martedì 8 luglio 2008

La Scoperta dell'insalata


Lo dovevo sapere; eppure lo dovevo sapere; semplicemente, lo dovevo sapere. Dopo che mi hanno spacciato qualunque cosa rotonda, bianca e molliccia per mozzarella, la dovevo immaginare la differenza tra prodotto commerciale e l'originale.
Ma andiamo con ordine.
Non sono (non ero?) una grande amante dell'insalata, per cui sono abituata a nasconderne il sapore con litri di aceto. Da un po' di tempo usavo l'aceto balsamico, ovviamente quello comprato al super.
Ora, che l'aceto balsamico vero fosse diverso da quello del supermercato me lo immaginavo, specie da quando ho scoperto che una delle fabbriche dell'aceto balsamico "di Modena" di una nota marca si trova ad Aversa. Quindi, visto che i casi della vita mi hanno portato a lavorare in provincia di Modena ho pensato fosse mio preciso dovere informarmi sul mistero dell'aceto ;)
Per aceto balsamico tradizionale (occhio al "tradizionale" che cambia tutto!!) di solito si intende quello molto denso, invecchiato anta e anta anni, da usare a gocce parsimoniose visto anche quanto costa. Se vai a casa di un modenese e ti offre il suo aceto, ti sta trattando da re, mi dicevano.
Mi dicevano anche che l'aceto invecchiato pochi anni, due o tre, ancora liquido, ma già molto aromatico, è ottimo da usare come aceto "per tutti i giorni". Per tutti i giorni?!? Non so voi, ma a me pagare venti euri un litro di aceto per tutti i giorni mi sembrava un'assoluta follia. E vabbè, mi dicevo, proviamo, ma quanta sarà la differenza tra quello e quello del super? Voglio dire, un gran numero di prodotti si trovano buoni anche al super, no?
Lo so che a questo punto i modenesi e gli intenditori alla lettura già mi avranno coperta di insulti, posso solo dire che la mia era assoluta ignoranza e promettervi che alla fine del post troverò anch'io la mia Canossa.
Fatto sta che una collega mi propone di andare con lei a prenderlo dal suo fornitore di fiducia, un appassionato che lo fa per sè e per pochi eletti accuratamente selezionati e raccomandati, e io non me lo sono fatto dire due volte, anche perchè dovevo capire se i prezzi sparati per 100 gr di aceto avesssero una giustificazione o fosse solo marketing (c'è chi dice che se una borsa di Valentino costasse poco perderebbe il suo fascino...).
Non so se sapete tutti come si produce l'aceto balsamico tradizionale. Cominciamo dal fatto che occorre essere maestri acetai. E per diventare maestri acetai ci vogliono anni di studio presso una "consorteria", bisogna diventare bravi assaggiatori, saper scegliere le uve per fare i mosti ecc. Chi volesse approfondire può fare una visitina qui.
Per farvela breve, si fa bollire il mosto, si versa in una botte ad acetificare. L'anno dopo l'aceto viene travasato in una botte più piccola e si mette il mosto nuovo. Per cominciare ad avere un aceto denso ci vogliono almeno dodici anni... e altrettante botti!! In realtà sono molte, molte di più, perchè l'aceto un modenese lo prende in considerazione dai 18 anni in poi, e poi le botti devono stagionare qualche annetto, e poi l'aceto prende aromi diversi se stagiona in legni diversi, quindi bisogna avere almeno una batteria di aceto per ogni legno, cedro, ginepro, sambuco, ecc.
Tutto questo spiegato nella soffitta del produttore di fiducia, tra fumi di aceto e assaggi al cucchiaino (non avrei mai pensato che un giorno mi sarei bevuta l'aceto a cucchiaini!!) cercando di indovinare le differenze. La cosa divertente è che le senti davvero!! L'aceto di 12 anni ha il dolce e l'agro ancora separati, in quello di 30 i sapori finalmente legano e diventa un agrodolce armonioso... che berresti veramente a cannella, altro che cucchiaino. Già, perchè arrivata a quel punto mi ero già innamorata di quel sapore così particolare. E poi, dopo aver visto il lavoro che ci vuole, un po' iniziavo a spiegarmi perchè questo benedetto aceto arrivasse a costare cifre così astronomiche.
Dopo aver scelto, con grande difficoltà, tre tipi di aceto diversi, e confezionate le mie modeste bottigline da 50 gr che di più ci voleva un finanziamento, convinciamo il produttore a darcene anche un po' di quello per tutti i giorni, cosa non facile, visto che praticamente si tratta di abbassare notevolmente il livello di una botte già un po' invecchiata e quindi ridurre la quantità del prodotto finale.
A questo punto confesso il mio peccato, e chiedo scusa a tutti i modenesi e intenditori alla lettura. Come ho detto, credevo che la differenza tra un aceto tradizionale giovane e uno del supermercato non fosse poi così tanta, pensavo che era l'invecchiamento a fare il resto. Finchè non ci ho condito un'insalata. E finalmente ne ho scoperto il sapore. Dell'insalata intendo.
Non sto scherzando, mi è bastato il primo boccone per scoprire che mi trovavo di fronte a qualcosa di completamente diverso. E come ho già detto, lo dovevo sapere.
Una delle cose che scopri subito è che l'aceto tradizionale, invecchiato o no, non si aggiunge ai sapori che condisce, ma li trasforma, ne inventa nuovi. Inutile dire ora sono diventata una mangiatrice di insalata di prima categoria, che mia madre non mi riconosce più, visto che piccola l'insalata rimaneva sempre nel piatto. Ma probabilmente l'insalata è solo una scusa per ingurgitare più aceto ;P
Ovviamente, non potevo farmi sfuggire l'occasione e vi posso dire che sì, l'aceto balsamico tradizionale, sulle fragole, ci sta una bellezza!!!
Ora mi tocca aggiungere anche l'aceto balsamico tradizionale alle mie dipendenze, ma non ringrazierò mai abbastanza i modenesi per aver inventato e tramandato questa bontà...

