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mercoledì 22 luglio 2009

Fish on the go!

Dati gli spettacoli gentilmente offerti dall'isola, che non ci hanno fatto rimpiangere la tv neanche per un momento (e detto da una teledipendente come me...), e data anche la stanchezza che prendeva dopo certe giornate a far su e giù dal mare, dagli scogli e dalle montagne, abbiamo spesso cenato a casa, in terrazza.
Siccome l'imperativo era riposarsi da tutto e da tutti, anche dai fornelli, mi ero ripromessa di tenere la cucina semplice: pasta col tonno, pomodori all'insalata, insomma, dieta quasi crudista :P
Poi fortunatamente i benevoli dei dell'isola, evidentemente nemici di ogni dieta, ci hanno fatto capitare vicino alla bella rosticceria "Ciaki Ciuka" e da allora le nostre cene non hanno avuto niente da invidiare a quelle al ristorante. Perchè "Ciaki Ciuka" è una classica rosticceria e molto di più. Offre dei buonissimi arancini, calzoni, primipiatti, bell'e pronti. Ma se avete un po' di pazienza Mariano vi cucina il pesce on-demand, ovviamente quello che offre il pescato.
Ma se siete ancora più bravi e magari vi ricordate di prenotare mentre andate al mare la mattina il pesce che volete mangiare la sera be'... allora avrete accesso al dentice all'elisir di uva zibibbo, alle occhiate alle erbe pantesche, al carpaccio di tonno, al cuscus di pesce alla pantesca (con il pesce intero e le verdure fritte), all'insalata di polpo...
E, se accettate un consiglio e non siete ancora troppo pieni, assaggiate anche il semifreddo al miele :D
Ovviamente sì, troverete anche il Ciaki Ciuka (pronunciato Sciaki Sciuka), pantesca rivisitazione della Ratatouille, un piatto semplice reso gustoso dalla bontà delle verdure locali. Un giorno scoprirò anche da dove deriva il curioso nome, direi di origine araba, di cui sospetto la parentela con la Sciasciuka (a proposito, provate la ricetta di Marcella, che è buonissima!!) anche se gli ingredienti sono totalemente diversi.
Ora, è vero che avevo deciso di non cucinare ma secondo voi potevo stare totalmente con le mani in mano? Diciamo solo che i prossimi occupanti del dammuso troveranno, tra le altre cose, degli artistici portacandele di... recupero.



P.S. Ci abbiamo provato in tutti i modi, a convincere Mariano e/o socia (di cui purtroppo non ricordo il nome!!) ad aprire una succursale a Bologna, magari in inverno, ma niente da fare, tocca imparare a cucinarlo, il pesce!! Magari così questo torna ad essere un vero food-blog, che dite?


Happy Hour, Pantelleria Style!

Non ho idea di come dovrebbe essere fatto un "vero" mojito, per cui vi posso solo dire che quello che fanno al Bar "U' Friscu Cafè" ci è piaciuto un sacco: la menta era ben pestata per cui in bocca sentivi i vari aromi, menta, lime, rum ed infine lo zucchero di canna da sgranocchiare per stemperare l'amaro del rum.
Ma non vi fermate lì, perche anche l'aperitivo della casa (succo d'arancia e passito) merita un assaggio, con il suo corredo di crostini al patè di capperi e di olive conzate.
E da ultimo, il bar offre dei buoni spuntini veloci (bruschettone, insalate, cose così) da gustare tra una spiaggia e l'altra. O anche da gustare più lentamente, cercando di capire se una certa rossa riuscirà a completare i 68 (o giù di lì) giri previsti. E niente paura, se proprio vi viene l'abbiocco verso il terzo giro come a me, il bar offre sempre dei libri da leggere, e un bellissimo giardino interno in cui rifugiarsi :)
Però pare che Pantelleria porti bene, era un po' che non salivano sul podio :D

martedì 21 luglio 2009

Neanche in paradiso......

