domenica 13 dicembre 2009

La maddalena a forma di muffin che sa di plum cake

Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Magdalenas all'olio d'oliva

Qualche post fa si parlava del tortuoso percorso che mi ha portato a una ricetta soddisfacente delle maddalene, percorso costellato di numerosi tentativi, parecchi fallimenti, e qualche scoperta interessante. In era pre-foodblog (forse persino il cavoletto era ai suoi primi post, penzanpo') le ricette su internet giravano sui siti specializzati e sui forum, e già così la sensazione di avere un ricettario grande quanto il mondo era destabilizzante ed entusiasmante allo stesso tempo. E siccome eravamo anche in era pre-google notebook e pre-netbook, le ricette si stampavano e si incollavano sul quadernino, tagliando via, ahimè, il sito d'origine, che sennò non c'entrava nella pagina!!
Una ricetta delle maddalene, trovata chissà dove su internet, ha pertanto sostato nel mio quaderno di ricette finchè non ho trovato lo stampo di silicone adatto. Nel frattempo però l'astronave si era dovuta spostare per motivi di servizio, per cui ho dovuto attendere di nuovo di avere forno e frullatore.
Finalmente i pianeti si sono allineati, e ho ripreso in mano la ricetta, e chiedo scusa se non posso dare il giusto credito al primo pubblicatore. In questa ricetta mi si spiega che "La madeleine o magdalena o maddalena è un dolce che viene tradizionalmente consumato durante la prima colazione spagnola" (ohibò vuoi vedere che i monsù francesi non c'entrano niente con la diffusione delle maddalene a Napoli?) "In molti paesi della Navarra e dell'Aragona vengono sempre offerte nei giorni di festa ad amici e parenti. La ricetta qui riportata segue quella delle Clarisse del convento di Santa Ana, a Onati e, rispetto a quella più comune, contiene più latte e meno uova." Ok, mi son detta... proviamola, anche se non mi risulta che le maddalene si facciano con l'olio di oliva.

MAGDALENAS - Maddalene all'olio di oliva


Ingredienti:
per circa 24 magdalenas:
2 uova
45 cl (400 gr) di zucchero
30 cl (300 gr) di latte
34 cl (300 gr) d'olio d'oliva extra vergine
90 cl (540 gr) di farina
1 bustina di lievito per dolci

Piccoli stampini di carta da forno, o uno stampo in silicone

I più attenti fra voi avranno già aguzzato gli occhi alle dosi. La ricetta originale riportava solo i volumi e lì per lì non mi sono resa conto della quantità di impasto che ne sarebbe scaturito. Fortuna che la prima volta, per provarla, ho dimezzato le dosi :)
Preriscaldare il forno a 175°. Disporre gli stampini su di una teglia. Sbattere le uova con lo zucchero (la ricetta originale dice di usare solo i tuorli ma non mi convinceva), fino a ottenere un composto giallo chiaro che cade dal cucchiaio in un filo discontinuo. Unire anche gli altri ingredienti avendo cura di alternare il latte e l'olio con la farina. Aggiungere per ultimo il lievito. Mescolare bene.
Aiutandosi con un cucchiaio versare l'impasto negli stampini di carta (o nello stampo in silicone) riempiendoli per 2/3 in modo da lasciare alle magdalenas la possibilità di gonfiarsi bene. A questo punto, rendersi conto che la vostra teglia di silicone con 9 formine per maddalene non basterà mai ad accogliere tutto quell'impasto, e tirare fuori di fretta e furia i vostri stampini per muffin, che all'epoca erano solo sei, ma di impasto ce n'è ancora un bel po' quindi? Quindi tirare fuori anche lo stampo da plum cake e finirlo tutto lì dentro!
Infornate e lasciate cuocere per 20 minuti o fino a quando i dolci non risulteranno ben dorati e gonfi, cercando di far cuocere tutti uniformemente nonostante le forme diverse :)

Dunque, come disquisito precedemente, non c'è nessuna possibilità che i dolcini che escono sappiano di mandorla, per la evidente e totale assenza di alcunchè sia in qualche modo in relazione con la mandorla, per cui... per cui? Per cui escono delle maddalene stralievitate ma buonissime, che sanno di plum cake e che hanno allietato parecchie colazioni. Insomma, non era la ricetta che cercavo, ma da allora questo è stato uno dei miei impasti preferiti per il plum cake da colazione! Mi sa che un giorno devo decidermi a dare retta alla ricetta e provare a usare solo i tuorli :)
Nella foto li vedete in versione muffin con dei pezzetti di cioccolata di modica all'arancia. Sono un po' troppo abbronzati... perchè ho sempre il terrore di farli crudi, ed esagero sempre al contario!!

