domenica 20 aprile 2008

Riassunto delle puntate precedenti (1) - Il Brunch del Sabato Santo



Vostro Onore! Non fu mia responsabilità! Fui trattenuto da inderogabili impegni! Leggittima difesa fu! Vi presento il vero colpevole!

Signora maestra, io il compito lo avevo fatto, ma le piante cattive se lo sono mangiato...

Capo, è vero, sono in ritardo, ma sono stato trattenuto, sul serio, c'era traffico, ho forato, c'era un terremoto, IT WASN'T MY FAULT!!

Piccola rassegna di scuse poco credibili per chiedere scusa a tutti per l'assenza prolungata (ma ce l'ho fatta a non far passare un mese intero, non sono del tutto irrecuperabile...), assenza dovuta veramente alle piante. Dovete sapere che la nostra casetta ha due piccoli giardini, uno sul fronte e uno sul retro, che sono stati, da quando ci siamo traferiti da queste parti, lasciati in balia di un'allegra sterpaglia.
Ma ci è stato detto che "Ora o mai più", insomma, il giardino bisogna avviarlo in primavera per cui gli ultimi fine settimana sono stati dedicati interamente ai nostri piccoli appezzamenti (anche se a chi li ha zappati non sono sembrati affatto piccoli ;D).
Quello che vedete in foto è un particolare della pianta che dovrebbe diventare la nostra siepe... tra quattro o cinque anni, se tutto va bene. Sì perchè nessuno in casa ha esattamente il pollice verde, anzi, io personalmente direi di avere un vero pollice verso :P e ci sono una paio di cadaveri di orchidee che potrebbero confermarlo; spero quindi fortemente nel maritino che, pur non essendosi mai occupato di un giardino, ha scoperto che gli piace trafficare con terra, siepi ed erbe varie. Perchè non chiamiamo un giardiniere? E il divertimento dove sarebbe?
Dimenticavo, la piantina-siepe ha un nome che è tutto un programma, rincospermo, per gli amici è il rinco (e a questo punto le battute si sprecano...) per i più fini, è un "falso gelsomino".

Tornando in cucina e al titolo del post, era un bel po' che avevo adocchiato la ricetta delle uova decorate delle cuoche dell'altro mondo, quindi quale miglior occasione di provarle se non per un pigro pranzo del sabato prepasquale? E potevo mai limitarmi a un solo colore?
Purtroppo non mi sono venute belle come quelle di Alex e Mari, però si vedono le differenze di colore tra le uova bollite nel te (quelle marroncine, con il disegno a ragnatela), nella yerba mate (quelle verdi), e nel rooibos (quelle rossiccie). Queste ultime sono tisane che si trovano, tanto per cambiare nei negozi del commercio equo, e finalmente ho potuto usare la yerba mate che mi hanno regalato visto che da bere non è che mi faccia proprio impazzire (il rooibos invece è molto buono!!). Ho usato anche il tè verde ma le uova non si sono colorate quasi per niente. Avevo qualche timore sul lasciar bollire delle uova per trenta minuti ma alla fine sono uscite buone anche se... sapevano solo di uova!! A dire la verità, un po' ci speravo che prendessero qualche sapore esotico dopo tutto quel bollire, e invece niente :(
Ho accompagnato le uova con queste "crocchette di prosciutto" che mi sembravano una buona idea per un brunch, ma non mi hanno convinto molto, forse le ho fatte troppo grandi o forse il sesamo andava tostato, insomma, mancava qualcosa...
Vi posto la ricetta così mi dite cosa ne pensate, magari qualcuna di voi provette cuoche riesce a farne un capolavoro. Siccome in casa mia non si butta via niente (specie se si mangia) vi rimando a tra qualche post per sapere che fine hanno fatto le pallotte. La ricetta è tratta dal libro "Ricettario del Mondo" (v. libreria per ulteriori dettagli).



CROCCHETTE DI PROSCIUTTO
200 gr prosciutto cotto
100 gr ricotta fresca
prezzemolo
semi di sesamo
Tagliate a pezzetti il prosciutto; sbriciolate la ricotta: lavate e sciugate una manciata di foglia di prezzemolo. Versate tutto in un frullatore, frullate sino a ottenere un composto morbido e consistente e quindi modellatelo in palline delle dimensioni di una ciliegia. Distribuite in un piattino uno strato di semi di sesamo e fatevi rotolare le palline, così che ne risultino completamente avvolte. Con delicatezza appoggiatele su un piatto e guarnitele con foglie di prezzemolo fresco.