...tutte le ciambelle riescono col buco, quindi eccomi qui a dover scrivere una recensione non troppo positiva. Siamo andati a mangiare al ristorante "La Vela" di Scauri, anch'esso consigliato dalla guida delle osterie. Il ristorante si trova proprio a ripa di mare (tra i tavoli e le onde c'e' giusto una rampa in cemento per tirare in secca le barche dei pescatori, per intenderci) e ha un aspetto molto rustico, al limite del trasandato, ma non si cerca sempre l'eleganza a tutti i costi.
Non avevamo prenotato, ma sembra non essere un problema, almeno inizialmente. In realta', poi, viene qualcuno a prendere le ordinazioni di acqua e vino buoni 10 minuti dopo.
Pane, vino (su consiglio del gestore un Angimbè della cantina Cusumano, veramente buono, quindi tralasciamo che non si sceglierebbe il vino prima di sapere cosa ordinare da mangiare) e acqua arrivano quasi subito. Un po' di attesa ancora e finalmente arriva il vassoio di pesce da cui scegliere il secondo e optiamo per due triglie e un piccolo sarago da fare alla griglia. Ordiniamo anche l'antipasto (zucchine in agrodolce e panelle) e il primo (spaghetti ai ricci di mare e spaghetti con calamari e pomodori secchi).
L'antipasto arriva abbastanza celermente ed è ottimo, quindi rimaniamo in attesa del primo. Il gestore passa un paio di volte a chiedere se va tutto bene, e rispondiamo cortesemente di sì anche se i minuti si accumulano. Sulle prime non ci facciamo troppo caso: se i primi di pesce sono cucinati al momento come dovrebbe essere, un po' di tempo ci vuole. Quando passa per la terza volta (è già passata mezz'ora) a chiedere se va tutto bene, siamo tentati di chiedere che fine abbiano fatto i nostri primi. Dopo qualche minuto arriva una gentile cameriera che ci chiede soavemente se avessimo già avuto l'antipasto, al che ci sentiamo un po' presi in giro.
Finalmente arrivano i primi (a quaranta minuti dall'antipasto, quando ormai la fame era già bella che passata) e portano qualche segno di cucina frettolosa: i miei spaghetti ai ricci di mare sono ottimi ma sono esageratamente al dente (e per dirlo io, che la mangio molto al dente!!) mentre il sugo dell'altro primo sa un po' di bruciato.
L'attesa per i secondi non è così estenuante, ma il cuoco esagera un po' a decorare il piatto con il dolcissimo elisir di uva zibibbo che copre un po' troppo il buon sapore dei pesce grigliato. Il pesce comunque è freschissimo e anche la caponata di contorno è ottima.
Che dire, forse le altre esperienze pantesche ci hanno troppo viziato, forse siamo difficili noi, forse abbiamo semplicemente sbagliato serata ma La Vela non ci ha entusiasmato, e anche il conto di 40 € a testa sembra un po' caro, anche perchè non era motivato in nessuno modo, mentre il pesce al vassoio si paga a peso, quindi il minimo penso sia indicare in conto il peso di quanto mangiato (e due triglie e un sarago piccolo non credo pesino granchè...).
E infine, no, il ritardo per loro non era ritardo: vi siete passati una bella serata in riva al mare, ci hanno detto. Suggendo i succhi gastrici, ma in riva al mare, vuoi mettere?

Ristorante La Nicchia

Recita un adagio che fritto e' buono tutto. Penso si possa dire la stessa cosa di tutto cio' che e' affumicato. Di certo, con buona pace degli svedesi e di tutto cio' che risale la corrente, il pesce affumicato piu' buono e' il pescespada.

Se non mi credete, andate al ristorante "La Nicchia" a Scauri e ordinatelo come antipasto, magari facendolo seguire da un crudo di gamberi al vino zibibbo, dai paccheri con tonno e pomodorini, dagli spaghetti gamberi e bottarga, e da una cernia da 1,3 kg, come attesta il conto finale, cotta in forno con olive, pomodorini e gli immancabili capperi.