Intermezzo

Su internet ne succedono di cose strane. Capita che poco più di tre anni fa incroci il blog di una gentile signora belga che condivide con il mondo le sue ricette e subito ti innamori del suo modo fresco e spontaneo di raccontare le cose, e ti incanta il suo sguardo un po' "straniero" sulle vicende d'Italia. Dopo un po' decidi di provare una sua ricetta e il pulpo alla gallega ti viene veramente buono!!
Mentre cerchi di capire che cavolo è un blog, ne scopri un altro e anche se l'autrice non la conosci personalmente, vive tra l'Italia e Londra, dove tu hai abitato per un po', per cui senti subito una certa affinità. E via di segnalibro. Poi ne scopri un altro. E un altro ancora. Troppi per leggerli tutti. Troppi per poterti ricordare in che ordine li hai scoperti.
Poi i casi della vita ti portano lontano da internet per un po', traslochi, trasferimenti, vicende varie. Quando torni on-line la tua gentile signora belga è diventata una web-star, e di food blog ne sono nati talmente tanti che ormai diventano la tua principale fonte di ispirazione riguardo alla domanda "che cucino stasera per di non fare la solita, triste, fettina di carne?" E insieme a una ricetta ti regalano una storia, un ricordo, un'esperienza vissuta, un consiglio. Anche se li hai trovati tramite google, ti ritrovi a leggere post su post e commenti su commenti per ritrovare il filo logico di un sogno, di un'emozione.
Ormai sono veramente in tanti, tantissimi, una valanga, cominciata da qualcuno che ha lanciato il primo fiocco di neve, e adesso viene giù tutto il costone. Perchè, come qualcuno più bravo di me ha già evidenziato, pochissimi anni fa i food blog in italiano erano veramente pochi, mentre ora quasi non si contano più. Chissà se qualcuno ha mai stilato una classifica degli argomenti più trattati nei blog. Occhio e croce, dopo l'informatica in tutte le sue accezioni, l'argomento più gettonato è probabilmente il cibo.
Se non altro, adesso puoi condividere la passione per il cucinare e il pasticciare con qualcuno che condivide i tuoi interessi, senza rompere troppo le scatole ai tuoi amici che magari non hanno proprio voglia di sapere per filo e per segno come si fa la pasta madre, ma son più interessati a mangiarne il risultato. E se ti viene il dubbio sul metodo migliore per sbucciare la cipolla, visto che nel vicinato non conosci nessuno (hai cambiato tre città in tre anni, capita) ti rivolgi alla blogosfera sapendo che qualcuno il consiglio giusto te lo darà.
Alla fine, forse inevitabile, ti viene voglia anche a te di raccontare, forse qualche storia ce l'hai anche tu, forse non interessa a nessuno, ma la voglia di provarci è troppo forte. Hai già provato a partecipare a qualche forum, e ammiri chi ha la costanza di seguirli, ma il tuo disordine fisico e mentale è troppo per seguire tutti i "thread", per cui hai abbandonato ben presto. Insomma, alla fine ti ritrovi qui, tra gli altri blog, e il bello è che trovi subito degli amici, chi ha appena cominciato come te e chi è qui da un bel po'. E più si legge e più si ha voglia di leggere, d'altronde l'appetito vien mangiando. Finalmente ariva qualcuno che cerca di raccogliere tutti, come Staximo che pazientemente ci elenca tutti, e come mondocibo che ci tiene sempre aggiornati. Sì, da oggi ci sono anch'io. O almeno ci provo :P