giovedì 10 dicembre 2009

Nessuno è perfetto



Salta le chiacchiere e vai alla ricetta: Salsa Harissa

F. è il mio pusher di verdure biologiche e biodinamiche. F. ogni settimana, mi consegna una cassettina piena di bontà. F. è simpatico, preparato e disponibile. F. sopporta tutte le mie domande sceme. F. consiglia, racconta e spiega. F. parla delle sue piantine con l'amore di chi vi dedica tanta fatica e ne trae molta soddisfazione. Mi spiega che ci sono poche insalate perchè in questo periodo ci sono le lepri che fanno razzia. Che la settimana prossima forse vedremo le prime melenzane. F. ha un negozietto molto vicino a casa dove trovare tutte quelle cosine esotiche tipo agar-agar, alga nori, miso d'orzo e stranezze simili per reperire le quali, altrimenti, occorre recarsi nei capoluoghi, solitamente lontani dai miei percorsi. Il negozietto di F. qualche tempo fa, era insolitamente... rosso.
Gli chiedo se non hanno piantato un po' troppi peperoncini piccanti: solo in negozio ce ne sono tre cassette. F. si rabbuia. Gli hanno mandato i semi sbagliati e se n'è accorto quando sono spuntate le piantine. Ridiamo insieme. Nessuno è perfetto. Poco male, ho la ricetta giusta per liberarti di un bel po' di quelle bombette piccanti.


SALSA HARISSA


Tratta e adattata da qui.
250 gr peperoncino rosso piccante
4 spicchi d'aglio
3 cucchiai di prezzemolo
1 cucchiaio di coriandolo secco in polvere
1 cucchiaio di foglie di menta secca
1 cucchiaio di semi di carvi
olio evo
1 cucchiaio di sale fino

L'harissa (in arabo vuol dire "pestato") è una salsa a base di peperoncino rosso che dà il gusto piccante e il colore rossiccio a molti piatti della cucina Nordafricana, particolarmente della Tunisia. La si può acquistare già pronta per l'uso, ma tradizionalmente si prepara in casa in un modo non eccessivamente difficoltoso. Togliere ai peperoncini i piccioli e i semi e lasciarli in un po' d'acqua per un'ora. Trascorso questo tempo, sgocciolarli e pestarli con gli ingredienti o, per fare più in fretta, versare tutti gli ingredienti nel mixer dopo aver mondato l'aglio, agiungendo un filo d'olio. Ricavate un composto molto denso e conservarlo infine in frigorifero in un barattolo di vetro.
Ogni volta si preleva un po' di salsa, versare sempre un po' d'olio sulla superficie, in modo che la conservazione dell'harissa sia più sicura.

L'harissa è ottima sulle zucchine al vapore, ad esempio, o per dare un gusto un po' esotico al minestrone. La ricetta originale prevede le foglie di coriandolo al posto del prezzemolo ma sinceramente... il coriandolo fresco ha un sapore (e soprattutto un odore) tremendo :(
I semini dei peperoncini di solito li butto ma essendo la parte più piccante probabilmente si potrebbero seccare e tritare per ottenere una polverina... atomica!!
Infine, se cercate F. lo trovate al circolo Arci "Il Gelso" (indirizzo qui a fianco) tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 e il sabato dalle 9.00 alle 12.00

