindy e in cucina aveva la kettle per fare il the alle amiche. Scrivevo lunghe lettere alle amiche in Italia e aspettavo impaziente la risposta, come aspettavo ogni settimana l'arrivo del "Corriere del Piccoli". Almeno restavo aggiornata sulle avventure della Stella della Senna :)
Quando invitavamo qualche compagno di classe a casa, noi bambini si cenava alle 18.00 e la pasta era un contorno. E questa cosa di cenare separati da mamma e papà non mi convinceva per niente. Quando i miei genitori organizzavano una cena tra colleghi, a tavola c'erano cinesi, brasiliani, argentini, polacchi, salvadoreni. E italiani, sì, i famosi cervelli in fuga. Inglesi pochini, e di solito avevano un partner straniero.
La nostra baby-sitter era la figlia dei vicini, una bellissima ragazza indiana che si guadagnava i soldi per il college sorvegliando quelle due piccole pesti italiane. Ho scoperto quanto poco contino le differenze, se le persone hanno la voglia (e la cultura) di incontrarsi. Ammiravo il giardino perfetto della vicina inglese, ma preferivo il nostro, nel quale erano cresciuti tre girasoli su cui gli scoiattoli si arrampicavano per staccare i semi, e poi si appendevano a testa in giù a mangiarli.
Abbiamo scoperto un'affinità elettiva con J., una dolcissima signora cinese che aveva sposato un dolcissimo signore inglese. Mentre lui falciava il prato, lei cucinava con le bacchette. Sarei stata ore a guardarla. E sapeva anche far passare il mal di testa con un massaggio. Instintivamente, mi sono sempre sentita molto più a mio agio con J. o con la vicina indiana o con l'amica salvadorena che con le mie compagne inglesi che mangiavano le patatine a letto prima di addormentarsi. Ovvio, direte voi, eravate tutti stranieri. Sì, ma c'era anche qualcosa di più profondo, viscerale. Qualcosa che aveva a che fare con il senso della famiglia, il piacere di ritrovarsi a tavola insieme, il modo di affrontare la preparazione dei cibi.
Il sabato si andava in centro, magari per visitare il museo della scienza, o per andare a fare la spesa dal salumiere italiano che aveva il negozio nel quartiere di SOHO (cosa che scatenava l'ilarità dei miei compagni di classe, e chi conosce il quartiere immagina perchè). E si mangiava fuori, qualche volta al Pub, ma non era semplice trovarne uno che facesse entrare anche bambini. Più spesso si finiva al ristorante cinese, e di solito da Chuen Cheng Ku. Rigorosamente ad ora di pranzo, perchè solo a ora di pranzo ci sono i dim sum. Che poi, vabbè, il fatto che l'ora di pranzo dei cinesi finisca alle 6 del pomeriggio, mentre i Pub chiudono la cucina alle 3, è solo un altro elemento dell'affinità elettiva.

Esistono centinaia di tipi di Dim Sum, ho provato a farne un paio. La seconda ricetta è dedicata al mio little brother, that was there with me, that was always there for me.



POTSTICKERS
(...che letteralmente sarebbero gli... Azzeccapadella?)

Per la pasta:
2 tazze di farina (240 gr)
1/2 cucchiaino di sale
1 uovo
1/4 tz acqua (80 gr)

Per il ripieno e la salsa:
Ho usato gli stessi degli involtimi primavera che trovate qui. In realtà... sbizzarritevi.