P.S. Tastespotting è tornato, qui, se vi interessa, trovate un'intervista alla nuova curatrice, e finalmente si scopre l'arcano della sparizione del sito, che tanto arcano non era, trattandosi solo di una separazione societaria (anche se la notizia della sparizione era stata data con un comunicato così scarno da acquisire il fascino di un mistero... solo un'abile operazione di marketing?).
Secondo la mia modestissima opinione ha perso parecchio nel non essere più legato a un sito di design, ormai è uno dei tanti siti che parla "solo" di cibo. Manca qualcosa del suo fascino, ma è rimasto comunque un sito divertente su cui distrarsi qualche minuto durante una giornata di lavoro.

martedì 24 giugno 2008

La Pizza Rustica


Avete presente quei piatti che ti accompagnano da sempre, che fanno parte della famiglia esattamente come i quadri e i soprammobili che sei da sempre abituato a vedere per casa ma non sai proprio da dove vengano? Quelli che impari facendoli insieme alla mamma? La pizza rustica per me è uno di quei piatti, semplice e godurioso.
Non è niente di speciale, probabilmente già nota ai più, una semplice torta rustica che racchiude in un guscio di pastafrolla (se possibile non troppo dolce) un ripieno di ricotta e piùomenotuttoquellochecèinfrigo, avanzi di mozzarella, provolone, fondi di salame, fettine di prosciutto che chiedono pietà, ci si può sbizzarrire, aggiungendo infine qualche uovo (dipende quanto la si fa grande) per dare consistenza, prezzemolo se piace, sale, pepe, e parmigiano se c'è. Alla fine nasce un bel contrasto agrodolce che sorprende.
Nella pizza rustica può finirci un po' di tutto, tanto che l'ultima volta l'ho fatta a Pasqua per dare degna sepoltura alle palline di ricotta che non avevano riscosso molto successo. Devo dire che il sapore di sesamo e prosciutto ha dato un tocco esotico che non mi è dispiaciuto, da riprovare.

Ammettere il problema - Parte seconda

Dopo il primo post scritto molto a caldo subito dopo il disastro (lasciatemi un po' di psicodramma), mi sono ritrovata a riflettere sui veri motivi che mi avevano lasciato così interdetta. Cominciamo dal fatto che sono (patologicamente) curiosa. Se sul sito avessi trovato un'informativa dettagliata su cosa era successo, l'avrei mandata giù più facilmente, forse.
Continuiamo poi, evitando i deliri filosofici del mio post precedente, che TS era una bella iniziativa, un aggregatore di ricette abbastanza originale, anche perchè nato come costola di un sito che non parlava affatto di cibo, ma di design.
Ed infatti era proprio l'aspetto visivo che veniva molto curato: molte foto, ma di rapido caricamento, una piccola didascalia che ti permetteva di capire se valeva la pena approfondire. In questo modo, in un'unica pagina si trovavano riunite tante suggestioni gastronomiche, senza dover saltellare troppo di qua e di là, il tutto con una grafica semplice che ricordava un album di figurine ;)
Nella mia ingenuità mi piaceva pensare che i blogger non postassero le proprie foto per avere visibilità ma che i navigatori affamati segnalassero le cose più belle. Ovviamente, un'illusione nella maggior parte dei casi.
Non so se sia un bene, ma pare che non sia l'unica malata, almeno a guardare il numero di commenti che ho trovato in giro per la rete di orfani di TasteSpotting che cercavano di capire cosa fosse successo. Dopo aver ventilato le ipotesi più fantasiose (dal copyright delle immagini, a un fantomatico "persecutore" virtuale che avrebbe preso di mira chi si metteva in mostra su TS), un piccolo comunicato della proprietaria del sito ci suggeriva di farci meno trip, visto che tutto ciò non c'entrava manco di striscio :P (ovviamente era troppo gentile per dire proprio così, è una mia interpretazione)
Il sito non è tornato, ma come era prevedibile ne sono nati innumerveoli cloni che cercano di intercettare il pubblico orfano. Quello che forse gli si avvicina di più (almeno nella grafica) è Foodgawker se volete darci un'occhiata.
E con questo, promesso, la smetto di piagnucolare sui siti svampati...

P.S. Non c'entra niente, lo so che è molto retorico quello che sto per dire, ma, come molti, anch'io domenica sera ero davanti alla tv, ebbene sì. Era il mio compleanno, ma abbiamo rimandato la cenetta di festeggiamento per celebrare un divertente rito collettivo che a quanto vedo ha contagiato anche un bel po' di foodblogger che conosco. Ebbene, dopo aver tifato e sofferto, quando poi mi tocca leggere queste notizie qua mi viene quasi da dire... Forza Spagna!!

sabato 14 giugno 2008

Se ammettere il problema...