P.S. Chi becca per primo/a la citazione cinematografica tra le scuse? No, liscademì, tu non partecipi altrimenti non c'è gara...

venerdì 21 marzo 2008

C'era una volta un re


Vi narrerò ora una storia che prende le mosse da un re della casa dei Sassanidi, antichi re di Persia, che avevano esteso il loro impero nelle Indie e, ben oltre il Gange, fino alla Cina. Questo grande e potente re aveva due figli, e il primogenito, futuro re, si chiamava Shahriyàr. Shahriyàr, per chi non lo sapesse, fu quello che si sorbì le 1001 storie di Sherahzad (ma non dormiva mai la signorina??).
Quello che le cronache non dicono è che il Principe Shahriyàr una volta si mise in viaggio, forse per vedere se tutto quello che la principessa aveva raccontanto era vero, o forse solo per vedere il mondo e diventare un re più saggio. Il suo cammino lo portò molto lontano da casa, in terre sconosciute e meravigliose. Per ingraziarsi gli abitanti dei territori che attraversava, recava con sè doni e merci del suo paese, tra cui una straordinaria spezia magica, che appariva rossa in mano ma conferiva a tutto ciò che condiva un meraviglioso color oro...
Cosa c'è non mi credete?
Vabbè, forse non è un principe, ma ne ha di sicuro i modi, si chiama Shahriyàr sul serio (anche se ho qualche dubbio sull'ortografia) ed è davvero persiano, iraniano per la precisione. Ho avuto la fortuna di averlo come collega per un po' e non lo ringrazierò mai abbastanza per aver condiviso con me la sua scorta di zafferano iraniano. Prima di incontrarlo non avevo nessuna idea che in Iran si coltivasse uno zafferano così profumato, che se la batte seriamente con l'altro mio zafferano preferito, quello coltivato nella piana di Navelli in provincia dell'Aquila.
Se non ho capito male, il 21 Marzo è il capodanno iraniano, per cui colgo l'occasione (ovviamente in ritardo, poteva mai essere altrimenti??) per proporvi zafferano e ricetta di un autentico principe persiano.


PASTA SPECK E ZAFFERANO


Pestate alcuni pistilli di zafferano, cui avrete aggiunto un pizzico di sale e/o di zucchero per fare attrito, nel mortaio. Far sciogliere del burro in un saltapasta e unirci lo zafferano, e continuate a scaldare a fuoco moderato in modo che lo zafferano ceda il sapore e il colore al burro. In un padellino a parte friggere lo speck tagliato a listarelle finchè è croccante. Aggiungere allo zafferano un po' di panna fresca e far scaldare leggermente. Cuocere la pasta al dente (io ho usato degli strozzapreti freschi...mmmmmmh, slurp!) e saltarla brevemente in padella con la panna e lo speck. Servire con una macinata di pepe. Secondo me, meglio bianco.


Buon Appetito, Buon Anno e Buona Pasqua!!

martedì 18 marzo 2008

Quelli che lo schiacciasassi...

...ne hanno combinata un'altra o meglio, mi hanno ispirato un altro post. La trasmissione Caterpillar mi tiene compagnia durante la mezz'oretta di viaggio che mi riporta a casa dal lavoro (quando non faccio troppo tardi...). E così ho potuto ascoltare un parte della loro telecronaca della XIII giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che quest'anno si è tenuta a Bari.
Qualche anno fa ho avuta la fortuna di incontrare di persona Don Ciotti, una persona dall'energia travolgente. La mafia è una di quelle piaghe come il riscaldamento globale, sembra inevitabile, e sembra che il singolo non possa farci niente. E forse è così. Ma io sono testarda e anche un po' illusa, e penso che mille piccoli gesti possano fare la differenza e che si debba fare almeno il minimo che si può.

E quindi ecco il mio veramente minimo-minimo, un bella zuppa di ceci coltivati sulle terre confiscate , condita con il peperoncino atomico della Cooperativa Valle del Marro. La ricetta è un'altro capolavoro del solito cavoletto e la trovate qui anche se rispetto alla sua io ho usato i ceci già cotti e imbarattolati precedentemente, in modo da prepararla più velocemente, una sera che avevo proprio voglia di una robina calda. In questo modo però i sapori non si sono amalgamati proprio alla perfezione, almeno lì per lì... Insomma, era buona ma la sera seguente, dopo la giusta meditazione era fe-no-me-na-le!! Grazie come sempre, Sigrid!! Di seguito la mia variante.


ZUPPA DI CECI MEDITABONDI

Per due persone:
Un barattolo di ceci cotti
cipolla 1/2
sedano 1 gambo
carota 1/2
limone 1/2, il succo
aglio 1 spicchio
cumino macinato 1 cucchiaino
crema di peperoncino 1 punta di cucchiaino
sale pepe nero macinato
sesamo per decorare
brodo vegetale circa... boh! a occhio ;)
olio evo

Tritare gli odori, e farli rinvenire in una pentola capiente insieme a 4 cucchiai di olio d’oliva, finché sisultino leggermente dorati. Aggiungere l’aglio, il cumino e una presa di pepe, e infine i ceci scolati. Far andare per un minuto, poi coprire con il brodo a temperatura ambiente, e portate a bollore il brodo (o anche meno, insomma, non bisogna stracuocere i ceci) Passato questo tempo, spegnere tutto, frullare la zuppa. Se avete tempo, fatela riposare un po' perchè i sapori si fondano per bene (l'ideale è una nottata in frigo). Poi scaldare, aggiungere tre cucchiai di succo di limone, mescolare, e servirla con un po’ di sesamo e cumino e ,se piace, una punta di pasta di peperoncino.