martedì 8 dicembre 2009

E il cerchio si chiuse



Correva l'anno 2005 d.c., la vostra borghetta e il Super erano piuttosto indaffarati ad organizzare il loro matrimonio di copertura e a decidere la destinazione della prossima missione di esplorazione. Deciso dunque di spostare l'astronave nell'orbita del capoluogo del regno della Signora e Regina di tutti gli Abruzzi (a proposito... Memole!! Quando torni???), alla vostra 3di15 fu assegnato il nuovo ruolo di copertura: da tecnologica bibliotecaria avellinese a indaffarata casalinga abruzzese.
Superando i limiti oggettivi (astronave in affitto, esose compagnie telefoniche, ecc) grazie all'inventiva  e all'intraprendeza dei giovani ingegneri abruzzesi, si riuscì ad avere anche una discreta connessione ad internet, giusto per tenersi in contatto con la nave madre a dei costi accettabili. Non sono molti passati molti anni, ma si parlava ancora poco di social network e anche i blog erano un oggetto un po' misterioso. Non ci crederete, ma internet all'epoca lo usavo soprattutto per lavoro (sento già le risate) navigando sui forum di programmazione per capire perchè quel comando di VB6 non faceva quello che doveva fare (casalinga sì, ma sempre ingegnere!).
Si cominciava, però, a vedere in giro anche cose più interessanti, e non ricordo esattamente come mi sono imbattuta la prima volta nel mio primo foodblog, in cui una simpatica signora un po' belga e un po' romana cucinava e fotografava cose piuttosto interessanti, come l'ottimo pulpo alla gallega che sperimentai appena lo vidi.
Inutile dire che mi fece venire subito voglia di provare ad aprire un blog, visto che di pasticci in cucina ne facevo un bel po' di mio, ma per molti motivi la decisione fu rimandata. E rimandata. E rimandata. In primis, la mia atavica pigrizia. In secondo luogo, sono una frana a fare le foto e per qualche motivo non ho mai imparato ad usare bene la macchinetta digitale di casa, credo sia incompatibile con la mia programmazione (leggi: troppo pigra per leggere le istruzioni, e quindi si ritorna alla prima ragione). Insomma, ho rimandato la decisione a giorni migliori, e nel frattempo ho anche perso di vista per un po', causa altre manovre con l'astronave e inettitudine a usare i segnalibri del browser, il cavoletto e tutto il mondo dei blog che nel frattempo cresceva a dismisura.
Dopo pochi mesi di lontananza forzata da internet, ecco che ritrovo Sigrid ormai diventata, meritatamente, una vera stella del web, e tantissimi altri che sono stati meno pigri di me nel condividere i loro manicaretti. E per fortuna che è diventata famosa, la nostra belga preferita, che così ha avuto voglia di scrivere un libro. E di presentarlo in giro per l'italia. E di capitare vicino vicino all'attuale posizione dell'astronave.
Non potevo dunque mancare, il 1 dicembre alla Libreria Ambasciatori nonchè Eataly Bologna, dove Sigrid, accompagnata a sorpresa da Stefano Bonilli, è venuta ad incontrare i suoi lettori. Quindi eccoci qua, sala strapiena, facce curiose che si guardano in giro. Scommetto che più d'uno si è chiesto, come me, quanti dei presenti avessero un blog. Avrei voglia di chiacchierare con tutti, ma mi frega, come al solito, la mia tremenda paura del primo contatto, il ghiaccio da rompere. Pazienza, leggerò i resoconti :)
Ed eccola che arriva, un'esile figura, sorriso, coda di cavallo e scarpe da ginnastica.  Così, oltre a sapere che è una gran buongustaia e una bravissima fotografa, ora so quello che sospettavamo da sempre: che Sigrid è anche una bellissima persona. Simpatica. Disponibile. Le piace raccontare, raccontarsi ed ascoltare, con una spontaneità che lascia una gran dolcezza addosso. Rilascia autografi e consigli, racconti e aneddoti. E fa anche domande difficili. Almeno a me. "Di dove sei?" Mi ha chiesto. Sono praticamente un'insalata mista, le ho risposto.
E' stata una serata bellissima, che si è conclusa in dolcezza, con il buffet offerto da Eataly (che buoni che erano quei torcetti!!) e adesso ho anche io il mio libro del cavolo, che è già pieno di segnalibri sulle ricette da provare. Purtroppo non ho foto da condividere in quanto il mio fido telefonino tuttofare ha pensato bene di abandonarmi all'ingresso in libreria, vi lascio perciò con una ricetta eseguita qualche tempo fa, tratta ovviamente dal cavoletto, una ricetta che adoro perchè è l'unica che mi sia mai riuscita in fatto di briochine!!

Briochine di Christophe Felder (Via Cavoletto)


250g farina (possibilmente manitoba)
165g burro
3 uova (medie/piccole)
30g zucchero
10g lievito di birra fresco
latte 2 cucchiai
sale 1 cucchiaino

tuorlo 1
granella di zucchero

Mescolare la farina con lo zucchero e il sale. Far intiepidire il latte e farci sciogliere il lievito. Sistemare gli ingredienti secchi nell’impastatrice (io ho usato la pastamatic), e a velocità media aggiungere le uova e il latte con il lievito. Impastare per qualche minuto, poi aggiungere il burro morbido.
Quando l’impasto sarà liscio ed elastico (e qui riferisco lo stesso problema avuto da Sigrid, anche usando delle uova picoline, occorre aggiungere altra farina), spegnere, formare una palla e lasciarla lievitare coperta di pellicola e panno per un’ora (ehm, io l'ho lasciata nella pastamatic e l'ho solo coperta con un panno). Riprendere l’impasto, sulla spianatoia spolverata con un po’ di farina, formare un salsicciotto poi dividerlo in 9 parti uguali. Formare 9 palline e sistemarle in degli stampi da muffin (se sono in silicone è più semplice). Coprire di nuovo e lasciar lievitare per due ore. Dopo questo tempo, spenellare le briochine con un tuorlo sbattuto con un goccio di acqua, cospargere con un po’ di granella di zucchero. Io ho usato dei coloratissimi cristalli di zucchero aromatizzati all'arancia e cannella, acquistati all'Aquila in una bellissima cioccolateria prima di partire per altri lidi. Infornare a 180° per 15-20 minuti o fino a quando le briochine saranno dorate. Lasciar raffreddare su una griglia.