...è il primo passo verso la soluzione allora: "Salve, mi chiamo Elisabetta, e sono una web-dipendente". Ecco qua. L'ho detto.
Scusate l'inizio teatrale, ma era per sdrammatizzare una piccola disavventura capitata oggi. Si dà il caso che uno dei miei siti preferiti sia Tastespotting, una collezione fotografica di ricette alimentata dai navigatori. Era un mio appuntamento quotidiano. Ogni tanto decideva la cena di casa mia. E in ogni caso era divertente curiosare qua e là nelle cucine altrui e magari ritrovare la foto di un piatto che avevi già ammirato altrove. Dava una sensazione di familiarità. Non avendo io molto tempo nè per navigare nè per cucinare, trovavo divertente scorrazzare in tutte quelle creazioni culinarie efficacemente presentate.
Fino a stamattina. Stamattina il sito è stato chiuso. Poche righe di ringraziamento e una frettolosa spiegazione su generici "problemi legali" che hanno portato alla chiusura.
Non voglio qui parlare di copyright, di proprietà intellettuale e via discorrendo, nè aprire una diatriba a proposito di come trattare ciò che viene pubblicato sul web, nè delle giuste/ingiuste rivendicazioni da parte di chi blogga per lavoro e chi naviga e magari blogghicchia per hobby, o sulle varie filosofie cc, os, free, etc.
La cosa che più mi ha sconcertato è come mi sono sentita io davanti a quello scarno comunicato. Incredula. Basita. Come se camminando per strada non ritrovassi più un palazzo che è sempre stato lì e nessuno sapesse dirmi perchè l'hanno tirato giù, e anzi fossero sparite anche tutte le foto che lo ritraevano.
Mi ero già soffermata altre volte a pensare di come sia semplice far sparire le cose grazie alla rete: se una cosa sparisce da internet, non lascia traccia o quasi. Mi è capitato di vederlo con gli articoli dei giornali, ritirati o corretti in tempo reale, lasciando poche tracce della bufale appena sparate. Se non sei in rete non esisti, ben lo sanno quelli che censurano la rete e i bulletti che caricano video su youtube. Perchè continua a venirmi in mente l'eterno presento di "1984"?
Ovviamente lo so che non è così, che è solo una percezione, che la memoria è nostra e solo noi possiamo decidere se usarla o dismetterla. Infatti navigando un po' ho colto quali potevano essere stati i problemi che hanno portato alla chiusura del sito (forse una misura un po' eccessiva, magari bastava ripensarlo), ma come ho detto, scopo di questo post non era disquisire sul giusto o sbagliato, ma sfogarsi con un po' di filosofia spiccio ;)
Internet dà questa bella sensazione di villaggio globale in cui ti senti più vicino a qualcuno in Brasile che al tuo vicino di casa, e questo è meraviglioso: ma se per qualche ragione quel filo elettronico con l'amico brasiliano si perde, che succede? Un tantinello melodrammatica sono? Forse. Altri siti che visitavo non sono più attivi, ma non mi hanno mai scatenato una sensazione di perdita come questa. Se avessi perso i miei Google Bookmarks non credo mi sarei sentita così...
Forse è solo che mi mancherà TS, era come un museo virtuale del cibo, un eye-candy che ravvivava le mie giornate. Forse devo fare qualcosa per le mie giornate, che dite??
P.S. Per chi fosse in crisi di astinenza come me, segnalo il sito www.archive.org che raccoglie qualche versione cache dei siti: le foto non ci sono ma i link sì!

venerdì 13 giugno 2008

Avanzi Tutta!!