Sbattere l'uovo, l'acqua e il sale e impastare lentamente con la farina setacciata in modo da ottenere una pasta liscia. La misura della farina è in tazze, e ho trovato conversioni discordanti per cui occorre regolarsi in modo da ottenere un impasto nè secco nè appiccicoso. Lasciare riposare un'ora.
Staccare una pallina di impasto grande quanto una pallina da ping-pong e stenderla con il matterello cercando di ottenere una forma più tonda possibile, dello spesso di 2-3 mm massimo. Oppure, per quelle che come me devono ancora padroneggiare la sacra arte mattarella (Cibou, sto facendo pratica, visto?) stendere una sfoglia un po' più grande e ritagliare un cerchio con una ciotolina. Deve risultare un cerchio di circa 15 cm di diametro.
Sistemare una cucchiaiata di ripieno al centro e bagnare leggermente la pasta intorno al ripieno, vicino ai bordi. Sollevare due lati opposti della sfoglia e farli aderire al centro. Si otterà una specie di cannolo. Ahem, con le mani piene di farina è complicato fare le foto, e a parole è complicatissimo da spiegare, per cui vi rimando a questo sito che è molto esplicativo anche se è in inglese: tenete solo presente che bisogna fare le piegoline sempre verso il centro, da un lato e dall'altro. Tenere i fagottini preparati sotto un tovagliolo o della pellicola per non farli asciugare. Per cuocere i fagottini occorre una padella o una pentola dal fondo spesso e antiaderente, dotata di coperchio che chiuda bene. Scaldare la padella, ungendo il fondo con un cucchiaio di olio, su fuoco vivace. Quando è calda adagiare i fagottini, in modo che non si tocchino fra loro, e far cuocere per 1 minuto finchè il fondo è marrone chiaro. Versare 1/4 di tazza di acqua (circa 80 gr) nella padella, e coprire immediatamente con il coperchio. Abbassare un poco la fiamma e fare andare a "vapore" per 3 minuti. Aprire il coperchio e lasciare asciugare il liquido rimasto.
Aprire un fagottino per vedere se il ripieno si è cotto. In realtà io ho dovuto ripetere un'altra volta la cottura a "vapore". Io ne avevo preparati pochi per cui me la sono cavata così: se ne fate tanti, a questo punto, togliete la padella da fuoco, levate i fagottini cotti dalla padella, pulire la padella con della carta da cucina e ripetere l'operazione fino a esaurimento scorte.


Alcune note:
- Questa pasta può essere tranquillamente usate per preparare gli involtini primavera al forno, se la preferite :)
- Ripieno e pasta non coincidono MAI, credo sia una legge della fisica. Avanzerà o l'uno o l'altro. La pasta si può tranquillamente congelare, anzi, congelatela già stesa, arrotolata nella carta forno, e mettetela a scongelare in frigo. NON nel microonde (me lo potete ripetere, sì... pane e volpe la mattina!!).


CHAR SIU BAO
...for my little brother...


Liberamente tratta da qui e qui.

Per l'impasto (per 24 panini)
1 busta di lievito di birra disidratato o 1 panetto di lievito di birra fresco
1 tazza di acqua tiepida (240 ml)
4 e 1/2 tazze di farina (540 gr)
1/4 tazza di zucchero (50 gr)
2 cucchiai d'olio
1/2 tazza di acqua bollente (120 ml)
2 cucchiai di olio di semi di sesamo (o olio di oliva...)

Per il ripieno
300 gr macinato di maiale (doveva essere carne di maiale tagliata a cubetti, vabbe')
1 testa di insalata belga
1 carota
1 cipolla
1 cucchiaio di salsa di soia
2 cucchiai di salsa agrodolce degli involtini primavera

Tritare insalata belga, carota e cipolla. Mescolare alla carne. Aggiungere le salse e mettere in frigo a marinare. Nel frattempo preparare l'impasto.
Se si usa il lievito disidratato da riattivare, scioglierlo nell'acqua tiepida e aggiungere due cucchiaini di zucchero. Lasciare riposare coperto per 10 minuti, fino a che compare la schiuma (consultare in ogni caso le istruzioni sulla confezione). Se invece si usa il lievito di birra fresco o quello disidratato ma istantaneo (tipo Mastro Fornaio, giusto per non fare nomi...) questo passaggio si può saltare.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida (o recuperare la miscela di prima...) e aggiungere 1 tazza (120 gr) di farina, mescolando bene. Coprire con un panno e lasciare lievitare 1 ora, finchè non appaiono delle bolle.

Sciogliere zucchero e olio in 1/2 tazza di acqua bollente (sciogliere l'olio nell'acqua??? vabbè, diciamo che ha detto emulsionare :P), e lasciare raffreddare fino a che diventi tiepida. Aggiungere alla pasta lievitata e poi aggiungere la restante farina. Adagiare la pasta in una grande ciotola leggermente unta d'olio, coprire con un telo umido e lasciare lievitare in un luogo tiepido per 2 ore.