Scrivendo questo post mi sono resa conto, una volta di più, quanto sia stato speciale per noi il breve periodo passato in Abruzzo. Spero tantissimo che si faccia di tutto per far rivivere al più presto quei luoghi magici.

domenica 6 dicembre 2009

La parte degli angeli



Del mio smodato amore per l'aceto balsamico, vi ho già accennato, specialmente per quello giovane da insalata. Fatto sta che una volta scoperto il fornitore giusto di cotale meraviglia, in casa ormai non manca mai una bella scorta di bottiglie piene del costoso ma delizioso elisir. Per qualche tempo le suddette bottiglie hanno condiviso l'armadietto delle dispensa con le bottiglie di vino da tavola che, bontà loro, vicemamma e vicepapà ci portano dalle terre beneventane.
Ora, non so se sia vero che il vino "sente" l'aceto vicino o che, più probabilmente, noi non siamo dei gran bevitori e forse la dispensa non ha esattamente le caratteristiche di una cantina, fatto sta che più di una bottiglia di vino, sia rosso che bianco, si è guastata, ovvero, come si dice "è andata in aceto".
Ordunque, sarà che detesto gli sprechi di vettovaglie liquide o solide, sarà che gli avanzi sono una bella sfida creativa, sarà che dalla terra dei sughi, saba e savòr ho imparato che nessun frutto della vite deve andare sprecato, sarà che un contadino una volta mi disse che questo è talmente vero che se il vino evapora dalla bottiglia tappata si dice che quella sia la parte degli angeli, fatto sta che mi sono messa a difendere a spada tratta le povere bottiglie acidelle dalla mano efficientista del Super che, non a torto, ogni tanto ribadisce che lo spazio, per quanto estensibile, non è infinito e conservare ogni cosa in attesa di future ispirazioni può essere problematico.
Sapevo dunque di dover trovare piuttosto in fretta un degno compito per le mie acidelle. Ho provato, inutilmente, ad ottenere del vero aceto, tentando ogni metodo, dai tre spaghetti alla mescolata con aceto vero: il processo si rivelava troppo lungo e i risultati non molto soddisfacenti.
La blogosfera è, ovviamente, risultata utilissima ancora una volta. La riduzione di vino proposta da fiordizucca mi era piaciuta moltissimo, ed essendo una grande fan dei sapori agrodolci, mi è venuto in mente che potevo provare a fare una riduzione di vino leggermente acidulo ma non proprio acetificato, per cui ho messo a sobbollire gli acidelli, rossi e bianchi, in due pentolini separati, con l'aggiunta di qualche cucchiaio di miele. Quando il liquido si è ridotto e si è addensato (ci possono volere anche due ore, tenete le finestre aperte...), ho imbarattolato e lasciato raffreddare.
Ho ottenuto una specie di miele aromatico e profumato, ottimo ovviamente sul risotto, ma anche sul pane a merenda, sui formaggi stagionati e sulla ricotta, che si conserva bene in frigorifero, che probabilmente si può usare al posto del mosto cotto nelle ricette che lo prevedono, e soprattutto, era perfetto per questa ricetta, con i dovuti aggiustamenti.


CIPOLLE BALSAMICHE


4 grandi cipolle
60 ml (4 cucchiai) di burro
60 ml (4 cucchiai) aceto balsamico (non tradizionale)
30 ml (2 cucchiai) di riduzione di vino (o più, a gusto)
1 pizzico di sale

Pulire ed affettare le cipolle a metà. Affettarle poi in fette non troppo sottili.
Sciogliere il burro in una larga padella, possibilmente con il fondo abbastanza spesso. Unire le cipolle e cuocere su fuoco medio finchè non diventano traslucide.
Aggiungere l'aceto balsamico, la riduzione di vino e il sale. Cuocere su fuoco basso per 15 o 20 minuti finchè le cipolle si ammorbidiscono, mescolando ogni tanto.
Servire tiepide o lasciare raffreddare completamente prima di imbarattolarle e conservarle in frigo.