E se siete veramente senza vergogna e senza fondo, quando vi sarete scolati tutta la bottiglia di "Sole e Vento" della cantina Marco De Bartoli, fatevi portare un bicchierino di grappa di uva zibibbo e anche il gelato alla vaniglia con gelatina di uva zibibbo.

Anche questo ristorante è una bella scoperta fatta grazie alla solita guida delle osterie, quantunque le descrizioni dei ristoranti vadano sempre prese non poprio alla lettera, ad esempio si era persa ogni traccia di una fantomatica caponata rivisitata "a base di melanzane, gamberi, pescespada, bottarga di tonno e cacao amaro" riportata dalla guida (e mi sono anche meritata un'occhiataccia del cameriere quando gli ho chiesto la "caponata diversa", sentendomi, giustamente, rispondere che la caponata è quella da secoli e sempre sarà nei secoli :)
Purtroppo non abbiamo avuto occasione di visitare l'altro locale degli stessi proprietari, ovvero "La Nicchia sul mare" ovvero una carinissima enoteca sul lungomare di Pantelleria Centro, che aveva in menù dei piatti da aperitivo davvero sutzzicanti. Se qualcuno ci passa o ci è passato, mi faccia sapere :)
Note di servizio: il ristorante ha un bellissimo giardino pantesco al suo interno, ovvero un cilindro fatto con un muretto a secco come se ne vedono innumerevoli sull'isola, nati per proteggere gli alberi più delicati dai venti. Se prenotate per tempo (o se siete fortunati come noi che qualcuno disdice poco prima che voi prenotiate), mangiare a lume di candela nel giardino pantesco è veramente suggestivo. E giusto per esperienza, se il vento soffia forte, portatevi il solito golfino, nel giardino pantesco il vento arriva smorzato, ma arriva!!!

sabato 18 luglio 2009

Mai provato un bacio pantesco?

Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri ogni giorno il menu' e' affiancato dalle proposte del giorno. Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri il servizio e' rapido e cortese. La trattoria "La Trattoria" di Scauri nel librone delle osterie non c'è ma ci dovrebbe essere. Alla trattoria "La Trattoria" di Scauri ci abbiamo mangiato tre volte e tre volte abbiamo mangiato benissimo.
Il "pesce in bellavista" che spesso troverete nel menù del giorno non e' un pesce panoramico, ma il vassoio colmo di pescato del giorno che ti propongono appena ti siedi. Perche' certi pesci hanno una cottura lunga, per cui meglio scegliere subito se vuoi un San Pietro al forno con le patate o un tonno ai ferri.
Se permettete un'opinione spassionata, nonostante io sia una che mangerebbe pasta mattino, pranzo e sera, in generale i primi piatti della Trattoria sono ottimi, ma non competono con gli antipasti di mare e i secondi. O meglio, occupano spazio nello stomaco che potrebbe essere più piacevolmente riempito :)
Certo, senza considerare i ravioli ricotta e menta, tipici di Pantelleria, e a meno che non capitiate nelle sere in cui fanno il cuscus di pesce e verdure, altra delizia pantesca, ma allora e' un'altra storia. In quel caso arrivate leggeri e affamati, ordinate il cuscus e sbafatevi il piattone che vi mettono davanti, irrorandolo generosamente di brodetto di pesce, e sentite il sapore di mare che rimane in bocca, che, alla maniera di Montalbano, vi spingerebbe a prenderne un'altra porzione se ce la fate(no, non siamo arrivati a tanto!) o a non prendere piu' nulla per non rovinare l'incanto.
Spingerebbe, se non fosse per i baci...

Piccolo consiglio: spesso i ristoranti hanno dei giorni fissi in cui cucinano un certo piatto, per cui conviene sempre informarsi e prenotare, sia il posto, sia il piatto. Ma quando un piatto dipende solo dal pescato del giorno, occorre essere pazienti, e fare la posta al menu' giornaliero della Trattoria. Perche' incrociare il loro polipo alla griglia e' un'esperienza da provare.