Una piccola nota sugli odori: essendo io una disorganizzata cronica dai minuti sempre contati cerco sempre di avere un po' di tutto in freezer. Ultimamente trito insieme cipolla, sedano e carota e li congelo nelle vaschette del ghiaccio (trovo ottime quelle morbidine di ikea) così ho il soffritto pronto ogni volta che mi serve.

lunedì 10 marzo 2008

Esperimento menoilluminante



Ce l'ho fatta per poco, ma ce l'ho fatta a scrivere questo post a meno di un mese dall'avvenimento... decisamente ho un piccolo problema con la gestione del tempo. Ringraziando Petula e ElenaC per il lavorone che hanno fatto raccogliendo tutte quelle ricette, mi piacerebbe sapere quale è stato il vostro menu per la sera del Milluminodimeno... perchè le preparazioni che ho postato io sono finite molto prima di arrivare a quel mitico venerdì! In ogni caso, la mia cenetta a lume di candela aveva come piatto forte un semplicissima pasta con zucchine, sesamo e gamberetti, che ho usato per sperimentare un metodo risparmioso di cottura della pasta. Prima di tutto presento la ricetta tradizionale e poi il resoconto dell'esperimento.


PASTA CON ZUCCHINE, SESAMO E GAMBERETTI

INGREDIENTI
1 cipolla, tritata
300 gr zucchine, tagliate a fettine sottili
uno spicchio d'aglio, schiacciato
1 cucchiaio di semi di sesamo
1 manciata di gamberetti sgusciati surgelati
350 gr pasta corta
olio, sale e pepe
menta, fresca o secca (facoltativa)

Mettere sul fuoco l'acqua per la pasta e mentre arriva ad ebollizione preparare il sugo: far appassire una cipolla tritata in 5-6 cucchiai d'olio, aggiungere le zucchine e lo spicchio d'aglio. Quando tutto sarà insaporito, aggiungere i semi di sesamo e cuocere a fuoco medio per 10 minuti, togliendo l'aglio se non piace. Nel frattempo, porre i gamberetti in una ciotola. Quando l'acqua giunge ad ebollizione, prima di salarla, versarne una mestolata sui gamberetti e lasciarli a scongelare per 3 minuti (io scongelo sempre così i gamberetti, perchè mantengono meglio il sapore). Qualche minuto prima di scolare la pasta, aggiungere i gamberetti al sugo e farli cuocere leggermente. Scolare la pasta al dente e saltatela con il sugo, regolando di sale e di pepe, aggiungendo, se piace, qualche fogliolina di menta.



Ora veniamo all'esperimento: qualche tempo fa avevo sentito per radio (forse proprio durante una puntata di Caterpillar) un metodo per cuocere la pasta "senza fuoco", ovvero portare a ebollizione l'acqua, salare, calare la pasta e lasciar cuocere la pasta per un minuto. Spegnere il fuoco, tappare la pentola (e qui è il difficile: occorre un coperchio che chiuda veramente bene la pentola!) e lasciar stare il tutto per il rimanente tempo di cottura della pasta.
Lo so che i puristi della pasta a questo punto smetteranno di leggere schifati, e anch'io la prima volta che l'ho sentita ho pensato che avrei mangiato la pasta cruda o tremendamente scotta... e invece... e invece... che vi devo dire, funziona! Funziona nel senso che la pasta esce cotta (nè cruda nè scotta... io l'ho tirata 30 secondi indietro perchè poi dovevo saltarla in padella) anche se forse la consistenza non è quella abituale e il metodo ha qualche controindicazione almeno per me che sono solita assaggiare la pasta per vedere se è "giusta" di sale e non so tenterei l'esperimento con gli spaghetti, in più questa cosa di stare con il cronometro in mano non è proprio per me!!
Se avete voglia di sperimentare, fatemi sapere gli esiti! E al perplesso marito libertà di commentare cosa ne ha pensato veramente... ;)

martedì 26 febbraio 2008

6 cose 6...