Tirare fuori la carne. Scaldare un cucchio d'olio in una padella larga e saltare la carne e le verdure finchè il composto è ben cotto e asciutto. Lasciare raffreddare.

Passato il periodo di lievitazione, riprendere l'impasto, impastare per 1 minuto, e ricavare infine un "salame" di pasta di 5 cm di diametro. Tagliare delle fette spesse 2,5 cm. Appiattire le fettine con le mani, in modo da ottenere delle "pizzette" di circa 8 cm di diametro. Se si vuole, si può usare il mattarello, ma questo ridurrà la capacità di lievitare dell'impasto.
Mettere 2 cucchiai di ripieno al centro di ogni pizzetta, bagnare i bordi e piegarli tutt'intorno in modo da chiudere la pasta intorno al ripieno. Raccogliere le pieghe al centro e chiudere bene, torcendole.
Mettere i panini nel cestello per il vapore e farli lievitare un'altra ora, ovvero finchè la pasta è abbastanza elastica da tornare in forma se la punzecchiate con il dito. Cuocere a vapore per 10 minuti.
Io li ho cotti 10 minuti al primo anello nella pentola a pressione (e che mi perdevo quest'occasione, ora che ho scoperto la funzione vapore??).

Se qualcuno è andato a sbirciare la foto della ricetta originale, non troverà, ahimè, molte somiglianze :( Dopo averli messi a cuocere ho scoperto di aver saltato un passaggio, ovvero l'ultima lievitatura, sostituendolo con una lievitatura più breve di un'altra ricetta. Troppe ricette aperte contemporaneamente o_O
Vabbè, sono venuti discreti, posso solo dire al fratellino che mi esercito epr quando mi verrà a trovare :D

Appello: perchè nessun ristorante cinese in italia li propone? Perchè i menù dei ristoranti cinesi in Italia sembrano tutti uguali??

domenica 8 febbraio 2009

La strana coppia



Ci ho pensato e ripensato, ma la vera e propria prima cenetta per lui non me la ricordo. E neanche lui, se è per questo, segno che non doveva essere affatto memorabile. Però abbiamo scoperto presto la comune passione per i fornelli. Si studiava assieme, allora, e spesso si passavano intere giornate assieme tentando di decifrare le astruserie di Teoria dei Sistemi e consimili: in giornate come quelle, la preparazione di un pranzetto sfizioso era un piacevole e utile diversivo.
E diciamo che io ho messo subito a dura prova l'aspirante dolce metà, perchè spesso e volentieri mi lanciavo in sperimentazioni ardite e mi permettevo digressioni internazionali che avrebbero fatto scappare qualuque tradizionalista convinto. Come quando decidevo "Oggi si mangia cinese". Ovviamente senza passare al ristorante cinese. Ovviamente con ricette personalizzate. Se siamo ancora qui, è segno che eravamo fatti l'una per l'altro ;)


INVOLTINI PRIMAVERA AL FORNO

Per la Pasta:
2 tazze di farina
Acqua quanto basta
Sale

Per il ripieno:
2 Carote
1/4 di cavolo cappuccio
1 cipolla media
1 cm di radice di zenzero fresca o 1/2 cucchiaino di zenzero secco macinato
(ma consiglio caldamente quello fresco!!)
1 spicchio d'aglio
1 gambo di sedano
30 gr di funghi secchi
1/2 peperoncino piccante, tritato
1 lattina di germogli di soia (avevo solo quella... se li riuscite a trovare freschi anche meglio!)
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di farina di mais
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
paprika secondo gusto
2 cucchiai di erbe aromatiche a piacere (basilico, coriandolo se ne avete il coraggio, prezzemolo)

Per la salsa:
1/2 tazza di aceto
1/2 tazza di zucchero di canna
1/2 tazza di passata di pomodoro
1 cucchiaio di salsa di soia
paprika

Come prima cosa, preparare la salsa, anche il giorno prima, anzi, meglio. Far bollire aceto e zucchero finchè quest'ultimo sia completamente sciolto. Aggiungere gli altri ingredienti e cuocere mescolando per 15 minuti, in modo da far addensare la salsa. Far raffreddare.