La ricetta l'ho eseguita in due versioni: con cipolle dorate per l'acidello dorato e con le cipolle rosse per l'acidello rosso che tra l'altro è stato accidentalmente imbarattolato in una bottiglietta in cui avevo conservato dei chiodi di garofano, per cui si è anche aromatizzato :)
Sarà che io amo le cipolle, ma mi sono piaciute un sacco, da provare su dei crostini o per accompagnare del tonno alla griglia.
Insomma, un riciclo creativo riuscito, ma sempre un riciclo giusto? Le bottiglie di aceto ora abitano opportunamente lontane da quelle di vino, e questa l'avevo già opportunamente classificata nella categoria delle ricette difficilmente ripetibili, come molte delle mie preparazioni. E invece l'isola dei venti mi riservava un'altra sorpresa, ma merita un post a parte.

Zi, Buana!

- Pronto?
- Ciao Elisabetta, sono Suor Chiara
- Suor Chiara ciao! Come stai? Che piacere sentirti, da quanto tempo...
- Eh lo so, il telefono è un oggetto obsoleto per una dipendente da internet come te, sarà per questo che non chiami mai.
- ....
- Comunque noi tutto bene grazie, voi? Finito di sistemare casa?
- Finito è una parola grossa, diciamo che c'è l'essenziale
- E' già un inizio. Spero che tu ti sia ricavata un angolino in cui lavorare
- Be', ecco, io...
- Perchè tu stai lavorando vero?
- ...
- Perchè tu ti ricordi dei bambini peruviani che accogliamo
- Ma certo, io...
- Sai che devono mangiare tutti i giorni, no?
- Be' certo, ovvio
- E sai anche che adesso sono cinquecento...
- Cinquecento?!?
- Esatto, quindi datti da fare.
- Agli ordini
- Brava. Ci vediamo a Natale?
- Ci vediamo a Natale

Non so perchè, ma ultimamente mi sento osservata.






 
 

P.S. Ora sapete perchè in questo periodo ho cucinato poco. Non è detto che riesca a riprendere le attività i fornelli molto presto, perchè ora "tocca" preparare gli addobbi per l'alberello!!

venerdì 27 novembre 2009

Alla ricerca della maddalena perduta



Il titolo, a metà tra Proust e Indiana Jones, è letterale e dà la misura della mia schizofrenia culturale. Credo di aver ignorato l'esistenza delle maddalene industriali fin ad almeno i 10 anni di età. Ignorato nel senso che non le conoscevo: per me le maddalene si compravano fresche dal panettiere e siccome, con buona pace dei "Monsù" francesi, finora le ho viste proposte nella pasticceria artigianale solo a Napoli  e dintorni, accanto alle cartucce e alle prussianine, per me sono sempre state un dolce napoletano. Confesso la mia ignoranza e mi piacerebbe sapere se anche altrove questi dolcetti si trovano in pasticceria. Dopo i 10 anni, ho continuato a ignorare l'esistenza delle maddalene confezionate: ignorare nel senso di far finta di niente, il sapore era troppo diverso da quello che ricordavo, per cui preferivo farne a meno.
Per un attimo, al liceo devo essermi chiesta perchè Marcel inzuppasse un dolce napoletano nel suo thè, per poi realizzare la strada che aveva fatto quel dolcino a forma di barchetta per arrivare fino da me. Devo confessare che non ho ancora assaggiato una maddalena in Francia, e sono molto curiosa.
Fatto sta che sono alla ricerca della ricetta delle maddalene da un po', ho consultato molti testi e molti esperti, effettuato molti tentativi fallimentari e molti curiosi. Perchè io non ero alla ricerca della ricetta delle Madeleins, ma delle Maddalene, un dolcino che sa lievemente di mandorla, dall'impasto compatto e spugnoso, ma non particolarmente soffice, che "annozza" anche un po', insomma.
Alla fine, come sempre, la ricetta ce l'avevo sotto il naso, ma sono dovuta andare ad abitare a Siena per trovarla, ovvero è bastato adattare l'impasto usato per la pinolata, che si è rivelato un impasto piuttosto versatile visto che ha dato origine anche a questi biscottini qui.
Anche se l'intervento decisivo lo devo alla vicemamma, che mi ha spiegato che hai voglia di mettere farina di mandorla ma, ahimè, per l'aroma di mandorla bisogna per forza usare le benedette boccettine. La ricerca è conclusa, ora si apre quella per un sostituto naturale dell'aroma di mandorla :)



LE MADDALENE SOSPIRATE
 
1 uovo
50 gr burro morbido
40 gr zucchero
60 gr farina
1/2 boccettina di aroma di mandorla
 
Battere il burro a crema, aggiungere le uova intere e montare bene il composto con le fruste elettriche. Aggiungere poi lo zucchero e infine la farina e l'aroma di mandorla. Imburrare gli appositi stampini ed infornare  in forno preriscaldato a 170°C per circa 15 minuti, o finchè saranno cresciute e ben dorate.