Se errare è umano e perseverare è diabolico, allora me la batto seriamente con Lucifero! Non vi pensate chissà che, è solo che faccio sempre la stessa cosa, quando ho un compito da portare a termine. Mi riduco all’ultimo minuto perdendo il tempo a fare mille cose inutili (ma più divertenti…) e poi mi tocca fare le corse stressandomi all’inverosimile. Evidentemente senza stress non sono produttiva, anche se non mi piace essere sotto pressione. E ogni volta mi riprometto che non funzionerà così la prossima volta… ogni volta…
Insomma, per una cosa e per un’altra è da parecchio che non riesco a badare al mio blogghetto, e mi dispiace di non aver potuto rispondere prima all’invito di Ciboulette per il meme “6 cose che mi piace dire o fare”. Effettivamente 6 sono veramente poche, ma cercheremo di farcele bastare, quindi in ordine rigorosamente analfabetico:

1) Mi piace leggere, soprattutto romanzi e fumetti di tutti i tipi. Non riesco a stare senza sapere “come va a finire” per cui di solito i libri me li bevo in pochissimo tempo, in una sorta di apnea, che a volte mi impedisce di goderne appieno.
2) Mi piace mangiare (e bere, si può dire?) soprattutto in posti nuovi, soprattutto se i piatti sono fantasiosi. Mi piace vedere che si inventa lo chef, e scoprire i sapori locali (ma lo sapete che il formaggio con la salsa di fichi è veramente buono?)
3) Mi piace trasformare… questa è difficile da spiegare (qualcuno direbbe semplicemente che… sono nata ingegnere!!). Mi piace giocare con le cose e gli elementi, dare nuova vita a oggetti vecchi, fare il piccolo chimico ;) Direi che la mia passione per la cucina ricade in quest’ottica, per cui di solito scelgo ricette divertenti da fare oltre che da mangiare, che mi permettano di utilizzare in modo insolito un ingrediente magari comune. Poi ogni tanto cucino anche cose normali altrimenti mio marito scappa di casa ;P
4) Parlando di mariti, mi piace passare il tempo con il mio, che sia per progettare il sistema di illuminazione della cucina (3 giorni di think-tanking, 3 missioni da Ikea e molto biadesivo) o per rilassarci davanti all’ultimo serial americano.
5) Dire sempre la mia… di solito a sproposito.
6) Mi verrebbe da dire che mi piace tambasiare, ma non so se è il verbo giusto visto, insomma, per i non-lettori di Montalbano, mi piace perdere tempo prendendomi il mio tempo, che sia per ascoltare la radio (sono Gialappa-dipendente), cercare su internet una traduzione accettabile di “Kale” per non farmi guardare male dal fruttivendolo, o passeggiare alla ricerca di negozietti carini… qualcuno ha ancora qualche dubbio sul perché sono sempre all’inseguimento delle scadenze?

Sarà conforme alla memtiquette fare due meme di seguito? Chissà! Passo la palla a GdS, se ha finito di mangiare le tigelle…

venerdì 15 febbraio 2008

Al meme! Al meme!

Che bello, Giovanni mi invita a fare un meme, ma che dire un meme, il mio primo meme!! Che emozione! Un meme! Un meme!

...ahem, scusate, ma cos'è un meme? ;P

Girando un po' su internet una vaga idea me la sono fatta, anche se ho ancora qualche domanda che mi piacerebbe girare a chi è più esperto di blogosfera di me (praticamente chiunque). Per prima cosa: come si pronuncia? Se ha qualcosa a che fare con Richard Dawkins, allora la pronuncia è qualcosa del tipo “Mim”, se ho capito bene... E poi la netiquette dei meme: si può fare un meme cui non si è invitati ma solo perchè lo si è letto su un blog? Mi sto facendo troppo domande inutili? Non sarebbe la prima volta... In ogni caso, qualunque opinione è benvenuta!

Veniamo al meme in questione, e riportiamo le regole:
“elencare 10 accoppiamenti di cibi che nella vostra mente, palato, stanno bene insieme, che si completano, che si esaltano, che si stimolano, che uno da solo sì, ma con l’altro rasenta la perfezione!”

Qualcosa mi dice che con la mia lista metterò una seria ipoteca sulla speranza di raggiungere i 25 lettori per il mio blogghetto ma tant'è... buttiamoci!!

1 – Gelato alla crema con panna montata – questo è un ricordo di infanzia, ossia il gelato alla crema più buono che io abbia mai mangiato, quello della fu pasticceria Daniele di Via Scarlatti a Napoli. Un crema che sapeva solo di crema, non di uova, non di limone, non di vaniglia. Era solo crema. E anche la panna montata della suddetta pasticceria me la ricordo come una bontà che raramente ho ritrovato. E' un'accoppiata che ovviamente può funzionare solo a queste condizioni :P
2 - Burro e miele - la mia tartina preferita per colazione (in realtà questo è un tris, perchè anche la scelata del pane ha la sua importanza per la creazione della magia)
3 – Birra e taralli – la miglior “cena non cena”
4 – Fagiolini con cipollotto fresco – se non si hanno appuntamenti romantici
5 – Pomodori di sorrento e mozzarella di bufala - anche qui, non è proprio completo senza basilico
6 – Friarielli e… provola ;P – tanto per ribadire che sono una napoletana atipica
7 – Carote azzuppate nel barattolo della maionese – il cibo schifezza
8 – Pane cafone e olio extravergine di oliva
9 – Arance e finocchi – questa è una scoperta recentissima, e pensare che i finocchi, presi da soli, non mi piacciono per niente, mi dà fastidio perfino l'odore!!!
10 – Fave e pecorino – un regalo della mia permanenza in toscana