Io adoro gli avanzi. Sono una sfida creativa. Gli sprechi di cibo non sono contemplati nel mio vocabolario e nella mia cucina, per cui di sfide ne affronto parecchie, con i miei fidi alleati Mr. Microwave e Mr. Freezer :P
Ma siccome tanto creativa non sono, per me gli avanzi sono spesso un pretesto per provare quella ricettina lì che è da un po' nel cassetto che prevede l'uso di 30 gr di pancetta e fa' niente che in frigo c'è un pezzetto residuo di prosciutto che chiede solo una rapida eutanasia... le ricette son fatte per essere interpretate, no?
Dunque è un po' complicato fornire delle ricette per gli avanzi, visto che di solito sono invenzioni estemporanee, a volte nemmeno tanto riuscite, giusto per mettere qualcosa a tavola con allegria e per sopravvivenza, ricette che farebbero rabbrividire i più... (avete mai fatto il pesto con le noccioline salate avanzate da un aperitivo?)
Se non avete ancora smesso di leggere, avrete capito che le mie ricette di avanzi, quando non sono delle invenzioni estemporanee e irripetibili, sono libere interpretazioni di ricette, diciamo così, "normali" che vengono adattate a causa di forza maggiore.
E veniamo alla ricetta di questo post. La settimana scorsa, reduce da due giorni di stand presso una fiera professionale, in piedi la maggior parte del tempo, pranzi e cene costituite da pizza al taglio e/o stuzzichini vari, sono arrivata al venerdì sera che il mio corpo chiedeva fibre e vitamine a gran voce. E dato che il tempo non è ancora esattamente estivo, almeno da queste parti, ho pensato che una bella zuppa ci poteva anche stare. La situazione ingredienti in frigo mi ha suggerito una ricetta, tratta dal libro di zuppe che trovate nella mia libreria, che in originale sarebe così:


VELLUTATA DI LATTUGA

4 cespi di lattuga grandi
1 cipolla molto grossa
1 patata piccola
olio extravergine d'oliva
peperoncino rosso in polvere (a piacere)
sale

Per accompagnare:
crostini di pane

Tagliate la cipolla a dadini, mettetela in un tegame con un cucchiaino d'olio e poca acqua; fate assorbire quest'ultima e dorare la cipolla.
Lavate e spezzettate la lattuga, quindi versatela nel tegame cuocendo per circa 2 minuti mescolando con cura. Aggiungete la patata pulita e tagliata a tocchetti, il sale e 6 dl d'acqua. Fate cuocere per 10 minuti.
Lasciate intiepidire e frullate per ottenere una crema densa. Insaporite, se piace con del peperoncino, versate a filo dell'olio extravergine di oliva e servite con crostini di pane caldi.


In realtà, questa ricettina è stata lo spunto per dare una degna fine ad un radicchio di chioggia un po' appassito che stazionava in frigo da un po', servita con una generosa dose di olio piccante per stemperare l'amarognolo... penso che sia una ricetta adatta a riciclare tutte le insalate, quando non sono più appetibili da crude!!
W gli avanzi!!
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mercoledì 11 giugno 2008

Preludio al Cioccolato aka Briciole Dolci

Non nel senso di ciò che viene prima del cioccolato, ma nel senso che ciò che è venuto prima sapeva di cioccolato... Prima di cosa? Di che stai vaneggiando? I tuoi due neuroni residui hanno tirato definitivamente le cuoia?
Capisco che questo inizio non significa niente e cercherò di andare con ordine. Ma prima una precisazione: questo post è senza foto perchè tutto ciò di cui vi sto per parlare è stato spazzato via prima di poter essere fotografato ;)
Tornando a bomba, era già da un po' che mi ero innamorata dei mini cheesecake di fiordizucca, quando l'occasione di prepararli è venuta per una cena con amici, ma siccome volevo offrire un dessert cioccolattoso, anzichè servirli con i frutti di bosco ho optato per una bella crema di cioccolato. In vena di sperimentazioni, ho tentato la fortuna con la seguente ricetta:


CREMA DI CIOCCOLATO

150 gr cioccolato fondente
2 dl di latte
250 gr di panna fresca
1 bicchierino di rum

Stemperate il latte, unite la panna e cuocete a fuoco moderato finchè la crema si è addensata. Unite il cioccolato spezettato e continuate la cottura finchè è perfettamente sciolto. Unite il liquore, spegnete il fuoco e fate raffreddare la crema mescolando spesso.


La ricetta l'avevo trovata qualche tempo prima su un barattolo di ananas in scatola equo e solidale, in cui suggeriva di guarnire l'ananas con la crema al cioccolato, ma siccome a me la frutta con il cioccolato non fa impazzire, l'avevo messa da parte per tempi migliori, anche perchè incuriosiva come facesse una crema ad addensarsi senza nè uova n amidi vari. Tuttora non lo so, ero molto scettica, ma per qualche magia la crema si è effettivamente addensata e il dolcino è venuto buonissimo (anche se non bello come quello di fiodizucca, sigh! sob!)