E infine, si', i baci di pantelleria sono dei dolci, delle sfoglie di pasta fritte a forma di fiori ripieni di ricotta. Moderatevi, anche se uno tira l'altro... burp!

Note di servizio: noi abbiamo sempre fatto dei pasti di due-tre portate (antipasto-secondo-dolce, primo e secondo, ecc) e il conto non ha mai superato i 30 euro, vino compreso (mezzo litro di bianco del contadino, da cui proviene anche l'ottimo passito che servono e che vi consiglio di provare!!)

Guide turistiche

Dire che eravamo partiti per Pantelleria del tutto impreparati è un po' esagerato. Ci eravamo infatti ricordati di consultare la nostra guida turistica preferita, ovvero il volume "Osteria d'Italia - Sussidiario del mangiarbere all'italiana, Ed. 2006 - Slow Food Editore", graditissimo regalo di una mai abbastanza benedetta amica, che ci consigliava ben tre ristoranti da provare in giro per l'isola. Abbiamo cominciato dall'agriturismo Zinedi, situato proprio sotto l'aeroporto di Pantelleria, "su un costone che domina il faro di Punta Spadillo" recita la guida.
All'agriturismo Zinedi una trentina di fortunati possono anche pernottare nei miniappartamenti o camere doppie (trancuilli, l'aeroporto di notte e' silenziosissimo) mentre per tutti gli altri il ristorante si apre al pubblico ogni sera, offrendo un menù a prezzo fisso (20 euro... invariato dal 2006!! Quasi un record) con una limitata scelta di piatti che variano secondo la giornata (mercoledi' ravioli, giovedi' cuscus di pesce, ma telefonate sempre per conferma) e secondo il pescato. Noi, ovviamente, non ci siamo informati a sufficienza e non siamo andati nè di mercoledì nè di giovedì, ma abbiamo mangiato bene lo stesso :D
Avendo la guida ormai tre anni, ovviamente qualche cambiamento va messo in conto, e infatti l'antipasto a buffet è stato sostituito con un antipasto fisso al piatto (con delle tartine al patè di capperi così buone che le ha mangiate anche il marito odia-capperi) e, ahimè, pare abbia chiuso il caseificio annesso, per cui niente tumma, formaggio fresco tipico di Pantelleria, (anche dal sito si evincerebbe il contrario...bo) ma delle ottime verdure grigliate di loro produzione.
Come primi abbiamo assaggiato gli spaghetti con il profumatissimo ammogghiu o pesto pantesco e con gamberi e pomodorini. Per secondo ci siamo fatti tentare invece da un fritto misto di gamberi e calamari e dai gamberoni alla brace. Tutto e' stato innaffiato dal loro bianco di zibibbo (mai provato un vino bianco dolce e secco allo stesso tempo, buonissimo) che con i suoi 13,5 gradi ben ha preparato il terreno per il bicchierino (non tanto "ino") di passito che ha chiuso il pasto... e di cui ci siamo subito comprati una bottiglia tanto era buono.

Note di servizio: l'agriturismo non accetta carte di credito, e anche con i contanti a volte il resto pare un problema. Portare "gli spicci", che è meglio, tanto non potete sbagliare: 20 euro a testa (vino compreso) e passa la paura!