Per essere precisi, gli accoppiamenti sono 11 visto che uno dà il nome a questo blog... E adesso invito Ciboulette a cimentarsi, Carlo&Cristina, quella mezzalisca di mio fratello se trova il tempo tra un freelancio e l'altro dalla finestra, e anche il marito, un altro indaffarato cronico!
Saluti e illuminatevi di meno!

...ma m'illumino sempre di meno!

L'invito a postare ricette menoilluminanti è venuto anche dal blog di Petula, con regole rigorosissime che cito testualmente:


- niente proteine animali (fate un giro in rete e controllate quanta energia serve a produrre una bistecca o trasportare il salmone fino alle nostre tavole o a produrre un uovo o una forma di formaggio)
- niente uso di forno elettrico o forno a microonde
prodotti locali e che abbiano viaggiato il meno possibile, magari comprati al mercato vicino a casa o al lavoro, miso e alghe le lasceremo in dispensa (molte alghe vengono fatte in Europa e se ne usano così poche che durano mesi, idem per il miso...ma per una volta sarò rigorosa ;))



L'idea era intrigante e per un paio di giorni dopo le sardine mi sono lambiccata per trovare una ricetta un po' originale che potesse andare bene. Non sono mai stata brava a inventare ricette, sono solo una che pasticcia, però la sfida di Petula mi ha spinto a vincere un po' la pigrizia e ad andare finalmente a quella botteguccia biologica/biodinamica vicino casa, cosa che mi riproponevo di fare da tempo. “Vicino casa” è un po' vago, perchè in realtà si tratta di allungare un po' il tragitto di ritorno dal lavoro (chissà questo come influisce sull'equilibrio energetico ;)), beccare al buio la stradina sterrata non illuminata indicata da un cartello scuro , e sperare di aver azzeccato l'orario di apertura...
Mi informo sulla provenienza degli ortaggi, non sia mai che abbiano fatto troppa strada, ed infatti le arance sono biologiche ma siciliane, mentre i cavoli cappucci vengono, mi dice, dalla nostra azienda agricola “Il Cucco”... Il Cucco?? Ma io questa l'ho già sentita, anzi, assaggiata, gustata, mangiata, sperimentata, insomma ci ho passato un gran bel capodanno!! Il puzzle è completo, esco felice con due bei cavoli cappucci (uno rosso e uno verde) pronta a sperimentare una ricetta che è già da un po' che mi è capitata sotto mano. La riporto nella sua versione orginale, come l'ho trovata sul sito Vegan3000


Misto di cavoli in agrodolce
Ingredienti
Per 4 persone
300 g verza
300 g cavolo rosso
1 cucchiaio di capperi sotto sale
2 cucchiai di malto di grano
4 cucchiai di aceto di mele
circa 30 semi di cumino
sale
olio extravergine di oliva
Preparazione
Mondare i cavoli e tagliarli a striscioline sottili.
In una capiente padella mettere l'olio e i semi di cumino e scaldare bene.
Aggiungere i capperi precedentemente sciacquati e sminuzzati grossolanamente con la mezzaluna.
Unire i cavoli, lasciar saltare a fiamma vivace per un minuto, dopodichè unire aceto e malto e 4 cucchiai di acqua.
Abbassare la fiamma e proseguire la cottura per altri 15 minuti, controllando di tanto in tanto che non bruci.
Servire sia caldo come contorno che freddo come antipasto.


Nella mia versione, al posto della verza, c'era il cappuccio bianco, ho eliminato il cumino perchè chissà da dove viene e anche i capperi che al marito non piacciono, ho usato l'aceto balsamico giovane, comprato direttamente dal produttore, e un cucchiaio di miele al posto dei due di malto (ooops, forse questo è un prodotto animale che non va bene per il gioco!!), e quindi penso che alla fine la ricetta era tutta diversa... ma buona lo stesso!! Se abitate in zona, consiglio la visita al Cucco, per cenare, pranzare o anche solo fare scorta di verdure di stagione!!
Domani si conclude in bellezza con cena a lume di candela e qualche esperimento culinario di risparmio energetico che racconterò in seguito, solo mi domando... la posso accendere la radio? ;P
P.S. Se quei due riescono veramente a far spegnere la Tour Eiffel...