Alla fine della cena era avanzata un bel po' di crema al cioccolato, ed io, appartenendo alla scuola del "non si butta via niente!!" l'ho congelata in attesa di ispirazioni future. Venuto il tempo di liberare un po' il freezer, ho cominciato a girare su internet alla ricerca di una bella idea per la mia crema al cioccolato, e così sono capitata sul blog di
cipolla, dove ho visto la ricetta di una crostata al cioccolato che sembrava fatta apposta per me.
Con le migliori intenzioni, ho messo a scongelare la mia cremina una mattina prima di andare al lavoro, con l'idea di prepapare la pasta al cacao quella stessa sera. Tornata a casa, sono andata a vedere che aspetto aveva la mia cremina (non è che tutto sopravviva bene al freezer, si sa) e aveva un'aria decisamente invitante. Giusto per vedere se si era conservata bene (che grande sacrificio, che spirito di abnegazione...) ne ho assaggiato un cucchiaio e insomma, per farla breve, era talmente buona (e si era anche ulteriormente addensata, sembrava una mousse molto compatta) che l'ho versata in coppettine individuali che ci siamo sbafati a cena...
e niente crostata!!
Lo so che siete più confusi di prima e vi starete chiedendo dove voglio andare a parare, ma il fatto è che ho conosciuto il bel blog di cipolla alla ricerca di una riciclo-ricetta e la ragazza che fa? Dopo pochi giorni mi lancia l'iniziativa per raccogliere le ricette riciclone... è così il cerchio si chiude sul preludio al cioccolato.
Preludio a cosa, visto che la riciclo-ricetta alla fine non l'hai nemmeno fatta?
Voleva essere un preludio a qualche ricetta riciclona che cercherò di postare in tempo per partecipare all'iniziativa.
Nel frattempo, non so se si qualifica come ricetta riciclona, vi lascio una piccola idea: tutti gli anni, alle rispettive feste comandate, arrivano pandori e colombe che, essendo in due in casa e neanche tanto entusiasti di questi dolci, rischiano sempre una brutta fine... quando ci siamo stufati di vederli girare mestamente per la cucina e prima che si trasformino in fossili immangiabili, li taglio a fettine (eventualmente eliminando i canditi) , li tosto leggermente sotto il grill e poi li sbriciolo: e così ho pronte delle "briciole dolci" da usare nelle basi dei cheese-cake, nei salami al cioccolato, nelle capresi, e vi assicuro che finora nessuno se n'è mai lamentato...
Buon Riciclo a tutti!!
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mercoledì 4 giugno 2008

Riassunto delle puntate precedenti (3) - Psicopatologia della Pastiera


Questo più che un post, è un promemoria che mi scrivo per la prossima pasqua, visto che è passato veramente un sacco di tempo da quando l'ultima briciola di questa preparazione è felicemente svanita.
Ma andiamo con ordine: anche quest'anno abbiamo fatto Pasqua. Non ridete, lo so che Pasqua viene ogni anno, ma per ogni napoletano verace Pasqua significa avere in tavola due cose imprescidibili: tortano e pastiera. Anche quest'anno, dicevo, abbiamo fatto Pasqua dunque, grazie alle manine d'oro della vicemamma e all'ultimo assunto nella schiera di pendolari lavorativi, ovvero il cognato, che da qualche tempo lavora in quel di Bologna.
Quindi, considerando che io, da brava napoletana atipica, non vado pazza per la pastiera, non sopporto i canditi, non amo la pastafrolla, se non sei a napoli è complicatissimo trovare gli ingredienti e per il marito la miglior pastiera sarà sempre e comunque quella vicemamma... MI DITE PERCHE' OGNI PASQUA CI RICASCO E MI METTO A FARE LA PASTIERA??
La domanda è retorica visto che la risposta è semplice, e non è che "è tradizione", non è il fatto che i tuoi colleghi, conoscendo le tue origini, mentre si avvicina la Pasqua fanno cadere lì frasi a caso del tipo "ma quant'è buona la pastiera", è semplicemente che fare la pastiera è maledettamente divertente!! Faticoso, lungo, laborioso forse, ma nulla toglie che il mettere insieme tutti quegli ingredienti fino a creare la magica alchimia (non dimentichiamo che la leggenda vuole che sia stata inventata da una sirena, scusate se è poco), impastare la pasta frolla, sentire il profumo che si spande e ti dice che anche quest'anno viene Pasqua, vedere la tua creazione che cresce a dismisura e poi lentamente di ritira e si siede nella tradizionale configurazione a cratere, tutto questo appaga parecchio i miei istinti di maga fattucchiera e di ingegnere che deve sapere "come funziona"...
Già, perchè la prima pastiera la preparai una quindicina di anni fa per pura curiosità, visto che in casa mia la si è sempre comprata in pasticceria (sì, lo so, questa è una cosa che farà inorridire i napoletani seri, ma se sono una napoletana atipica da qualcuno avrò pur preso o no?). Quindi, nessuna ricetta di famiglia, solo un ottimo libro di Cucina Napoletana e la voglia di scoprire come si costruiva quel dolce così misterioso e insieme così popolare.
Quindi, quest'anno, primo problema: il libro è rimasto in un'altra casa, siamo senza ricetta, che si fa? Si naviga naturalmente! E si interrogano i numi telematici della cucina napoletana in rete che per me sono Maria Giovanna, Tuki e Gennarino (di sicuro ne avrò consultati molti altri, ma questi sono certamente i primi che vado a spulciare in caso di dubbio!!).
Si mettono insieme un bel po' di ricette, tutte simili e tutte diverse (che di ricetta della pastiera ce ne sono quante le persone che le preparano, altrimenti che gusto c'è a confrontarle fra loro il giorno di pasqua??) e si cerca di far quadrare le ricette con la grandezza di barattoli e fialette che si riescono a trovare al supermercato.
A proposito, lo sapete che si sono inventati l'ikea-pastiera, ovvero il kit per montare la pastiera, ovvero una scatolina che contiene 1 barattolo di grano, 1 fialetta di acqua di fior d'arancio, e 1 bustina di zucchero a velo (e un foglietto con una sedicente ricetta tradizionale della pastiera che... lasciamo perdere): l'idea è interessante, io aggiungerei anche i canditi visto che per esempio la zucca candita è veramente introvabile fuori dai patri confini, l'anno prossima provo a farmela in casa!!
Dopo vari calcoli ed elucubrazioni, sono arrivata alla conclusione che occorre usare quel metodo scientifico comunemente indicato "a occhio": valutate dunque con questo metodo la ricetta qui proposta che, dalla velocità con cui è sparita in ufficio, direi che poteva andare :D La pasta frolla l'ho rubata a Maria Giovanna, e ovviamente venuta spettacolare!!