giovedì 9 luglio 2009

Dieta Mediterranea

Nuovo record. Quattro giorni e diciotto ore: tanto ho resistito senza cucinare, se si eccettuano giusto il caffe' per la colazione e i panini per il pranzo al sacco. Il piano, prima di partire, era semplice e lineare. Riposarsi. Ridurre al minimo fatiche fisiche e mentali, rilassare mente, corpo e spirito. E per quanto cucinare sia un'attivita' che trovo estremamente rilassante, avevo veramente bisogno di staccare un po'. In aggiunta, la seconda consegna della vacanza era di tornare con le squame: vivendo nella terra dei ninet (poetica parola del dialetto modenese che vuole dire maiale), dei quali siamo accaniti e forse esagerati estimatori e consumatori, sentivamo il bisogno quasi fisico di fare il pieno di pesce, in ogni sua forma, dimensione, razza, e varieta'. Ed io sono una frana a cucinare il pesce, nonostante un papa' che e' un vero maestro nell'arte culinaria marina.
Per cui, dato ordine al marito di impedirmi con ogni mezzo di comprare del pesce da cucinare, ci siamo felicemente affidati alla provvidenza, confidando, con ragionevole sicurezza, che su un'isola siciliana di fame di certo non si muore e che il pesce con ogni probabilita' lo cucinano meglio di me.
Ovviamente, c'inzertammo.
I fanatici della dieta mediterranea sarebbero fieri di noi: non e' passato nessuno dei sette giorni trascorsi qui senza che mangiassimo pesce, crostacei, molluschi o una qualunque combinazione dei suddetti. Il tutto sempre accompagnato da frutta e verdura in quantita' visto che l'isola, fertile e sapientemente coltivata, offre di tutto e di piu'. Per mantenere l'impressione salutista, sorvolero' per il momento sui cannoli, i baci e i mostazzoli.
Qualcuno tra voi si stara' a questo punto, forse, chiedendo se siamo in un villaggio "all-inclusive" o se ci possiamo permettere di mangiare tutte le sere al ristorante. Niente di tutti cio': siamo sistemati in un dammuso meraviglioso poco lontano dalla contrada di Scauri. E a Scauri c'e' la rosticceria "Ciaki Ciuka", alla quale probabilmente tra poco chiederemo di stipulare un abbonamento :)
L'altra sera, dunque, la cena consisteva in due generose porzioni di pescespada sapientemente cucinate al momento da Mariano alla maniera pantesca (pomodorini, olive, capperi e basilico). Ora, non so se noi siamo particolarmente parchi, o se c'entrino qualcosa l'arancino mozzarella e spinaci, le verdure grigliate e la peperonata che al pescespada facevano compagnia, ma fatto sta che una fettina di pescespada e' avanzata, con tutto il suo corredo di sughino, pomodorini, ecc.
Ecco, non pensate chissa' che. Dopo quattro, quasi cinque, giorni di astinenza da fornelli occorre ricominciare con calma, per cui il mio "cucinare" si e' limitato, per il pranzo del giorno dopo, a bollire del riso da insalata, freddarlo e condirlo con il pescespada a pezzettini, il di lui sughino e qualche pomodorino. Forse era la fame che viene dopo essere stati a mare. Forse era il panorama. Forse era la bellezza mozzafiato del giardino che circonda il nostro dammuso. Probabilmente non siamo obiettivi, ma era buono.

venerdì 6 febbraio 2009

E' quella della Lola!!!