lunedì 11 febbraio 2008

Le non-alici ritardatarie

La blogosfera mi piace sempre di più! Sono da anni un’accanita ascoltatrice della trasmissione Caterpillar di RadioDue e a quanto leggo tra i vari (food)blog sono in ottima compagnia. Per cui leggere di questa iniziativa e decidere di partecipare è stato un tutt’uno…
Facile a dirsi, più complicato a realizzarsi, e infatti sono arrivata in ritardo, almeno con il post. Cercando prodotti che non abbiano fatto il giro del mondo per arrivare sulle nostre tavole, una volta scoperto che la mia fattoria preferita riapre ad aprile (sob!), ho cercato qualche ricetta che non prevedesse cotture, e mi son buttata sul classico: le alici marinate! Il pesce azzurro, dicono, è un po’ più energeticamente corretto rispetto a quello che arriva dal pacifico… Ecco qua la ricetta che uso di solito, scopiazzata da qualche libercolo che mi sarà capitato chissà come sotto mano:


Alici Marinate
1 kg alici intere (o 600 gr di quelle spinate)
2 bicchieri di aceto
1 bicchiere di acqua
200 gr olio di oliva
prezzemolo
2 spicchi d’aglio
30 gr cipolla
peperoncino
menta
sale

Togliere teste e lische alle alici e allinearle in uno strato solo in un piatto da portata dai bordi alti, cospargere di aceto e acqua e mettere tutto in frigo per un minimo di 6 ad un massimo di 8 ore. Solo dopo preparare un trito d’aglio, cipolla, prezzemolo, peperoncino, menta, sale e olio. Colate bene le alici dell’acqua e dell’aceto e, dopo averle allineate nel piatto da portata, irrorarle con il sugo preparato. Rimettere di nuovo il tutto in frigo e lasciarvelo per almeno 12 ore prima di servire. Le alici si possono sostituire con il carpaccio di pescespada.


Quelle che vedete in foto in realtà sono sarde, io ho usato l’aceto di mele che lascia un retrogusto meno forte di quello di vino. Forte di una lunga esperienza di disastri, vi consiglio di non lasciare i pesci a marinare troppo a lungo (dipende dalla grandezza delle alici), altrimenti mangerete alici che sanno solo di aceto.
Invito tutti a cenare a lume di candela il 15 febbraio, per mettere il nostro pianeta un po’ a “dieta di energia” :)

P.S. A proposito dello sproposito, quando ho scelto il template di questo blog mi sono ricordata di quello che avevo letto qui, e mi son detta che se proprio dovevo aprire un blog che almeno non consumasse troppa energia :P

martedì 5 febbraio 2008

Chiacchierebugiefrappesfrappolecencigalaniecc

Post molto frettoloso questo, il lavoro incalza ma non potevo non scriverlo. Ditemi, esiste un altro piatto che assume tutti questi nomi a seconda di dove ti trovi in Italia pur essendo più o meno la stessa cosa ma non proprio? Chiacchiere, bugie, frappe, sfrappole, cenci, galani... e, ahem, scagliuozzi? Da brava napoletana atipica non li avevo mai sentiti chiamare così, o intendevi un'altra cosa, gds?
Comunque, ha perfettamente ragione Maria Giovanna, inutile incaponirsi su quale ricetta sia LA ricetta. Vale in genere, e vale soprattutto per le chiacchierebugiefrappesfrappolecencigalaniecc. Quest'anno ne ho imparata una nuova perchè, come mi avvertì mia zia “quando ti sposi, ti sposi tutta la famiglia!!” (anche se lei forse la intendeva più come una minaccia?) effettivamente sposandomi ho vinto un ternallotto: oltre al marito da oscar se ci fosse l'oscar dei mariti, ho avuto in dote una vicemamma e un vicepapà come ce ne sono pochi.
A parte il fatto che mi sono sempre sentita coperta d'affetto, il vicepapà è bravissimo nei lavoretti di casa e la vicemamma è un vero vulcano di idee, energie e soprattutto ricette.
Insomma, se non era per loro, mi sa che quest'anno non si mangiavano chiacchierebugiefrappesfrappolecencigalaniecc per quanto eravamo incasinati di lavoro. Io ho modestamente contribuito con la crema di cioccolato in cui “azzupparle”, ovviamente del commercio equo (marca CommercioAlternativo), in pratica ho usato un preparato per la cioccolata calda (Ciokaribi gusto classico, ve la consiglio vivamente perchè è buonissima!!) ma l'ho tenuta più densa.