PASTIERA NAPOLETANA

Ingredienti

Per la pasta frolla:
(esce circa 1 kg di pasta frolla, dipende dal ripieno se la userete tutta, io di solito quella avanzata la congelo cruda per future ispirazioni)
700 gr farina
200 gr zucchero (anche di canna, per un risultato più rustico)
200 gr sugna (o burro, ma vi consiglio la sugna!!)
4-5 uova

Per il ripieno:
Un barattolo di grano cotto (il più grande che io abbia trovato era da 600 gr, se lo trovate più grande, aumentate gli aromi)
Circa la metà del suo peso in latte
Un cucchiaio o poco più di zucchero
1 cucchiaio o poco più di sugna o burro
la scorza di mezzo limone (grattugiata o intera, io preferisco metterla intera in modo da poterla togliere)
1 cucchiaino di cannella (sembra tanto ma ci sta bene, se non vi piace, riducete)
1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio - se avete la fortuna di trovare le fialette di acqua di fior d'arancio naturale (che di solito vendono in bottigliette dal 50ml, adatte ad una pastiera da 1,5 kg), altrimenti una fialetta intera di aroma di fior d'arancio, quelle piccole

Una volta e mezzo il peso del grano in ricotta (di pecora) freschissima
Circa 1 uovo ogni 100 gr di grano
Metà del peso del grano in zucchero (a seconda dei gusti, in genere io non la amo molto dolce, ma io non posso parlare, perchè ne mangio pochissima)
canditi a piacere - tradizionalmente cedro, arancia e zucca
Il resto della bottiglietta di acqua di fior d'arancio o altre due fialette

Preparate la pasta frolla nel solito modo (il numero di uova dipende dalla loro grandezza, ma se la pasta frolla esce troppo appicicosa sarà più difficile da stendere) e tenetela in frigorifero avvolta con la pellicola, o in una ciotola chiusa se vi sentite ecologisti ;).
In una casseruola unite grano, latte, zucchero, scorza di limone, cannella, acqua di fiori d’arancio, burro e un pizzico di sale portate a bollore; abbassate la fiamma e lasciate bollire 10 minuti, avendo cura di mescolare costantemente il composto. Mettete da parte e lasciate raffreddare completamente.
Sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungervi la ricotta setacciata e mescolare il tutto in modo da ottenere una crema vellutata, aggiungere l'acqua di fior d'arancio e i canditi; versate il tutto, assieme ai canditi, sul composto di grano raffreddato (cui avrete eventualmente tolto la buccia di limone) e amalgamate bene. Aggiugete delicatamente i bianchi montati a neve (e non fate come me, che prima verso il ripieno nell'involucro di pastafrolla, poi mi ricordo dei bianchi e torno a versare il tutto nella ciotolo... lasciamo stare).
Stendete 3/4 della pasta frolla fino a ridurla ad uno spessore di circa 4 mm e foderate uno stampo per crostata da circa 30 cm di diametro (oppure due stampi piccoli); stendete la pasta frolla restante e, con l’aiuto di coltello (o, se siete professionali, di una rotella :), ricavate delle striscioline piuttosto lunghe che serviranno per decorare.
Bucherellate il fondo il più possibile con una forchetta; riempite la base con il ripieno (vi siete ricordati i bianchi???) e disponete le striscioline in modo da formare la caratteristica griglia (a rombi, mi raccomando!!), e qui non do altri consigli perchè a me mi si spezzano sempre tutte e le mie pastiere hanno sempre un aspetto un po'... vissuto. Infornate a 180°C (il mio forno è ventilato) per un’ ora e un quarto o un’ora e mezza (a seconda del forno e delle dimensioni del dolce). Il dolce si gonfierà durante la cottura e poi si sgonfierà: è pronto quando il ripieno assume una colorazione piuttosto marcata mentre la frolla dovrebbe restare lievemente dorata. Lasciate raffreddare senza sformare e conservate in frigorifero (una volta fredda si può anche congelare, anche a fette, si conserva benissimo!!). Spolverate con zucchero a velo prima di servire.