Che dire, il risultato mi ha pienamente ripagato delle prove fatte (alcune delle quali hanno dato dei risultati sorprendenti che prima o poi posto). Come si vede dalle mie orribili foto sono persino riuscita ad ottenere il cupolino sopra :) Non so se sia la ricetta tradizionale, originale, ecc ma erano tanto buone!! Se usate lo stampo in silicone, la parte inferiore delle maddalene potrebbe uscire molto lucido, e fa un effetto un po' strano. Per evitarlo imburrate leggermente lo stampo.

martedì 24 novembre 2009

Come far tardi - Esercitazione Pratica



Esercizio: 
Siete stati invitati da un caro amico a trascorrere un fine settimana in campagna da lui, nella sua bellissima casa in Val Nerina. Scopo dell'esercitazione è percorrere la distanza tra il vostro punto di partenza, il comune de L'Aquila, e la destinazione, posta a 112 km da voi, normalmente percorribile in poco più di due ore, in non meno di sette ore, in condizioni normali di traffico, senza guasti meccanici e senza annoiare i viaggiatori.

Svolgimento:
Selezionare accuratamente la compagnia di viaggiatori: dovranno essere di buona compagnia, di buona forchetta e di migliore stomaco. Intraprendere il viaggio un sabato mattina ad un orario comodo, tipo verso le nove del mattino, per non sconvolgere troppo i meno mattinieri del gruppo (io).  Fare un'abbondante colazione che il viaggio è lungo. Dopo un'oretta, percorsi appena  48 km, fermarsi a fare la seconda colazione, dopotutto siete appena arrivati a Campotosto: volete forse perdervi una colazione a base di mortadella di campotosto alle 10.00 del mattino in riva al bellissimo lago? E già che ci siete comprate un paio di confezioni di ferratelle con la nutella per la colazione del giorno dopo.
Riprendere il viaggio. Dare immediatamente retta al primo accenno di languorino che il vostro pancino vi segnala, che casualmente capiterà mentre state arrivando a Norcia, e fermarsi per uno "spuntino". Un piatto di tagliatelle con i funghi dopo, giusto per non rimettersi in macchina subito, dirigersi verso la fabbrica di cioccolato "Vetusta Nursia" di Antonio Verucci, eseguire la visita guidata e saccheggiare opportunamente lo spaccio aziendale.
Riprendere il viaggio, ma con calma, che la tagliatella poi torna su. Anzi, meglio fare un'altra sosta di decantazione. Anche perchè siete arrivati Castelluccio e tocca comprare le lenticchie.
Ormai siete quasi a destinazione ma siccome il viaggio è durato veramente un attimo, ricordartevi che, povere stelle, stasera qualcosa bisogna pur mangiare, per cui prima di arrivare a destinazione fate un giretto a  Castelsantangelo sul Nera e poi fermatevi a fare scorta per la grigliata di stasera nel camino della tavernetta: arrosticini, costarelle, salsicce di fegato e non, e qualunque altra cosa meriti di finire sulla brace. Dulcis in fundo, visto che sempre di gita culturale si tratta, e che ormai siete in prossimità di Visso, patria di un salame buonissimo e difficilmente reperibile altrove, fermatevi a fare scorta di ciauscolo.
Controllare l'orologio, ormai dovreste aver svolto il compito, per cui non vi resta che accendere il camino. Poi, qualche pecora e molti litri di vino dopo, cercate di dormire senza sognare la giusta vendetta degli ovini, magari evitando di crollare addormentati in bagno, con la porta chiusa a chiave, gettando nel panico i vostri compagni di viaggio. Anche perchè il giorno dopo dovreste tornare a casa.

Tutto questo succedeva qualche tempo fa, e tante cose sono cambiate da allora, ma penso che tutti i coraggiosi compagni di viaggio ricordino con emozione ed allegria quei momenti. In una fiera di paese ho trovato la bancarella di un salumiere umbro, e non ho resistito.

GATTO' DI PATATE AL CIAUSCOLO



1 kg di patate a pasta gialla
2 bicchieri di latte
500 gr di salame ciauscolo
400 gr di mozzarella o caciotta
5 uova
150 grammi di parmigiano grattugiato
pangrattato
una manciata di prezzemolo
Noce moscata
Sale e pepe nero macinato q. b.