Le Chiacchiere della Vicemamma
500 gr farina
2 tuorli
1 uovo intero
60 gr zucchero
50 gr burro morbido
scorza di 1 limone e 1 arancia grattugiata
sale
5 gr lievito per dolci
vino bianco quanto basta per impastare
zucchero a velo

Impastare tutti gli ingredienti eccetto il lievito fino ad avere un pasta liscia ed elastica, incorporare il lievito. Stendere al matterello, tagliare con la rotella, eventualmente rigirarle per fare il nodo e friggere in abbondante olio di semi. Asciugare sulla carta del pane e cospargere di zucchero a velo.

Un grazie a Elvira che mi ha dedicato un link (a proposito: aspetto un post con la ricetta delle orecchiette alle cime di rapa) e a Simona per il benvenuto (il gastronomo riluttante è di queste parti? Ma dai??) e a tutti auguro un felice scampolo di carnevale!

Update! Questa ricetta è stata modificata, aggiustata e corretta il 24-02-2009 per partecipare alla raccolta di Carolina!

lunedì 4 febbraio 2008

Me gusta la lasagna...

Tra i fortunati casi della vita che mi hanno regalato una vita un po' nomade innanzitutto ci sono un meraviglioso papà che ha deciso che valeva la pena seguire i propri sogni anche se questo voleva dire trasferire per qualche anno baracca e burattini (leggi moglie e due bimbi) in un altro paese, in Inghilterra per la precisione, e un'altrettanto meravigliosa mamma che lo ha seguito. Ad essere sincera, da piccola non ero molto entusiasta di questi cambiamenti, ma a posteriori non ringrazierò mai abbastanza i miei per tutto quello che ci ho guadagnato, come imparare a credere nei propri sogni, l'importanza di avere un compagno con cui realizzarli, il coraggio di mettersi sempre in discussione e che non c'è assolutamente niente di strano nel cucinare gli spaghetti con le vongole in un camper in un parcheggio del porto di Calais, d'altronde quelle bancarelle di pescatori erano troppo invitanti e come si dice... CARPE DIEM!

Questo per dire che ho cominciato presto ad imparare le emulsioni di elementi inmiscibili, come la scarsità di mezzi e la disponibilità improvvisa di ingredienti, la logica e le idee che ti frullano per la testa, il poco tempo e la tanta voglia di fare, le scadenze di lavoro colpevolmente accumulate e il calendario che ti ricorda le tradizioni. Come si fa? Come tutte le emulsioni, con una grande agitazione!

Parlando di tradizioni, quest'anno carnevale è arrivato decisamente troppo presto e per me, tradizionalista più per natura che per educazione, non c'è carnevale senza lasagna. Sto parlando della tradizionale lasagna di carnevale napoletana, ovviamente. Quella lasagna che non ha una ricetta ma tante ricette quante combinazioni ci sono degli elementi di base (una potete trovarla qui, anche se per esempio io non metto l'uovo sodo). Quella lasagna, per intenderci, che è proprio complicato farne poca, che è talmente laboriosa che la fai una o due volte l'anno, la cui digestione ti perseguita per tutto il pomeriggio e buona parte della nottata. Insomma, quella che non vale la pena fare per due e non hai fatto in tempo ad invitare nessuno perchè quel week-end dovevi assolutamente lavorare.

Vogliamo scherzare?? Domenica di Carnevale senza lasagna?? E poi era un vero peccato, in frigo c'era già tutto e la vicemamma ci aveva anche portato la pasta adatta da Napoli (perchè questa lasagna qua si fa con la sfoglia senza uova, provate un po' voi a trovarla in terra emiliana...) E poi mi diverto proprio a fare le polpettine, che a guardarle schierate nel piatto mi fanno troppa allegria (a Napoli, in questo periodo, non c'è macelleria che non esponga vassoi e vassoi di polpettine-ine-ine pronte da friggere e non so perchè, ma son troppo belle da guardare).


Quindi è deciso, domenica mattina o' mast r'o' raù (the master of ragù) di casa (mio marito) si mette all'opera (che il ragù almeno un tre ore deve pippiare...) e io giù a polpettinare. Permettetemi un sentito ringraziamento al sito gennarino per il trucco di bagnare le mani mentre si fanno le polpette: sono vent'anni almeno che polpettino ma c'è sempre da imparare, perchè se le polpettine non sono belle tonde poi vi ci voglio a rigirarle mentre si friggono.


LASAGNA DI CARNEVALE
...perdonate le dosi, io vado sempre a occhio...

Per il ragù: (che in realtà andrebbe preparato il giorno prima...)
Misto di carne di maiale e manzo che tolleri lunghe cotture.
Ottimi sono: costarelle, braciole, spalla, ecc.
Cipolla tritata
Passata di pomodoro
Pelati (di solito, una scatola ogni bottiglia di passata :)
Olio
Lardo e/o sugna
1 Pizzico di zucchero
Sale e pepe

Per la lasagna:
lasagne possibilmente ricce e possibilmente senza uova
carne di maiale,
pangrattato
1 uovo ogni 100 gr di carne
prezzemolo
parmigiano
fior di latte, (o, ancora meglio, la mozzarella del giorno prima lasciata scolare :)
salsiccia sottile
ricotta di pecora,
olio di oliva,
parmigiano e pecorino grattugiati.

