mercoledì 29 aprile 2009

Ricordi

Avevo sei anni e onestamente ricordo poco. Una sensazione di panico generalizzato, questo sì. Ci trovavamo sul ponte della tangenziale in una vecchia Giulia con l'impianto a gas. In coda, tanto per cambiare. Sulle prime, i miei genitori hanno dato la colpa delle scosse alla bombola e hanno fatto immediatamente uscire me e mio fratello dalla macchina. Poi hanno spento il motore e ci hanno raggiunti. Ma si continuava a tremare e non era la macchina. Il proprietario della vettura davanti alla nostra era scappato senza mettere il freno a mano. La strada era in discesa. Ricordo distintamente mio padre salire in corsa su quella macchina che veniva lentamente verso di noi e tirare la leva.
Dopo, non ricordo più nulla. Non ci successe niente, ma non ricordo come arrivammo a casa. La nostra casa non aveva avuto danni, ma mia madre lì non voleva rimanere. Il giorno dopo partimmo per andare da degli zii a Roma, restammo lì alcuni giorni, portandoci anche la nonna, che ci raccontava che il terremoto l'aveva sbalzata dalla sedia al pavimento. Io mi spupazzavo la cuginetta appena nata, mentre in TV facevano la conta dei morti.
Siamo stati fortunati, nessuno della mia famiglia si è fatto male, l'unico segno visibile erano le crepe nel palazzo di mia nonna, che comunque fu dichiarato agibile.
Mio marito fu trascinato fuori di casa dalla mamma in attesa del fratellino. Si ricorda benissimo che stava disegnando delle macchinine della polizia nella sua cameretta. Ha portato i segni delle unghie della mamma per qualche settimana.
Non se ne parla volentieri, ma chiunque fosse lì ha una sua storia da raccontare, un ricordo particolare. Era il 23 Novembre del 1980.
Mi sento di non aver diritto di parola, essendo, allora come ora, tra i fortunati che una tragedia ha solo sfiorato. Allora come ora, non ho perso nulla. Allora come ora, tutti i miei amici, parenti, conoscenti stanno bene. Ma in qualche modo devo esorcizzare ques'ombra nera che ha avvolto il mio cuore da un po' di tempo a questa parte, togliendomi parole e sorrisi. Magari solo per tenere alta l'attenzione. Ora l'Aquila è una bella passerella, come ce ne sono state tante. In Sardegna c'è stata un'alluvione nell'ottobre 2008, alcune persone sono ancora fuori casa, ma non fa figo parlarne. D'altronde, spenti i riflettori, le travi sul pianerottolo di mia nonna ci rimasero almeno vent'anni.

3 commenti:

Mirtilla ha detto...

anche io ero piccola e ricordo ben poco,mi basta vedere come sono reticenti nel parlare e ricordare i miei genitori per capire che fa ancora male...
un abbraccio ;)

Elisabetta ha detto...

Ciao Mirtilla, grazie dell'affetto e dell'abbraccio, ne ho decisamente bisogno. Sei molto cara.

Sandra ha detto...

Come capisco il tuo momento....

Abbraci grandi, Sandra