Mettere i funghi in ammollo. Stemperare la farina con l'acqua in modo da ottenere un impasto denso ma scorrevole, più o meno la consistenza della panna liquida. Se è troppo liquido rischia di rompersi in cottura. Lasciare riposare un'ora e nel frattempo preparare il ripieno.
Grattuggiare le carote a julienne tenendole in acqua in modo che non anneriscano. Tagliare a striscioline il cavolo (se lo tagliate perpendicolarmente al torsolo questa operazione è più semplice). Tritare la cipolla, l'aglio, il sedano e lo zenzero se è fresco.
Tritare le erbe aromatiche. Mettere in una ciotolina la farina di mais, il concentrato di pomodoro, la salsa di soia e un pizzico di paprika e stemperare con un po' d'acqua, in modo da ottenere una specie di salsetta, cui si aggiungeranno le erbette. Aprire il barattolino di germogli di soia e scolarli, onde evitare di ricordarvi di farlo quando tutto il resto sta bruciando :) Oppure sciacquare i germigli freschi. Scolare i funghi e tagliarli a pezzetti.
Scaldare un paio di cucchiai di olio una padella larga (ottimo un saltapasta o meglio ancora la classica wok) su fiamma media, aggiungere cipolla, aglio e zenzero cuocere mescolando per 1 minuto. Aggiungere sedano, funghi, peperoncino e cavolo e cuocere, sempre mescolando, per 3 minuti. Infine aggiungere le carote e i germogli. Mescolare, incoperchiare e cuocere per un altro minuto. Aggiugere la salsetta preparata in precedenza e portare a bollore, mescolando finchè non si addensa. Spegnere e lasciare raffreddare.
Ungere una larga padella antiaderente (io uso un pennellino in silicone che trovo comodissimo) e scaldare a fuoco basso. Quando la padella è ben calda, versare un mestolino di pastella distribuendolo nella padella, in modo da formare una pellicola abbastanza sottile. Cuocerla finchè si addensa abbastanza da girarla senza romperla e cuocerla dall'altro lato per un minuto o due. Procedere così fino all'esaurimento della pastella, ungendo spesso la padella.
Ungere leggermente una pirofila piuttosto grande. Prendere una delle sfoglie preparate e stenderla bene su un tagliere. Prendere 2-3 cucchiai di ripieno e fornare con esso un "salsicciotto" sulla sfoglia, lungo il bordo inferiore. Ripiegare il bordo inferiore, poi i lati e poi arrotolare (vedi foto).
Sistemare gli involtini nella pirofila, distanziandoli un po' fra loro.
Preriscaldare il forno a 200°C. Spennellare leggermente di olio gli involtini e infornare per 15-20 minuti, finchè siano ben coloriti.

Serviti appena fatti sono senz'altro migliori, ma si mantengono bene anche scaldati nel microonde (poco tempo e a potenza alta).

Con questa ricetta, in onore al marito coraggioso, partecipo alla raccolta di Elga

P.S. Vi dovesse avanzare il ripieno, fatelo finire in una zuppa orientaleggiante, oppure fatevi un giro da queste parti tra un po'...

venerdì 23 gennaio 2009

MacGuyver in cucina s'ingegna e s'impappina



Ormai ho preso la china fragolosa, quindi ecco un'altra ricetta preparata quest'estate in piena overdose di queste piccole bellezze, che in stagione trovo in molte (troppe!! tutte!!) bancarelle poste lungo il tragitto casa-lavoro.
Per motivi pseudo-etici ed economici cerco di non comprare troppa frutta e verdura fuori stagione, le fragole in particolare, per cui arrivo all'inizio dell'estate con uno spirito tipo Attila... che dove passo io non rimane più neanche una fragola!
Internet inizia a percolare ricette fragolose di ogni tipo, e ci ho messo un secondo a mettere a tacere quella vocina che mi ricordava che ogni ricetta fragolosa prevede di solito grandi quantità di zucchero-panna-ealtrecosechefannomaleechetrapocohailaprovabikini!!!
Veniamo a noi. Questo qui non è un gelato, nè un sorbetto, gli anglofoni lo chiamano "sherbet", che in italiano non so come si traduce, visto che è un termine che derivato dalla parola araba che in italiano è diventata sorbetto.
Perchè il sorbetto contiene solo frutta, zucchero e acqua, il gelato anche latte (o derivati) e uova, lo sherbet fa il finto light e elimina solo le uova. Che poi, a dirla tutta, non è neanche uno sherbet visto il metodo di preparazione, ma vabbè.