PREPARAZIONE
In una grossa pentola a sfondo spesso, rosolare la cipolla nell'olio. Quando è imbiondita aggiungere la carne e un mezzo cucchiaio di strutto e/o di lardo, e rosolare fuoco bello vivo fino a farle raggiungere un bel color biscotto.
Aggiungere passata e pelati e... tanta acqua quanta ne serve a "sciacquare" le bottiglie di passata. Non esagerare, eventualmente si aggiungerà in cottura. Salare ma non troppo, eventualmente aggiustare verso la fine della cottura. Abbassare la fiamma e lasciare cuocere a fuoco lento, "pippiare" in napoletano, per tutto il tempo necessario, almeno 3 ore, come detto, girando spesso. Per smorzare l'acidità del pomodoro si può aggiungere un pizzico di zucchero. Insomma, finchè la carne è cotta e il sugo è saporito e ben addensato.

Nel frattempo preparate il ripieno, tanto ne avrete da fare :D
Impastare carne macinata, pangrattato, prezzemolo tritato (se lo mettete nel mixer con il pangrattato è tutto mooooooolto più semplice), parmigiano, pepe e sale. Come ottimamente consigliato da Gennarino, prendere una tazza d'acqua, infilare le dita di una mano e con esse bagnare il palmo dell'altra mano. Prendere poi una quantità minima di impasto (per capirci quanto ce ne sta in mezzo cucchiaino) e arrotolarlo a polpettina con le dita umide su il palmo bagnato. Bagnare le mani ogni due al max tre polpettine. Be' non posso dire che le mie fossero proprio grandezza cece, ma erano piuttosto piccoline.

Friggere le polpettine in olio di oliva e mettetele da parte. Intanto sminuzzate grossolanamente la mozzarella e la ricotta. Cuocere la salsiccia, precendentemente punzecchiata, con olio e alloro e poi spezzettarla.
Dare una sbollentata (non più di 3 minuti) alle sfoglie di lasagna (“pettole”) in acqua leggermente salata in cui abbiamo versato un goccio d'olio che sennò si azzeccano. Scolarle e adagliarle su un canovaccio pulito. E sì, serviranno kilometri e kilometri di canovaccio.
E poi il via all'assemblaggio, appena il ragù è pronto, mentre il forno si scalda (180-200°). Oliare il fondo di una pirofila, velarla con un mestolino di ragù, e poi coprire con la lasagna. Poi, un po' di tutti gli ingredienti (polpettine, mozzarella, ricotta, salsiccia), ben distribuiti. Spolverare con i formaggi grattugiati e velare di ragù. Continuare fino a esaurimento di ingredienti o di pirofile. L'ultimo strato di lasagne deve essere coperto solo di abbondante ragù e parmigiano. Cuoce poi a 180-200 gradi fino a quando non si forma una bella crosticina dorata (circa mezz'ora).


Una piccola nota. Esiste una ben nota legge della fisica, nota come legge del ragù, che rispetto a quello che fai ce ne vuole sempre di più!! In realtà ciò avviene, di solito, quando si è troppo abbondanti nelle mestolate intermedie, e parlo per esperienza. Non affogate la lasagna. Mettete un abbondante strato di ragù in cima a tutto e ci penserà lui a penetrare dove deve, e potete sempre aggiungerne un po' mentre cuoce, se vi sembra troppo secca. Come noi ovviamente non abbiamo fatto ma della fine che hanno fatto gli ingredienti avanzati dopo l'esaurimento del ragù, vi parlerò in un altro post.


Finalmente la signora L. viene infornata, ma a quel punto si sono fatte le 2 del pomeriggio e abbiamo un certo languorino, per dirla fine, fortuna che c'è la pentola del ragù in cui fare la “scarpetta”.



Anche se non mi va di dare giudizi sulle mie ricette, a me è piaciuta un sacco (sarà stata la fame, quando mangi alle 14.30 forse tutto sembra buono...). Sarà stato il divertimento di farla e di mangiarla che oggi mi ha fatto accettare quasi con filosofia la scoperta che il mio computer aveva appena perso tutto il lavoro (quello serio) fatto nel week-end?
Se non altro, adesso abbiamo teglie di lasagne per tutta la settimana, il che mi esime dal cucinare in questi giorni in cui dovrò fare le nottate per recuperare...
Buon Carnevale a tutti!

P.S. Fotografie di Mauro, il marito ;)



Update! Questa ricetta è stata modificata, aggiustata e corretta il 24-02-2009 per partecipare alla raccolta di Carolina!