Preparazione:
Tagliare a dadini il formaggio scelto. Se si usa la mozzarella ed è molto fresca conviene metterla a scolare un po'. Per l'accoppiamento con il ciauscolo consiglierei, appunto, della mozzarella di vacca (che dalle nostre parti si chiamafiordilatte, perchè la mozzarella è una sola :) o della caciotta morbida ma non troppo saporita. Lavare e tritare il prezzemolo.
Tagliare il ciauscolo a fette e togliere la buccia. Passare il ciauscolo sulla bistecchiera calda per qualche minuto, rosolando un po' entrambi i lati delle fettine. Conservare il grassetto di cottura. Tagliare il ciauscolo a dadini.
Lessare le patate con la buccia (o cuocerle in microonde). Ancora calde, pelarle e passarle allo schiaccia-patate. Metterle in una grossaciotola. Aggiungere alle patate quasi tutto il grassetto di cottura (ed eventualmente un po' di burro se necessario), le uova intere, il latte, una manciata di parmigiano, un po’ di noce moscata, e il prezzemolo e mescolare a mani nude finchè non è ben amalgamato (è una di quellericette in cui i bambini si divertono moltissimo a... aiutare la mamma!!).
Aggiungere i dadini di ciauscolo e regolare di sale e pepe (occhio che il ciauscolo è piuttosto saporito). Ungere con il grasso di cottura una teglia rettangolare e spolverarla di pangrattato. Riempire per metà la teglia con il composto di patate avendo cura di farlo ben aderire al fondo e alle pareti, non importa che sia ben livellato, anzi. Anche questa operazione viene meglio fatta a mani nude, della serie, ormai siamo coperti
di patate...
Ricoprire tutto con i dadini di formaggio, e ricoprire con il resto dell'impasto di patate. Cospargere di pan grattato e fiocchetti di burro (e/o di grassetto se ne è avanzato). In alternativa, se si preferisce, il formaggio può essere aggiunto a dadini nell'impasto.Cuocere in forno gia' caldo a circa 190 gradi per 30-35 minuti o finche' la superficie sia ben dorata. Togliere dal forno lasciare raffreddare una mezz'oretta.
A casa nostra il gattò è piatto unico, al limite si accompagna a un contorno leggero, un insalata o delle zucchine al vapore ad esempio.

Per dovere di cronaca, il gattò di patate napoletano, che ha quasi più ricette "tradizionali" della pastiera, a rigore si prepara con tocchetti di salame e utilizzando il burro nell'impasto e per la teglia. Il Super, che sulle ricette napoletane è più ortodosso di me, e oltretutto è anche viziato, il gattò di patate
lo fa con salame (se c'è), mortadella e provola.

Per altre, più precise informazioni sul ciauscolo vi rimando a chi è molto più brava di me a raccontare, Artemisia Comina e il suo viaggio in Umbria...

domenica 15 novembre 2009

Cambiando l'ordine dei fattori...



...il risultato cambia, eccome se cambia. Ma andiamo con ordine. Capita di parcheggiare l'astronave in un posto nuovo. Capita di cominciare a guardarsi intorno, analizzare l'atmosfera, esplorare usi e costumi, conoscere nuovi compagni di viaggio. Capita di scoprire, in mezzo a tante novità, delle meraviglie che ti calzano a pennello, che sembrano fatte apposta per te, che ti chiedi come hai fatto finora senza conoscerle.
Insomma del mio soggiorno senese non mi è rimasta una contrada, ma di certo l'ammirazione per chi riesce a vivere le tradizioni con passione sempre nuova. E, gastonomicamente parlando, ho portato con me l'abitudine a mangiare le fave col pecorino, una gran passione per le copate e la ricetta della pinolata, una delle torte più semplici e più buone che esistano, ottenuta dalla vicina di casa dopo appena 10 anni di richieste. Il resto del mondo si ostina erroneamente a chiamarla torta della nonna. Ma si sa che Siena, essendo la città più bella del mondo, ha sempre ragione.
L'impasto della pinolata è stata una vera scoperta, almeno per me. Io sono praticamente onnivora, ci sono poche cose che in cucina non mi entusiasmano particolarmente, e la pastafrolla è una di queste. Ma combinando diversamente e con un diverso procedimento gli stessi ingredienti della pastafrolla, si ottiene un impasto morbido e compatto allo stesso tempo, che è il vero segreto di questa torta buonissima, perfetta per la merenda.