Spero che la signora incontrastata delle terre d'Abruzzo non se la prenda a male se quando penso al suo capoluogo di regione non penso subito alle ferratelle e all'agnello "cace e ove" ma mi viene in mente la pizza... ma d'altronde da una che associa Napoli alle maddalene e Londra ai Dim Sum cosa pretendete?
Non sono una fan sfegatata della pizza, in particolare di quella napoletana, da una parte perchè trovarla fatta veramente bene è piuttosto complicato (vero Laura? ;) ma anche perchè di solito mi piace variare i sapori e quindi non mi dà una grande soddisfazione una intera pizza ad un solo gusto!
In caso di pranzi veloci, però, o di improvvisi attacchi di fame, piuttosto che un panino o un dolcetto, un quadratino di pizza alla romana mi fa sempre gola e mi ricorda i ciaccini che divoravo all'uscita di scuola al liceo ;).
Però, insomma, sempre uno snack rimaneva, uno sfizio che se capitavi male e incocciavi in qualche residuo fossile di pizza, be' erano nottate agitate. Finchè non abbiamo scoperto Lola.
Ma chi è Lola? Lola è una intraprendete signora pugliese trasferita all'Aquila per amore che a un certo punto ha deciso che ne aveva abbastanza di lavorare per un commercialista e che era ora di fare cose più serie e più utili al progresso morale e materiale dell'umanità. E quindi ha aperto una pizzeria. Ma, permettetemi, la pizza di Lola è speciale, mangiare la pizza di Lola è un'esperienza. Stavo per dire mistica e forse ci stava bene.
Cominciamo dai gusti. Voi entrate dalla Lola e vi mettete in ascolto. Perchè i gusti e i condimenti variano ogni giorno e non sono i soliti, riconoscibili, wurstel, pomodorini, funghi, zucchine... Quanto si entra dalla Lola c'è qualcuno che vi illustra le pizze: così potrete trovare la pizza Speck, Funghi e Stracchino allo Zafferano, quella Gorgonzola dolce e Piquillo, o anche Broccoletti e Guanciale, alla Carbonara, Zucca, Alici e Cipolla, Patate e Lardo di Suino nero, etc. etc. (e sì, ci trovate anche la focaccia pugliese!!).
Quando avete deciso a cosa rinunciare, perchè la voglia di provare tutto vi assale subito, decidete bene l'ordine, orchestrando i sapori più delicati e più decisi, e poi mangiate. E poi fermatevi se siete capaci.
Perchè, oltre agli ingredienti scelti e alle combinazioni originali, l'impasto della Lola è talmente buono che potrebbe metterci sopra qualunque cosa!! Non so come ci riesce, ma la Lola fa un impasto talmente leggero e digeribile che, ahimè, sperimentato, puoi mangiarne a chili senza risentirne... E poi ci torni la sera dopo per vedere che gusti ha fatto...
Insomma, forse avrete intuito che dalla Lola ci eravamo spesso, noi poveri lavoratori trasfertisti, e sappiate che con la pizza della Lola abbiamo vinto i mondiali (che ti vuoi anche mettere a cucinare quando c'è la partita??). E no, non vi sto per dare la ricetta di una pizza. Ma dell'olio piccante della casa, che abbiamo aperto l'altro giorno, dopo tre anni di decantazione. Ricetta di Lolo, il marito assaggiatore della Lola ;)



IL LOL'OLIO PICCANTE

Ingredienti
1 peperone rosso
5 peperoncini piccanti freschi (o più...)
Olio EVO di buona qualità
Aceto
1 barattolo di vetro con tappo per sotto vuoto

Scegliere bene peperone e peperoncini che devono essere sodi e senza macchie. Pulire peperone e peperoncini con un panno umido, e lasciarli una notte a temperatura ambiente (tipo su un canovaccio sul bancone della cucina). In questo modo al mattino si vede se ci sono punti troppo maturi o marci.
Sterilizzare il barattolo: avvolgerlo in un telo da cucina, metterlo in una pentola che lo contenga tutto, insieme al coperchio, coprire di acqua fredda e portare ad ebollizione. Far bollire per 10 minuti e lasciare raffreddare il tutto nella pentola.
Dovendo fare una conserva casalinga, le precauzioni non sono mai troppe, per cui vi rimando a questo sito per maggiori informazioni sulla sterilizzazione.
Lavare le verdure in acqua e aceto. Sciacquate e asciugate bene. Eliminare i semi del peperone e tagliarlo a striscioline (per non impazzire, guardatevi questi consigli qui), tagliare via il picciolo ai peperoncini e tagliarli a pezzi, conservando i semini che sono quelli che danno il piccante.
Porre tutte le verdure nel barattolo e riempirlo di olio. Chiudere bene il tappo. Avvolgere il barattolo in un telo e rimetterlo in acqua fredda, portando ad ebollizione. Bollire per 15 minuti e poi far raffreddare il tutto. Se tutto è andato bene la capsula del tappo dovrebbe essere andata sotto vuoto.
Riporre in dispensa e attendere pazientemente. Almeno sei mesi. Per tenervi occupati, potete fare due o tre traslochi :)


mercoledì 28 gennaio 2009

Gnocchi&Tigelle fanno le BFF...