SHERBET ALLE FRAGOLE BALSAMICHE
o
SHERBET BALSAMICO DI FRAGOLE
o
SHERBET DI FRAGOLE ALL'ACETO BALSAMICO
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STRAWBERRY BALSAMIC SHERBET
di PastryStudio, trovata grazie al solito Tastespotting, e non so come tradurla!!!

450 gr di fragole
150 gr di zucchero
1 cucchiaio di aceto balsamico tradizionale
120 ml di panna fresca

Frullare la frutta con lo zucchero e l'aceto fino a una consistenza cremosa. Tenere in frigo per 2-3 ore. Se non piacciono i semini, setacciare il purè di frutta. Aggiungere la panna e far addensare nella gelatiera.

E se la gelatiera non ce l'avete, ecco le McGuyver-soluzioni a vostra disposizione:

1) Soluzione per il McGuyver paziente e con tanto tempo a disposizione: Mettete una capiente teglia di silicone in freezer (quella per il plum-cake è perfetta) e versate il composto. Ogni mezz'ora andate a dargli una rigirata e lasciate in freezer finchè non abbiaraggiunto la consistenza desiderata. Si possono usare anche altri tipi di teglie o delle ciotole in plastica, ma trovo che il silicone crei la giusta barriera termica. Non fate come me che prima riempio la teglia in silicone e poi tento di raggiungere il freezer senza battezzare l'intera cucina con il contenuto della teglia (in quel caso, una granita al limone, ma questa è un'altra storia...).
2) Soluzione per il McGuyver con tanto spazio nel freezer e che riesce a pianificare cene e giornate: congelare il composto nelle vaschette del ghiaccio o nelle bustine usa-e-getta per fare le palline di ghiaccio. Una mezz'oretta prima di servire il dolce, tritarlo nel frullatore e rimettere in freezer (che poi, tirar fuori le palline congelate dalle bustine usa-e-getta non è esattamente un'operazione semplice ed indolore).
3) Soluzione per il McGuyver molto pignolo: congelare separatamente panna e purè di fragole nelle solite vaschette per il ghiaccio. Tritare la panna nel frullatore e poi unite i ghiacciolini di fragola e frullare ancora. Rimettere in freezer per una mezz'oretta prima di servire.
4) Soluzione per il McGuyver che non ha finito proprio tutto il corso di McGuyveraggine: applicare la soluzione 3, tritando però prima i ghiacciolini fragolosi e poi aggiungendo quelli di panna, che ovviamente sono più duri e non ne vogliono sapere di tritarsi per bene senza ridurre in frullato smolle i fragolini. Smettere di frullare prima di un disastro totale e rimettere in freezer per poi gustarsi un variopinto sherbet a macchioline bianche.

Da soli, perchè per i co-inquilini un gelato con la frutta non è un gelato.

Indovinate un po' quale soluzione è stata applicata da queste parti?


Piccola nota: per quanto un cucchiaio di aceto balsamico tradizionale di modena equivale quasi a mezza preziosissima boccettina, è assolutamente quello che si sposa meglio con questa ricetta. Ho provato a farlo con quello giovane ma il sapore agro fa troppo contrasto.

giovedì 15 gennaio 2009

Tempo di Bilanci...