TORTA PINOLATA

Per l'impasto:
3 uova intere
175 gr burro morbido
150 gr zucchero
200 gr farina
pinoli


Per la crema pasticcera:
2 tuorli
2 cucchiai colmi di zucchero (60 gr)
2 cucchiai di farina (50 gr)
300 ml latte caldo
buccia di limone

Preparare innanzitutto la crema pasticcera. Mettere sul fuoco il latte in modo che sia ben caldo ma che non bolla. Nel frattempo, in una casseruola abbastanza capiente mettere i tre tuorli d'uovo e lo zucchero e batterli energicamente con un cucchiaio di legno. Se la pentola è a prova di fruste elettriche, anche meglio. Quando le uova sono ben montate aggiungere la farina gradatamente, setacciandola e mescolando bene in modo che non si formino grumi.
Tagliare un po' di scorza di limone molto sottile, asportando solo la parte gialla e unirla al resto. Poco per volta, unire il latte rimestando continuamente. Finito di versare tutto il latte, far cuocere il composto a fuoco non troppo forte, rimestando continuamente. Dopo che avrà cominciato a bollire, lasciarlo cuocere a fuoco lento ancora 5 o 6 minuti. Versarlo poi in un recipiente di porcellana e lasciarlo raffreddare.
Per la torta:
Battere il burro a crema, aggiungere le uova intere e montare bene il composto con le fruste elettriche. Aggiungere poi lo zucchero e infine la farina. Con una siringa fare uno strato di impasto su una teglia imburrata (massimo 24 cm di diametro), fare uno strato di crema, lasciando un dito di spazio tutto attorno, e infine un altro strato di pasta. Spargere i pinoli e infornare in forno preriscaldato a 170°C per circa 45 minuti

domenica 8 novembre 2009

Troppo Buoni


E' da un po' che non cucino cose particolarmente elaborate perchè ho dovuto dirottare il tempo libero su altre attività di trasformazione, e la foto è un indizio.
Per cui, ora più che mai, si cucina per sopravvivenza e con una buona dose di improvvisazione. Qualche esperimento è particolarmente riuscito, ma permettetemi di riprendere le pubblicazioni non con una ricetta ma con tanti ringraziamenti. A tutti voi. A tutti quelli che son passati di qua anche in questo lungo periodo di assenza, che si sono soffermati su queste pagine, che abbiano lasciato o meno traccia del loro passaggio.
Insomma, questo piccolo blogghetto ha passato le 10.000 visite per qualche oscuro motivo, e con chiavi di ricerca piuttosto interessanti. Buona lettura.


1) ceese cache
Un nuovo tipo di chip organico?

2)boa che cosa mangia
Se lo scopri non voglio saperlo

3)volevo fare l'astronauta
Anch'io, ma poi ho visto cosa mangiano

4)napoli mikip
close, but not enough

5)blog carlo sanghez
prof, la vogliono!

6)ricette funghi allucinogeni
e perchè? sono così buoni i funghi normali, io mi accontento volentieri

7)aaa cercasi principe color finocchio
eh?

8)persona viva schiacciasassi
Così, a naso, non mi cimenterei

9)perversioni pantelleria
a parte mangiare baci panteschi fino a scoppiare, intendi?

10)sciroccati
Presenti!

11)come fa la foca animale????
Dici che esiste anche una foca vegetale????

12)ricetta marmellata ai funghi allucinogeni
Ancora??

13)pacman neuroni
saranno tondi?

venerdì 23 ottobre 2009

F.A.Q.

No.
Non sono sparita, non sono rimasta a Pantelleria, e non mi è successo niente.

Si.
E' tutto a posto, sto bene, come una breve ispezione del mio hardware interno ha felicemente costatato.

Si.
Mi è preso il blocco dello scrittore, mi sono arenata su una frase e le giornate mi sono scivolate fra le dita.

No.
Non sto cucinando un granchè, e mi dimentico sempre di fotografare, anche perchè in altre faccende affacendata.

No.
Non sono (solo) faccende di lavoro, per fortuna. Prima o poi riferirò.

Sì.
Ho letto tutti i commenti, ho sentito forte l'affetto di chi passava di qua e ringrazio tutti. Non vi so dire quando riprendo a cucinare, ma grazie del supporto.

Sì.
Ho parecchi ricordi arretrati che mi piacerebbe condividere. Verranno fraudolentemente pubblicati con date pregresse, così lo sapete.

Sì.
Sono ancora in tempo a segnalarvi una bella iniziativa, ovvero "Equo per tutti" di Altromercato, volta a promuovere il commercio equo e solidale. Se andate in delle botteghe del mondo aderenti, con una spesa di 15, 25 e 35 euro avrete una bella sorpresa!

La bottega più vicina a voi la trovate sul sito altrimercato, qualcuna la segnalo nei link a lato... chissà che non ci si veda lì!!!