...altro che ereditiere bionde(e no, non le dedico neanche un link che sennò aumenta di rank :P).
I pianeti si sono allineati, le costellazioni hanno triangolato, le comete hanno lasciato la scia, insomma, una serie di fortunati eventi ha fatto sì che una cara amica passasse da Bologna con tutta la famiglia. Appuntamento a pranzo di Domenica, le istruzioni erano precise: "Gnocco fritto e/o tigelle e/o Piadina. Non necessariamente in quest'ordine" recitava l'sms.
Semplice a dirsi, solo che bisogna mettersi d'accordo sulla terminologia.
La piadina la conoscono tutti, è il simbolo della Romagna, da Bologna in giù, insomma, anche se si potrebbe dissertare sulle differenze tra piadine spesse, che se non ho capito male sono tipiche della zona di Cesena, e piade sottili che si arrotolano, come le fanno a Rimini. Perchè la piadina ha forse più ricette della pastiera. Per motivi logistici l'appuntamento era Bologna centro, e purtroppo non sono ancora molto pratica di locali dove si faccia la piadina d.o.c.; anzi ogni suggerimento a questo punto è gradito, così magari la prossima volta riesco a fargli assagiare anche i crescioni.
Su gnocchi&tigelle sono più ferrata, anche se, a voler essere precisi, l'accoppiata è errata, in quanto le tigelle si mangiano a Bologna, in compagnia delle crescentine (fritte) e a volte la crescente (focaccia al forno); verso Modena le crescentine crescono in larghezza e lunghezza e diventano il Gnocco Fritto, per gli amici il Gnocchino.
No, non è un errore. In emilia è "il" Gnocco, mica uno Gnocco qualunque. E il gnocco si mangia con le... crescentine: non chiedete le tigelle a Modena che vi potrebbero servire, in vena di scherzi, le pietre refrattarie nelle quale le crescentine cuociono.
Confusi? Tranquilli, io ci ho messo solo due anni a capirci qualcosa. E non mi sono ancora spinta fino a Parma, dove il gnocco diventa la torta fritta.
Ricapitolando, a Bologna si mangiano Tigelle&Crescentine, a Modena Gnocco&Crescentine, e tra Bologna e Modena, salomonicamente, troverete i cartelli dei ristoranti che offrono Gnocchi&Tigelle.
Assodato che il pranzo si baserà su Tigelle e Crescentine, si pone il problema del dove: che l'abbuffata di crescentine, tigelle e salumi vari si fa sui colli bolognesi dove, si sa, qualcuno gira in vespa e il lambrusco sgorga dalle sorgenti.
Bologna centro invece è piena di osterie tipiche e di locali dove si mangiano kebab buonissimi, ma ignoro se esista una tigelleria vera e propria.

Per cui mi sono affidata alla cucina fusion. Che in questo caso niente ha a che vedere con latte di cocco, spezie strane e jambalaia, ma con dei friuliani intrapendenti che hanno capito che per far mangiare il loro San Daniele Doc ai bolognesi, bisognava servirlo su delle tigelle calde e delle crescentine appena fritte, accompagnandolo con fiumi di lambrusco. Non serve altro: Pane, vino e San Daniele, per un pranzo con degli amici che avevi tanta voglia di rivedere e che si son fatti tutti questi kilometri per te!

Così, dopo un numero imprecisato di cestini di tigelle e crescentine, taglieri di salumi buonissimi, crespelle con spinaci, frico morbido con patate e dolcetti vari, purtroppo è venuto il momento dei saluti. Ma tanto, si sa, non saranno una manciata di kilometri a dividere due BFF, specie se hanno in comune una smodata passione per la tavola.

A presto, teso'.