- Come tempo di bilanci?!?
- Be' sì, tempo di bilanci.
- Ma se sono appena cominciato! Falli del 2008 i bilanci!
- Già fatti, e devo dire che ha fatto un lavoro egregio, ora tocca a te.
- Ah, ma forse intendevi bilance... capisco, effettivamente ti ho visto un po' rotondetta ultimamente, stravizi delle feste?
- Non fare lo spiritoso caro il mio 2009, sto parlando di bilanci e sto parlando di te.
- Ma che cavolo vuoi sia mai successo in nemmeno 15 giorni?
- Forse ti sei distratto, per cui ti rinfresco la memoria: ho appena tamponato con la macchina nuova, la sera stessa, cucinando, mi sono conficcata il coltello nella punta del dito medio della mano sinistra.
- E vabbè ma tu mica sei mancina
- Sai com'è il mio lavoro consisterebbe nello scrivere documenti al computer, vedi te.
- Ma come sei lamentosa! Dai, ormai posso solo migliorare.
- Appena mi hanno detto questa frase ho sfasciato il minipimer. Se il buongiorno si vede dal mattino...
- ...
- Ecco, appunto vedi di rimetterti in carreggiata, tanto i miei desideri per il 2009 li ho già espressi, datti da fare!
- Evabbè, con tutti i guai che ci sono in giro mo' mi metto a pensare ai desideri tuoi!!
- Giustissimo, lascia stare le mie private voglie ma almeno datti da fare altrove. Il tuo collega è riuscito a far eleggere un presidente USA afroamericano, tu per batterlo puoi giusto far smettere di sparare dove sai.
- Ahem, ripensandoci...
- Ripensandoci un corno! Hop, hop, pedalare!!

E per le bilance?

CECI SPEZIATI CON SPINACI
Ricetta tratta dal Blog "Eat like a Girl" (Thanks Niamh!)

Per 4 persone
600 gr di ceci cotti
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1 cucchiaino di semi di cumino
1/2 cucchiaino di curcuma
1/2 cucchiaino di garam masala
1/2 cucchiaino di peperoncino in polvere
1 grosso spicchio d'aglio tritato
2 cm di zenzero fresco, finemente tritato
1 piccola cipolla, finemente tritata
1 cucchiaio di salsa di pomodoro
il succo di mezzo limone
2 manciate di foglie di spinaci freschi
Prezzemolo o coriandolo fresco tritato
Olio

Far tostare in padella (senza olio) i semi di cumino e coriandolo finchè non cominciano a scoppiettare, di solito ci vuole una trentina di secondi. Tritare nel mortaio le spezie tostate e mescolare con la curcuma, il peperoncino e il garam masala.
Soffriggere la cipolla nell'olio in una larga padella (la wok è perfetta) finchè diviene traslucida, aggiungere le spezie, lo zenzero e l'aglio e soffriggere per circa un minuto. Aggiungere la salsa di pomodoro e cuocere per un paio di minuti. Aggiungere i ceci, mescolando per distribuire bene le spezie, cuocendo finchè saranno caldi. Aggiungere le foglie di spinaci e mescolare finchè appassiscono. Togliere dal fuoco e aggiungere il succo di limone.

Servire come contorno o piatto unico, magari accompagnato da pane pita tostato e yogurt.

Questo piatto lo preparo spesso perchè amo il mix di sapori che si crea, e ogni volta nel mio frigo c'è un verde diverso da usare al posto degli spinaci: verza, cavolo cappuccio, radicchio, fate un po' voi, tanto viene buonissimo lo stesso. Il garam masala non sono mai riuscita a trovarlo, per cui qualche volta non lo metto e basta, altre volte uso la polvere di 5 spezie. Buon appetito!

martedì 2 dicembre 2008

La scienza in cucina...

...e la cuoca curiosa. Cominciamo con un indovinello: che differenza c'è tra le due foglie di cavolo nero nelle due foto qui sotto?


Mentre ci pensate, potete passare il tempo esplorando le meravigliose proprietà scientifiche del cavolo cappuccio rosso, visto che devo ancora capire bene quali siano quelle culinarie...
Probabilmente sapete già di cosa sto parlando, ma io dovevo assolutamente vedere se era vero. Ho quindi bollito delle foglie di cavolo rosso finchè l'acqua è diventata bella scura. Ho suddiviso poi il liquido in quattro coppettine:


Poi ho versato qualche goccia di limone in una delle coppettine, qualche goccia di aceto in un'altra e una soluzione di bicarbonato in una terza e, magia delle magie:



Urca ma allora è vero! Perdonate l'entusiasmo, nessuna magia, il cavolo rosso contiene delle sostanze indicatrici di ph, come le cartine di tornasole. Al contatto con sostanze acide (limone, aceto, me in certi giorni...) diventano rosse, mentre con le sostanze basiche diventano verdi (coppetta in alto a sinistra, purtroppo non si è colorata bene come le altre...). Peccato che il liquido ottenuto puzzi così tanto di cavolo, altrimenti si potrebbe usare come colorante naturale :P
Per questo e altri esperimenti divertenti vi consiglio il sito Fun Science, che ho scoperto l'altro giorno navigando in cerca di ricette con il cavolo rosso e in attesa che fosse pronta la foglia di cavolo nero di cui all'indovinello... vabbè, ecco la soluzione:


Una delle due foglie fa SCRUNCH!!
E' da qualche tempo che sui foodblogs di lingua inglese spopola la ricetta dei "Kale Chips", un must degli stuzzichini salutisti, che si potrebbe tradurre come "Salatini di Cavolo", se non fosse per il solito problema di che cavolo di cavolo è il Kale!! Wiki me lo traduce come "Cavolo verde" di cui non ho mai sentito parlare, ma intanto mi era proprio venuta la curiosità di provare a farli, questi salatini così curiosi. Guardando un po' le foto e andando un po' a senso, ho eseguito la ricetta con il cavolo nero... incredibile, fanno davvero SCRUNCH!


SALATINI DI CAVOLO NERO

Foglie di cavolo nero
Sale

Accendete il forno a 180°C. Scegliete le foglie di cavolo più corpose, lavatele ed asciugatele bene. L'asciugatura è fondamentale, altrimenti poi non diventano croccanti. Tagliatele a pezzi il più possibile uniformi, lasciando intere le foglie più piccole. Rivestite la piastra del forno con carta forno (o con il praticissimo foglio di silicone!!) e stendete le foglie in un solo strato. Salate e infornate. Lasciate cuocere 7 minuti, facendo attenzione che non brucino. Voltate le foglie e tornate ad infornare per almeno 3 minuti.

Qualche nota: i tempi di cottura dipendono molto dal forno e dal grado di cottura desiderato, ad esempio io non sempre le volto ma le lascio dentro una decina di minuti in tutto. Il cavolo nero ha una costola abbastanza dura che rimane piuttosto al dente, a me piace, ma se non è gradita si può eliminare prima di cuocere le foglie. Dicono di lasciarle raffreddare. E' vero, credo siano buone anche fredde, ma da me spariscono appena uscite dal forno!!

giovedì 31 gennaio 2008

La faccia mia sotto i piedi vostri...

Cuoca dilettante, blogger dilettante, fotografa ancor più dilettante. A ciò si aggiunga una tara di fondo e cioè che sono anche ingegnere, affetta perciò dal morbo del com'èffatto? comefunziona? riescoarifarlo?
Questo ahimè, è il mio approccio alla cucina, per cui non riesco tanto a cucinare senza un ricetta davanti (anche se poi la cambio quasi sempre) e non riesco a resistere a ricette con ingredienti strani, procedimenti curiosi e accostamenti arditi.
Fortunatamente in casa siamo dotati tutti di un bell'appetito per cui ogni esperimento, più o meno riuscito, viene comunque consumato.
Ne consegue che sono sempre alla ricerca di spunti, colleziono ogni ricetta che trovo e, ovviamente, sono appassionata di foodblogs!
Siccome finalmente ho trovato un po' tempo da dedicare a questo pseudoblog, ho voluto elencare alcuni dei siti che visito più spesso, per ringraziare e segnalare tante persone che per me sono continuamente fonte di ispirazione. La lista è tutt'altro che definitiva, anzi molto incompleta ed in ordine rigorosamente analfabetico.
Ho dedicato un link anche ai malcapitati (almeno quelli dotati di blog) che più o meno spesso mi hanno fatto da cavia.
Insomma, questo è un diario di esperimenti, come la terrina di ceci e carote che vedete in foto e la cui ricetta ho preso dal sempre mitico cavoletto. L'idea di usare la farina di ceci in maniera alternativa mi ha incuriosito subito, e devo dire che mi è uscita benino, anche se forse era un po' poco saporita. Mi sono venute in mente un sacco di varianti, che prima o poi sperimenterò.