P.S. Preoccupata del fatto di non avere abbastanza ingredienti per tutte le prove, mi sono ritrovata con un bel po' di surplus di ricotta e di pasta frolla, così ho provato la pastiera di riso, usando l'acqua di fior d'arancio al posto dell'estratto di vaniglia (vorrei vantarmi della creatività ma ho semplicemente letto male la ricetta) e dimenticandomi i canditi (lo so che è freudiano ma sul serio, me li sono dimenticati, sono nel mio frigo che aspettano una destinazione, che ne faccio ora? aspetto la prossima pasqua?). L'ho fatta un po' più alta di una pastiera normale e devo dire... che questa è piaciuta un sacco anche a me!

venerdì 9 maggio 2008

Post rapidissimo...

...anche perchè sono al lavoro!! Ma non potevo farmi sfuggire di fare gli auguri al fratellino creativo!!

Funny Pictures
more cat pictures

Un bacione al Mezzalisca, a tutti quelli che ogni tanto passano di qua e torno al lavoro...

domenica 20 aprile 2008

Riassunto delle puntate precedenti (2) - W la foca!


Mi sono sempre piaciute le foche, per cui vincere un premio a loro intitolato mi riempie di orgoglio :) Dico sul serio, mi ha dato della foca e ne vado fiera!! Per cui ringrazio tanto Ciboulette per l'affetto e le belle parole (da fare arrossire):

Elisabetta di Friarielli e tigelle: Scrive poco la ragazza, la perdoniamo perche' ha tanto tanto lavoro, ma quello che scrive e' sempre interessante da leggere (e da cucinare...) e poi sospettiamo di essere state separate alla nascita, per cui se sono foca io, e' foca pure lei!!!!!

Grazie, grazie, e ancora grazie, l'ho già detto grazie?

Gli ideatori del premio sono questi signori qui:

Nando http://mobilisinmobile.spaces.live.com
Michele http://micmonta.spaces.live.com
Mauro http://maumozio.spaces.live.com

e pare che sia un po' che gira, 'sta foca!!



Quindi, come dire, ritiro il premio commossa, ringrazio tutti, ecc. ecc. e vado ad assegnare le mie foche. La lista sarebbe lunghissima, non si contano più le volte in cui le cene a casa nostra sono state in tutto o in parte ispirate da un blogghetto per cui sentitevi tutti/e premiati/e (in primis chi mi ha assegnato questo bel premio!) ma permettemi di assegnare tre foche speciali:

La FOCA CREATIVA a liscademì, quel gran genio di mio fratello che una ne fa e cento ne pensa, e riesce nel frattempo anche ad essere il miglior fratello del mondo!!

La FOCA VESUVIANA a MariaGiovanna, con il suo bellissimo sito, quando lo visito mi sembra di sentire l'odore della cucina della nonna...

La FOCA AFFETTUOSA a Cannelle, che oltre a postare ricette semplici e bellissime, ogni tanto passa di qua e lascia un bacio che io ricambio mai abbastanza!!

Scusate se ora concludo con una cosa un po' seriosa, ma in tema. Le foche sono animali simpaticissimi e bellissimi (sembra abbiano ispirato la leggenda delle sirene, scusate se è poco) ma siccome non abbiamo ancora fatto molti passi avanti nel far diventar "gli esseri umani bone bestie..." in Canada è ricominciata la caccia ai cuccioli di foca. Tralascio tutto quello che penso di coloro che prendono a bastonate dei cuccioli e, anche se non so se serve a molto, vi invito a firmare una delle varie petizioni al governo canadese perchè metta fine a questa barbarie. Per esempio potreste andare su questo sito qui.